Da "Il Gazzettino" di oggi:

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Crac Volare, comincia subito lo scaricabarile

Ci sono tanti modi per interpretare il proprio ruolo di imputati-chiave in uno scandalo miliardario, per comparire in pubblico con le manette ai polsi, per presentarsi alla deposizione tanto attesa, ma temuta. I tre principali indagati per il crack di Volare Group - un buco da 500 milioni di euro, un vortice di società, conti e spese pazze - arrivano al palazzo di giustizia di Busto Arsizio due giorni dopo essere stati arrestati per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. Lo fanno con un segno distintivo, vestiti di blu o azzurro, colori che richiamano gli aerei della compagnia che da Thiene aveva lanciato un progetto in grande stile di voli a basso costo, un'avventura naufragta in pochi anni.

Ci sono tanti modi per difendersi. «In questa storia ci ho rimesso un sacco di soldi, signor giudice. Tutte le mie energie. Essere accusato di aver creato una struttura parallela per far morire Volare è infamante, inaccettabile». Gino Zoccai, 42 anni, di Thiene, imprenditore orafo, fondatore del gruppo, appare padrone di sè e piuttosto tranquillo, indossa una giacca blu e comincia con quelle parole la deposizione durata tre ore. Accanto, l'avvocato Tonino De Silvestri, che fino a non molto tempo fa era Pm a Vicenza. Zoccai è il principale imputato, perchè Volare è stata una sua creatura. Ma nega di aver dato vita a My Air, una compagnia-clone che secondo gli inquirenti sottrasse risorse alla concorrente ormai decotta. «L'hanno fatta altri...» spiega il thienese ed esibisce un contratto che proverebbe la cessione della partecipazione in Triskel, la società utilizzata per controllare My Air e nata dopo il maggio 2004 quando Zoccai non era più in Triskel.

È un passaggio cruciale. Serve all'avvocato per dimostrare che non vi può essere reiterazione del reato, se Zoccai non è socio occulto di My Air. Chiede gli arresti domiciliari, anche perchè non può inquinare le prove, visto che il cliente ha litigato con i vecchi soci. E perchè non ha intenzione di fuggire, anzi in questi mesi ha collaborato con gli uomini della Finanza (si erano scambiati i numeri di cellulare) impegnati a risolvere il rebus di quella piccola compagnia capace di mangiarsi tanti soldi in pochi anni.

Ma Zoccai deve spiegare il patatrac. Nega di esserne responsabile. «Avevo un ruolo istituzionale, di rappresentanza, fior fiore di commercialisti, di manager. Loro mi presentavano i bilanci, mi basavo su quello che mi dicevano. Sostenevano che la società andava bene». Le prove? «Faceva gola a Klm, Alitalia, Generali, Ligresti. Pensavo si potesse riprendere». Invece? «Sono rovinato economicamente».

Ed ecco il comandante Vincenzo Soddu , 57 anni, di Zanè, indicato dal Pm come il regista occulto. Jeans azzurri, maglioncino azzurro, capelli bianchi, volto abbronzato, occhiali scuri, è protagonista di un parapiglia con i fotografi. L'ex amministratore delegato di Volare ha uno scatto, cerca di avventarsi contro i paparazzi, ma lo trattiene un difensore. Viene colto da crisi di nervi, e singhiozza. Per lui è una salvezza la porta dell'aula del Tribunale che si spalanca, anche se lo confondono per uno degli arrestati dello scandalo che ha travolto i magazzinieri di Malpensa, colti a rubare nelle valigie. E l'esordio di Soddu è in linea con la situazione: «Sarò uno stupido, signor giudice, ma non sono un ladro. Volare è una mia creatura, l'ho voluta io. E dopo la mia famiglia veniva Volare».

I due vicentini sono convincenti su questo attaccamento a un'avventura economica che per entrambi significava il grande giro d'affari. Soddu parla per due ore e alla fine anche i suoi legali chiedono i domiciliari, sottolineando che mercoledì è tornato dalla Romania per farsi arrestare. «Ha risposto a tutte le domande con grande lucidità, è da novembre che aspettava di essere sentito dalla Procura» ha spiegato l'avvocato Mario Calgaro, a dimostrazione del fatto che l'ex comandante si è preparato puntigliosamente, anzi avrebbe voluto anticipare i tempi, quando non era ancora stato dichiarato lo stato d'insolvenza, forse nella speranza di evitare l'arresto. Il "buco"? «Riteniamo che tutte le poste di bilancio di Volare fossero motivate e non possano aver indotto nessuno in errore. Mancano i presupposti per ipotizzare una distrazione di fondi da Volare ad altre compagnie» ha aggiunto, per tagliare ogni legame con My Air che si sospetta nata fraudolentemente dalle ceneri di Volare. La maratona di interrogatori era cominciata al mattino con Giuliano Martinelli, 67 anni, milanese di Segrate, ex direttore commerciale di Volare Group ed ora amministratore di fatto di My Way Airlines, la nuova compagnia presieduta da Carlo Bernini (che è indagato). Si è conclusa con un esito piuttosto scontato, senza squarci di confessione e con qualche evidente scaricabarile. Ma il procuratore Antonio Pizzi ha commentato con soddisfazione: «Gli interrogatori incrociati hanno permesso di individuare precise responsabilità nelle varie operazioni». E siamo solo all'inizio.

Giuseppe Pietrobelli

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CharlieTango