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    Predefinito Antonio Rosmini: "la persona vale più dello stato"

    ANNIVERSARI
    Un secolo e mezzo fa moriva a Stresa Antonio Rosmini. La sua visione incrocia il senso della libertà e quello della proprietà, prefigurando un sistema sciolto dai lacci delle ideologie. Ecco l’attualità di una idea

    Più persona meno Stato

    Era un deciso oppositore di ogni perfettismo, in quanto ingenua o falsa visione del mondo che non considera la fallibilità dell'uomo. Una critica dell'utopismo


    Di Dario Antiseri



    La preoccupazione prima e fondamentale di Antonio Rosmini è stata quella di «stabilire il valore della persona individuale umana, tenendo tuttavia ben presente la profonda caratteristica, che egli attribuisce alla stessa individualità umana, di essere cioè essenzialmente sociale, ossia di essere per natura in società con Dio e con tutti gli altri uomini». Questo ha affermato, tempo addietro, Giuseppe Bozzetti. Il soggetto è, per Rosmini, «un individuo senziente, in quanto contiene in sé un principio attivo supremo»; è un principio che sente, intende e vuole. È principio in quanto sorgente di iniziative; è un principio "supremo" nel senso di non essere subordinato a nessun altro principio. È la volontà intelligente che fa dell'individuo una persona; e da ciò discende che «tutte le azioni fatte col concorso dell'intelligenza sono azioni personali» (U. Muratore).
    È necessario poi subito sottolineare che, per Rosmini, risulta cruciale - esattamente in relazione alla persona - la questione della proprietà. Critico dell'economicismo e del socialismo, Rosmini ebbe chiarissimo il nesso che unisce la proprietà alla libertà della persona. «La proprietà - afferma Rosmini nella Filosofia del diritto - esprime veramente quella stretta unione di una cosa con una persona [...]. Questa specie di unione che si chiama proprietà cade sempre dunque tra la persona e la cosa e racchiude un dominio di quella sopra questa. La proprietà è il principio della derivazione dei diritti e dei doveri giuridici. La proprietà costituisce una sfera intorno alla persona, di cui la persona è il centro: nella qual sfera niun altro può entrare». Da qui l'imperativo di rispettare l'altrui proprietà: il rispetto dell'altrui proprietà è il rispetto della persona altrui. La proprietà privata è uno strumento di difesa della persona dall'invadenza dello Stato.
    Per Rosmini, «le per sone sono principio e fine dello Stato. Sono esse che costituiscono, che assegnano lo scopo e i limiti, per cui lo Stato e tutti gli organi statali sono dei semplici mezzi per le persone che ne sono realmente il fine». E, d'altra parte, principio e fine dello Stato, le persone sono solo esse ad essere responsabili di quanto accade nella società e, più precisamente, all'interno delle diverse istituzioni sociali. Commenta Pitro Piovani: «Rosmini appare come il più deciso oppositore della collettivizzazione della responsabilità dell'individuo, come l'avversario irriducibile della creazione di un nuovo soggetto d'imputabilità della società». Da parte sua, Mario D'Addio nella Introduzione alla nuova edizione della Filosofia della politica (Città Nuova, Roma, 1997) scrive che «come per Platone anche per Rosmini la società politica è l'uomo in grande, ma non nel senso organicistico e naturalistico del grande filosofo greco, ma nella prospettiva cristiana della individualità e spiritualità dell'uomo, considerato essenzialmente come attività, che fa la società per realizzare la sua personalità».
    Dunque, persona e Stato: fallibile la prima; mai perfetto il secondo. Ecco una famosa pagina della Filosofia della politica: «Il perfettismo, cioè quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i ben presenti alla immaginata futura perfezione, è effetto dell'ignoranza. Egli consiste in un baldanzoso pregiudizio, pel quale si giudica dell'umana natura troppo favorevolmente, se ne giudica sopra una pura ipotesi, sopra un postulato che non si può concedere, e con mancanza assoluta di riflessione ai limiti naturali delle cose».
