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    Post Il Disastro Massonico Dell'unificazione Italiana

    fate file---->salva con nome per salvare questa pag e leggete attentamente ogni parola per fissarla in voi, per sempre.


    TESTI TRATTI DA : ALBERTO LEMBO -MASSONERIA E MONDIALISMO-edizioni AR

    L'OMOGENEITÀ ETNICA DEL RAPPORTO SOCIALE.

    La partecipazione sociale di ciascun membro di un corpo etnico non significa soltanto l'esser-parte individuale di una aggregazione umana esistente in un determinato punto del tempo e dello spazio, ma significa sopra tutto la condivisione e comunione del preciso modo di essere che l'organismo politico sviluppa dalla natura etnica della tota¬lità sociale in cui vive. I segni della natura etnica si sono rivelati nei caratteri della vita storica precedente di questa comunità - e si intrave¬dono nelle condizioni di quella futura.
    Nello svolgersi della dinamica storica, sempre da questi semi etnici nascono le qualità distintive di una comunità politica - quindi i carat¬teri con cui viene `stampato' il suo statuto. Perché vi sia consonanza tra i popoli e i loro particolari istituti organizzativi (giuridici, econo¬mici etc.) occorre che la 'scrittura' e la `lettura' dei loro ordinamenti seguano il conforme ritmo etnico.

    Consideriamo ora i prodotti dello sviluppo di questi semi etnici nella sfera socio-economica delle terre settentrionali dell'odierno "Sta¬to nazionale" italiano, quelle che formano quella entità etnica che de¬finiamo Padania.
    Sul finire de( Settecento l'attuale società padana, composta da popo¬li di origine affine che nell'arco di un millennio avevano generato for¬me culturali omogenee, si raccoglieva in organizzazioni statali indipen¬denti: la repubblica di Genova; il ducato di Savoia; la repubblica di Ve¬nezia; il ducato dì Parma; ìl ducato dì Modena; il granducato di Toscana - nonché in altre formazioni inserite in complessi superiori (l'Impero d'Austria), come il ducato di Milano e il principato di Trento.
    Le popolazioni di quest'area territoriale erano contrassegnate da una leale propensione alla cura dei beni delle comunità e, al contem¬po, dalla decisa inclinazione alla organizzazione dell'impresa privata.
    Sistemi amministrativi, giudiziari e fiscali differenziati avevano re¬so questa una zona di elevato grado di buon governo.
    Questa `indole' etnica della comunità dei popoli padani - contrad¬distinta dalla propensione a riconoscere il primato dei comportamenti oggettivi, realistici nei confronti delle rappresentazioni ideologiche - è rimasta nel tempo, a caratterizzare anche la tenacia delle specifiche
    tendenze allo studio, al confronto, allo scambio, alla solidarietà che le attuali genti padane rivelano.
    Di contro a questa articolazione omogenea di `temperamenti' cul¬turali connaturati nei connotati etnici dei popoli padani, sta il meccani¬smo eterogeneo dello "Stato nazionale" italiano, costruzione centrali¬stíca che la Massoneria risorgimentale ha per prima contribuito a edi¬ficare, fondandola sul terreno opportunamente preparato attraverso la distruzione dei precedenti organismi statali, coerenti espressioni istitu¬zionali delle reali sfere etniche dei vari popoli italiani.
    Occorre infatti riconoscere che lo `Stato unico' italiano ha sfigura¬to e deformato, oltre che la fisionomia sociale delle comunità etniche padane, anche la fisionomia sociale delle altre comunità etniche stabi¬lite sulla Penisola, annientando tratti specifici di vita - privata e asso¬ciata - che dipendevano dalle loro particolari tradizioni.

    Quest'opera di deformazione e sfiguramento dei soggetti etno-po¬litici viene oggi esasperata nel quadro della sottomissione all'oligar¬chia sovranazionale europea. L'Europa di Maastrìcht è l'Europa non dei popoli europei ma delle strutture burocratiche che risultano funzio¬nali agli interessi, nel continente europeo, dell'alta finanza mondiale.
    Sulla perversa funzione dell'Europa di Maastrìcht ci sembrano profondamente vere queste considerazioni di Ida Magli: "L'Occidente si sofferma spesso a domandarsi come mai i dinosauri si siano estinti. Ma sarebbe molto più utile che si soffermasse a domandarsi come mai si sia estinto l'Antico Egitto, come abbiano potuto sparire gli Etruschi, come abbiano fatto a disintegrarsi di colpo gli Aztechi, i Maya. Non sono state le conquiste degli eserciti nemici, perché queste non riescono mai di per sé, neanche con gli stermini di massa, a distruggere una civiltà. È stata la perdita di senso che la conquista ha comportato, così come è successo al popolo romano quando vi si è inserito il cristianesimo, pur senza armi. Questo, dunque, è il punto. L'operazione fondamentale dell'Unione Eu~ ropea: l'eliminazione delle differenze, con la omologazione dei popoli, porterà con assoluta certezza al baratro del non-senso. E alla. f ine della
    cultura occidentale nella sua forma autentica - quella europea - con l'installazione in Europa di una cultura tribale antica, quella islamica "I.
    1 1. Magli, Contro I'Eurnpa, Milano 1998, p. 131. (Corsivi nostri).
    .



