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    Predefinito 29 aprile (6 aprile) - S. Pietro da Verona martire

    Dal sito SANTI E BEATI:

    San Pietro da Verona Sacerdote e martire

    6 aprile

    Verona, sec. XII

    Nato da genitori eretici manichei, l’innata rettitudine del cuore gli fece intuire subito da che parte si trovasse la verità. A sette anni imparò alle scuole dei cattolici il Credo, che per lui non sarà una formula qualunque, ma un principio di vita e una luce che rischiarerà per sempre il suo cammino. Entrato nell’Ordine, anelante le sante lotte per la fede, nei lunghi anni di preparazione al futuro apostolato, mise le basi di quella robusta santità che fece davvero di lui un atleta di Gesù Cristo. Un giorno confidò a un confratello che da quando era sacerdote, celebrando la S. Messa, alla elevazione del calice aveva sempre chiesto al Signore la grazia di morire martire, tale era l’ardore della sua fede e della sua carità. Nominato nel 1242 Inquisitore Generale per la Lombardia, combatté senza posa gli eretici con la spada della divina parola, finché fu ucciso per loro mano, come egli aveva predetto, sulla strada da Como a Milano.

    Etimologia: Pietro = pietra, sasso squadrato, dal latino

    Emblema: Pugnale, Ferita al capo, Palma

    Martirologio Romano: Presso Milano, passione di san Pietro da Verona, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, nato da genitori seguaci del manicheismo, abbracciò ancor fanciullo la fede cattolica e divenuto adolescente ricevette l’abito dallo stesso san Domenico; con ogni mezzo si impegnò nel debellare le eresie, finché fu ucciso dai suoi nemici lungo la strada per Como, proclamando fino all’ultimo respiro il simbolo della fede.

    Martirologio tradizionale (29 aprile): San Pietro, dell’Ordine dei Predicatori, Martire, che subì il martirio per la fede cattolica il sei Aprile.

    (6 aprile): A Milano la passione di san Pietro, dell’Ordine dei Predicatori, Martire, ucciso dagli eretici per la fede cattolica. La sua festa però si celebra il ventinove Aprile.

