RIFLESSIONI DOPO LO TSUNAMI CLERICALE
Aprile sarà un mese che gli atei e gli agnostici italiani ricorderanno a lungo. La morte di Karol Wojtyla e l'elezione a sommo pontefice di Joseph Ratzinger hanno provocato un delirio mediatico di proporzioni mai viste. Il tempo e lo spazio dedicato alle vicende vaticane hanno rapidamente superato la soglia di sopportazione e di decenza, e altrettanto velocemente sono state ammutolite le poche voci che non erano intenzionate a cantare nel coro: il papa defunto era esente da difetti e già santo in vita; quello nuovo, con un passato da inquisitore da farsi perdonare, è già oggetto di un restyling di immagine da parte dei mass media.
Durante questo mese è capitato di tutto: da un'agonia e una morte trasmesse a reti unificate, a un diluvio di messe di suffragio organizzate in orario scolastico, all'immediata dedica della stazione Termini al papa defunto, fino alla censura degli spazi a disposizione delle confessioni di minoranza. E se persino alcune religioni storiche sono state ridotte al silenzio, è facile comprendere come il pensiero libero non sia stato affatto libero di manifestarsi compiutamente. Nel frattempo, è già partita la prima denuncia per vilipendio contro il nuovo papa: che peraltro non si era certo astenuto dal 'vilipendere' l'ateismo e l'agnosticismo nell'ultima messa prima del conclave, definendoli «mode del pensiero». Mode che, come sa bene (ma non dice) il papa, sono in voga da ben prima del cristianesimo.
L'ondata clericale ha, come si diceva, spazzato via tutto: sono così passati sotto silenzio anche i numeri non poi così esaltanti delle presenze. Al funerale di Wojtyla è intervenuto meno di un milione di fedeli. Se pensiamo al numero di partecipanti di altre manifestazioni svoltesi nella capitale, nonché ai pellegrini polacchi venuti a salutare il papa nazionale, ci si può rendere agevolmente conto che non è tutto oro quello che luccica: un'impressione confermata dai presenti, inferiori alle attese, alla messa di insediamento di Ratzinger.
Una settimana prima che Wojtyla morisse, la trasmissione televisiva della Via Crucis è stata seguita da metà del pubblico di Zelig. Nonostante quello che si dice, quanto è successo questo mese ha dimostrato solo la supina acquiescenza di politici (con la bella eccezione del senatore Debenedetti) e mezzi di informazione italiani al volere del Vaticano. Una parte della popolazione sembra non essere d'accordo, ed è decisa a dire basta. E una piccola riprova la si è avuta con il boom di contatti su <http://www.uaar.it/>www.uaar.it.
Sul nostro sito abbiamo pubblicato diversi documenti, al momento ancora raggiungibili dalla home page: il comunicato UAAR sulla morte di Karol Wojtyla, l'omelia di Ratzinger contro il pensiero libero, la protesta contro la dedica della stazione Termini, un intervento di Vera Pegna a Prima Pagina. Le Ultimissime di aprile, sempre in linea, sono dense di altre notizie al riguardo.
da www.uaar.it




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