  2. #2
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    IL DISASTRO DELL'UNIFICAZIONE ITALIANA


    L'unificazione italiana si è verificata per caso, o meglio per il concomitante intervento di fattori casuali e di elementi causali (rappresentati dall'azione della Massoneria e di alcune Potenze europee).
    Fu certo casuale, da parte piemontese, il processo politico-militare di formazione unitaria, contraddistinto da quei tentativi velleitari e da quelle astuzie e riserve mentali `levantine' su cui proprio il "patriota" D'Azeglio scrisse - riferendosi in particolare alle trame del Cavour -: "Non si fonda un'associazione umana qualunque su una serie di furbe¬rie, di perfidie e di bugie".
    Non sono poi da dimenticare, in proposito, le severe notazioni dell'Albèri: "Dividere non i rischi ma gli utili, anzi, non che dividerli, appropriarseli, fu l'unico intento di uomini, che negli scaltrimenti.fayl consistere la loro italianità corsivo nostro. Così fin da quando fu te¬muto che l'ardito condottiero jGnribalt/ij, allora in servizio regolare, si apprestasse ad invadere innanzi tempo le Marche, fu remosso dal comando, sotto dichiarazione d'aver voluto impedire un attentato con¬tro il diritto pubblico; e poi venuta l'ora propizia, s'invadono le Mar¬che e l'Umbria in quella forma e con quelle dichiarazioni che ognuno sa".
    Fu incerta, e in ogni caso molto oscillante, la volontà di chi rappre¬sentò il processo o vi concorse in posizione di rilievo: da Gioberti a Mazzini, da Cavour a Minghetti, da Farini a D'Azeglio ciascuno ave¬va una sua veduta e un suo modello di Italia da proporre - dalla Con¬federazione alla Federazione allo Stato unitario.
    Fu invece molto chiara la presenza e sicura l'azione di una volontà esterna (quella della Massoneria e dell'imperialismo inglese), che si fuse con le posizioni più radicali in senso unitario (Mazzini) o più eversive delle forane statali esistenti (Garibaldi per lo Stato Pontificio; Settembrini e Crispi per il Regno delle Due Sicilie).
    Riguardo allo sviluppo politico-militare del processo di unifica¬zione, può essere utile citare alcune testimonianze dell'epoca.
    Per esempio, la lettera di Napoleone III a Vittorio Emanuele II del 20 ottobre 1859 contiene alcuni passi rivelatori: "Scrivo a Vostra Maestà per richiamarla a considerare il presente, ricordarle il passato, ed invitarla a cercare insieme la migliore via da seguirsi per l'avvenire. Le circostanze son così gravi, che bisogna lasciar da parte le illu¬sioni, e i sterili rimpianti [...] Non si tratta oggi di vedere se io ho fat¬to bene o male a concludere la pace di Villafranca, ma sì di cavarne il miglior partito per la pacificazione dell'Italia e la tranquillità dell'Eu¬ropa [...] Ecco le condizioni: [...] l'Italia rimarrebbe composta di più Stati indipendenti, ma fra di loro congiunti con un vincolo federale. Ogni Stato adotterebbe un sistema rappresentativo, e salutari riforme. La Confederazione consacrerebbe così il principio della nazionalità italiana, ed avrebbe una sola bandiera, un solo sistema di dogane e di moneta [ ... con ...] l'esclusione di ogni esterna influenza, Ichel assi¬curi il fatto dell'indipendenza d'Italia
    "È vero - scrive in proposito l'Albèri -, egli Napoleone Ilo inco¬mincia prima della guerra, il dì 4 febbraio 1859, dal proclamare il suo concetto nel celebre opuscolo Napoleone Ill e l'Italia, il quale tutto converge alla formale conclusione di una federazione, ch'egli conside¬ra come necessario portato della natura e delle tradizioni italiane 1 . concludendo in queste parole: `Solidarietà di tutti gli Stati confederati per la difesa interna ed esterna; indipendenza di ciascheduno nell'eser¬cizio della sua particolare sovranità. Unico ostacolo l'Austria: e questo la Francia e l'Europa doversi adoperare a sormontarlo a beneficio uni¬versale'. I preliminari di Villafranca hanno per primo articolo: `I due Sovrani favoriranno la creazione di una federazione italiana sotto la presidenza onoraria del Santo Padre'. Nella proclamazione del giorno appresso all'esercito, le prime parole del vincitore di Solferino sono queste: `Lo scopo principale della guerra è raggiunto. L'Italia va a di¬ventare per la prima volta nazione. Una confederazione di tutti i suoi Stati sotto la presidenza onoraria del Santo Padre riunirà in un fascio i membri di una stessa famiglia: e la Venezia, sebbene resti sotto lo scettro dell'Austria, sarà non pertanto provincia italiana, facente parte pur essa della confederazione"'.
    Il Trattato di Zurigo del 10 novembre 1859 consacra nuovamente, all'art. 18, il principio della confederazione come base dell'assestamen¬to italiano: "[...] Sua Maestà l'Imperatore dei Francesi, e Sua Maestà l'Imperatore d'Austria s'impegnano a favorire con tutti i loro sforzi la creazione di una confederazione degli Stati italiani [...] il cui scopo sa¬rebbe di mantenere l'indipendenza e l'inviolabilità degli Stati confede¬rati [...] e di garantire la sicurezza interna ed esterna dell'Italia coll'esi¬na di Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica, formerà uno degli Stati della Confederazione, e parteciperà agli obblighi non meno che ai dirìttì risultanti dal patto federale, le cui clausole verranno determinate da un'assemblea composta dei rappresentanti di tutti gli Stati Italiani*'.
    Riguardo poi alla netta diversità di vedute e alle profonde differen¬ze di tesi e di soluzioni, le testimonianze rimangono numerose.
    Nella "Nota" del 24 febbraio 1560 del ministro francese degli affa¬ri esteri Thouvenel è detto: "Diciamolo con tutta sincerità: il sentimen¬to che ha fatto sorgere in certe parti d'Italia l'idea dell'unione, e che ne ha fatto profferire il voto, è piuttosto una manifestazione diretta contro una grande Potenza [t'Austricrj che uno slancio ponderato verso la Sardegna". E più oltre: "L'idea d'annessione deve provenire sicura¬mente da un'aspirazione di cui il Governo dell'Imperatore non può di¬sconoscere il pericolo e che egli è ben lungi dal credere che sia comu¬ne alla massa del popolo—.
    Il deputato Giuseppe Ferraci, nel suo opuscolo l’annessione delle Due Sicilie, protestando contro la scelta dell'unità esclama: "Credete voi che tanti Stati antichi quanto l'Italia, così felici un tempo di giun¬gere alla vita, calpestando l'unità dei Longobardi; che tante capitali sì orgogliose della loro indipendenza difesa con spaventose guerre seco¬lari, sì gelose delle memorie e dei trofei del passato, sì gloriose della loro centralità conquistata fra tante peripezie, siano davvero stanche di vivere ed assalite dal raeditrnn ritne che precede il suicidio'? No; se tut¬ti gli Italiani sfilassero davanti a me uno dopo l'altro nel Parlamento di Torino gridando: `[o lo giuro'; serberei iutiera la mia convinzione, e direi meco stesso che mentisco senza saperlo".