    Nacque a Verona alla fine del sec. XII in una famiglia eretica, ma già ragazzino si oppose ai suoi parenti.
    Continuò gli studi all’Università di Bologna dove poi entrò nell’Ordine Domenicano, quando s. Domenico era ancora in vita.
    Notizie storiche lo citano come grande partecipe nella fondazione delle Società della Fede e delle Confraternite Mariane a Milano, Firenze ed a Perugia; queste istituzioni a difesa della dottrina cristiana sorsero poi presso molti conventi domenicani; questo fra il 1232 e 1234.
    Dal 1236 lo si incontra in tutte le città centro-settentrionali d’Italia come grande predicatore contro l’eresia dualistica, ma Milano fu il campo principale del suo apostolato, le sue prediche e le sue pubbliche dispute con gli eretici, erano accompagnate da miracoli e profezie così molti ritornavano alla vera fede del Vangelo.
    Il papa Innocenzo IV nel 1251 lo nominò inquisitore per le città di Milano e Como. La lotta fu dura perché l’eresia era molto diffusa e nella domenica delle Palme 24 marzo 1252 durante una predica egli predisse la sua morte per mano degli eretici che tramavano contro di lui, assicurando i fedeli che li avrebbe combattuto più da morto che da vivo.
    I capi delle sette delle città di Milano, Bergamo, Lodi e Pavia, che per brevità non riportiamo i nomi, assunsero come esecutori, i killer di allora, Pietro da Balsamo detto Carino e Albertino Porro di Lentate.
    Essi prepararono un agguato vicino a Meda dove Pietro, Domenico e altri due domenicani, nel loro tragitto da Como a Milano il 6 aprile 1252 si erano fermati a colazione prima di proseguire per la loro strada.
    Albertino ricredendosi abbandonò l’opera e fu il solo Carino che con un "falcastro", tipo di falce, spaccò la testa di Pietro, immergendogli anche un lungo coltello nel petto, l’altro confratello Domenico ebbe parecchie ferite mortali che lo portarono alla morte sei giorni dopo nel convento delle Benedettine di Meda.
    Il corpo di Pietro fu trasportato subito a Milano dove ebbe esequie trionfali e fu sepolto nel cimitero dei Martiri, vicino al convento di s. Eustorgio. In quello stesso giorno si diffondevano notizie di miracoli. Tra queste grazie, bisogna annoverare la conversione del vescovo eretico Daniele da Giussano che aveva macchinato la sua morte e dello stesso assassino Carino che entrarono poi nell’Ordine Domenicano.
    Il grande clamore suscitato dall’uccisione ed i tanti prodigi che avvenivano fecero si che da tutte le parti si chiedesse un’innalzamento agli altari del martire. Undici mesi dopo, il papa Innocenzo IV il 9 marzo 1253, nella piazza della chiesa domenicana di Perugia, lo canonizzò fissando la data della festa al 29 aprile.
    Il suo culto ebbe grande espansione, i domenicani eressero chiese e cappelle a lui dedicate in tutto il mondo, le Confraternite ebbero in ciò un’importanza notevole. Artisti furono chiamati a realizzare opere d’arte, come il monumento marmoreo del 1339 del pisano Giovanni Balduccio a Milano e la grandiosa chiesa di Verona detta di Santa Anastasia. Parecchie città italiane lo elessero a loro protettore come Verona, Vicenza, Cremona, Como, Piacenza, Cesena, Spoleto, Rieti, Recanati.
    E’ raffigurato con la tonaca domenicana, con la palma del martirio, con la ferita sanguinante dalla fronte al capo, oppure con una roncola che penetra nel cranio, con il pugnale infitto al petto o ai fianchi, secondo l’estro dell’artista.
    E’ uno dei santi più raffigurati, quasi tutti gli artisti si cimentarono a dipingerlo dal 1253 in poi, visto la grande diffusione che aveva l’Ordine Domenicano sia in chiese, che conventi, congregazioni, ecc.

    Autore: Antonio Borrelli

    Guercino, S. Pietro martire

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    Pedro Berruguete, Preghiera di S. Pietro martire, Museo del Prado, Madrid

    Pedro Berruguete, Miracolo della nube di S. Pietro martire, Museo del Prado, Madrid

    Pedro Berruguete, Morte di S. Pietro martire, XV sec., Museo del Prado, Madrid

    Pedro Berruguete, La Tomba di S. Pietro martire, Museo del Prado, Madrid

    Pedro Berruguete, S. Pietro martire, Museo del Prado, Madrid

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    Anonimo, S. Pietro martire, Chiesa di S. Maria del Rosario in Prati, Roma

    Pietro Francesco Guala (Casale Monferrato 1698 - Milano 1757), S. Pietro martire, 1745-50, Collezione privata, Casale Monferrato

    Beato Angelico, S. Pietro martire invita al silenzio, Convento di S. Marco, Firenze

    Giovanni da Balduccio, Tomba di S. Pietro martire, 1335-39, Chiesa di S. Eustorgio, Milano

    Giovanni Bellini, Martirio di S. Pietro martire, 1509, Courtauld Institute Galleries, Londra

    Mattia Preti, Martirio di S. Pietro martire

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    Predefinito «Lettera » di san Pietro martire, priore di Asti

    Alla priora del monastero di San Pietro in Campo Santo di Milano (ed. A. Dondaine, in AFP XXIII ,1953, pp. 91-93)

