Giseler Wirshing
Quaderni Padani
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Anno VIII, N. 43/44 - Settembre-Dicembre 200
(ovvero del perchè poi si arriva a Zapatero)
Il testo è tratto da Signal (2° fascicolo, marzo 1943, pagg.ll-38), la rivista delle forze armate dell Asse pubblicata durante la seconda guerra mondiale in numerose lingue europee. Il pezzo descrive con grande chiarezza l'idea di Europa fatta di nazioni-stato che si era venuta formando in taluni ambienti intellettuali nazisti. Il documento è estremamente importante perché rivela una corrente di pensiero di cui molto poco è stato detto ma di cui sembra essere rimasto invece molto in certe visioni contemporanee e nei progetti di uomini, gruppi e partiti che pure parrebbero essere ideologicamente antitetici all'ambiente culturale di cui Signal era il coerente prodotto.
L'Europa non è un'entità geografica, ma spirituale
Tutte le parti del mondo rappresentano innanzitutto entità meramente geografiche. America Settentrionale, America Meridionale, Africa, Australia, Asia: quando pronunciamo questi nomi, abbiamo davanti agli occhi un'immagine geografica ben definita. Soltanto per l'Europa non è così. Sappiamo bene dove essa comincia: in quelle penisole ed isole che si protendono verso l'Atlantico. Ma verso Est il nostro continente non ha confini chiari e precisi. Non spetta forse la Turchia all'Europa, sebbene comprenda anche un territorio chiamato Asia Minore? Le alte torri di Tallinn non sono addirittura emblemi d'europeismo, sebbene poco più ad Est; nel corso impaludato della Narova, viva una popolazione russa rimasta allo stadio di civiltà dei palafitticoli? LEuropa resterà sempre indefinibile per i geografi d'ogni paese. Essa è più che un continente: è un'entità spirituale. L'essere europeo, appartenenza alla nostra particolare ed unica civiltà comune, sarà sempre rivelata dal solo fatto di professarsi tale, di vivere di questa civiltà, di esservi radicato. Geograficamente, a parte ciò, non sarebbe neanche possibile parlare dell"'Europa" come di un continente a sé. Astraendo dalla sua speciale fisionomia spirituale, non sareb
be altro che la porzione più occidentale dell'Asia, comparabile all'India o alla penisola indocinese. Ma l'Europa è qualcosa di più. I:Europa è un continente. Se geograficamente è quasi una finzione, spiritualmente e politicamente essa è invece una potenza e una realtà effettiva, è oggi ancora il cuore del mondò moderno... a meno che voglia abdicare.
Questo elemento fluido, geograficamente indeterminato, che distingue tanto singolarmente l'Europa da ogni altro continente, è anche il motivo per cui una coscienza unitaria europea, almeno dalla fine del Sacro Romano Impero in poi, non si è più avuta se non in certi rari momenti e per cui la nostra concezione della storia, al pari dell'idea che ci formiamo del presente conflitto di civiltà, è inondata d'impressioni e di idee che hanno da un pezzo offuscato il senso del nostro destino comune, indissolubilmente comune.
A noi europei si pone ora un quesito, se possiamo continuare a sussistere e ad essere quel grembo fecondo da cui è sorto il mondo moderno, quale oggi è. Inversamente: questa tremenda bufera, che infuria su tutta la terra facendo centro nel nostro piccolo continente europeo, ci annienterà, essa ci ridurrà trastullo impotente di potenze extraeuropee? Esse hanno già posto mano all'ariete per fracassare la salda porta del nostro continente, custodita dalla Germania.