  3. #3
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    Quanto all'influenza esercitata sul processo di unificazione dalla volontà esterna. essa si rivelò tutt'altro che trascurabile sotto il profilo effettuale.
    Il piano del partito inglese Whig (con l'approvazione dei Tories) tendeva esplicitamente alla formazione di uno Stato italiano unitario, attraverso l'abbattimento delle dinastie legittime. L'imperialismo inglese mirava così sia a costituire un ampio mercato di espansione e un'area di investimento per le merci e i capitali inglesi, sia a collocare sul confine meridionale dell'Impero austriaco un avversario che riu¬nisse venti milioni di italiani - sollecitati a ulteriori rivendicazioni "irredentistiche" nei confronti dell'Austria -, sia a stabilire una potenzia¬le minaccia nei confronti della Francia. (Già nel 1857 Bismarck aveva scritto: "Minacciare gli altri Stati con l'aiuto della rivoluzione costitui¬sce già da lunga serie di anni il metodo dell'Inghilterra". E nel 1882 il ministro degli esteri Sonnino riconoscerà che "l'Inghilterra era l'allea¬ta platonica di Roma, ed essa si avvaleva di tutte le occasioni per premere da questa alleanza un profitto per sé").



    I "patrioti" che svolgevano la funzione obiettiva (prescindendo qui dal grado di consapevolezza individuale) di agenti dell'imperialismo inglese in Italia erano Mazzini, Garibaldi, Poerìo. Setlembrìni, Crispì: tutti ossessionati dall'animosità contro l'ordine esistente e dalla vo¬lontà di surrogarlo con una entità politica le cui caratteristiche, anche le più varie e discordanti tra loro, fossero tutte consonanti con gli inte¬ressi-europei e mondiali-dell'imperialismo britannico.
    Non suscitato da un originario progetto unitario di fondazione poli¬tica, il cosiddetto Risorgimento si rivelò quindi una confusa congerie di atti e di fatti casuali ed estemporanei, attraversata da un'unica co¬stante: l'ottuso disprezzo del volere dei popoli della Penisola.
    L'assemblaggio etnico così ottenuto fu venerato mediante l'apo¬teosi dei quattro "Padri della Patria", Vittorio Emanuele 11, Cavour, Mazzini e Garibaldi: una vera e propria 'quaterna' giocata sulla ruota unificata di quell'imperialismo inglese e di quella Massoneria di cui essi risultarono efficaci strumenti (più o meno coerenti e coscienti). Rispetto ai quattro padri putativi, sono proprio questi ultimi, incontestabilmente, i genitori naturali de( Risorgimento....