    Ho ricevuto con immensa gioia la tua attesissima lettera e dal suo contenuto mi sono reso conto che, crescendo di giorno in giorno nella virtù, hai meritato di raggiungere le vette della vocazione contemplativa. Tu sei salita al monte del sacrificio, mentre io m’indugio ancora nella valle delle preoccupazioni, spendendo quasi tutta la mia vita per gli altri. Tu, abbandonandoti alle ali della contemplazione, ti libri al di sopra di queste cose; io, trattenuto dalla sollecitudine verso gli altri, sono impedito dallo spiccare il volo. «Povero me! quanto si è protratto il mio esilio!»(Sal 119, 5). «Chi mi darà ali di colomba per volare e riposarmi? (Sal 54, 7). In ogni cosa cercai la pace» (Sir 24, 11); «ma in ogni cosa trovai fatica e dolore» (Sal 80). Non c’è riposo che nell’eredità dei Santi della quale sta scritto: «Questo è il mio riposo per sempre!» (Sal 131, 14). Io, invece, non posso immergermi nella libertà dei figli di Dio—come vorrei e intensamente desidero—e nemmeno mi riesce di sperimentarla. Aiutami con le tue preghiere, sorella carissima, perché «i miei giorni sono trascorsi veloci», per usare un’espressione di Giobbe (17,11). Non mi ritraggo certo dal cammino che ho intrapreso, anche perché presagisco di non esser lontano dalla mèta di ogni uomo: già intravedo il baluginare premonitore del momento conclusivo. Prega, dunque, sorella dolcissima; ricordati di me quando nei momenti d’intimità col Figlio di Dio, gli offri le tue lacrime: so bene quanto «valore abbia l’insistente preghiera del giusto» (Gc 5,16) e come l’intercessione del prossimo ottenga ciò che la domanda personale non merita.

    Fosti scelta da Cristo, sorella prediletta, quale collaboratrice per assolvere presso di Lui un ministero di preghiera al fin di rendere più gradite a Dio le tue sorelle, «per indurle a compiere il bene» (Tt 2,14), ammaestrandole con la parola e con un’esemplare vita di preghiera. Lasciata in disparte qualsiasi vanità mondana, impégnati con tutte le forze ad assolvere il tuo compiuto per prestare totale dedizione all’Altissimo con il tuo omaggio filiale e crescere nella santità. Ti prego: sii retta nel trattare il denaro, discreta nel parlare, garbata nell’impartire ordini, sollecita nel venire in aiuto, prudente nel consigliare, oculata nel dare risposta, longanime nell’esercizio della pazienza. Mostrati affezionata ai superiori, indulgente versi i sudditi, benevola con gli eguali, intransigente con i superbi, amabile con gli umili, magnanima con chi si pente, inflessibile con gli ostinati. Quanto più altro è il titolo del tuo ufficio, tanto più dovrai sentirti impegnata a superare gli altri nella santità.

    Ho creduto bene, sorella carissima, di esortanti con queste righe, non perché tu abbia bisogno dei miei richiami, ma perché ti protenda con maggior generosità verso la palma e la mèta e, insieme alle tue sorelle carissime, ti affretti ad entrare nella casa di Dio e di san Pietro. E quando passerò da voi di ritorno dal Capitolo, potrò trarre pieno conforto dal vostro comportamento e dalla vostra pietà.

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    Predefinito San Pietro Da Verona

    LA VITA

    Nato a Verona verso la fine del XII secolo da una famiglia caduta nella rete dell'eresia catara, fin da bambino ha saputo resistere alle insidie dell'errore dimostrando una viva percezione della verità della fede. Inviato a Bologna per frequentare l'Università, ha incontrato San Domenico di Guzman e, attirato dal suo carisma, è entrato nell'Ordine dei Frati predicatori da lui fondato (1216) per combattere l'eresia e predicare la verità del Vangelo. Le prime notizie storiche sull'attività apostolica di fr. Pietro lo vedono presente come fervente predicatore a Milano e a Venezia fra il 1232 e il 1234. Fr. Pietro ha avuto parte nella fondazione della Società della Fede e delle Confraternite mariane sorte anche a Firenze e a Perugia.

