Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 30

Discussione: VENETO- G.Cìola

  1. #1
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post VENETO- G.Cìola

    Ancora sulla protostoria dei Veneti - L'ultima "marca germanica" a sud delle Alpi Veneto-Tridentine: gli ultimi Longobardi? - Il più grande ghibellino del Veneto - I precedenti storici della "Piccola Patria del Friuli": Terra dei Karni, il Ducato Longobardo del Friuli, lo Stato Patriarcale - Il problema sud-tirolese: i primi tentativi di snazionalizzazione - Eroi sud-tirolesi.


    Ancora sulla protostoria dei Veneti
    Ci sarà consentito di privilegiare la nostra nazione dedicandole il maggior spazio, anche perché ci pare tempo che i Veneti riscoprano le loro radici etniche: prima dei ritrovamenti di Este (1876-1882), una questione veneta non si poneva neppure; è merito di Alessandro Prosdocimi, primo sovrintendente agli scavi e di Gherardo Ghirardíni, se si è incominciato a parlare (assai più tardi rispetto agli altri popoli italici) di una fiorente civiltà veneta preromana.
    Cercheremo di sintetizzare a grandi linee la sua evoluzione in epoca protostorica, sulla base delle acquìsizioni archeologiche, cercando di resuscitare un'immagine del Veneto e dei suoi abítatori quanto mai verosimile e, se possibile, interessante, prima della colonizzazione romana.
    Un primo argomento da chiarire è la confusione che si fa comunemente tra Euganei e Veneti: secondo F. Cordenons ('): «nella nostra regione coabitavano due popoli di stirpe affatto differente, gli uni stanziati da epoca remota, gli altri con civiltà superiore».
    I più antichi abitatori del Veneto furono gli Euganei, popolazione quasi certa.mente di ceppo ligure (2), (notare il significativo accostamento Euganei-Ingauni-Genauni), i quali nel II millennio a.C. occuparono la regione fra il Timavo e le foci dell'Adige, nonché le rive del lago d'Iseo.
    Gli Euganei sono dunque dei Pre-Veneti e non dei Paleo-Veneti, anche se i nostri storici si sono attribuiti l'aggettivo elogiativo «di buona razza», tratto dall'etimo greco "eugenès", mentre il termine etnico "wenet" si ricollega piuttosto con il significato di «conquistatorí, organizzatori, vittoriosi».
    Per alcuni autori all'inizio del primo millennio, per altri più tardi, addirittura verso 1'VIII-VII sec. a.C., una nuova popolazione proveniente dai Balcani arrivò per via marittima e terrestre lungo il corso del Danubio, della Sava e della Drava,
    (1) F. Cordenons: "Un po' di luce sulle origini, idioma e sistema di scrittura degli Euganei" - Venezia.
    (2) E' molto interessante confrontare le analogíe, le assonanze e la pronuncia del dialetto veneto con quello ligure: ciò potrebbe significare che la lingua venetica venne fortemente ínfluenzata dalla parlata dei preesistenti Euganei di stirpe ligure.