  4. #4
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    Predefinito LEGITTIMA DIFESA( PADANA )E DIRITTO DI RECESSO

    IV
    Ogni giorno il cittadino medio della Padania si trova ad affrontare, nel momento in cui inizia la sua giornata di studente, di operaio, di imprenditore, di impiegato, di pensionato... tutte le difficoltà, gli in¬tralci, i pesi che lo Stato italiano gli scarica addosso. L'inefficienza statale gli complicherà la vita facendolo correre da uno sportello all'altro, costringendolo a perdere tempo fra un treno in ritardo e una strada impercorribile perché non adeguata al traffico: I'invadenrt sta¬tale lo obbligherà a ripetere operazioni inutili, a fornire dati che la pubblica amministrazione già conosce o a compilare moduli che sono sconosciuti in altri Stati più civili: l'esosità statale lo obbligherà a la¬vorate oltre metà della giornata per far fronte alle richieste del fisco. Se, poi. il nostro padano resisterà alle vessazioni, ci sarà sempre per luì un finanziere o un magistrato custode del regime che aggium~erà al tutto un pizzico di persecuzione... Tutto ciò accompagnato dalla pro¬paganda di regime che, attraverso tutti ì possibili canali, gli spiegherà come l'Italia è "entrata in Europa" con i conti in regola, alla pari con i primi della classe e con tutti i relativi benefici...
    II nostro disgraziato padano potrà, forse, parzialmente consolarsi pensando che, un giorno o l'altro. questo governo cadrà e nascerà la Polonia; vessato da questa realtà, il padano medio potrebbe averne ab¬bastanza nel suo disperato sforzo di arrivare a sera - ma vi è un'altra faccia della medaglia forse ancora peggiore: l'assenza dello Stato quando questa sarebbe necessaria.
    Riguardo allo Stato, credo sia opportuno ricordare che nessuno Stato esiste per caso o per volontà divina ma ogni forma statuale esiste con il solo scopo di rappresentare, garantire, proteggere i suoi cittadi¬ni, sulla base di una carta costituzionale che stabilisce gli obiettivi e le regole del gioco. Per usare un'immagine elementare, il cittadino è azionista di una s.p.a. chiamata Stato che ha i suoi obiettivi e i suoi li¬miti in una costituzione che è lo statuto della società, i cui amministra¬tori sono eletti dall'assemblea dei soci e a questa devono rispondere.

    45
    Sempre semplificando il ragionamento, la prima funzione dello Stato è storicamente quella della difesa dei suoi cittadini, che essi non potrebbero esercitare da soli, nei confronti di nemici esterni; la secon¬da è quella della difesa dei diritti del cittadino nei confronti di chi ne leda i diritti, primo fra tutti il diritto alla integrità e libertà personale e al legittimo e pacifico godimento dei suoi beni. Al cittadino che rinun¬cia al suo diritto dì autotutela (all'esterno e all'interno) lo Stato garan¬tisce, sul piano dell'ordine pubblico, libertà di azione e di associazione nei limiti degli accordi statutari; inoltre gli assicura l'esercizio di una funzione repressiva delle attività lesive dei diritti dei cittadini e perico¬lose per la pacifica e civile convivenza.
    Ho premesso queste semplici considerazioni per affrontare con più chiarezza la seconda parte della questione: l'assenza dello Stato o, peggio, la sua presenza solo a favore di chi opera costantemente a danno del cittadino padano medio, cioè di ognuno di noi.
    L'Italia non esiste già più. Perché almeno tre regioni meridionali sono totalmente controllate dalla malavita organizzata; questo potreb¬be anche interessarci poco, ma la cancrena a una gamba di due gemelli siamesi sì cura o guarendo la cancrena o separando i gernellì... Ma non esiste più neppure nel Veneto o in Liguria, tanto per fare due esempi, perché dello Stato italiano qui è presente solo il finanziere arrogante, l'impiegato statale distratto, l'insegnante che proviene da un altro mondo culturale...
    Di fronte a forme varie di criminalità, più o meno gravi, ma tutte nocive, che esasperano la vita del cittadino il quale, dopo aver lottato tutto il giorno contro lo Stato per sopravvivere, si trova la casa svali¬giata dai soliti nomadi (ospiti, a spese della collettività, in un campo¬sosta vicino), l'assenza dello Stato è totale e, peggio ancora, derisoria nei confronti dì chi ha ancora fiducia nelle istituzioni, E se qualche ca¬rabiniere tenta ancora di agire arrestando i colpevoli, subito un magi¬strato garantiste scarcererà l'immigrato clandestino privo di documen¬ti o il mafioso d'importazione o il drogato ladro di auto o spacciatore: per sua interpretazione di leggi esistenti o a causa di leggi carenti e permissive. In questi tempi si stanno intensificando, in tutta la Pada¬nia, forme di reazione contro le sopraffazioni cui lo Stato italiano ci lascia esposti e la magistratura italiana minaccia e colpisce chi comin¬cia a tutelarsi in modo autonomo. L'assenza di una funzione dello Sta¬to legittima il diretto esercizio della stessa da parte dei cittadini: essi agiscono in stato di necessità e, pertanto, non sarà loro neppure impu¬tabile qualche eventuale inconveniente che potesse verificarsi.
    Mi rendo conto che sono parole molto dure, che sono affermazioni che faranno inorridire qualcuno, ma la realtà è questa e alla società de¬vono essere date risposte adeguate.
    Si ricordino, i garantisti di regime, gli adoratori di una Costituzio¬ne morta e sepolta, i nemici di ogni riforma, che anche l'esercizio del diritto di legittima difesa è applicazione del principio di sussidiarietà così come lo è il diritto di recesso di interi popoli (i popoli padani) nei confronti di uno Stato che ha già permesso lo smembramento, di fatto, dell'Italia, e che tradisce il principio di uguaglianza fra i cittadini asse¬gnando loro diritti e risorse in modo differenziato, sulla base della re¬sidenza territoriale e che, ancora peggio, ha abdicato alle funzioni del mantenimento dell'ordine pubblico e della giustizia o che finalizza le sue leggi alla tutela di presunti diritti degli immigrati clandestini a danno dei suoi cittadini.