    Eletto Priore a Como nel 1236, fr. Pietro svolge una prodigiosa attività di predicatore: lo troviamo a Vercelli (1238), a Roma (1244), a Firenze (1245) dove dà i suoi consigli nella fondazione dell'Ordine dei Servi di Maria. Combatte con vigore dal pulpito l'eresia, ma si occupa anche della direzione spirituale delle monache. Il suo fervore apostolico lo spinge ad estendere il campo della predicazione a Mantova, Pavia, Cesena. Nel 1249 dà il suo contributo alla pacificazione delle città della Romagna e della Marca Anconitana. Priore ad Asti (1248-1249) e a Piacenza (1249-1250), Pietro ritorna a Milano, suo principale centro di apostolato. Il calore della sua parola, la forza manifestata nelle pubbliche dispute con gli avversari, la conferma dei miracoli, hanno conquistato il cuore del popolo milanese e ricondotto molti eretici alla verità della fede.

    In quel tempo l'eresia albigese (sorta nel sud della Francia, già incontrata e combattuta dal Santo Padre Domenico in Linguadoca) si era diffusa anche nel nord Italia. Nel 1251 il Papa Innocenzo IV di ritorno da Lione, fermatosi per alcuni mesi in Lombardia, si era reso conto della gravità della situazione e della necessità di un intervento più drastico per combattere l'eresia. A tal fine ha istituito alcuni inquisitori per le città lombarde. L'8 giugno 1251 Papa Innocenzo IV ha affidato a Fr. Pietro tale mandato a Cremona e subito dopo lo ha nominato inquisitore a Milano, Como e nei rispettivi territori. Pietro da Verona è stato in passato accusato di avere infierito contro gli eretici. È doveroso ribadire l'infondatezza di tali accuse: infatti fu inquisitore solo per alcuni mesi (autunno 1251- 6 aprile 1252); dai documenti trovati non emerge alcun elemento che possa suffragare questa accusa. Al contrario, la venerazione goduta durante la sua vita. l'enorme impressione provocata dal suo martirio, il culto diffuso rapidamente non solo in Italia, ma anche all'estero, la conversione del sicario Carino che lo ha colpito a morte e del vescovo eretico Daniele da Giussano, che aveva fatto parte del complotto, sono la prova della virtù eroica di Pietro da Verona riconosciuta appena undici mesi dalla sua morte da Papa Innocenzo IV a Perugia (9 marzo 1253).

    IL MARTIRIO

    Il successo della sua predicazione e la fermezza con la quale si è dedicato alla nuova missione hanno provocato la reazione di potenti avversari che hanno formato un complotto contro di lui per eliminarlo. Fr. Pietro ne ha avuto sentore e ne ha dato pubblicamente l'annuncio: "So con certezza che. la mia morte è stata decretata dagli eretici e hanno preparato il denaro... Facciano come credono; li combatterò più da morto, di quanto abbia fatto da vivo" (Milano, domenica delle Palme, 24 marzo 1252). Sono stati assoldati due sicari: Pietro da Balsamo, detto Carino, e Albertino Porro di Lentate che hanno studiato accuratamente il piano dell'imboscata. La vigilia della domenica in Albis (6 aprile 1252), fr. Pietro ha lasciato il convento di Como -, del quale era priore, per tornare a Milano assieme a fr. Domenico percorrendo la via Canturina. Il sicario Albertino Porro, preso dal rimorso, si è ritirato lungo la via. Ma il Carino, deciso a compiere l'efferato delitto, ha raggiunto i due frati presso la località chiamata Farga, li ha assaliti alle spalle colpendo con un falcastro più volte al capo fr. Pietro e, dopo aver ferito con più colpi fr. Domenico, è ritornato su fr. Pietro finendolo con una pugnalata al petto. Fr. Pietro ha esalato l'ultimo respiro dicendo: "Nelle tue mani raccomando il mio spirito" e iniziando la recita del Credo. Un robusto giovane che, pur lontano, aveva assistito alla terribile scena, giunto di corsa sul posto ha lanciato l'allarme ed è riuscito ad immobilizzare il sicario. Fr. Domenico, portato in un monastero di Meda, è morto dopo sei giorni, lasciando la sua preziosa testimonianza sulla fine di fr. Pietro. La notizia si è divulgata fulmineamente suscitando enorme impressione. Il corpo del martire, composto in fretta, è stato portato la sera stessa a Milano e deposto nella chiesa di San Simpliciano. L'indomani la salma, accompagnata da una folla enorme e da uno stuolo di religiosi e sacerdoti guidati dall'Arcivescovo di Milano, è stata trasportata in S. Eustorgio per le solenni esequie e sepolta provvisoriamente nel cimitero dei martiri adiacente alla chiesa. Le autorità milanesi, vista la generale venerazione nei confronti del martire domenicano, hanno inviato al Papa una delegazione ufficiale per chiedere gli onori degli altari del nostro martire. Il Papa Innocenzo IV con la bolla Magnis et crebris (24 marzo 1253) iscriveva Pietro da Verona nel catalogo dei santi e fissava la data della festa al 29 aprile.