  2. #2
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    attraversò le Alpi, debellò gli Euganei, insediandosi nei loro territori, cacciandoli sui monti, ove li trovarono i Romani. Catone poneva i Veneti nella pianura e gli Euganeí nelle prealpi e sulle montagne; Plinio indicava in Stenico (3), nelle Valli Giudicarie, la loro capitale; in epoca storica li troviamo assimilati alle popolazioni retiche delle Alpi: i cosiddetti Reti erano un popolo composito, formato da elementi alpini prearií, brachicefali, bruni e tarchiati, i cui discendenti si possono incontrare in tutto l'arco alpino, dal Cadore, alle vallate tirolesi nel nostro caso, poi Liguri antichi, Umbri ed infine i Celti che finirono per assimilarli completamente.
    Giacomo Devoto: «Il termine Veneti, largamente conosciuto nell'antichità, non precisa una singola popolazione di lingua indoeuropea, ma solo un insieme di tribù indoeuropee che hanno abbandonato il nome primitivo di Ari: Veneti si trovano così in Gallia, in Germania, sulle rive del Baltico (°), nella penisola balcanica, nell'Asia Minore. Nella forma derivata dei Venetulani, ricordati da Plinio, si trovano addirittura nel Lazio».
    E' per noi pensabile che ci stata una antica, iniziale unità di sede, seguita da una diaspora, dalla quale originarono i diversi gruppi di Veneti: Eneti Paflagonici, Paleoveneti o Veneti Primi ( Veneti Terrestri), Veneti Secondi (:Veneti Marittimi), Venetulani, ecc.
    Per il Cordenons sia gli Euganei che i Veneti appartengono certamente al ceppo ariano: entrambi sono arrivati con le grandi immigrazioni ariane preistoriche, assieme agli Umbri e ai Latini: sono quindi della stessa stirpe, ma di due differenti migrazioni. Si vuole che i Veneti Secondi giungessero per mare, partendo dalle terre illiriche e risalissero il corso dell'Adige ("Athesis"), fondando i loro primi villaggi sui colli Euganei.
    Necropoli e ritrovamenti riferibili alla civiltà atestina si sono ritrovati oltre che a Este, anche a Montebelluna, Feltre, Belluno, Mel; a Magré e Fimon (Euganei) in provincia di Vicenza; ad Oppeano e San Bricco di Lavagno (Verona); a Castelcias (Treviso); nel Trentino a Serso, Romagnano e S. Zeno in Val di Non, ove pare ci fosse il maggior centro religioso delle genti retiche; a Vadena e Collalbo (Bolzano); a Padova ove le numerose canoe ritrovate nel Bacchiglione testimoniano di un intenso traffico fluviale: allora il Brenta e il Bacchiglíone non si chiamavano ancora al modo germanico ma a quello venetico, rispettivamente col nome di "Medoacus" e "Retron(e)». La civiltà dei castellieri si è ritrovata nelle prealpi, veronesi, nei sette comuni vicentini (mziesamen*.e descritto il "Bostel") e sui rilievi della Marca
    (3) Dal popolo degli Steni o Stoni e non da "Stein"-"Steinig", come vorrebbero i pangermanisti.
    (4) Withold Hensel: «...Nella storia antica delle terre polacche e dell'Italia Settentrionale vi fu un periodo in cui abitarono i Veneti, popolo d'origine indoeuropea che nel lontano passato (dopo l'anno 2000 a.C. ) si insediò in vasti territori europei che comprendevano anche zone settentrionali e meridionali; oppure l'insediamento dei Veneti iniziò nell'Europa Centrale, da cui si stabilì nelle zone in cui la loro presenza è attestata...» (dal Catalogo della Mostra degli antichi tesori della Polonia, tenuta a Padova

  3. #3
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Trevigiana e del Trentino; nel 1973 si è verificata una incursione "vandalica" che ha completamente distrutto il castelliere di Castel Sottosengia presso Breonio (Verona), ritenuto dal Battaglia un santuario veneto-gallico, senza che le autorità preposte si scomponessero troppo.
    A proposito del «nazionalismo archeologico», che obbedisce all'imperativo di cercare di far perdere ogni ricordo delle proprie origini alle diverse popolazioni italiche, al fine di coronare il sogno dell'appiattimento e livellamento generali, vera omogeneizzazione etnica, è interessante annotare le opinioni espresse in merito alla incuria delle autorità per quanto concerne il Museo di Este, ospitato nel Palazzo Mocenigo, in una intervista a Mario Pancera, apparsa tempo addietro sulla «Domenica del Corriere», in un articolo sui Veneti: «(...) Per il solo periodo più antico, quello chiamato appunto paleoveneto, sono stati finora inventariati 40 mila reperti. Ma, come in tutti i musei italiani che si rispettino o meglio che rispettino una tradizione informativa a dir poco indecorosa, i visitatori non possono acquistare un catalogo, né diapositive o fotografie in bianco e nero. Non li possono acquistare semplicemente perché non ci sono. Nei musei privati, nei musei di proprietà della Chiesa, nei musei civici, di solito c'è tutto o quasi: in quelli nazionali no. I visitatori, insegnanti, scolaresche, turisti, che dopo la visita vogliano portare a casa documenti visivi per studiarli, discuterli, confrontarli, aumentando quindi le loro cognizioni e il loro amore per la cultura, non lo possono fare. Lo Stato non lo consente. Su questo atteggiamento bisognerebbe dare un giudizio pesante, ma ogni lettore farà da sé le proprie considerazioni. In particolare, il museo di Este è chiuso al pubblico per restauri dal febbraio 1979 (a bi5) . Se tutto va bene, verrà riaperto tra la fine del 1982 e i primi mesi del 1983, perché i soldi arrivano col contagocce. Sono quattro anni assolutamente perduti, anche volendoli considerare da un puro e semplice punto di vista turistico-mercantile. Nei mesi scorsi noi italiani siamo corsi in Svizzera per vedere alcune statue presumibilmente antiche, venute dalla Cina; le abbiamo ammirate, anche se, pare, erano copie. Nello stesso tempo ci era impedito di visitare alcuni dei nostri più importanti musei. Nello stesso tempo il direttore del museo atestino, Anna Maria Chieco Bianchi e i suoi collaboratori erano e sono costretti a lavorare in polverosi ambienti di fortuna, mentre tutto il materiale trasportabile è allineato sugli scaffali dei magazzini o impacchettato in armadi di ferro. Niente paura. Anche la sezione archeologica del Museo Civico di Padova, altra città di notevoli, -ritrovaiaenti• paleoveneti è.hiusa da armi». Per •il-problema ...della "cdtitudine" dei Veneti noi, dopo avere letto di nuovo sull'argomento, ci siamo ancora più radicati nella convinzione che la nostra intuizione fosse giusta; pure uno studioso come il Battaglia, assai più preparato di noi, ha intravisto una stretta affinità tra i Veneti e le contemporanee popolazioni di Hallstatt e della Carniola.
    (4 bis) II museo è sato riaperto dal maggio '84 con orari ridotti e dall'estate '86 con i normali tempi di visita.

