Solo vent’anni fa sembrava un fenomeno in costante calo e destinato a morire. Oggi, invece, l’emigrazione dal Sud al Nord dell’Italia è tornata a livelli sorprendentemente elevati. E’ quanto si evince dai dati Istat, elaborati alla fine del febbraio scorso e riguardanti i trasferimenti di residenza all’interno della Penisola relativamente al decennio 1993-2002. Negli ultimi tempi, infatti, gli spostamenti verso l’Italia centro-settentrionale sono aumentati vertiginosamente fino a raggiungere cifre (più di 70mila unità) che non si registravano dalla metà degli anni Settanta e che si avvicinano molto a quelle rilevate alla fine degli anni Cinquanta.

La situazione, però, non è la stessa di quasi mezzo secolo fa: se all’epoca la figura tipica dell’emigrante era quella di una persona con un basso livello di istruzione, proveniente da una realtà disagiata, povera e alla disperata ricerca di un qualsiasi genere di lavoro, oggi a emigrare sono per lo più giovani, tra i 20 e i 35 anni, con laurea o diploma e con l’aspirazione a svolgere una professione che sia per essi gratificante.
Seppur con caratteristiche diverse rispetto al passato, dunque, i flussi migratori sono prepotentemente tornati ad essere uno degli aspetti più importanti della società del nostro Paese. Guardando ai numeri, in particolare, tra il 1993 e il 2002, i cambi di residenza interregionali sono cresciuti dell’1,8% annuo, mentre sono aumentati dello 0,7% quelli intraprovinciali e dell’1% quelli tra province della stessa regione. Il percorso più consueto dell’ emigrante lungo lo Stivale rispecchia la tradizione: quasi il 45% degli spostamenti interregionali ha come punto di partenza il Sud, mentre le destinazioni più frequenti sono le regioni del Nord-ovest, con il 32% del totale dei trasferimenti dal Mezzogiorno, seguite da quelle del Nord-est (27,4%) e da quelle del Centro (26,5%). Analizzando poi la situazione specifica di ogni regione, scopriamo che è l’Emilia Romagna quella che ricava il maggior incremento di popolazione da questi flussi migratori, con un saldo di abitanti ogni 1000 residenti, relativo all’anno 2002, pari a +4,5. Un dato, questo, che ci riguarda particolarmente da vicino e che riveste comunque, in generale, una particolare importanza, se si pensa che al secondo posto, in questa speciale classifica, le Marche sono ben distanziate a +3,5 e che regioni come il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, terre meta di emigranti per eccellenza, presentano rispettivamente un +1,5, un +1,4 e un +0,1. Agli ultimi posti, invece, troviamo la Basilicata, con un –3,2 , la Calabria, con un –3,9 e la Campania, addirittura con un preoccupante –4,6: numeri che sono indice di un vero e proprio esodo dal Sud. Un dato indiscutibilmente allarmante e che dovrebbe indurre a riflettere su quali siano le motivazioni che spingono oggi un giovane meridionale a trasferirsi al Nord, dopo che negli anni Ottanta il fenomeno migratorio si era pressoché spento del tutto.


Il parere di Massimo Ascalone dell'associazione culturale salentina "Macaria"

“Sono tanti gli originari di Lecce e dintorni a Parma e la nostra è ormai una sorta di famiglia”, parola di Massimo Ascalone, 37 anni, dell’ Associazione culturale salentina “Macaria”.
Sig. Ascalone, come spiega questa ripresa, in quantità massiccia e con aspetti differenti rispetto al passato, degli spostamenti da Sud a Nord? E qual è la sua personale esperienza di emigrante?
La mia è un’ esperienza del tutto particolare: iniziai a lavorare al Sud, al Ministero delle Finanze, e decisi di trasferirmi al Nord per curiosità, per un desiderio, più che per necessità. Facendo un discorso di carattere generale, dopo un forte attenuamento dei flussi migratori negli anni Ottanta, dovuto a svariate ragioni, tra cui l’apertura di alcune grandi fabbriche al Sud e le numerose assunzioni nell’apparato statale durante il periodo del Pentapartito, oggi l’ emigrazione è un fenomeno del tutto differente rispetto a cinquant’anni fa. A quel tempo, con il boom economico, erano le grandi industrie settentrionali a favorire il fenomeno, mentre ora è cambiata l’offerta della manodopera: con lo sviluppo del terziario c’è più bisogno di diplomati e laureati. Il problema dell’ emigrazione è strettamente legato alle esigenze prodotte dall’economia.
Quali sono i principali elementi che fanno dell’Emilia Romagna una delle destinazioni più frequenti tra gli emigranti?
Oltre ovviamente alle numerose opportunità offerte, credo che il dato che ponga effettivamente l’Emilia Romagna in una posizione di primo piano sia sicuramente la qualità della vita, tra le migliori al Nord e in generale. In particolare, la Sanità gioca un ruolo fondamentale: sentirsi assistiti in caso di necessità è un elemento primario nelle valutazioni alla base della decisione del luogo in cui trasferirsi.
Quali sono le più diffuse ragioni che spingono un giovane ad emigrare dal Sud?
Senz’altro la scarsa offerta di lavoro, che determina disoccupazione e lavoro in nero, e un’ illegalità purtroppo tollerata sono i due elementi principali; ma non va dimenticato come al Sud vi sia, storicamente, una mancanza di capacità imprenditoriale.


L'opinione di Francesco Rossi, coordinatore provinciale del gruppo "Giovani Padani

Il fenomeno dei flussi migratori lungo la Penisola è da sempre un tema centrale nella politica della Lega Nord. “L’emigrazione in Italia è un problema gravissimo”, afferma Francesco Rossi, coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani.
Sig. Rossi, quali sono le posizioni della Lega e del suo movimento riguardo i trasferimenti dal Meridione verso il Nord?
La questione è complessa: i politici, sia di destra che di sinistra, spendono tante buone parole, affermano di voler far crescere le regioni del Sud ma in realtà le sfruttano semplicemente come serbatoi di voto. Da cinquant’anni si adottano provvedimenti, come sussidi e finanziamenti a pioggia, che non hanno sortito alcun effetto, in parte per i tanti sprechi -emblematico è il caso del Ponte sullo Stretto -, in parte perché spesso è la malavita organizzata a beneficiare di questi “aiuti”,il che è indice di un’esistente commistione, talvolta, tra mafia e politica. In questo quadro, poi, giocano un ruolo fondamentale anche le grandi industrie, che, ovviamente, hanno interesse affinché l’offerta di lavoro si mantenga superiore rispetto alla domanda per poter imporre salari più bassi.
Quali sono le principali ragioni che spingono oggi un cittadino meridionale a emigrare?
La generale floridità economica e le maggiori opportunità che caratterizzano il Nord del Paese rispetto a una realtà, quella del Mezzogiorno, difficile -si pensi che quasi un terzo del Pil del Sud deriva dal lavoro nero e al pressoché totale controllo della mafia sulle attività economiche-. Di fronte a questa situazione chi desidera trovare uno sbocco lavorativo soddisfacente e non scendere a patti con la malavita è spesso portato a trasferirsi altrove.
Quale, dunque, la soluzione al problema dei flussi migratori dal Sud al Nord del Paese?
Il federalismo, politico e fiscale, sarebbe un toccasana per il Meridione: maggiori poteri e denaro direttamente nelle mani degli enti locali renderebbe questi più responsabilizzati e i cittadini, in tal modo più vicini alle istituzioni, più consapevoli.






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