    Il perfettismo è «effetto dell'ignoranza» e frutto di un «baldanzoso pregiudizio». Il perfettista ignora il «gran principio della limitazione delle cose». Egli non si rende conto che la società non è composta da «angeli confermati in grazia», quanto piuttosto da «uomini fallibil i». E l'umana fallibilità lascia la sua traccia in tutti i nostri progetti. Di conseguenza risulta urgente non dimenticare che ogni governo «è composto di persone che, essendo uomini, sono tutte fallibili».
    Entusiasti della nefasta idea perfettista sono gli utopisti - «profeti di smisurata felicità», i quali, con la promessa del paradiso in terra, si adoperano alacremente a costruire per i propri simili molto rispettabili inferni. L'antiperfettismo di Rosmini è intimamente connesso «a una sorta di nativa diffidenza nei confronti dello Stato» (G. Campanini). E, difatti, «la concezione rosminiana dello Stato è anche la più radicale critica della Statolatria» (C. Riva). Ma, in ogni caso, va sottolineato che dietro all'imperfettismo di Rosmini preme la sua critica al «soggettivismo» del pensiero moderno, «soggettivismo» che elabora i suoi fasti nei pensatori illuministi e che poi scatena la grande tragedia della Rivoluzione francese. La dea Ragione sta a simboleggiare un uomo che presume di sostituirsi a Dio e di poter creare una società perfetta».
    È sulla base del suo antiperfettismo che Rosmini avversa - in nome di una filosofia intenta a scrutare la concretezza della vita associata - l'astrattismo di quei razionalisti ingenui e presuntuosi che vorrebbero negare la storia e magari cancellare, sotto il segno di uno Stato onnipotente, quelli che si dicono «corpi intermedi», come la famiglia o istituti - anch'essi esiti di sviluppo storico - come la proprietà. Famiglia e proprietà rappresentano, agli occhi di Rosmini, «le due leggi fondamentali della società civile». Annota Mario D'Addio: «Il richiamo alla genesi storica della società civile, come risultato del fare dell'uomo, vuole significare una ulteriore più decisa denuncia delle concezioni astratte del giusnaturalismo che hanno ispirato la rivoluzione francese in favore di un realismo che considera le istituzioni quali il risultato di un lungo processo storico: la polemica burkiana, che ispira per tanti aspetti il pensiero politico della Restaurazione e del liberalismo tocquevilliano, trova in Rosmini una sua precisa corrispondenza». Per dirla in altri termini, Rosmini ha chiaro il fatto che costituzioni e istituzioni si sviluppano prima come comportamenti - magari inconsapevoli - e soltanto in seguito vengono dichiarate esplicitamente leggi. La stagione in cui compaiono i legislatori è la stagione «già splendida delle "politiche sociali"».
    L'antistatalismo di Rosmini si configura - lo ripetiamo - come una precisa difesa della libertà e della dignità della persona umana. «Calcolandosi gli uomini unicamente per quello che sono utili allo Stato, e nulla in se stessi, essi vengono abbassati alla condizione di cose e privati del carattere di persone: sotto un tal punto di vista, un branco di pecore può valere di più di un branco di uomini [...]. Per noi l'uomo non è solo cittadino: prima di essere cittadino, egli è uomo, e questo è il suo titolo imprescrittibile di nobiltà, questo lo(?) rende maggiore a tutte insieme le cose materiali che compongono l'universo».
    Comprendiamo così la rilevanza e l'impressionante attualità del pensiero di Rosmini. E simultaneamente capiamo che l'avere emarginato le idee di Rosmini ha costituito un incalcolabile danno per la cultura cattolica.