  4. #4
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Alcuni autori, non potendo negare l'evidente affinità tra i Galli e i Veneti, sostengono che questi sarebbero stati sommersi e spazzati via, almeno culturalmente, dall'irruzione celtica del V e IV secolo a.C. Contro questa ipotesi invochiamo il giudizio di Polibio il quale scriveva: «I Veneti differivano molto poco dai Galli nei costumi e nell'abbigliamento, ma si servivano di un'altra lingua».
    Ora, se i Veneti fossero stati massicciamente coinvolti in una vera e propria colonizzazione gallica, la prima ad essere spazzata via sarebbe stata la loro antica parlata, che si era evoluta in modo autonomo, pur appartenendo allo stesso ceppo indoeuropeo, essendo arrivati circa cinque secoli prima; mentre avevano conservato molte delle abitudini dei loro antenati, essendosi massicciamente insediati in un vasto territorio abitato da popolazioni più arretrate, al contrario degli antichi UmbriAmbroni che, essendosi dispersi in varie regioni già abitate da popoli molto più evoluti, finirono da questi assimilati, perdendo molti caratteri specifici della loro cultura originaria.
    Un'altra teoria vorrebbe che le indubbie analogie che si riscontrano nei ritrovamenti archeologici, nei toponimi e pure nel linguaggio, provengano dal forte influsso culturale gallico, stante il fatto che i Veneti erano premuti ad est dai GalliKarni, a nord dai Cenomani e Cadubrini, ad ovest ancora dai Cenomani e dagli Insubri e a sud dai Boi e Lingoni del Ferrarese. Contro tale ipotesi sta il fatto della omogeneità della cultura e della tradizione veneta in tutto il territorio e la presenza di toponimi tipicamente celtici anche in zone lontane dai confini con i cosiddetti «regni celtici»: es.: Borbiago, Chirignago, Oriago, Marano, Marocco, Martellago, Trevíso, Preganziol, Pianiga, Scaltenigo, Rossignago, Roncade, Trivignano, Vendevolo, monte Venda e vari microtoponimi.
    E' indiscutibíle che verso i confini coi territori fittamente popolati da tribù galliche la frequenza sia maggiore, come nella Marca Trevígiana ove i toponimi celtici sono molto numerosi: Arcade, Roncadelle, Motta, Meduna, Piavon (nome anche di canale), Conegliano, Segusino, Susegana, Ceneda (ribattezzato Vittorio Veneto dopo il 1918), Moriago, Nervesa, Bevasio, Mareno di Piave, Virago e altri; la stessa situazione nell'alto Vicentino e Veronese ed ovviamente nel Bellunese e nel Trentino. Anche lungo i confini con i Karni i toponimi abbondano: Giussago, Rivago, Stiago, Biverone, Summaga, Gruaro, Giai; e così i microtoponimi: Brussa, Brian, Grumello, Marango (da "mara" =palude), Ronche di Gruaro, Bagnara, Noiari, Volpare, Boldara (parola che sembra celto-germanica: da "bold" = "wold" = bosco, col suffisso celt. "Are": "vicino al bosco").
    Toponimi tipicamente veneti, che affondano la loro origine in epoche remote,

    sono quelli con la finale in "òn" (come i cognomi tipo Masòn, Schiavòn, Zanòn):

    Cendòn, Cismòn, Gron, Lison, Loncon, Losson, Marcòn, Maron, Peròn, Zenson, ecc.