  5. #5
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    Predefinito ORA OCCORRE ELEVARSI DI LIVELLO

    Inferno: Canto III

    Queste parole di colore oscuro
    vid' ïo scritte al sommo d'una porta;
    per ch'io: «Maestro, il senso lor m'è duro».

    Ed elli a me, come persona accorta:
    «Qui si convien lasciare ogne sospetto;
    ogne viltà convien che qui sia morta.

    Noi siam venuti al loco ov' i' t'ho detto
    che tu vedrai le genti dolorose
    c'hanno perduto il ben de l'intelletto».

    E poi che la sua mano a la mia puose
    con lieto volto, ond' io mi confortai,
    mi mise dentro a le segrete cose..



  6. #6
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    Arrow MASSONERIA, MONDIALISMO E LIBERTÀ DEI POPOLI PADANI

    I
    .,.
    1 *I Articolo apparso sulla "Padania" del 3 aprile 1998.
    Dalla storia degli ultimi due secoli emerge sempre più chiaro che i focolai di agitazione nel mondo sono collegati da canali occulti.
    Esplorando il nucleo centrale del fenomeno rivoluzionario, è evidente che la costante di esso è l'Umanesimo rinascimentale che ha ispirato il "libero" esame protestante, a sua volta sfociato nell'Illuminismo che ha generato la Rivoluzione, e che oggi tende ad instaurare, su scala planetaria, un neo-Umanesimo agnostico ed ateo.
    Senza andare troppo indietro nella ricerca storica, possiamo fermarci al 1922, anno in cui nascono, a Vienna, il Movimento Paneuropeo e, in Francia, il Movimento Sinarchico. Entrambi ispirati al programma di modelli di quella organizzazione che dovrà diffondere i princìpi di un "Nuovo Ordine". Tra i vari compiti, la Smacchia dovrà integrare tutte le tendenze dello spirito, culturali e religiose, attraverso una rivoluzione silenziosa, ma reale e totale, la riduzione di tutti i valori ad un unico comun denominatore: un nuovo "umanesimo" o "umanesimo integrale"; l'assorbimento della Chiesa, disunendo i cat¬tolici e tendendo apparentemente la mano alla Chiesa stessa; far spari¬re la diffidenza nei confronti dei massoni, facendo emergere uno "spi¬ritualismo ecumenico" al di là di tutte le religioni.
    Nel 1935 verrà poi alla luce il "Patto Sinarchico", fondamentale e
    Universale' che non appare mai nel linguaggio ufficiale dei vari gruppi od organismi che ne perseguono la realizzazione.
    Ciò non deve sorprendere o meravigliare: è condizione di esistenza e norma di vita di queste organizzazioni occultare i loro veri obiettivi e simulare le loro reali intenzioni. I termini che si preferisce far circolare presso l'opinione pubblica sono nomi "schermati", cioè tali da non suscitare allarme e da non stimolare la riflessione critica. Per questo si utilizza l'espressione "Nuovo Ordine Mondiale" o, semplice¬mente, "Socialismo- senza ulteriore qualificazione.
    Vediamo brevemente alcuni di questi Movimenti Mondialisti ed Istituti Internazionali (poco noti, in verità, al grosso pubblico).

