Sei secoli ai voli della morte!

Una Corte di Madrid condanna il torturatore argentino Scilingo a 640 anni di carcereCLAUDIO TOGNONATOAdolfo Scilingo era lì seduto, apparentemente impassibile davanti alla prospettiva che gli si apriva come futuro. La Audiencia Nacional de Madrid, massima istanza penale della magistratura spagnola, lo dichiarava colpevole di 30 omicidi, torture e sequestro di persona. La gravità dei reati è resa evidente dalla secolare condanna: 640 anni di prigione. Una sentenza storica, la prima contro un militare argentino in presenza, colpevole dichiarato di aver partecipato almeno in due occasioni ai «voli della morte» quando dall'Escuela de Meccanica de la Marina Argentina (Esma) venivano prelevati i prigionieri, caricati su aerei, narcotizzati e gettati ancora vivi in mezzo al mare. Tra i militari lo chiamavano «il volo», si riunivano una volta la settimana e determinavano chi avrebbe partecipato al prossimo «volo». Erano gli anni della dittatura militare iniziata dal generale Jorge Videla nel 1976 e Scilingo era un giovane ufficiale della marina che come tanti altri eseguiva gli ordini dei superiori: sequestrava, torturava e faceva scomparire i corpi.Un giorno però c'è stato un incidente. Scilingo era sull'aereo carico di prigionieri, tutti erano stati dovutamente narcotizzati, i corpi accasciati erano stati anche spogliati per evitare che i vestiti si gonfiassero e li facessero restare a galla per molto tempo, tutto era stato programmato e arrivati al punto prefissato si aprì lo sportello posteriore dell'apparecchio e in due cominciarono a buttare i corpi inermi in mezzo al mare. Racconta Scilingo: «Venivano gettati di sotto nudi, a uno a uno. Questa è la storia. Macabra ma reale e che nessuno può smentire. Non riesco a dimenticare l'immagine dei corpi nudi sistemati uno sopra l'altro nel corridoio dell'aereo come in un film sul nazismo». In realtà non è questo quello che Scilingo non riesce a dimenticare, un ricordo lo persegue: «Il sottufficiale teneva giù con il piede una specie di porta oscillante, per lasciare uno spazio di 40 centimetri verso il vuoto. Da lì cominciavano subito dopo a scaricare i sovversivi. Data la situazione, nervoso com'ero, per poco non cado e vengo risucchiato dal vuoto. Sono scivolato e loro mi hanno ripreso». Il suo vero dramma è questo sogno ricorrente, un incubo che per anni non lo abbandona: immagina di cadere insieme alle sue vittime.Nel 1995 Scilingo incontrerà Horacio Verbitsky, uno dei più noti giornalisti argentini, si libererà dell'incubo e racconterà tutto (Horacio Verbitsky, Il volo Feltrinelli 1996). Per tre mesi andranno avanti gli incontri. Scilingo non è un militare pentito e solo un anello debole delle Forze armate argentine, coese al punto di mantenere fino ad oggi nascosto il segreto sulla fine dei 30.000 desaparecidos.Scilingo si è liberato dal suo incubo, ma sono altre le cose che molti argentini non potranno mai dimenticare. Su quegli aerei viaggiarono amici e compagni che sognavano un mondo più giusto, giovani studenti, operai, perfino sacerdoti e suore i cui corpi finirono in mezzo al mare. Non potranno dimenticare che mai si è saputo nulla di loro, che mai le forze armate argentine hanno consegnato un elenco con i nomi delle loro vittime.Questa sentenza è l'ennesimo monito indirizzato alla magistratura argentina e allo stesso governo del presidente Néstor Kirchner. Sono passati troppi anni. I fatti condannati ieri a Madrid risalgono alla fine degli anni `70. La giustizia, per essere tale deve arrivare a tempo, altrimenti si tratta di una sanzione storica, valida, ma formale.Bisogna riconoscere che Kirchner si è mosso nella direzione giusta. Dal giorno del suo insediamento ha sempre avuto un atteggiamento molto duro verso i militari colpevoli di violazione dei diritti umani durante la dittatura. Si sono aperti processi in tutto il paese, oggi ci sono 122 militari in carcere, ma ci sono anche molti processi in attesa del definitivo annullamento delle leggi di Punto Finale e Obbedienza Dovuta che contro ogni principio di diritto hanno, la prima reso impossibile il proseguire delle cause e la seconda limitato la responsabilità ai vertici di comando, esonerando gli autori materiali di crimini e torture aberranti.L'Argentina deve ora dimostrare che è un paese maturo in grado di guardarsi in faccia e giudicare la propria storia. L'esemplare condanna della magistratura spagnola è un segno molto importante che contribuisce anche alla nascita di una giustizia internazionale. I crimini contro l'umanità non possono più restare confinati nella giurisdizione del paese dove il reato è stato compiuto, riguardano tutti noi.I 640 anni di condanna a Scilingo sono un severo avvertimento a quella Argentina che al di là delle buone intenzioni resta tuttora la patria dell'impunità.