    Notizie storiche sui Veneti non si hanno fino al VI secolo; precisi avvenimenti

    ci vengono narrati da Livio e concernono il IV e III secolo. La prima città veneta

    che si avvicina ai Romani è Padova (Patavíum), che nel 226 a.C. si allea con l'Urbe

  5. #5
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    contro i Galli Cisalpini. Roma prende ad interessarsi del Veneto dopo la deduzíone di una colonia ad Aquileja nel 181 a.C.; da lì la conquista si irradia in un primo tempo nel territorio di Oderzo; ma solo al tempo di Cesare incomincia una lenta penetrazione romana nelle terre dei Veneti; dopo l'assassinio di Cesare i Veneti si schierano dalla parte repubblicana, fornendo mezzi e soldati a Bruto.
    Una colonia romana sulle rive del Lemene, a metà strada tra Aquileja e Altino viene dedotta verso il 42 a.C., chiamata "Julia Concordia", ma dipende da Aquileja; dopo Augusto la regione prende il nome di "Venetia et Histría"; la strada Claudia viene costruita per la conquista della Val Belluna e per le operazioni militari contro le popolazioni alpine.
    Rimarchevole è la tarda presa del Crisianesimo tra i Veneti: i primi cristiani si hanno solo verso il IV secolo: a Concordia il vescovo amministra la giustizia, esige i tributi e conferma la elezione degli ufficiali civili; ad un certo momento impone un pedaggio sul commercio che si esercita nelle acque del Lemene: il fondaco o emporio ove si riscuote la gabella prende il nome di "Portus", da cui Portovecchio e Portogruaro.
    Vediamo ora come vestivano, combattevano, lavoravano, convivevano, abitavano e pregavano i nostri antenati e quale era l'ambiente naturale nel quale operavano.
    Le donne indossavano tunichette a campana di stoffa leggera (seta) con bordi ricamati ("zendole"), fermate alla vita da una cintura; portavano inoltre una specie di grembiule, come si può vedere nel "bronzetto di Baratelle"; da altre raffigurazioni si può arguire che portavano anche gonne, corsetti e bluse. I tessuti erano per lo più a riquadri, come era "di moda" fra le genti celtiche. Sopra la tunica la donna indossava il suo tipico scialle, che non doveva essere molto dissimile dagli scialli neri delle popolane veneziane, di tessuto pesante e rigido, non molto lungo, ma ampio, sì da coprire le spalle e la parte superiore del corpo; spesso le donne si coprivano con lo scialle anche la testa, oppure usavano dei pesanti fazzolettoní di lana, come si vede fare dalle vecchie del Cadore, che lo portano ancora, di lana e di colore nero.
    Ai piedi degli alti calzari o addirittura dei veri stivaletti di pelle con orlo ripiegato, come si può vedere in una laminetta bronzea raffigurante la dea Réitia, o in un bronzetto conosciuto come la «dea di Caldevigo», conservati al museo di Este.
    Le "signore" non mancavano di agg:aindarsí con collane di pasta vitrea e con braccialetti. Elemento importante dell'abbígliamento dei Paleoveneti, sia nelle donne che negli uomini era la cintura imptezíosita da una placca metallica anteriore in lamine, che nel famoso «cinturone Nazari» fa pensare ad un corsetto protettivo o armatura da parata, che doveva essere portato da personaggi insigniti del comando.
    Anche gli uomini portavano pesanti mantelli multicolori fermati da rîbbíe e spillonì, del tipo "cucullus", fatti di tessuti di lana.
    I guerrieri sotto al cínturone indossavano dei corti gonnelliní a pieghe o le "brache"; a seconda del censo andavano scalzí o portavano calzari e nelle zone paludose degli scarponcini tipo "opanche" oppure stivali ad imbuto con orli ricamati.