    Al vertice della piramide abbiamo innanzitutto il B'NAI B'RtTH (in ebraico: "Figli dell'Alleanza"), che sorge a New York nel 1843: la più grande ed influente massoneria internazionale composta di soli ebrei influenti; segretissima, essa è presente in circa 50 nazioni con circa 2000 Logge e mezzo milione di affiliati.
    Dal B'nai B'rith dipendono tutte le associazioni ebraiche sparse per il mondo, quali ad es., il Consiglio Mondiale Ebraico, l'Alleanza Israelita Universale, la L.I.C.R.A. (Lega Internazionale contro il razzi¬smo e l'antisemitismo), la British-Israel, la France-lsrael ed altre.
    Al vertice della piramide mondialista incontriamo anche il GRAN KAHAL e la PILGRIMS SOCIETY, che è la "cinghia di trasmissione dei Gran Kahal stesso.
    Ancora: c'è la ROUND TABLE, una società segreta fondata nel 1891 dai massoni Cecil Rhodes e William Stead, composta da un co¬mitato esecutivo e da pochi altri iniziati quali, in passato, Lord Balfour, Lord Rothschild e Lord Milner.
    La "Lobby del Business" della Round Table comprende attual¬mente circa 200 presidenti delle multinazionali più importanti del mondo, e dispone di diverse testate giornalistiche, quali: il "New York Times", 1"-Herald Tribune"> il "Chrìstìan Science Monitor", il "Washington Post'", il "Reader's Digest'" ed inoltre l'agenzia mondiale di stampa "Associateti Fress". Con il prof. J. Ruskin, sociologo dell'Uni¬versità di Oxford, si propone inoltre, mediante una elite di capi, di en¬


    trare ed operare nelle istituzioni (scuole, università, Stati) con lo scopo di prendere possesso metodicamente e scientificamente del mondo.
    Nel 1919 fa il suo ingresso trionfale a Versailles la potenza angloamericana che, con la scusa di evitare altre guerre mondiali, crea degli istituti internazionali che saranno invece dei veri e propri laboratori di studio. Così negli U.S.A. avremo il C.F.R. (Councìl on Foreign rinns) finanziato dai Rockfeller. In Inghilterra, invece, il R.I.I.A. (Royal institute of international affairs) noto anche come "Chatam House" e finanziato dagli Astor. Questi istituti internazionali attingono abbondantemente dalle massime concentrazioni economico-culturali del Paese dove si trovano, creando così a livello nazionale coaguli di ricchezza e di potere, il cui esercizio è affidato ai centri propulsori della Round Table e della Pilmgrims Society.
    Al C.F.R., il vero '"Esecutivo" americano, appartengono oltre 1.500 membri influenti delle banche, della politica, dell'economia, della cultura e della stampa: mentre il R.I.I.A. - secondo I"'Executive lntelligence Review" - controlla il mercato della droga.

    Dal 1954, poi, un paio di volte l'anno. si riunisce il BILDEBERG GRoUP. così chiamato dal nome dell'albergo che l'ha ospitato per primo.
    Un altro istituto mondialisr<i che ha fornito quadri ai governi amerìcanì è la BROOKING INSTITUTION, fondata intorno al 1930 dal magnate Rubert Brooking.
    Il PUGWASH INSTITUTE nasce, invece, nel 1955 per opera dello scienziato atomico Joseph Rotblat ed è finanziato dal canadese Cyrus Eaton. Gli obiettivi proposti dal Pugwash Insolute sono quelli di influenzare ed indirizzare i governi verso




    il socialismo;------------>anche Mussolini in gioventù fu socialista e direttore dell'Avanti.





    unire gli scienziati di tutto il mondo ed "educare" l'opinione pubblica mondiale.
    Nel 1973 appare sulla scena pubblica internazionale un altro potente ed influente movimento mondialista: la TRILATERAL COMMISSION, fondata dal —filantropo"



    David Rockfeller,-------->possibile finanziatore del nazismo, nazismo che fu influenzato dalla TEOSOFIA





    che può contare su oltre 200 membri in un "triangolo" (da qui il nome) composto dagli USA, dal Giappone e dall'Europa Occidentale, con lo scopo di avviare e creare un Governo Mondiale.
    L'organismo più rappresentativo di "facciata" a livello mondiale del disegno sinarchico, quello cioè al quale il potere economico mon¬diale ha affidato il compito di gestire in "via politica", ma provvisoria, L'impulso dato alla Rivoluzione dalle società segrete tramite le ideologie dei suoi "profeti", trova un terreno fertile in un mondo in piena evoluzione ed in gran fermento; se a tutto ciò aggiungiamo il cedimento della Chiesa Cattolica al modernismo, possiamo capire come la Rivoluzione abbia assunto un carattere così deciso e planetario.

