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Discussione: Il caso Ravasin

  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Il caso Ravasin

    Napolitano scrive a Ravasin "soluzioni condivise sul fine vita"

    • da La Repubblica del 29 aprile 2009, pag. 21

    «Sento profondamente la responsabilità di ascoltare ogni voce, nel rispetto della natura e dei limiti del ruolo che la Costituzione mi affida: anche e in particolare rispetto al dibattito alle Camere, sono tenuto a un atteggiamento di rigoroso riserbo». Giorgio Napolitano rispende così al videomessaggio che Paolo Ravasin malato di Sla e presidente della cellula Coscioni di Treviso gli ha rivolto. Messaggio in cui l´ammalato di sclerosi accusa il disegno di legge sul testamento biologico. che dopo aver ottenuto il via libera dal Senato si appresta ora a completare il suo iter parlamentare, con l´esame della Camera. A render nota la lettera è lo stesso Quirinale.

    «Caro Ravasin», scrive il presidente, «anch´io vorrei dirle che raccolgo il suo appassionato messaggio con la stessa attenzione e partecipazione con cui seguo tutti i casi di tragica sofferenza personale». I temi evocati, dice ancora il capo dello Stato, «disciplina della fine vita, testamento biologico, trattamenti di alimentazione e idratazione meccanica, continuano a interrogare le coscienze individuali e investono sempre più la responsabilità collettiva». In Parlamento s´è aperta una discussione che si sta misurando con la «complessità e la delicatezza di questioni eticamente sensibili, che incidono sui diritti fondamentali della persona e investono concezioni politiche trasversali agli stessi schieramenti politici». Dopo aver ricordato il riserbo costituzionale a cui si sente legato, il presidente si limita a confidare che prevalga l´impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise «nel dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare».

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Il caso Ravasin

    Biotestamento, Napolitano: "Soluzioni condivise"

    • da il Campanile del 29 aprile 2009, pag. 3

    «In Parlamento si è venuto a determinare un clima di grande riflessività» e confido «che prevalga l`impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise nel dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare». Così il capo dello Stato Giorgio Napolitano in una lettera risponde al video-messaggio di Paolo Ravasin, il radicale malato di Sla e presidente della Cellula Coscioni di Treviso da 10 anni completamente paralizzato. Ravasin, il 21 aprile scorso, sì era rivolto al presidente della Repubblica e alle più alte cariche dello Stato sostenendo che la legge sul testamento biologico approvata dal Senato è incostituzionale. «In Parlamento sottolinea Napolitano nella lettera inviata a Ravasin e resa nota dello stesso presidente della Cellula Coscioni - si è infine aperta una discussione che si sta misurando con la complessità e la delicatezza di questioni eticamente sensibili, che incidono sui diritti fondamentali della persona e investono concezioni politiche trasversali agli stessi schieramenti politici». Il capo dello Stato poi sottolinea come sia però «tenuto a un atteggiamento di rigoroso riserbo».

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Il caso Ravasin

    Testamento biologico, meglio una "soft law"

    • da Secolo d'Italia del 29 aprile 2009, pag. 6

    Il disegno di legge sul testamento biologico potrebbe cambiare alla Camera. A sostenerlo è il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Bongiorno, in un`intervista all`Unità — L`avvocato-deputato promette battaglia insieme a Gianfranco Fini: «Nei casi in cui il legislatore si deve occupare del rapporto del singolo con se stesso, si deve distinguere tra reato e peccato. E lo dico da credente. Non mi va che chi tiene i due piani distinti venga etichettato come un ateo che combatte la Chiesa». Sullo stesso tema ieri Renato Brunetta, dai microfoni di Radio Radicale, avanza l`idea di "soft law", ovvero una legge che fissa un quadro generale di principi. Sulla vicenda di Eluana Englaro, «sono intervenuto in Consiglio dei ministri - precisa il ministro - per esprimere un dubbio personale e su questo ho apprezzato alcune parole di Marco Pannella sulla moratoria, perché sembrava essere una corsa a chi faceva prima». Il ministro ha anche raccontato la sua esperienza personale con il padre, «in una condizione terminale, con il medico che ti chiede "che facciamo?" Sinceramente non sapevo cosa rispondere. Una sera, mentre gli davo l`omogeneizzato, lui si è messo a cantare. Io ho cantato con lui. Era il nostro modo di parlarci. Da quel momento ho detto: facciamo tutto il possibile. Le leggi devono dare il quadro complessivo - conclude - non possono fare regolazioni di grana fine». Sulla fecondazione assistita, invece, Brunetta ricorda di aver firmato un editoriale per annunciare che avrebbe votato quattro sì. «Sulle coppie di fatto ho scritto un testo con l`acronimo Didore con l`obiettivo di distinguere tra la famiglia costituzionalmente definita e le altre forme di convivenza, a prescindere dal sesso, perché non voglio che lo Stato guardi sotto le lenzuola. È un bene meritevole di tutela».

