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    Di Bella e il mistero dei farmaci scaduti

    Emergono molti interrogativi sulla fine prematura della sperimentazione Di Bella. Al centro dei dubbi è lo sciroppo si retinoidi (componente fondamentale della Mdb); una serie di esposti-denuncia aveva sostenuto che molti flaconi del farmaco emettevano uno strano odore di acetone e che le confezioni dello sciroppo erano state consegnate ai pazienti oltre la data di scadenza.
    Il Pretore fiorentino Ubaldo Nannucci aveva ordinato al Nucleo Antisofisticazioni sanitaria dei carabinieri di verificare le accuse. E in un rapporto, datato 2 Dicembre 1998 ma rimasto segreto per oltre un anno, due marescialli dei Nas avevano scritto testualmente: "E' emerso un dato preoccupante, se non addirittura sconcertante: 1048 flaconi di soluzione ai retinoidi sono stati distribuiti a 28 dei 60 centri della sperimentazione sulla Mdb oltre il termine massimo di tre mesi di scadenza. Questo verosimilmente comporta che 1048 pazienti abbiano assunto, per un periodo oscillante fra i 20 e i 30 giorni, un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali, senza escludere che la degradazione e la scomposizione dei principi attivi possa produrre effetti collaterali gravi, specialmente in soggetti sofferenti di patologie neoplastiche. Il rapporto, spedito per conoscenza a 25 procure, così concludeva: "Ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la stessa sperimentazione debba essere quanto meno rivista". I due marescialli dei carabinieri (colpevoli di aver detto solamente la verità!) furono accusati dal magistrato di "avere sviluppato di propria iniziativa una serie di indagini alle quali non erano stati delegati, esprimendo tra l'altro apprezzamenti che non competono all'organo di polizia giudiziaria". Non solo ma furono minacciati di trasferimento ricorda a Panorama Giulio Maceratini (presidente dei senatori di Alleanza Nazionale). "Abbiamo dovuto intervenire in Parlamento per impedire ulteriori ritorsioni."
    L'inchiesta sulla correttezza della sperimentazione Mdb è stata archiviata a Firenza e a Roma. Sopravvive solamente a Torino, sulla scrivania del pm Raffaele Guariniello. E ora si è aperta anche a Modena, dove ha presentato un esposto Giovanni Giovannini, un malato di cancro arruolato nello studio osservazionale. Giovannini che, oggi afferma di stare molto meglio grazie alla Mdb ha scoperto che lo sciroppo ai retinoidi che gli veniva somministrato dall'ospedale era scaduto. " E' accaduto nel luglio 1999, quando ho subito improvvisi effetti collaterali, nausea, vomito, dissenteria. Poi il 3 agosto del 1999 l'ospedale di Modena - racconta il Giovannini - mi ha consegnato un flacone di sciroppo datato febbraio e mi è venuto un dubbio. Allora mi sono rivolto all'Istituto Superiore di Sanità per sapere quale era la scadenza del farmaco. Hanno risposto: tre mesi, oppure quattro se conservato in frigo. E' così che ho saputo di aver preso un farmaco sicuramente scaduto". Giovannini è stato contattato dal Direttore dell'Istituto di Sanità Giuseppe Benagiano, che in una lettera datata 31 agosto 1999 si è scusato con lui in questi termini: "Per le peculiari condizioni in cui si è svolta la sperimentazione, una sistematica valutazione della soluzione ai retinoidi non è stata fatta (come si fa di regola) prima di iniziare la sperimentazione" . Come mai viene sempre fatta e questa volta no? La giornalista di Reporter, Sabrina Giannini, ha appreso dalla voce del Direttore del Dipartimento di Farmacoepidemiologia dell'Istituto Superiore, Roberto Raschetti che "le prove di stabilità della soluzione ai retinoidi non sono state fatte perché implicano un procedimento molto lungo". Un oncologo dell'ospedale di Genoa, Maurizio Pianezza ha una spiegazione più grave: "Per volere dei coordinatori della sperimentazione sono stati eliminati dalla cura pazienti che potevano continuarla: malati guariti, o che accusavano effetti collaterali come la diarrea. In realtà coloro che hanno eseguito la sperimentazione non aspettavano altro che finisse. La loro curiosità scientifica era pari a zero".
    Umberto Veronesi (attuale ministro della sanità e fondatore dell'Istituto Europeo di Oncologia) ha dichiarato più volte che tutto venne fatto "in maniera assolutamente corretta". Interrogato da Panorama, il ministro risponde, gentile, che non vuole più parlare del caso Di Bella.

