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  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito Ho governato bene, non giudicatemi solo per l’Iraq

    Ho governato bene, non giudicatemi solo per l’Iraq


    Tony Blair sta rientrando in treno a Londra dopo una faticosissima giornata di campagna elettorale nelle West Midlands, in cui ha illustrato i propri progetti futuri in fatto di sanità pubblica, di economia e istruzione. Verosimilmente non ha fatto cenno alla guerra, punto dolente quanto oscuro del suo programma.
    Come prima cosa gli chiedo di parlarmi dell Iraq e di come valuti la fiducia degli elettori nella sua leadership. Gli ricordo come si stia allargando la fetta di elettorato che non se la sente più di accordare il proprio sostegno al Partito Laburista, temendo che una eventuale vittoria elettorale possa essere letta come implicita approvazione del conflitto.
    La sua risposta non lascia dubbi. «Tra quanti che in queste prossime elezioni daranno il proprio voto al Partito Laburista non pochi saranno in forte disaccordo sulla questione irachena. Anche tra i candidati del mio stesso partito ci sono contestatori. Proprio come c’è gente che si riconosce in altri partiti, e che condivide le mie scelte riguardo all’Iraq. Ovviamente mi guardo bene dal dire che se vinciamo le elezioni, questo significa che chi ci ha dato il voto approva la nostra politica irachena. Sarebbe semplicemente assurdo».
    Mr. Blair, comunque, mai rinuncerebbe a ribadire che le proprie scelte sono state «quelle giuste al momento giusto».
    «Vorrei soltanto che la gente comprendesse che si è trattato di una decisione estremamente difficile. Non accetto che si inscriva la mia decisione in un quadro di integrità morale, dimenticando il fatto che laggiù c’era un contingente di circa 250 mila soldati, che Saddam non collaborava più di tanto con gli ispettori Onu, che non rispettava le risoluzioni delle Nazioni Unite, e che nonostante ciò non ero riuscito ad ottenere che le stesse Nazioni Unite emanassero una seconda risoluzione con un ultimatum. Dovetti decidere se ritirarmi del tutto, con quello che ciò avrebbe comportato, o procedere e togliere di mezzo Saddam. Si è trattato di una decisione difficilissima presa in circostanze estremamente difficili. Da parte mia ho sempre messo in chiaro che rispetto quanti non l’hanno condivisa. Provate ad immaginare cosa sarebbe successo se mi fossi ritirato, se si fossero ritirati anche gli americani, e non ci fosse stata la guerra. Saddam sarebbe sempre ancora al potere, anzi assai più potente. E non ci sarebbe stata alcuna possibilità di far rispettare il volere della comunità internazionale espresso dalle risoluzioni dell Onu».
    Cosa dire, però, dell’accusa più grave, ben diversa da quella che gli muoveva la Bbc nell’estate del 2003, ovvero che avesse esagerato la portata dei rapporti dei servizi segreti? Era in qualche modo pentito di aver spacciato all’opinione pubblica ipotesi di intelligence presentandole come prove inconfutabili?
    «Posso dire soltanto di non aver mai avuto alcun dubbio circa il fatto che Saddam possedesse armi di distruzione di massa. La mia valutazione non poggiava soltanto sulle notizie di intelligence, bensì in parte anche su fatti concreti. Quelle armi erano state nascoste con successo quando gli ispettori dell’Onu si trovavano in Iraq, quindi a mio vedere non si poteva pensare che Saddam vi avesse rinunciato una volta che gli ispettori se ne fossero andati. Tra l’altro, va tenuto presente che stando alle conclusioni dell’Iraq Survey Group, Saddam era intenzionato a riavviare un programma di armamenti di distruzione di massa».
    Una parte dei media e dell’elettorato dà un peso non indifferente a quella che ritiene sia stata insincerità. Gli ricordo come all’inizio del suo premierato avesse dichiarato che il suo governo sarebbe stato senza macchia, come pensa di conciliare quelle dichiarazioni con l’attuale situazione?
    «Francamente, c’è sempre chi è pronto a criticarmi per qualcosa. La destra sperava che il nuovo Partito Laburista sarebbe finito col somigliare al vecchio, che avremmo combinato guai nell’economia e che in fatto di difesa non saremmo stati sufficientemente fermi. Non potendo accusarci di ciò, ero certo che avrebbero messo in discussione la mia figura. Nel 2001, prima ancora della questione irachena mi accusarono di essere un bugiardo. La destra ci va pesante con questo tipo di politica.
    Quello che posso dire io riguardo all’Iraq è che ciascuno è libero di farsi una sua opinione. Rimane il fatto che siamo riusciti nei nostri intenti. Avevamo detto che avremmo rilanciato l’economia, e l’abbiamo fatto. Avevamo detto che avremmo fatto massicci investimenti nel settore dei servizi pubblici, e lo stiamo facendo».
    Pare davvero che l’anno scorso, durante la traumatica fase post-Iraq, fosse sul punto di rimettere l’incarico. Cos’è che l’ha fatto desistere e rimettersi in lizza per un terzo mandato?
    «Sulla base di quanto abbiamo fatto finora, riteniamo di poter realizzare grandi cambiamenti. Sento di dovermi impegnare in questo senso. Non si può negare che il Servizio sanitario nazionale sta migliorando. Ci saranno grossi cambiamenti nei prossimi anni, ma già ora possiamo notare i benefici apportati dai maggiori investimenti in questo settore. Con Gordon Brown stiamo discutendo attivamente della necessità di adeguarci al processo di globalizzazione. Credo fermamente nell’ opportunità di investire nella formazione, nella scienza e nella tecnologia. E intendo procedere in questa direzione».
    È riuscito a convertire Brown, il quale dichiarava pubblicamente essere il settore sanitario inefficace e iniquo?
    «Non si può pretendere che il Servizio sanitario nazionale funzioni come un supermercato. Si può però prevedere una maggiore differenziazione dell’offerta, cosicché se un paziente non può essere preso in carico dal Servizio sanitario nazionale, deve poter ricorrere alle strutture private senza che ciò gli comporti alcun onere economico. Non credo che Gordon Brown abbia mai messo in discussione una tale eventualità. Il nostro è un rapporto solido, fondato sul reciproco rispetto e sull’amicizia assai più saldi di quanto non appaia all’esterno. Comunque se il premier e il cancelliere dello scacchiere non vanno d’accordo è un guaio. È importante che si operi in stretta collaborazione».
    Stando ai sondaggi, Gordon Brown ha acquistato favore presso l’elettorato. Ciò è da attribuire al fatto che Blair abbia spostato la propria azione di governo più al centro?
    «Il rischio c’è, anche se penso siano più i media che il pubblico a preoccuparsi di un eventuale perdita di favore. Ecco il motivo per cui è essenziale portare a termine il proprio programma, senza tentennamenti. Per contro, non smettiamo mai di analizzare e valutare quelli che sono i fini che si pone il Partito Laburista. Ai nostri rappresentanti che ci venivano a dire di cambiare politica perché non incontrava il favore dell’elettorato, ho sempre risposto che quello non era un buon motivo per farlo. Semmai dovevamo chiederci i motivi per cui l’elettorato non condivideva la nostra politica. Il cambio di rotta doveva essere convinto. Quello che conta è che siamo un partito decisamente sociale e democratico, e non un partito che accetti compromessi».
    E i liberal-democratici? Rimpiange di non poter lavorare a più stretto contatto con loro, come un tempo avrebbe voluto?
    «Avrei voluto lavorare insieme su questioni che andavano al di là delle riforme costituzionali, ma i liberal-democratici si opponevano alle riforme dei servizi pubblici. In seno al loro partito, tra i più giovani c’è chi guarda alla questione con occhi diversi, e con questa gente lavoro di buon grado. Sono in ottimi rapporti con Charles Kennedy, mi piace come persona, ma il guaio è che non formeranno il prossimo governo e le loro politiche tendono ad essere soltanto una facile scappatoia dalle questioni più gravose».
    Si prevede di indire in Gran Bretagna un referendum sulla Costituzione europea, nel caso in cui la Francia voti per il no il prossimo mese?
    «In Gran Bretagna ci sarà un referendum a condizione che vi sia una Costituzione».
    Ma se la Francia vota no, non ci sarà Costituzione.
    «Non è detto... e noi non sappiamo cosa farà la Francia. Comunque, presumo che ci sarà un referendum in Gran Bretagna».
    È sempre ancora contento del ruolo di Primo Ministro, com era i primi tempi quando la stampa era con lei e i sondaggi confermavano la sua enorme popolarità?
    «I primi tempi godevo del favore della stampa, ma ero più impreparato per il ruolo che ricoprivo. Ora so come far funzionare le cose, ma con la stampa ho un rapporto un po’ diverso. Ad ogni modo, sono più sicuro nelle mie scelte rispetto al passato».