  4. #14
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    Testamento biologico, Napolitano scrive a Ravasin: "Spero ci sia condivisione"

    • da L'Unità del 29 aprile 2009, pag. 18

    «Raccolgo il suo appassionato messaggio con la stessa attenzione e partecipazione con cui seguo tutti i casi di tragica sofferenza personale, al di là delle posizioni che ciascuno può esprimere in termini generali». Lo scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Paolo Ravasin, l`uomo ammalato di sclerosi laterale amiotrofica che il 21 aprile scorso aveva inviato un video-appello alle massime cariche istituzionali sulla questione del testamento biologico. La missiva è stata resa pubblica dall`Associazione Luca Coscioni. «I temi da lei ora evocati (disciplina della fine vita, testamento biologico, trattamenti di alimentazione e idratazione meccanica) - scrive il Capo dello Stato - continuano a interrogare le coscienze individuali e investono sempre più la responsabilità collettiva. In Parlamento si è infine aperta una discussione che si sta misurando con la complessità e la delicatezza di questioni eticamente sensibili, che incidono sui diritti fondamentali della persona e investono concezioni politiche trasversali agli stessi schieramenti politici». Il Presidente della Repubblica sente «profondamente la responsabilità di ascoltare ogni voce», ma constata «che in Parlamento si è determinato un clima di grande riflessività e confidare che prevalga l`impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise nel dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare». Per Ravasin le parole del Capo dello Stato potrebbero ispirare «le coscienze dei Parlamentari che hanno finora svilito la libertà di scelta».

  5. #15
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  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Il caso Ravasin

    malato di sla da 10 anni, ha diffuso sul web il suo video-testamento biologico
    Ravasin: «Dico basta perché
    non voglio diventare un vegetale»
    L'appello: «La Chiesa non può decidere sulla mia sofferenza: spero di non finire come Eluana, ho diritto di dire no»

    Paolo Ravasin
    Paolo Ravasin
    MONASTIER (Treviso) — Il dolore. Gli fa paura più della morte. Perché conosce la sofferenza, come le fitte acutissime alle gambe che non sa come muovere. E l'attesa, interminabile, di qualcuno che lo aiuti. Capita quasi ogni giorno a Paolo Ravasin, 48 anni, da dieci affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), allettato da quattro, per questo costretto a vivere in strutture assistenziali. Da 18 mesi è sdraiato al secondo piano di Villa delle magnolie a Monastier, 10 chilometri da Cessalto (Treviso) dove abitano moglie, figli, madre e fratelli, tutta la sua vita. O meglio, il suo passato. Perché lui oggi non si riconosce più.

    Guarda il video-testamento di Ravasin

    «Quello che ero se l'è portato via la malattia, quello che sono oggi resterà scritto nei documenti che sto mettendo da parte, così i miei figli capiranno perché l'ho fatto». Un testamento biologico, prima solo scritto, poi videoregistrato e diffuso su Internet. In cui dichiara la netta volontà di rifiutare alimentazione e idratazione artificiale nel caso smettesse di mangiare con la bocca. La sua ultima impresa. Da «guerriero» come lo chiama il fratello Alberto. «Non voglio più essere attaccato alle macchine. L'ho già fatto»: abbassa gli occhi indicando il respiratore che gli soffia ossigeno nei polmoni. «Se tornassi indietro, non lo permetterei più». E spiega perché: «Quando ti fanno un buco nella trachea e ti mettono dentro una cannula, è vero che ti salvano la vita, ma non ti dicono che quella cannula dovrà essere cambiata ogni mese, che tre o quattro volte al giorno devono aspirarti il muco, che il macchinario si può guastare».

    Non dimentica le 18 volte in cui ha rischiato di morire perché il respiratore si è fermato. «Ora l'hanno cambiato». Ma non basta ad annullare la paura. «Ho paura di morire, ma è quello che voglio, quello per cui mi sto battendo, non solo per me, ma per tutti coloro nelle mie condizioni». Una legge che dia valore ai testamenti biologici: l'ultimo desiderio. «Spero che la facciano al più presto, perché non tutti sono come Eluana Englaro, che ha avuto un padre coraggioso, capace di far valere le sue volontà in tribunale. Noi malati soffriamo e dover aspettare aggiunge sofferenza a sofferenza, umiliazioni a umiliazioni, che non ci fanno guadagnare il Paradiso, per quello c’è sempre bisogno della Misericordia». Non una battuta, ma una convinzione di fede: «Sono cattolico, Dio ci ha dato la libertà di scegliere, la Chiesa invece decide per noi quanto dobbiamo soffrire. Io dico che ognuno di noi deve scegliere. Non voglio finire come Eluana, in stato vegetativo. Ho il diritto di dire di no».