    Un eccezionale mutamento - che non ha precedenti nella storia della civiltà - si è verificato nel dopoguerra in tutto il mondo, sia in termini spaziali che temporali.
    Per quanto concerne lo spazio, la guerra mondiale ha unificato il mondo, nel senso cioè che gli avvenimenti di un qualsiasi paese inte¬ressano tutti gli altri, ed ogni conflitto locale incide immediatamente nella vita internazionale. II passaggio dalla realtà nazionale a quella continentale ed intercontinentale ha fatto mutare le prospettive, la natura e quindi la visione politico-economica per risolvere i problemi sociali ed individuali.
    Per quanto riguarda, invece, il cambiamento della dimensione iem¬purale, basti pensare al ritmo che la vita ha acquistato attraverso i mo¬derni mezzi di trasporto e le telecomunicazioni. Sicché il mondo si è trasformato e tende a diventare via via sempre più uniforme: cioè, a vivere con i medesimi istituti organizzativi, usi, costumi, gusti, convinzioni e perfino ideali.
    L'unificazione dell'esperienza visiva (con la televisione ed i vari mass-media) su tutti gli avvenimenti comporta tale allargamento di orizzonti, da porre gli uomini su un piano di conoscenza mai avuto prima.
    Stesso discorso vale per l'ideale religioso: la religione non è più considerata come un valore supremo, e tale da impegnare finn al mar¬tirio, ma con il processo di `unificazione' del mondo, dovendo convi¬vere con le altre, essa dovrà perdere il suo carattere di sacralità, e quindi dovrà sparticolarizzarsi, demitizzarsi, perdere ogni forma di in¬transigenza e di intolleranza verso il male ed il peccato. Perderà la sua struttura dogmatica a favore di una articolazione dialettica incentrata sul `dialogo'.
    Proprio per questo la religione va convertendosi in informe religio¬sità, acquisendo più che altro il significato di neutro fenomeno cultu¬rale, non di valore per cui si può anche combattere e morire.
    Passando sul piano politico, leggi e Costituzioni affermano il ca¬rattere deniocratico degli Stati europei. La politica sociale del capitali¬smo, sorta originariamente come risposta dello Stato borghese alla sfi¬da lanciata dalle masse proletarie, proclamando i fondamentali princì¬pi della previdenza, sicurezza ed assistenza sociale, dette la garanzia che nessuno si sarebbe più trovato in stato di bisogno.
    In realtà pochi centri di potere politico-economico-finanziario de¬terminano i destini dell'umanità, preda sempre più di pochi "persuasori occulti-.
    I popoli si credono liberi, invece sono legati mani e piedi ai veri padroni occulti.
    Non credo, comunque, che questo processo storico abbia il caratte¬re della irreversibilità.
    Al centro, protagonista della storia, c'è sempre l'Uomo, can la sua volontà di vivere e di lottare, per elevarsi al di sopra della sfera biolo¬gica, ed al di là del solo appagamento fisiologico dei bisogni materiali, al quale la logica del mondialismo capitalista vorrebbe ridurlo.
    E, data l'essenza di "animale sociale" dell'uomo, ci sono sempre gli aggregati tradizionali in cui egli vive: la famiglia, la comunità loca¬le, il popolo, vera speranza per il nostro futuro di uomini liberi e vero nemico di ogni agente del mondialismo massonico.

  7. #7
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    Cool L'IMMIGRAZIONE, ARMA MONDIALISTA

    II progetto mondialista, come abbiamo visto nei precedenti articoli, ipotizza un governo unico mondiale, che è anche l'obiettivo della Massoneria e il sogno delle organizzazioni sioniste.
    "Il grande ideale del Giudaismo è che il mondo intero sia imbevuto degli insegnamenti ebraici e che una fraternità universale delle Nazioni
    faccia scomparire tutte le separazioni di razza e di religione" ("Jewish World", London, 92.1983).
    Per passare dal sogno alla realtà è necessario però avere un terreno adatto alla "costruzione" (per usare una terminologia massonica) dell'edificio del governo mondiale e dell'umanità unificata. Se, passando dall'astratto al concreto, vogliamo trovare, sul mercato immobi¬liare mondiale, un terreno adatto e a poco prezzo, questo è già stato individuato ed è l'Italia: "anello debole" o "ventre molle", come si usa dire, dell'Europa.
    La debolezza è politica, economica e geografica: politica, perché la maggioranza di governo attuale è omogenea ai progetti mondialisli; economica, perché i "poteri forti" presenti in Italia sono anch'essi compartecipi dell'operazione; geografica, per la presenza di 8.000 Km di coste praticamente indifese.
    Meglio di così, dunque, non si potrebbe sperare di avere. E allora ecco che trattati internazionali, direttive, suggerimenti di varia prove¬nienza si fondono in norme di legge che hanno il compito di rendere il terreno ancora più adatto e fertile: la "Legge Mancino" e la "Legge Turco-Napolitano" ne sono i due esempi migliori, anche perché le due leggi, già profondamente pericolose in sé, sono strettamente collegate, diventando, anzi, la "Legge Mancino" il braccio operativo dell'altra.
    L'attivazione delle due leggi porterà lo Stato italiano ad aprire ogni possibile spazio ad una immigrazione selvaggia (caratterizzata, però, dalla sua comune provenienza islamica e, quindi, da un prgfondo odio per l'occidente cristiano), combattendo ogni forma di resi