  6. #6
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Vediamo i guerrieri portare sul capo degli elmi a calotta conica, simili a quelli portati dai Galli; l'armamento consisteva'in uno scudo circolare convesso con due lunghe lance cuspidate (i «bina gaesa»), spade e pugnali di tipo halstattiano; come dei veri Celti, essi combattevano nudi, spesso a cavallo o sui carri da guerra.
    I sacerdoti ed i ricchi mercanti portavano grandi cappelli ad ampie tese («situla Benvenutí») che ricordano il copricapo del «guerriero di Capestrano». Sulla testa dei servi si vedono invece dei baschetti aderenti, come i "baschi" che si portavano fino a ieri in tutto il Veneto. I Veneti erano considerati nell'antichità degli abili allevatori di cavalli; ma oltre a questi allevavano bovini, suini e pecore; inoltre coltivavano i campi, ottenendone frumento, orzo, miglio e la vite, dalla quale ricavavano il vino. Nei boschi vivevano cervi, caprioli, cinghiali, camosci, stambecchi, anitre, lepri, ecc., che venivano cacciati e da cui si traeva, oltre al nutrimento, pelli, pellicce, piume per i giacigli ed arnesi vari.
    Il panorama socio-economico vede i Veneti divisi in classi per censo e tipo di attività: pare accertata una casta di cavalieri ed una corporazione di bronzieri; la tessitura era una attività riservata alle donne. Non esisteva uno stato nazionale, retto da un governo centrale, ma una confederazione tra le diverse tribù etnìcamente affini, ma autonome le une dalle altre. Una iscrizione: "u, teuta" (:a nome della comunità), lascia íntravvedere l'esistenza di assemblee popolari tipiche dell'antica società indoeuropea.
    Importanti simboli del comando erano i bastoni dei capi-villaggio e dei sacerdoti, assai simili a quelli di Hallstatt ed a quelli da noi visti al museo di Lubiana. Erano essi delle insegne del comando con significato magico e cultuale: rivestiti in bronzo o laminati con foglie d'oro e ornati con corna, teste d'uccello e di serpente. Nei nostri anni giovanili vedemmo in una soffitta di un contadino di Puos d'Alpago un nodoso bastone con corno, rivestito all'impugnatura da una pelle di serpente: era appartenuto al nonno defunto; come si vede questa tradizione antichissima è arrivata sino ai nostri giorni!
    Nel museo di Este se ne possono ammirare una quarantina; lo «scettro Nazari» si presenta rotto in sei pezzi; un altro di cm. 59,2 è stato rotto in sette pezzi, il ché fa pensare ad una sorta di rottura rituale, come si usava fare con le spade dei guerríeri defunti.
    I villaggi veneti si trovavano per lo più lungo le rive dei corsi d'acqua; le primitive capanne erano di forma rettangolare, costruite per lo più di legno e di frasche, col tetto di paglia molto spiovente, secondo il modello che si erano portati appresso dalle loro originarie sedi nordiche; avevano una pavimentazione di argilla cotta sul posto; la tecnica costruttiva era la seguente: sopra strati di legna secca che servivano da isolante contro l'umidità, si faceva un getto d'argilla sull'area destinata alla costruzione: questa gettata veniva appiattita e levigata ed infine cotta, bruciandovi sopra delle cataste di legna; intorno a questa pavimentazione venivano innalzate le pareti di legno e sopra le capriate veniva intrecciato il tetto di paglia con la