    Avvenire - 25 febbraio 2005

  2. #2
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    ANTONIO ROSMINI: DOMANI A ROMA UN CONVEGNO PER I 150 DELLA MORTE


    Si chiude domani a Roma la Settimana Rosminiana, iniziativa promossa per i 150 della morte di Antonio Rosmini, fondatore dell’Istituto della Carità, oggi più conosciuto come congregazione rosminiana. Per celebrare questo anniversario sono state organizzate numerose manifestazioni in tutta Italia: da Milano dove il 19 febbraio si è svolto un convegno dal titolo "Una cosa sola in una società frammentata" a Cagliari dove si sono distribuiti pieghevoli nelle principali parrocchie della città. E così a Biella, Bergamo, Torino, a Genova, solo per nominare alcune città dove i rosminiani sono presenti. "Motivo d’attenzione in più quest’anno – si legge in un comunicato – è l’attesa per una risposta auspicata da tempo, quella che dovrebbe stabilire un nuovo passo avanti nel processo di beatificazione: già in primavera potrebbero esserci delle importanti novità". La "Settimana" si conclude domani a Roma dove la Commissione per la promozione della Causa di beatificazione del Servo di Dio Anotnio Rosmini organizza un convegno sul tema "Abbandonare interamente se stessi nella divina provvidenza" (l’appuntamento è alle 16 alla Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo, in via del Corso, 437). Introduce i lavori Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis. Interverranno mons. Renato Boccardo, segretario generale dello Stato della città del Vaticano, padre Claudio Papa, postulatore generale Rosminiani e il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Nato a Rovereto (Trento) nel 1797, Antonio Rosmini condusse la sua vita all’insegna di due impegni: il governo dell’Istituto religioso da lui fondato (al quale, qualche anno dopo si aggiungerà la congregazione delle Suore della Provvidenza) e l’opera di pensatore e di scrittore per il rinnovamento della filosofia e teologia cristiana. Morì il 1 luglio 1855. Sul letto di morte, affidò al suo amico Alessandro Manzoni il testamento spirituale.


    Agenzia Sir

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    Predefinito BREVE BIOGRAFIA

    Antonio Rosmini

    Nacque a Rovereto (TN) il 24 marzo 1797 e fu battezzato il giorno dopo, festa dell’Annunciazione di Maria Santissima, nella chiesa parrocchiale di S. Marco.

    La sua vocazione.

    Rosmini, ricorda nel suo diario il 1813 con queste parole: «Quest’anno fu per me anno di grazia, Dio m’aperse gli occhi su molte cose e conobbi che non c’è altra sapienza che in Lui». Frequentò l’Università di Padova, ed ebbe l’ordinazione sacerdotale a Chioggia, il 21 aprile 1821. Si laureò in Sacra Teologia e Diritto Canonico il 22 Giugno 1822. Trascorse poi a Rovereto e a Milano un periodo intellettuale ed interiore intensissimo, ponendo se stesso e le sue capacità al servizio di Dio e della Chiesa.

    Fondatore.

    Chiari segni della volontà di Dio lo portarono al S. Monte Calvario di Domodossola, nel febbraio del 1828, dove diede inizio all’Istituto della Carità, scrivendone le Costituzioni, il libro che curò amorevolmente durante tutta la sua vita. Nel 1839 ne ottenne l’approvazione pontificia. Dedicò la maggior parte del suo tempo nella formazione dei suoi, curando lo spirito, l’organizzazione e la diffusione dell’Istituto anche fuori d’Italia. Seguì con altrettanta amorevole cura lo sviluppo del ramo femminile le Suore della Provvidenza (Rosminiane).

    Il suo spirito.

    Le Massime di perfezione cristiana sono la prima traccia del suo cammino spirituale, sintesi e fondamento della spiritualità lasciata al suo Istituto. Fu ed è tuttora maestro apprezzato di vita spirituale, tra il clero ed i laici. I suoi scritti ascetici ne provano la genuina aderenza al Vangelo e alla tradizione ascetica cristiana. Sul letto di morte lasciò all’amico Alessandro Manzoni il suo testamento spirituale in queste tre parole: «Adorare, Tacere, Godere», «che costituiscono – ricorda Paolo VI – la più compiuta sintesi della sua illuminata ed illuminante esperienza spirituale».

    Scrittore.
    Mente vastissima ed enciclopedica il Rosmini affrontò i più ardui problemi della filosofia e della teologia. Di lui disse il Manzoni. «Il Rosmini è una delle sei o sette intelligenze che più onorano l’umanità». Le sue pubblicazioni sono numerose. un centinaio di volumi, forse più, che trattano di filosofia, teologia, pedagogia, diritto, politica, apologetica, ascetica ecc. Le sue lettere finora pubblicate sono contenute in 13 volumi. È in corso la stampa completa.