  2. #122
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    Così hanno truffato Di Bella...

    "Così hanno truffato Di Bella"
    Guariniello accusa: farmaci scaduti e dosi sballate
    Il magistrato di Torino chiude l'indagine sulla sperimentazione della terapia

    di Marco Travaglio
    TORINO - La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la "multiterapia" (Mdb) del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci "guasti e imperfetti", non si sa con quali effetti sulla salute. E l'Istituto superiore di Sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d'Italia che sperimentavano i protocolli. Sono queste le conclusioni della lunga e minuzionsa indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad alcune denunce, sulla sperimentazione nei 4 "centri di riferimento" di Torino (Molinette, San Giovanni antica sede, Mauriziano e Sant'Anna) e nei 4 della provincia (gli ospedali di Chivasso, Orbassano, Chieri e Cirè). Un'indagine che non entra nel merito dell'efficacia o meno della cura, ma si limita ad analizzare la regolarità della sperimentazione.
    Quattro gli accusati, tutti dirigenti dell'Istituto superiore di sanità (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici. Grave l'ipotesi di reato: "somministrazione di medicinali guasti o imperfetti" (punibile, secondo l'articolo 443 del codice penale, con la reclusione fino a 3 anni). Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, è stato poi archiviato.
    Nessuna responsabilità per l'ex ministro della Sanità Rosi Bindi, sentita come testimone in gran segreto, a Roma, all'inizio dell'anno. I 4 indagati hanno ricevuto l"avviso di chiusura indagini". Una sorta di preannuncio di rinvio a giudizio, che poi però non è arrivato: grazie alla legge Carotti, i difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell'inchiesta a Firenze. Con la curiosa motivazione che i farmaci "incriminati" li produce l'Istituto farmacologico militare fiorentino. Inutile l'opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci guasti (avvenuta, appunto, a Torino).
    Spetterà dunque alla Procura di Firenze - che l'anno scorso aveva già archiviato un'altra inchiesta sui protocolli Di Bella - trarre le conclusioni: rinviare a giudizio o chiedere l'archiviazione. Tutto dipenderà dall'interpretazione delle irregolarità emerse a Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una lettera inviata nel '98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle "soluzioni ai retinoidi" previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell'Iss precisavano che quelle sostanze hanno una "validità" di soli 3 mesi, dopo di che "scadono" e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e "deteriorate".
    Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un principio attivo, fondamentale per l'efficacia di quelle soluzioni: l'"axeroftolo palmitato". In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una "variazione sul tema" non dichiarata. Così com'era emerso nel '98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifen del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo è ancora aperto. A Torino.

    Tratto da "La Repubblica" 7 settembre 2000

  3. #123
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    Caso Di Bella
    A cura di A.N.F.C.C.