    e la nostra (meglio, per le forze mondialiste, l'Islam che il Cristianesimo!) e, successivamente, da una attenuazione anche delle spigolosità islamiche in una realtà culturale sfilacciata e indistinta su cui si innesterà una seconda fase di costruzione di un potere assoluto, non temperato da nessun elemento di mediazione e di aggregazione sociale tipìcì della società europea - dai "corpi intermedi" alle ricchissime forme di attività di volontariato, dalle tradizioni locali alle cerimonie e ai culti delle Chiese locali...
    Suggerisco, a tale proposito, la lettura di due volumetti: Li Legge Mancino, di Carlo Alberto Agnoli, e Il vero volto dell'immigrazione di Gianantonio Valli, per scoprire che " L'Italia è usata come portofranco e base operativa della criminalità mondiale; che l'immigrazione sta portando prostituzione e malattie: che il bisogno di manodopera non è che una scusa; che dietro il sipario c'è I'O.N.U. e la Massoneria ; che l'aspetto più sconcertante è l'immigrazione islamica e l'atteggiamento della gerarchia ecclesiastica; che si va verso la liquidazione della Cristianità . L'obiettivo finale di chi conduce nell'ombra le fila è di arrivare alla fondazione di un Nuovo Ordine Mondiale, opera oc¬culta dell'ebraismo e della massoneria, il cui fine è 'di distruggere da capo a fondo tutto l'ordine religioso e sociale quale fu creato dal Cri¬stianesimo' (Leone XIII, Humanum Genus, 1884). Proprio come scri¬veva Annie Besant, 33° grado del Rito scozzese: `Se vedete uno di noi lavorare per un particolare movimento nel mondo, sappiate che è una parte del Piano Mondiale, e questo grande piano è: un nuovo cielo e una nuova terra edificati sulle rovine dell'antica civiltà' (Inquire
    within the light bearers of darkness, London. 1930). Ebbene, la vasta
    immigrazione in atto è, appunto, una di queste parti per la costruzione del nuovo Governo Mondiale, che si sta facendo con le campagne demografiche, con l'ecologia contro l'uomo, con il birth cnntrol, con l'animalismo, con la pornografia, la droga e, adesso, con l'immigrazione, al fine di creare una sola razza in un mondo unico dipendente
    da un'Autorità centrale[...)-1.

  8. #8
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    È chiaro che anche questa visione centralista impedirà alle forze politiche dominanti in Italia ogni apertura che possa portare a forme di autogoverno.
    Nuove entità statuali, come la Slovacchia, la Croazia, la Scozia o la Padania, che riducono le dimensioni dei soggetti (gli Stati nazionali, possono costituire - attraverso quello che, in termini militari, si potrebbe definire un "accorciamento di fronte 2- realtà più omogenee, più forti, più votate alla difesa di sé stesse, dei propri popoli e delle proprie cultuure.
    L'unità è, in questo campo, garanzia di debolezza, mascherata con alibi patriottici; in più è la premessa per favorire la repressione nelle zone a più forti spinte indipendentiste e autonomiste. Il progetto ornai chiaro è quello di invadere l'Italia per asservire la Padania e iniziare da qui la battaglia contro gli altri popoli europei che ormai minacciano in vario modo gli Stati nazionali e i Governi socialisti complici dei princìpi mondialisti. Se l'Europa di Delors, può essere, per le centrali mondialiste, il male minore, la —non-Europa- meticcio-islamica sarebbe il male minimo... Per noi le due soluzioni sarebbero ugualmente ro¬vinose: solo la libertà dei popoli padani e la loro costituzione in una Confederazione sovrana, soggetto di diritto internazionale, può rappresentare la salvezza dal centralismo romano e dalla pianificazione culturale ed economica del mondialismo.

  9. #9
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    Predefinito EPILLIO FINALE (cliccate file salva con nome)

    Proprio come scriveva Annie Besant, 33° grado del Rito scozzese: `Se vedete uno di noi lavorare per un particolare movimento nel mondo, sappiate che è una parte del Piano Mondiale, e questo grande piano è: un nuovo cielo e una nuova terra edificati sulle rovine dell'antica civiltà'
    Annie Besant (1847-1933)
    Annie Besant nasce a Londra da famiglia irlandese. Sposa il reverendo Besant, da cui ha due figli. I suoi interessi per la politica e il femminismo la inducono ad abbandonare la religione e diventa atea.
    Nel 1872 lascia il marito e stringe amicizia con Charles Bradlaugh, massone e propagandista antireligioso.
    Annie Besant diventa promotrice delle lotte femministe e di giustizia sociale e partecipa alla costituzione del Partito Laburista inglese.
    Nell’89 conosce Blavatsky e si converte alla causa della Teosofia, a cui darà un’impronta misticheggiante e cristianeggiante che sarà causa di discussioni e porterà a scismi. Diventata presidentessa della Società Teosofica vive a lungo in India, dove la Società ha sede e dove Annie partecipa alla lotta di liberazione degli indiani dal dominio inglese.
    Fondò a Benares il Central Hindu College.

  10. #10
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    Riccardo Taraglio ,organizzatore di CELTICA è teosofo, come appare nella sua biografia......

 

 

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