    Gli uomini del suo tempo.

    I migliori intelletti d’Italia lo ammirano per la sua santità e per il bene che faceva con i suoi scritti. Fra questi in particolare i Papi: Pio VII, Pio VIII, Gregorio XVI, Pio IX. E poi: Alessandro Manzoni, Silvio Pellico, Niccolò Tommaseo, re Carlo Alberto, Gustavo Cavour, Ruggero Bonghi, S. Giovanni Bosco, e moltissime altre personalità ecclesiastiche e laiche.
    Il Santo Padre Giovanni Paolo II dice di lui: «… Rosmini, sebbene uomo del diciannovesimo secolo, trascese il proprio tempo e il proprio spazio per divenire un testimone universale il cui insegnamento è ancora oggi importante e opportuno …».

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    Antonio Rosmini, sacerdote e filosofo

    di Maurizio Schoepflin

    Filosofo e apologeta, uno dei "maestri del pensare cristiano" (Giovanni Paolo II), sacerdote cattolico obbediente alla gerarchia, apostolo della carità intellettuale. Scrisse di logica, metafisica, pedagogia, diritto, politica, teologia e ascetica. Per rigettare l'errore e proporre la verità.


    Annoverato da Giovanni Paolo II nell'enciclica Fides et ratio tra i "maestri del pensare cristiano", Antonio Rosmini è certamente una delle più grandi e più belle figure della cultura cattolica italiana di tutti i tempi.

    Nato a Rovereto, in una nobile famiglia, il 24 marzo del 1797, Rosmini diventa prete nel 1821, e nel 1823 è lo stesso papa Pio VII a incoraggiarlo a continuare con impegno gli studi di filosofia per i quali mostra una straordinaria inclinazione. Tale incoraggiamento verrà confermato qualche anno più tardi dal nuovo pontefice Pio VIII, che ne approva pure la volontà di dar vita a un Istituto religioso maschile. Nel frattempo, Rosmini compone molte opere che destano l'ammirazione di uomini del calibro di Galluppi, Tommaseo, Gioberti e Manzoni, ai quali fu legato da una sincera amicizia. Nel 1838 vengono approvate le Costituzioni dell'Istituto della Carità, la nuova famiglia religiosa da lui voluta con ardore profondo. Nel 1841 è fatto oggetto di aspre critiche: è l'inizio di una polemica che durerà molto a lungo (addirittura fin dopo la sua morte) e che condizionerà pesantemente una corretta e serena ricezione delle idee rosminiane. Nel 1848, Pio IX intende farlo cardinale e nominarlo Segretario di Stato, ma la cosa non si realizza; anzi, poco tempo dopo, il suo celebre scritto Delle cinque piaghe della Santa Chiesa viene condannato. Rosmini si sottomette e si ritira a Stresa, ove continua a impegnarsi assiduamente nello studio e nella preghiera fino al 1º luglio 1855, quando, nelle prime ore del giorno, muore.

    Uomo dalla cultura amplissima e poliedrica, Rosmini scrisse molto. spaziando nei campi più diversi: si occupò, infatti, di logica, metafisica, etica, pedagogia, diritto, politica, teologia e ascetica.