    Nello stesso anno, in occasione del Capitolo provinciale dei domenicani a Milano, l'Arcivescovo Leone da Perego, dopo aver staccato il Capo del Santo da porre in un reliquiario e venire incontro alla venerazione dei fedeli, deponeva il corpo del martire in un primo modesto sarcofago in marmo collocato nella navata sinsitra di S. Eustorgio all'altezza della quinta cappella.

    IL CULTO E L'ARTE

    Lo zelo dei Domenicani, la devozione dei milanesi attirati anche dai miracoli da lui compiuti, le iniziative delle numerose Confraternite o Compagnie di San Pietro, hanno contribuito notevolmente a diffondere il culto curando la costruzione di chiese (la più grandiosa è quella di S. Anastasia a Verona, patria del Martire, iniziata nel 1290), l'erezione di cappelle nelle chiese già esistenti (la più celebre è la Cappella Portinari in S. Eustorgio, 1462-1468) e di moltissimi altari dedicati a San Pietro da Verona. Molte città, beneficate dalla sua predicazione, lo hanno eletto a patrono (Verona, Como, Vicenza, Cremona, Piacenza, Cesena, Spoleto, Recanati, Rieti). In modo tutto speciale i Domenicani di S. Eustorgio si sono prodigati per costruire una tomba degna della santità del Protomartire. Vennero raccolte elemosine da tutto il mondo e nel 1336 dato l'incarico allo scultore pisano Giovanni di Balduccio di costruire un'arca in marmo. L'opera di Balduccio costituisce uno dei capolavori della scultura gotica italiana. Terminata l'opera nel 1339 le spoglie del Santo vennero rinchiuse solennemente in occasione del Capitolo generale svoltosi a Milano nel 1340.

    Ma si sentiva la necessità di dare una degna cornice al Reliquiario che conteneva il Capo del Martire. L'agente fiorentino Pigello Portinari con grande generosità ha provveduto alla costruzione della Cappella del Capo (1462-1467) per custodire il Reliquiario con il Capo. Il pittore Vincenzo Foppa, incaricato di affrescare la nuova Cappella (1462-1468), ha mirabilmente descritto gli episodi principali della vita del Santo Domenicano. Soltanto nel 1736 è stata decisa la traslazione dell'Arca, rimasta nella navata sinistra, e collocata definitivamente nel centro della Cappella nella quale sono state riunite le preziose Reliquie di San Pietro Martire. Il recente restauro (1989-1999) ha ridato tutto lo splendore a questo autentico gioiello, sublime omaggio dell'arte alla fede.

    A cominciare dalla seconda metà del XIII secolo un grande numero di artisti è stato ispirato a celebrare il martirio di Pietro da Verona: dai polittici dallo sfondo dorato, ai mosaici, agli affreschi, alle mirabili tele. Da Duccio di Boninsegna a Cimabue, da Lippo Vanni a Giovanni Bellini, da Gentile da Fabriano al Beato Angelico, da Lorenzo Lotto al sommo Tiziano.