  7. #7
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    medesima tecnica con la quale si sono costruiti gli ultimi "casoni" abitativi o quelli da pesca e da caccia nelle "valli" lagunari, che rappresentavano ancora un'immagine quanto mai veritiera di come dovevano apparire le case degli antichi Veneti.
    Come si vede, per essere nell'età del ferro, la civiltà abitativa dei nostri progenitori era notevole ed i villaggi lungo il Brenta, l'Adige e gli altri fiumi del Veneto dovevano presentarsi molto piacevoli e pittoreschi.
    La loro dea più importante si chiamava Reitia, che viene dal verbo "reo" (=scorrere, da cui il Reno ed il ted. "rennen"=correre, scorrere); i suoi templi sorgevano infatti in prossimità dei corsi d'acqua ed il suo culto pare collegato al tema della fecondità. In prossimità dei luoghi ove essi sorgevano si sono trovati molti ex-voto, ad indicare che era soprattutto una «dea sanante», non solo della sterilità, ma di ogni altro malanno.
    Il rito funebre dell'incinerazione era tipico dei Paleovneti.
    I sacerdoti avevano anche la funzione di maestri: insegnavano a leggere e a scrivere su delle apposite tavolette bronzee, delle quali qualche esemplare ci è pervenuto; i Veneti scrivevano da destra a sinistra, ma procedevano con movimento alternato: una riga da destra a sinistra e la riga successiva da sinistra a destra e così via; in tal modo potevano scrivere più speditamente.
    A Castelfranco, in una pala del Giorgione si può vedere uno strumento a fiato che assomiglia molto alla cornamusa scozzese: si tratta della «baga veneta», che affonda le sue origini nella notte dei tempi; oggi è scomparsa, ma sino al '700 essa ha allietato col suo suono molti matrimoni rustici; anche nel campo musicale è presente l'accostamento alle tradizioni celtiche. Un paio di giovani di Cornuda, con encomiabile zelo e precisione, sono riusciti a riprodurre lo strumento dal modello rappresentato sull'affresco ed attualmente stanno cercando di recuperare le note di alcune melodie, che si sono tramandate oralmente e delle quali sono depositari pochi ottuagenari.
    La maggior parte del territorio abitato dai Veneti era coperto da fitte foreste: di esse non è rimasto che il ricordo in alcuni toponimi. Il luogo ove sorse la colonia romana di Julia Concordia era posto al limite inferiore della «Silva Lupanica»: per i legionari il luogo non era «nec laetus, nec pulcher» (=né lieto, né bello), ma scelto per scopi puramente militari, «unam ad priores populos coercendos» (per la sola ragione di sottomettere i popoli indigeni).
    -L-e tribù celtiche che-abitavano in quelle zone pare provvedessero alla sicurezza dei loro villaggi ponendo di vedetta sugli alberi dei guardiani del bosco o"gruarii", (che dovevano essere una specie di druidi, essendo il bosco luogo sacro per le genti galliche), nelle vicinanze delle due basi militari romane di Concordia e di Sesto: quando i legionari uscivano, i gruari davano di fiato ai loro lunghi corni e gli abitanti dei villaggi andavano a nascondersi nel fitto della selva.
    I toponimi ricordano ancora che tutto il territorio era ricoperto da foreste: «Silva Caprulana», «S. Maria in Silvis», Boschetto, Fagnigola, Frassinello, Fratta,

  8. #8
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nogaredo, Olnedo, Roveredo, Selva, Taíedo, Talponedo, Boldara, Selva di Cinto, Bosco di Loncon, di S. Giacomo, di Bando di Levada, di Bandoquerelle, di Spareda d'Olnedo, della Comugna, di Gaffarella, degli Argini, di Mergariis, di Summaga, delle Roche di Gruaro, di Taù, di Portogruaro, di Acquanera.
    Più tardi, nel periodo gotico, Teodorico fece trarre dalle foreste il legname necessario per la costruzione di mille dromoni ed il bosco prese il nome germanico di "waldum" o "waldo". Si sa che i monaci dell'abbazia di S. Maria in Silvis, a Sesto al Reghena, usavano ancora nell'VIII secolo, di tenere le adunanze e di amministrare la giustizia seduti sotto grandi querce, secondo l'uso degli antichi druidi.
    Durante i lavori di bonifica della zona Brian, ove è sorta la stazione balneare di Porto S. Margherita sono stati scoperti dalle ruspe numerosi cippi di quercia che dalle piccole tacche di taglio risultavano essere state abbattute da accette di metallo scadente: data la mineralizzazione subìta dal legno, esse dovevano datare dai tempi antichi. In una vecchia stampa del '700 si vede un patrizio veneto cacciare il cervo con l'arco, nel fitto della selva caprulana: sullo sfondo un fortino in legno, simile a quelli del Far-West americano, che doveva difendere le coste dagli assalti dei pirati saraceni: ancora nel 1700 grandi pinete e querceti ricoprivano vaste zone del Veneto.
    Oggi le bonifiche e l'agricoltura hanno distrutto sia la selva concordiese che le altre: a Cessalto rimane un ultimo lembo di foresta primordiale veneta; essa ha subito distruzioni e mutilazioni notevoli nel corso dei due ultimi conflitti mondiali; oggi è ufficiosamente protetta dalle competenti autorità, le quali hanno peraltro autorizzato la costruzione di industrie proprio al limitare del bosco, così che anche l'ultimo tempio naturale delle genti venete è seriamente minacciato di definitivo annientamento.
    L'ultima "marca germanica" a sud delle Alpi veneto-tridentine: gli ultimi Longobardi?
    Così lo scrittore "cimbro" Mario Rigoní Stern ci introduce alla storia della
    sua gente e della sua piccola patria (5): «(...) Gli storici del Settecento si dilettavano
    a dissertare sulle origini degli abitanti di questi monti e scambiavano epistolari coi colleghi del Nord-Europa sugli usi e sulla lingua. Sostenevano tesi citando Strabone, Tito Livio e Leibniz. Chi parteggiava per i Cimbri, chi per i Reti, chi per i Germani o, addirittura, per gli Ungari; altri ancora per resti di _eserciti 'invasori`scesi dalI'éstre= mo Nord e quassù scampati per trovare pace e lavorare lontani da ogni impresa bellica. Il fatto è che fino al secolo scorso gli abitatori di questi monti chiamavano italiani gli abitanti della pianura e tedeschi quelli che restavamo oltre la Valsugana: ed era disdicevole sposare una donna che non fosse del luogo. I preti cattolici veni
    (5) M. Rigoni-Stern: "La punta di selce e l'astronave", Tuttitalia, Le Venezie, 1964.