  2. #2
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    Omar ed Erika: andavamo bene a scuola, non giudicateci solo per la storia di mamma e fratellino.

  3. #3
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    Mussolini: ero bravo in politica sociale, non giudicatemi solo per le leggi razziali e la Guerra Mondiale.

  4. #4
    Bestia in via d'estinzione...
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    In origine postato da Ragioniamo!
    Mussolini: ero bravo in politica sociale, non giudicatemi solo per le leggi razziali e la Guerra Mondiale.
    Bella ragionaniamo!

  5. #5
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    Stavolta non sono d'accordo. Blair non mi piace ma se la sua sconfitta significa il ritorno dei tories allora viva Blair. Certo che se io fossi un inglese voterei per i libdem

  6. #6
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    io penso che un blair ci servirebbe anche qua per fare un po' di repulisti purtroppo abbiamo dalema e fassino

  7. #7
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Smash the Labour, smash the Bliar !



  8. #8
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    In origine postato da benfy
    io penso che un blair ci servirebbe anche qua per fare un po' di repulisti purtroppo abbiamo dalema e fassino
    hai ragione ma la politica estera è stata veramente antieuropea e degna dei tories... poi mi conosci: sai che certo comunista non sono ma anche secondo me c'è stato troppo spostamento al centro di blair
    su d'alema sono d'accordo, fassino però secondo me è in gamba

  9. #9
    Obama for president
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    io sono un gran sostenitore invece della politica estera di blair soprattutto da un punto di vista filosofico

  10. #10
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    In origine postato da benfy
    io sono un gran sostenitore invece della politica estera di blair soprattutto da un punto di vista filosofico
    quando si cerca la filosofia per spiegare l 'atrocità lo si fa solo per placare la propria coscienza che urla disperata...
    sembri quelli che davanti ai gulag parlavano di marx..

 

 
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