    IL SANTUARIO DI SEVESO

    La chiesa di S. Eustorgio a Milano, donata dall'Arcivescovo di Milano Settala ai Domenicani fin dal 1227, accanto ad altri tesori, ha il privilegio di custodire il Corpo del nostro Protomartire.

    Ma non si può dimenticare il Santuario, che è stato eretto sul luogo del martirio. Quando fr. Pietro cadde sotto i violenti colpi di un sicario, si trattava di un piccolo paese, che deve il suo sviluppo alla testimonianza di un martire che ha fecondato con il suo sangue quella terra. Molto presto gli Umiliati edificarono una piccola chiesa e una casa modesta. Ma nel 1371 i Domenicani, che nel 1288 a Monza avevano già costruito un convento e una chiesa (oggi perfettamente restaurata) edificarono nel 1638, grazie alla generosità del conte Giulio Arese e del figlio Bartolomeo, un magnifico Santuario e un grande convento nel quale hanno esercitato il loro ministero fino alla soppressione del 1798. Il Santuario è interamente affrescato con episodi della vita di San Pietro Martire, di San Domenico, di altri santi e sante domenicane. In una cripta scavata nel 1900 sotto l'altare maggiore è custodito lo strumento con il quale il sicario Carino ha ucciso fr. Pietro. Nel 1818 per iniziativa del Card. Gaetano Gaisruck il grande complesso veniva acquistato dalla diocesi per diventare sede del Seminario minore.

    Recentemente ristrutturato e restaurato il convento è stato adibito a Seminario ed ufficialmente inaugurato dal Card. Martini il 19 settembre 1998. Grandi solennità sono previste per celebrare il 750° anniversario del martirio di San Pietro da Verona, al quale è dedicata anche la chiesa parrocchiale.

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    Guarda anche Pietro vergine e martire che con il suo sangue portò luce fra le tenebre di tante eresie: egli odiò l'eresia tanto da essere pronto a lasciarvi la vita. E mentre visse, sua cura continua fu quella di pregare, predicare, disputare con gli eretici e confessare, annunziando la verità e propagando la fede senza alcun timore. E non solo durante la sua vita, ma anche in punto di morte; onde, mentre stava per morire, venendogli meno la voce e mancandogli l'inchiostro, intinse il dito nel proprio sangue: ma non ha carta, questo glorioso martire, e perciò si china e scrive in terra confessando la sua fede, cioè il 'Credo in Deum' il suo cuore ardeva nella fornace della mia carità, e perciò non rallentò il passo voltando il capo indietro quando capì che doveva morire - prima che morisse, infatti, Io gli rivelai la sua fine - ma, come vero cavaliere privo d'ogni timor servile, uscì allo scoperto, sul campo di battaglia.

    dal Dialogo di S. Caterina da Siena, c. 158.

    Fonte: Preghiera a Gesù e Maria

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    Predefinito

    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 582-584

    29 APRILE

    SAN PIETRO, MARTIRE


    L'eroe che la Santa Chiesa presenta oggi quale intercessore a Gesù risorto, ha combattuto così valorosamente da ricevere la corona del martirio. Il popolo cristiano lo chiama san Pietro Martire, di modo che il suo nome e la sua vittoria non si separano mai. Immolato da mano eretica, è stato il tributo che la cristianità del secolo XIII offrì al Redentore. Mai nessun trionfo ebbe acclamazioni così solenni. Nel secolo precedente, la palma raccolta da Tommaso di Cantorbery fu salutata con trasporto da quei popoli che allora amavano soprattutto la libertà della Chiesa: quella di Pietro fu oggetto di un'ovazione simile all'altra. La sua festa veniva celebrata con la sospensione del lavoro, come si faceva nelle antiche solennità, ed i fedeli accorrevano nelle chiese dei Frati Predicatori, portando rami, che presentavano per essere benedetti, in ricordo del trionfo di Pietro Martire. Quest'uso si è mantenuto anche ai nostri giorni nell'Europa meridionale, ed i rami, benedetti in quel giorno dai Domenicani, sono considerati una protezione per le case, nelle quali vengono conservati con rispetto.