    Morire come Welby, altrimenti di fame e di sete: il sogno degli ultimi mesi. «I medici sono d’accordo: niente cure se le rifiuterò». Il primo passo verso la morte l’ha già fatto: «Ho rinunciato ad andare in ospedale per una broncopolmonite. Sono ancora qui. Ma potrebbe succedermi di peggio». Come perdere la voce, oggi l'unica speranza di soffrire meno: «Posso dire agli infermieri dove mi fa male, così evito le piaghe da decubito. Ma presto la pelle comincerà a bruciarmi senza che nessun potrà aiutarmi. Spero proprio di morire prima».

    Grazia Maria Mottola
    23 luglio 2008

    Ravasin: «Dico basta perché non voglio diventare un vegetale» - Corriere della Sera

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Il caso Ravasin

    CRONACA




    Nel video, affidato all'Associazione Luca Coscioni, si oppone
    a ogni forma di alimentazione e idratazione artificiale
    Ravasin: "Niente cure forzate"
    Il testamento di un malato di Sla
    Il rifiuto dovrà valere anche se non sarà più in grado di comunicare la sua volontà

    Ravasin: "Niente cure forzate" Il testamento di un malato di Sla

    Paolo Ravasin
    ROMA - Paolo Ravasin, malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), affida il suo testamento biologico all'associazione Luca Coscioni e in un video dice "no" all'accanimento terapeutico, certificando la sua intenzione di opporsi a qualsiasi tipo di trattamento forzato. "Se non fossi più in grado mangiare e bere attraverso la mia bocca, oppongo il mio rifiuto a ogni forma di alimentazione e idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale".

    GUARDA IL VIDEO

    Una decisione, specifica Ravasin, che dovrà valere anche se non sarà più in grado di comunicare le sue intenzioni: "Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprimere e ribadire la mia volontà". Un rifiuto che, di per sé, è un'"insuperabile manifestazione di volontà". Ed è l'ennesima forte testimonianza che buca lo schermo e chiede il diritto di morire, dopo quella di Piergiorgio Welby.

    Il testamento biologico. "Io Paolo Ravasin, nato a Ceggia, in provincia di Venezia, il quattro aprile 1960, attualmente ospite presso la Casa Soggiorno Villa delle Magnolie a Monastier, in provincia di Treviso, sono stato adeguatamente informato, nel corso di approfonditi colloqui con il dottor Agostino Paccagnella (06.02.08) e il dottor Guido Zerbinati (06.02.08 e 13.02.98) alla presenza del dottor Camillo Barbisan, presidente del Comitato di Bioetica dell'Ulss 9, dell'evoluzione della mia malattia e della conseguente indicazione ai relativi trattamenti. In particolare, per quanto riguarda la possibilità di nutrirmi e di idratarmi".
    "La mia ferma, convinta e documentata volontà in proposito - prosegue Ravasin - è la seguente: nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca, oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale. Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprimere e ribadire la mia volontà. Inoltre, a partire dal momento in cui non fossi più in grado di nutrirmi e idratarmi attraverso la mia bocca, rifiuto la somministrazione di qualsiasi terapia medica destinata a trattare la malattia da cui sono affetto e, oltre altre patologie sopravvenienti intese come complicazioni. Accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti, in particolar modo dalla disidratazione nella modalità di somministrazione che il mio medico - dottor Guido Zerbinati o i suoi sostituti - riterrà appropriata".
    "Affermo - conclude Ravasin - di essere stato informato e quindi sono pienamente consapevole delle conseguenze a cui mi espongo mediamente tale rifiuto, che tuttavia considero quale mia insuperabile manifestazione di volontà. Infine, oppongo il mio rifiuto ad ogni trasferimento in strutture ospedaliere'. Non essendo in grado di sottoscrivere materialmente tale documento a causa della mia infermità, attribuisco al medesimo il valore di espressione della mia autentica volontà attraverso una videoregistrazione nel corso della quale ho letto la lettura di questo testo al quale ho dato oralmente il mio assenso e che viene sottoscritto dai testimoni presenti".

    (21 luglio 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/07/sez...o-ravasin.html

 

 
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