  9. #9
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    vano dalla Baviera e si divertivano alla caccia ed in altre imprese che nulla avevano a che fare con la cura dei fedeli; finché venne da Venezia il cardinale Rezzonico a mettere un poco d'ordine. C'erano, e ancora ci sono, grandi pietre rituali dove il popolo si recava in processione con la Croce parlando, magari del dio Odino e delle sue figlie. Cantavano canzoni che un germanista mi disse cantano ancor oggi in certe regioni della Selva Nera. Or sono circa duecento anni gli abitanti di un villaggio si misero a dissodare un terreno che sta a dominare le valli dell'Assa e dell'Astico e il ferro dell'aratro inceppava regolarmente contro pietre poste a cerchio sotto le zolle.
    Incuriositi scavarono in quel luogo per una certa profondità e vennero in luce abitazioni circolari, senza finestre e con una porta molto bassa. Un abate del tempo, il Dal Pozzo, nativo del luogo, proseguì nel lavoro e si scoperse un antico villaggio che presumibilmente era stato distrutto e incendiato dalle legioni romane. Si trovarono vasi di terracotta, monili, una Venere del Nord, simboli fallici; si potè anche individuare l'abitazione del capo della comunità e venne finanche scoperto un sepolcro che, a stare alla descrizione, è del tutto simile a quelli degli antichi capi germani. Il corpo, con accanto le armi, era stato bruciato sopra una catasta di legna e sopra le ceneri erano state poste grosse pietre con particolare orientamento. Gli oggetti raccolti erano stati deposti nel Museo dei Sette Comuni, ma la guerra del '15 tutto distrusse e solo ce ne è rimasta la descrizione.
    Insomma la particolare posizione geografica e il difficile accesso a questi monti permise ai loro abitatori di conservare per moltissimi anni la propria lingua e i propri costumi. Finché venne quel guastapace di Napeleone. Nel 1310 avevano uno statuto che, nel primo articolo, diceva così: «Il bene del Popolo è il bene del Governo e il bene del Governo è il bene del Popolo; tutte le cariche pubbliche sono elettive». I soldati eleggevano i loro comandanti; i capifamiglia - contavano i"fuochí" - i rappresentanti della comunità e questi, a loro volta, votavano il reggente. Pure il prete veniva scelto dai capifamiglia, con voto segreto e al prescelto era rigorosamente vietato intervenire nella cosa pubblica in quanto solo doveva curarsi del bene delle anime. Gli usci delle case non avevano chiavi, rubare nella comunità era delitto gravissimo. La donna era rispettata e i "tradimenti" amorosi erano ridicolizzati pubblicamente. In questi luoghi non si trovano castelli né ville di nobili. Opera d'arte era il costume di vivere».
    Per dare un'idea della parlata che un tempo risuonava in un vasto territorio compreso fra la Brenta e l'Adige, sino aile porte di Verona e di Vicenza e nella fascia pedemontana della Marca Trevigiana, riproduciamo dei brani di una poesia di Umberto Martello di Mezzaselva di Roana in provincia di Vicenza dal titolo "An Poom bor Grapstoan" (=Un albero per tomba), che l'autore scrisse poco prima di morire:
    «Benne bor mich ist galeschet's gasichta («Quando per me la vista sarà spenta) un pin zo vorhantan ghéenan in nichte
    (e sarò in procinto di scíogliermi nel nulla) benne ich khéere in de tiinkhele vorn bannont pin
    236

