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  1. #1
    Silvioleo
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    Thumbs down Decoder gratis anti-concorrenza

    La nuova ricetta del nuovo governo

    di Alberto Mingardi


    Proprio mentre si consumava la fine del governo Berlusconi, il sottosegretario Baldini ha consegnato alla stampa una dichiarazione che, per quanto ignorata a causa del trambusto politico generale, forse è significativa per comprendere su quali traiettorie convergerà il rilancio della Cdl. Stiamo pensando, ha detto Baldini, alla distribuzione gratuita di decoder per il digitale terrestre, riservata a chi non se lo può permettere. «Particolare attenzione verrà dedicata alla situazione delle famiglie disagiate nei cui confronti è intenzione del governo fornire il decoder interattivo gratuitamente». Come se esistesse una sorta di diritto alla fruizione del divertimento e dell'informazione televisiva, da tutelarsi a dispetto dell'avversa fortuna. Si esce dal familiare catalogo di entitlements, che pure costellano il percorso della socialdemocrazia contemporanea. Non solo i pannicelli caldi ma la ninna nanna, il "panem" di Stato e così i "circenses". E guai, beninteso, che si sia mossa foglia, che abbia gridato vento, giacché la parte del tetro censore di pubbliche visioni, del sequestratore di telecomandi, è di quelle che a nessuno, in politica, piace recitare.



    Insomma, non basta neanche un sussidio all'acquisto, com'era nella legge Gasparri. La quale già ci rassegnava ad essere, una volta di più, anomalia in Europa: nell'ambito del passaggio dall'analogico al digitale, gli altri paesi si sono limitati a intervenire sull'adeguamento infrastrutturale, evitando che lo Stato facesse scudo a una tecnologia piuttosto che a un' altra. Da noi lo Stato indossa la maglia e scende in campo. Ed è triste che la risposta del governo all'Ue, scettica su una politica che palesemente mira a inquinare le scelte libere dei consumatori, vada nella direzione di un'ulteriore apertura del rubinetto dei sussidi. Secondo il sottosegretario alle Comunicazioni, «sono in corso colloqui sia con gli uffici della Commissione europea sia con l'operatore Sky per individuare modalità e condizioni tecniche che consentano di estendere le agevolazioni alla piattaforma satellitare». Insomma, una delle poche mosse che aveva spezzato gli equilibri oligopolistici della televisione italiana, producendo un autentico ampliamento dell'offerta, potrebbe essere "riassorbita" nel sistema, trovando a Sky un posto alla mangiatoia. E' interessante notare il pretesto che caratterizza una visione di questo tipo. Si ammette che i sussidi finiscano per distorcere una situazione di mercato, incanalando le preferenze dei fruitori verso una piattaforma piuttosto che un'altra. Allora, tanto vale spalmarli su tutti gli operatori, pur sapendo che, a rigor di logica e numeri alla mano, c'è chi ne ha più bisogno di altri. Si ipotizza dunque che gli effetti distorsivi così sarebbero riassorbiti: ma se l'obiettivo è quello di lasciare immutato il panorama delle preferenze, perché ricorrere ai sussidi in primo luogo?



    L'impressione è di avere a che fare con l'equivalente televisivo degli incentivi per la rottamazione. Sono ovviamente diversi gli interessi in campo, ma resta il meccanismo di drenaggio di quattrini del contribuente. Il quale viene sapientemente illuso cucinandogli sotto gli occhi una promessa di quelle che non si rifiutano. Ma è così che il centrodestra mira a riconquistare punti di consenso, perso il treno della grande e sacrosanta promessa (meno tasse per tutti), che piovano almeno gli spiccioli? Lasciamo perdere il giudizio sulle sue vicende d'impresa privata. L'ingresso di Sky sul mercato italiano ha senz'altro dato molto al telespettatore. La gara fra tecnologie e standard è in nulla diversa da quella fra aziende, il precetto più saggio per lo Stato sarebbe il lasciar fare. Non si sa bene se sia più pazzesco sostenere una certa tecnologia rispetto a una diversa, o più criminale trasformare un'azienda privata, competitiva, la cui esistenza è un vantaggio per il consumatore, in un altro invitato alla pubblica mensa, cioè inevitabilmente un peso per il contribuente.


    Da Il Riformista, 23 aprile 2005

  2. #2
    Castellano
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    Il problema si risolve in una semplice maniera. Basta togliere il vincolo del passaggio obbligato al digitale terrestre, ognuno gestisca come vuole la propia frequenza terrestre dove può trasmettre programmi televisivi, deciderà il mercato la sostituzione della vecchia tecnologia analogica.

  3. #3
    Castellano
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    Ci sono oltre 50 milioni di apparecchi televisivi in Italia che sono naturalmente predisposti alla ricezione del normale segnale televisivo analogico, quelli nuovi compresi i modernissimi ultrapiatti al 99% idem e in Italia si vorrebbe oscurare per legge entro il 2006 tutto questo patrimonio obbligando all'acquisto per ognuna di queste unità di un decoder che normalmente costa sui 150 euro, siamo veramente straricchi per permettere una simile operazione in tempi così brevi e ristretti.

 

 

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