L'Ellade, esempio e monito
I pericoli ai quali è ora esposta l'Europa ci si presentarono, più di due millenni fa, nel caso eternamente ammonitore dell'antica Ellade. La Grecia classica rappresenta la nascita dell'Europa. Di là sorsero i primi miti che divennero poi patrimonio comune di tutti gli europei. Ivi nacque il nome stesso del nostro continente, simboleggiato da una figura muliebre portata sul dorso poderoso dal dio, trasformato in un bel toro, simbolo della forza. La storia dei greci, con cui inizia anche quella di noi europei, non è animata soltanto del culto della bellezza, dalla nascita dell'arte e della filosofia nostre, ma anche da una continua guerra civile: dalla contesa per l'egemonia tra ateniesi, spartani, tebani e macedoni. Ciascuno di tali popoli ha dominato per qualche tempo la Grecia; ma la forza del popolo, la forza dei singoli Stati si consunse in quelle lotte interiori. I persiani, incalzanti da oriente, poterono venire respinti - con uno sforzo immane - senza di che l'Europa, fin da duemila anni or sono, sarebbe stata ridotta a un'appendice dell'Asia, restando senza importanza storica. Ma se leggiamo oggi le orazioni pronunciate dall'ateniese Demostene contro Filippo fl Macedone, quelle famose orazioni che riempirono d'ammirazione il mondo antico, siamo costretti a considerarle espressione di un tragico errore di una grande mente. Era una mentalità ristretta, incapace di scorgere la virtù unificatrice della civiltà e, a causa di tale ristrettezza di vedute, si logorava nelle guerre civili. Cosi la Grecia era condannata a perire. Il suo spirito potè bensì riversarsi per qualche secolo sul mondo allora conosciuto; ma il suo cuore non batteva più: era morto a causa delle guerre civili. Ed ora, nel quinto decennio del secolo XX, tocca a noi europei decidere se, per un'analoga ristrettezza d'orizzonte spirituale, noi in quanto continente perderemo la forza, la libertà, l'avvenire nostro, così tragicamente come avvenne nella catastrofe dell'Ellade, agl'inizi della nostra storia comune.
Le guerre civili europee
La nostra coscienza europea, fino all'inizio di questa seconda guerra mondiale ha ricevuto l'impronta delle guerre civili europee, che da lunghi secoli hanno spazzato e devastato il nostro continente da un capo all'altro: quelle guerre in cui ì diversi popoli, Stati e sovrani d't:uropa si affrontavano, si scontravano, pur sapendo di appartenere tutti a una medesima famiglia. horizzonte - anche dopo l'epoca della scoperta dei paesi d'oltremare- rimaneva sempre limitato al continente europeo. Qui si giocavano le partite decisive, mentre il resto del mondo passava in seconda linea. La "grande politica" dei gabìnetti europei consisteva nel formare sempre nuove coalizioni e combinazioni, con cui le grandi potenze del nostro continente si contendevano la supremazia. Ora era il Reich contro la Francia, ora la Francia contro la Spagna; ora Francia, Svezia e Spagna contro il Reich; poi Francia e Inghilterra contro l'Olanda; Prussía contro Austria, Francia e Russia; Turchia contro Russia e
La prima minaccia dall'esterno
Nella prima guerra mondiale, per la prima volta da secoli, si affacciò una potenza estraeuropea capace di influire decisivamente sulle sorti del nostro continente: gli Stati Uniti del Nordamerica. Essi si posero alla testa di una delle due parti contendenti, arrogandosi una funzione di arbitro che condusse a una disorganizzazione e a uno sminuzzamento totali del nostro continente. Un uomo che prima d'allora non aveva mai posto il piede sul suolo europeo, nato e cresciuto a migliaia di chilometri dall'Europa, ignaro della nostra civiltà, delle diversità etniche, delle condizioni e della storia dei nostri paesi; un uomo siffatto venne chiamato a stabilire nel nostro continente una "pace" che fatalmente doveva contenere ipso facto il germe di innumerevoli guerre e tensioni interne: basti pensare alla Cecoslovacchia, alla Polonia e alla Jugoslavia. ciò avrebbe dovuto allarmare fin d'allora tutti i popoli europei. Ma essi erano troppo imbevuti della vecchia mentalità delle guerre civili europee, per intendere il significato profondo dell'intervento di una potenza estraeuropea nei loro destini.