  10. #10
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    07 May 2009
    Località
    INSUBRIA, next to the Ticino river
    Messaggi
    6,738
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    (quando tornerò alla tenebra dalla quale sono venuto) ich vòorse de lentíghen ich han ghéstan vorkhemmet:
    (io chiedo ai viventi che sino a ieri io ho incontrati) Vasset net's maín Grap met khnotten un platten;
    (non ammucchiate sulla mia tomba né pietre né lapidi) zoìnt net mich in met stekhen un latten;
    (non circondatemi con pali e stecchi)
    Prènghet net stótze Plumen (se dorflappent bohénne)
    - non portate mazzi di fiori (che appassiscono in fretta) setzamart an Poon (Voíchta, Tanna, odar Lerch)
    - piantate un albero (un pino, un abete o un larice) un lasseten baksan fintz ar machet viar berch;
    (e lasciatelo crescere fino a che raggiunga quattro lunghezze) an Poon zo gadenkhan sétzmart anloan,
    (un albero a ricordo piantate soltanto)
    ba de vògallen vénnent zo machan an hoam;
    (dove gli uccelli trovino da farsi un riparo)
    lasset dékhan 's main Grap met péchtar un snrtzen
    (lasciate che la mia tomba si copra d'aghi e di pigne) un ich raste líbor bohútet schiissen in Burtzen».
    (ed io dormirò meglio protetto dalle radíci» ).
    La stampa nazionale e regionale ha talvolta scritto dei Cimbri dei sette comuni sull'altipiano di Asiago in provincia di Vicenza, di quelli dei tredici comuni di Verona, che chiamano ancora questa città col nome nibelungico di "Bern"... Dietrich von Bern, dei Cimbri di Luserna nel Trentino, dei Címbri del Cansíglío nella Marca Trevigiana, dei "Mocheni" della Valsugana, per cui è lecito porsi un quesito di ordine antropologico su questi residui di germanesimo in un territorio che abbraccia quattro province.
    Uno studioso del problema cimbro ci dichiarava alcuni anni fa, in occasione dell'inaugurazíone del Circolo di Cultura Címbra di Roana (Vicenza): «E come raccogliere i cocci di un antico vaso, ritrovati dopo vari scavi archeologicí: riuniti i cocci, il vaso risulta di insospettate dimensioni, di molto superiori al prevísto».
    Oggi, finiti i tempi del farneticante e violento nazionalismo, è venuto il momento di parlare senza timore di questa componente etnica del nostro paese, che, anche se ridotta all'osso per quanto concerne l'esiguo numero dei parlanti l'antico idioma, deve pur sempre essere considerata una minoranza etnica, visto che interessa i sette comuni vicentíní, cui è doveroso aggiungere Recoaro, Valdagno, Schio, Malo, Arsiero, Thiene, Breganze e Marostíca; i tredici comuni veronesi; nel Trentino la Val Lagarina, con la valle di Ronchi e la Vallarsa, l'altopiano di Folgaria e Lavarone con Serrada, Terragnolo, Luserna, S. Sebastiano, Carbonare, a cui, attraverso la Valsugana si ricollega il Perginese con la Valle del Fersina ed il Roncegnese.
    Per collocare nel tempo le migrazioni dei popoli germanici nel nostro paese, lo studioso tridentino Desiderio Reich distingue tre periodi: I) quello dell'immigra

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. intervista a G.Ciola , per non dimenticare
    Di Langbard (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 53
    Ultimo Messaggio: 21-12-08, 21:54
  2. Aforismi di Gualtiero Ciola
    Di SD nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 09-01-07, 19:04
  3. Un grande etnonazionalista:Gualtiero Cìola
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 10-07-05, 15:51
  4. Intervista A Gualtiero Ciola
    Di Rodolfo (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-06-02, 04:29

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito