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TESTI TRATTI DA : ALBERTO LEMBO -MASSONERIA E MONDIALISMO-edizioni AR
L'OMOGENEITÀ ETNICA DEL RAPPORTO SOCIALE.
La partecipazione sociale di ciascun membro di un corpo etnico non significa soltanto l'esser-parte individuale di una aggregazione umana esistente in un determinato punto del tempo e dello spazio, ma significa sopra tutto la condivisione e comunione del preciso modo di essere che l'organismo politico sviluppa dalla natura etnica della tota¬lità sociale in cui vive. I segni della natura etnica si sono rivelati nei caratteri della vita storica precedente di questa comunità - e si intrave¬dono nelle condizioni di quella futura.
Nello svolgersi della dinamica storica, sempre da questi semi etnici nascono le qualità distintive di una comunità politica - quindi i carat¬teri con cui viene `stampato' il suo statuto. Perché vi sia consonanza tra i popoli e i loro particolari istituti organizzativi (giuridici, econo¬mici etc.) occorre che la 'scrittura' e la `lettura' dei loro ordinamenti seguano il conforme ritmo etnico.
Consideriamo ora i prodotti dello sviluppo di questi semi etnici nella sfera socio-economica delle terre settentrionali dell'odierno "Sta¬to nazionale" italiano, quelle che formano quella entità etnica che de¬finiamo Padania.
Sul finire de( Settecento l'attuale società padana, composta da popo¬li di origine affine che nell'arco di un millennio avevano generato for¬me culturali omogenee, si raccoglieva in organizzazioni statali indipen¬denti: la repubblica di Genova; il ducato di Savoia; la repubblica di Ve¬nezia; il ducato dì Parma; ìl ducato dì Modena; il granducato di Toscana - nonché in altre formazioni inserite in complessi superiori (l'Impero d'Austria), come il ducato di Milano e il principato di Trento.
Le popolazioni di quest'area territoriale erano contrassegnate da una leale propensione alla cura dei beni delle comunità e, al contem¬po, dalla decisa inclinazione alla organizzazione dell'impresa privata.
Sistemi amministrativi, giudiziari e fiscali differenziati avevano re¬so questa una zona di elevato grado di buon governo.
Questa `indole' etnica della comunità dei popoli padani - contrad¬distinta dalla propensione a riconoscere il primato dei comportamenti oggettivi, realistici nei confronti delle rappresentazioni ideologiche - è rimasta nel tempo, a caratterizzare anche la tenacia delle specifiche
tendenze allo studio, al confronto, allo scambio, alla solidarietà che le attuali genti padane rivelano.
Di contro a questa articolazione omogenea di `temperamenti' cul¬turali connaturati nei connotati etnici dei popoli padani, sta il meccani¬smo eterogeneo dello "Stato nazionale" italiano, costruzione centrali¬stíca che la Massoneria risorgimentale ha per prima contribuito a edi¬ficare, fondandola sul terreno opportunamente preparato attraverso la distruzione dei precedenti organismi statali, coerenti espressioni istitu¬zionali delle reali sfere etniche dei vari popoli italiani.
Occorre infatti riconoscere che lo `Stato unico' italiano ha sfigura¬to e deformato, oltre che la fisionomia sociale delle comunità etniche padane, anche la fisionomia sociale delle altre comunità etniche stabi¬lite sulla Penisola, annientando tratti specifici di vita - privata e asso¬ciata - che dipendevano dalle loro particolari tradizioni.
Quest'opera di deformazione e sfiguramento dei soggetti etno-po¬litici viene oggi esasperata nel quadro della sottomissione all'oligar¬chia sovranazionale europea. L'Europa di Maastrìcht è l'Europa non dei popoli europei ma delle strutture burocratiche che risultano funzio¬nali agli interessi, nel continente europeo, dell'alta finanza mondiale.
Sulla perversa funzione dell'Europa di Maastrìcht ci sembrano profondamente vere queste considerazioni di Ida Magli: "L'Occidente si sofferma spesso a domandarsi come mai i dinosauri si siano estinti. Ma sarebbe molto più utile che si soffermasse a domandarsi come mai si sia estinto l'Antico Egitto, come abbiano potuto sparire gli Etruschi, come abbiano fatto a disintegrarsi di colpo gli Aztechi, i Maya. Non sono state le conquiste degli eserciti nemici, perché queste non riescono mai di per sé, neanche con gli stermini di massa, a distruggere una civiltà. È stata la perdita di senso che la conquista ha comportato, così come è successo al popolo romano quando vi si è inserito il cristianesimo, pur senza armi. Questo, dunque, è il punto. L'operazione fondamentale dell'Unione Eu~ ropea: l'eliminazione delle differenze, con la omologazione dei popoli, porterà con assoluta certezza al baratro del non-senso. E alla. f ine della
cultura occidentale nella sua forma autentica - quella europea - con l'installazione in Europa di una cultura tribale antica, quella islamica "I.
1 1. Magli, Contro I'Eurnpa, Milano 1998, p. 131. (Corsivi nostri).
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concludendo in queste parole: `Solidarietà di tutti gli Stati confederati per la difesa interna ed esterna; indipendenza di ciascheduno nell'eser¬cizio della sua particolare sovranità. Unico ostacolo l'Austria: e questo la Francia e l'Europa doversi adoperare a sormontarlo a beneficio uni¬versale'. I preliminari di Villafranca hanno per primo articolo: `I due Sovrani favoriranno la creazione di una federazione italiana sotto la presidenza onoraria del Santo Padre'. Nella proclamazione del giorno appresso all'esercito, le prime parole del vincitore di Solferino sono queste: `Lo scopo principale della guerra è raggiunto. L'Italia va a di¬ventare per la prima volta nazione. Una confederazione di tutti i suoi Stati sotto la presidenza onoraria del Santo Padre riunirà in un fascio i membri di una stessa famiglia: e la Venezia, sebbene resti sotto lo scettro dell'Austria, sarà non pertanto provincia italiana, facente parte pur essa della confederazione"'.