Da quella mentalità non poteva sorgere, come è ovvio, una federazione europea, ma quella Società delle Nazioni ginevrina che, per colmo, legalizzò il diritto d'intervento di numerosi Stati estraeuropei nelle -faccende europee. Gli Stati americani appartenenti alla Società sostennero che le controversie tra i popoli americani fossero di esclusiva competenza delle conferenze panamericane. Il Giappone si ritirò immediatamente dalla Società delle Nazioni, quando questa tentò di ingerirsi, elemento estraneo, nei suoi problemi più gelosi. Ma in Europa il ministro degli esteri cinese Wellington Koo veniva nominato presidente di quella commissione che effettuò la spartizione innaturale dell'Alta Slesia, e alla Corte di giustizia internazionale dell'Aia il voto dei rappresentanti di due Staterelli dell'America Centrale decise del divieto opposto da quell'istituto all'unione doganale fra la Germania e l'Austria. La coscienza dell'unità europea era caduta tanto in basso che tali fatti non facevano arrossire gli uomini politici responsabili, anzi venivano considerati normalissimi. Dopo l'intervento di Wilson nella prima guerra mondiale, l'Europa incominciò ad essere l'arena in cui si scontravano i più svariati interessi d'altri continenti, mentre l'Inghilterra, che dalla creazione del suo impero, cioè fin dalla metà del secolo XIX, tendeva ad estraniarsi dall'Europa, spostava vieppiù all'e
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sterno il proprio centro di gravità. Sorgeva così quel British Commonwealth of Nations di cui le isole britanniche costituivano bensì il centro, ma non più che un elemento.
Così la guerra odierna è incominciata in Europa, mentre nei popoli di questa imperava una mentalità ancora improntata interamente dai criteri di misura irrigiditi dell'epoca delle guerre civili europee. Nella coscienza dei popoli europei non era ancora penetrata veramente la trasformazione totale che frattanto aveva subito il mondo intero. Ora era necessario pensare in termini continentali; ma ciò era cosa estranea alle menti europee, che restavano chiuse nel loro ristretto orizzonte.
Nella stretta fra l'America e l'Unione Sovietica
Gli Stati Uniti, che anteriormente alla prima guerra mondiale erano un paese ancora largamente debitore dell'Europa e, per molti rispetti, ancora coloniale nella sua struttura, erano diventati frattanto il più gran creditore del mondo, una formazione imperiale che cercava di estendere i propri interessi in Europa, in Africa, nell'Asia Orientale e Anteriore ad un tempo. Vecchie e fruste parole d'ordine celavano la realtà dei fatti. Così molti popoli dell'Europa Occidentale credevano ancora ad una solidarietà tra le cosiddette democrazie, mentre in verità, dietro quella facciata, accanto all'imperialismo britannico si veniva drizzando, sempre più avido di preda, l'imperialismo nordamericano. Poco prima dello scoppio della guerra odierna, uscì una pubblicazione propagandistica del nordamericano Clarence Streit, in cui si propugnava la formazione di una unione di tutte le democrazie, la quale in realtà non significava se non che la Francia, il Belgio, l'Olanda, e gli Stati nordici e iberici avrebbero dovuto assoggettarsi a un protettorato anglosassone, dominato da Washington, in cui i nordamericani speravano anzitutto di accaparrarsi a buon mercato gli imperi coloniali dei popoli del continente europeo. Il libro dello Streit incontrò l'approvazione del presidente Roosevelt. Era, sì, un'utopia, ma caratterizzava il programma d'espansione mondiale che gli Stati Uniti fin d'allora tentavano di attuare a spese dell'Europa.
Nel tempo stesso, alle spalle del nostro continente si era levata un'altra potenza mondiale, non meno formidabile, che, sfruttando le immense ricchezze naturali della Russia ed i milioni e milioni di abitanti delle sue varie genti, sotto la maschera della dottrina comunista, prese a delineare un programma d'espansione molto più




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