    San Pietro e l'Inquisizione.

    Qual era il motivo che aveva potuto infiammare lo zelo del popolo cristiano per la memoria di questa vittima di un odioso attentato?

    Pietro soccombette mentre lavorava in difesa della fede, ed i popoli a quei tempi non avevano niente di più caro. Egli aveva avuto l'incarico di cercare gli eretici manichei, che da un pezzo infestavano il Milanese con dottrine perverse e costumi altrettanto deprecabili. La sua fermezza, la sua integrità nel compimento di questa missione, lo esposero all'odio dei Patarini; e quando cadde vittima del suo coraggio, un grido di ammirazione e di riconoscenza si levò dalla cristianità. Niente dunque di più lontano dalla verità, che le invettive dei nemici della Chiesa e dei loro imprudenti fautori, contro le persecuzioni che il diritto pubblico delle nazioni cattoliche aveva decretato per sventare e colpire i nemici della fede. In quei secoli, nessun tribunale fu mai più popolare di quello che era incaricato di proteggere la santa fede, e di reprimere coloro che avevano osato attaccarla.

    Che l'Ordine dei Frati Predicatori, incaricati principalmente di questa alta magistratura, gioisca dunque senza orgoglio, come senza timore, dell'onore che ebbe di esercitarla così a lungo per la salvezza del popolo cristiano. Quante volte i suoi membri hanno trovato gloriosa morte nell'adempimento del loro austero dovere! San Pietro Martire fu il primo tra quelli dati dall'Ordine per questa causa; ma i fasti domenicani ne produssero un gran numero: eredi della sua dedizione ed emuli della sua corona. La persecuzione degli eretici non è più che un fatto storico; ma a noi cattolici non è permesso considerarla altrimenti di come la considera la Chiesa. Oggi ella ci ordina di onorare come martire uno dei suoi santi che ha incontrato la morte andando incontro ai lupi che minacciavano le pecorelle del Signore; non saremmo noi colpevoli verso la madre nostra, se osassimo giudicare, altrimenti di quanto lo meritano, quelle lotte che hanno valso a Pietro la corona immortale? Lungi dunque dai nostri cuori di cattolici la vigliaccheria che non osa accettare gli sforzi fatti dai nostri padri per conservarci la più preziosa delle eredità! Lungi da noi quella facilità puerile nel credere alle calunnie degli eretici e dei pretesi filosofi, contro una istituzione ch'essi non possono, naturalmente, che detestare!

    Lungi da noi quella deplorevole confusione di idee che mette sullo stesso piede la verità e l'errore, e che, visto che questo non può avere diritti, ha osato concludere che la verità non deve reclamarne!

    VITA. - San Pietro nacque a Verona nel 1206, da genitori eretici. Prevenuto dalla grazia ed istruito da un sacerdote cattolico, aderì, fin dalla sua giovinezza, alla verità della fede. Studente a Bologna, ben lungi dal lasciarla indebolire, entrò tra i Frati Predicatori, ove si distinse nella pratica delle virtù religiose. Ordinato sacerdote, esercitò il suo ministero nelle province circostanti, vi operò miracoli e numerose conversioni. Nel 1232, Gregorio IX lo nominò Inquisitore generale della Fede. Il suo lavoro per estirpare l'eresia gli procurò l'odio dei manichei. Il 6 aprile 1252, uno di essi lo assassinò mentre si recava a Milano. Il corpo del Martire fu trasportato nella Chiesa dei Domenicani di Milano, e l'anno seguente, Innocenzo IV poteva iscrivere Pietro nell'albo dei santi.

    Protezione contro l'errore.

    Protettore del popolo cristiano, quale altro motivo di quello della carità poteva guidare il tuo lavoro? Sia che la tua parola viva e luminosa riconducesse a verità le anime che erano state ingannate, sia che, affrontando direttamente il nemico, la tua severità lo costringesse a fuggir lontano da quei pascoli che esso veniva ad avvelenare, non avesti che uno scopo: quello di preservare i deboli dalla seduzione. Quante anime semplici avrebbero goduto le delizie della verità divina, che la Santa Chiesa faceva giungere fino ad esse, e che, invece, miseramente ingannate dai propagatori dell'errore, senza difesa contro il sofismo e la menzogna, perdevano il dono della fede e si spegnevano nell'angoscia e nella depravazione!