    La prima e principale preoccupazione che muove Rosmini è di carattere apologetico: egli è convinto che la filosofia moderna può recare gravi danni alla verità cattolica, soprattutto a motivo del fatto che essa è tutta impregnata di quel soggettivismo che non è possibile conciliare con la più genuina tradizione religiosa. Movendosi su questa linea, egli individua nell'idea dell'essere il fondamento e il presupposto di ogni conoscenza umana: tale idea, a suo giudizio, è innata e non deriva dall'esperienza; essa è il lume stesso della ragione. connaturato all'uomo per volere di Dio. In tal modo. Rosmini ritiene di aver trovato quell'elemento universale, comune a tutti gli uomini, che mette a riparo la conoscenza dal rischio del soggettivismo e che permette di elaborare una filosofia non più invischiata nell'empirismo e nel sensismo, che avevano finito per condurla lontano dalla verità che ha il suo culmine nel Cristianesimo. Su questa base. Rosmini costruisce il suo edificio speculativo, sottolineando in modo particolare l'inalienabile valore della persona umana, detentrice di due fondamentali diritti, quello alla libertà e quello alla proprietà, che implicano il netto rifiuto di qualsiasi teoria politica che pone l'individuo in secondo piano rispetto allo Stato. Il pensatore roveretano fu pure. come si è detto, teologo e asceta, e nei suoi scritti è rintracciabile anche una profonda e suggestiva riflessione sul tema dell'amore che merita di essere conosciuta e che testimonia una sicura fedeltà all'ispirazione evangelica, la quale, peraltro, anima tutto il sistema rosminiano. Per Rosmini l'amore di Dio e per Dio è il cuore della fede cristiana e a esso egli riconosce un primato assoluto: è dall'amore di Dio che scaturisce l'amore del prossimo ed è ancora l'amore a fungere da fondamento di tutta l'etica. Sulla scorta del messaggio evangelico e della grande tradizione del pensiero di ispirazione cristiana, Rosmini identifica l'amore con l'essere e ravvisa in esso la realtà sulla quale si fonda la persona umana. Secondo il filosofo di Rovereto, il Dio di Gesù Cristo è soprattutto un Dio amante, e sceglie di rivelarsi all'uomo proprio come amore: fede e carità, dunque, si uniscono intimamente sino a fondersi, così che, come Gesù ha testimoniato in modo perfetto, l'amore che da Dio proviene a Dio ritorna. A questo proposito, Rosmini ripete spesso che l'amore ama l'amore, dando vita a un costante scambio di ruoli tra l'amante e l'amato. Rosmini suggerisce pure alcune modalità concrete secondo cui attuare questo amore caritativo: tra queste, egli attribuisce un valore del tutto particolare alla carità intellettuale, che si realizza attraverso l'impegno della mente e attraverso lo stesso filosofare che prevede due momenti ugualmente importanti: la rinuncia e il rigetto dell'errore e la proposta della verità, nella certezza che non v'è carità più bella di quella che svela la verità, di quella che fa un tutt'uno con la verità. È la carità che ha per unico scopo Dio e che a Lui vuole indirizzare gli uomini.

    Non meraviglia che il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato al Rettore dell'Università Cattolica nel marzo dello scorso anno, abbia scritto le seguenti parole: "Nulla è tanto devastante nella cultura contemporanea quanto la diffusa convinzione che la possibilità dì raggiungere la verità sia un'illusione della metafisica tradizionale. È allora più che mai necessaria un'azione a vantaggio della cultura, che potrebbe essere chiamata 'opera di carità intellettuale', secondo una pregnante espressione del Rosmini".

    Ricorda

    "Antonio Rosmini, fondatore dell'Istituto della Carità, approvato dalla Santa Sede nel 1839, nelle sue opere ascetiche rade via ogni traccia di soggettivismo dalla virtù di obbedienza e la riduce alla sua nuda essenza. L'obbedienza consiste nell'abdicare liberamente semel pro sempre la volontà propria nella volontà del Superiore e quindi rinunziare all'esame del comando. Certo l'obbedienza è atto sommamente razionale, perché è fondato sopra una persuasione ragionata, non però sulla persuasione che la particolare opera comandata sia buona (questa era la dottrina di Lamennais), ma nella persuasione che il Superiore ha autorità legittima per comandare".
    (Romano Ameno, Iota unum, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli 1985, pp. 291-292).

    Bibliografia

    G. Beschin [a cura di], Filosofia e ascesi nel pensiero di Antonio Rosmini, Morcelliana, Brescia 1991.
    Antonio Rosmini teologo e filosofo europeo, numero 41 (set-dic 1997) della Rivista "Per la filosofia", organo dell'Associazione Docenti italiani di Filosofìa.
    U. Muratore, Conoscere Rosmini, Edizioni Rosminiane, Stresa (VB) 1999.

    © Il Timone - n. 12 Marzo/Aprile 2001

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