    La società cattolica aveva prevenuto tali pericoli e non sopportava che quell'eredità, conquistata al prezzo del sangue dei martiri, fosse in preda a nemici gelosi, che avevano risolto d'impossessarsene. Ella sapeva che nel fondo del cuore dell'uomo, decaduto per la colpa, spesso si trova un'attrattiva verso l'errore, e che la verità, immutabile in se stessa, ha la sicurezza di rimanere in possesso della nostra intelligenza solo quando è difesa dalla scienza e dalla fede: la scienza, che è retaggio di pochi, e la fede, contro la quale l'errore cospira senza tregua, sotto le apparenze della verità. Nelle epoche cristiane si sarebbe ritenuto tanto colpevole quanto assurdo garantire all'errore la stessa libertà che è dovuta alla verità, ed i pubblici poteri si consideravano investiti del diritto di vegliare sulla salvezza dei deboli, allontanando da essi le occasioni di cadere, come fa un padre di famiglia quando si prende cura di salvaguardare i suoi bambini da quei pericoli che sarebbero tanto più funesti, quanto più la loro inesperienza non glieli farebbe avvertire.

    Amore della fede.

    Ottienici, o Martire santo, una stima sempre più grande di questo dono prezioso della fede, che ci mantiene nella via del cielo. Veglia con sollecitudine, affinché essa venga conservata in noi ed in tutti quelli che sono affidati alle nostre cure. L'amore di questa fede santa è andata in molti affievolendosi; il contatto con chi non crede li ha abituati a compiacenze di pensiero e di parola che li hanno snervati. Richiamali, Pietro, a quello zelo per la verità divina che deve essere la caratteristica principale del cristiano. Se nella società in cui vivono tutto cospira per eguagliare i diritti dell'errore a quelli della verità, che essi si sentano maggiormente obbligati a professare la verità ed a detestare l'errore. Ravviva dunque in tutti noi, o martire santo, l'ardore della fede: "senza la fede è impossibile piacere a Dio" (Ebr 11,6). Rendici delicati su questo punto d'importanza capitale per la nostra salvezza, affinché, accrescendosi sempre più la nostra fede, meritiamo di vedere in cielo, per l'eternità, ciò che fermamente avremo creduto sulla terra.

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    Vincenzo Foppa, Miracolo della nuvola e della falsa Madonna, 1468 circa, Chiesa di S. Eustorgio, Milano

    Filippo Abbiati, S. Pietro Martire (da Verona) smaschera una falsa Madonna, XVII sec., Arciconfraternita del Santissima Sacramento (in deposito dalla Fabbrica del Duomo), Milano

    Luis de Morales, S. Pietro da Verona, XVI sec., Collezione Masaveu, Oviedo

    Domenichino, Morte di S. Pietro martire, 1626 circa, Pinacoteca Nazionale, Bologna

    Juan de Borgoña, Maria Maddalena con tre santi domenicani (Pietro da Verona, Caterina da Siena e Margherita d'Ungheria), XV sec., Museo del Prado, Madrid

    Mariano Salvador Maella, Martirio di S. Pietro da Verona, XVIII sec.

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    Bergognone, S. Pietro martire con un donatore, Musée du Louvre, Parigi

    Jerónimo Jacinto de Espinosa, Martirio di S. Pietro da Verona, Museo del Prado, Madrid

    Francisco de Zurbarán, S. Pietro da Verona martire, XVII sec.

    Antonio Cavaggioni, S. Pietro da Verona, XVI-XVII sec.

    Francesco Madonnina, S. Pietro martire in adorazione della croce, XVI sec., Museo Civico, Correggio

 

 
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