    A sostegno della effettiva validità terapeutica del MDB non vi sono solo le testimonianze di pazienti documentate da cartelle cliniche e referti diagnostici, comprovanti numerosi casi di remissione della malattia, fino a guarigione completa, ma prove scientifiche accertate e pubblicate. Basti pensare alla letteratura internazionale ove vi sono riportati centinaia di studi clinici di fase II, (sull’uomo), già avvenuti con esito favorevole riguardanti farmaci e sostanze utilizzate nella terapia Di Bella. Sostenere che tale cura non è efficace perché non ha validità scientifica, è un falso dichiarato, in quanto la documentazione in oggetto comprende una vastità enorme di studi comprovanti. Da una ricerca effettuata nella principale banca dati bio-medica mondiale (MED LINE EXPRESS), sono stati evidenziati fino al 1998, 1163 studi clinici sull’uomo riguardanti l’utilizzo di farmaci inerenti al MDB (somatostatina, melatonina, vitamina E, acido retinico, vitamine C, D, bromocriptina ecc.). Autorevoli riviste scientifiche come il British Journal Cancer riportano studi sulla melatonina e acido retinoico che induce l’apoptosi (morte) nelle cellule tumorali 1998; l’azione oncostatica della melatonina è comprovata da studi pubblicati sulla rivista: Journal Pineal Res del 1997. Il National Library of Medicine “Il trattamento con melatonina ed acido retinoico determina la morte delle cellule del cancro al seno, USA 1998. Sono solo alcuni esempi tra le centinaia di pubblicazioni che sono facilmente reperibili. Va ribadito con estrema importanza, che tutte le sostanze citate sono elencate negli informatori farmaceutici nazionali e sono state approvate dal Ministero della Sanità e quindi possono essere prescritte. La letteratura a tale riguardo (Articoli scientifici sull’uomo su farmaci di origine biologica usati nel cancro a cura di VacciNetwork) conduce a quanto da sempre sostiene il prof. Di Bella, ma non solo. Il Prof. Umberto Veronesi ex ministro della sanità, nel corso della riunione della Commissione Oncologica Nazionale del 14 gennaio 1998, convocata per l’organizzazione dei protocolli della sperimentazione del MDB disse testualmente:”sia la somatostatina sia i retinoidi sono farmaci sicuramente interessanti, in quanto hanno già dimostrato nei studi un’azione biologica antiproliferativa e un’attività differenziatrice (azioni che contrastano il tumore). Veronesi non si è limitato a semplici affermazioni, ma sulla stampa nazionale (vedi Il Giornale del 22-9-01) ribadisce l’utilizzo della somatostatina nella terapia oncologica, unitamente alle altre sostanze, come cura in alternativa alla chemioterapia. Dichiarazioni supportate da cifre: “il 25% dei pazienti trattati hanno ottenuto una riduzione drastica del tumore, mentre gli altri hanno beneficiato di un arresto della malattia”. Il Prof. Paolo Preziosi farmacologo e membro della Cuf sulla rivista della Società Italiana di Farmacologia scrive: “Per quanto concerne uno dei componenti della cura Di Bella, la somatostatina o il suo analogo (octreotide), una serie molto numerosa di osservazioni sperimentali eseguite su cellule tumorali umane, poste in vitro, ne hanno documentato l’attività antineoplastica in tumori della prostata, mammella, pancreas, colon, polmone ed in altre forme di tumori solidi per i quali le terapie tradizionali si rivelavano a volte inefficaci”. Ancora Veronesi annuncia la “scoperta” della fenretinide che salva dal tumore su Repubblica del 4.11.99 e Tempo Medico del 15.12.99, Repubblica del 24.05.1999:”Una pillola contro il cancro, nuova terapia per prevenire i tumori al polmone”. Una scoperta che non ha nulla di sensazionale in quanto si tratta di una analogo sintetico della vitamina A, parente stretto dell’acido retinoico tutto trans, che il Prof. Di Bella utilizza da decenni nel suo protocollo, prima ancora del 1987, quando un gruppo di oncologi si sono messi a studiarne l’effetto, e sicuramente anteriore al 1993, data in cui compaiono le prime affermazioni di Veronesi a sostegno della validità terapeutica dell’acido retinoico. Da una ricerca bibliografica negli ultimi 20 anni, gli studi condotti su questa sostanza sono ben 179, comprovanti l’effetto combinato con altre sostanze e per la cura di diversi tumori. Una netta smentita a chi sostiene che non esista letteratura scientifica a riguardo né la combinazione di farmaci tra di loro come terapia anticancerogena. La somministrazione, trova rispondenza ed efficacia , riducendo la tossicità di altre sostanze tossiche quali i chemioterapici, i quali somministrati a basse dosi, possono essere definiti “biocompatibili”, (come prevede il MDB che associa l’acido retinoico all’Endoxan, un citostatico, unitamente alle altre sostanze).
    Veronesi appare come coordinatore di uno studio di fase II (sull’uomo) nel 1993, e iniziato nel 1997, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista “European journal of cancer”, lo stesso si ripete dichiarando sul Journal Cell. Biochem, Suppl. del 2000, la validità dei meccanismi d’azione del retinoide sintetico fenretinide. Appare lampante quindi che Veronesi da sempre abbia sostenuto le tesi che a Di Bella vengono contestate, a maggior ragione quando ci si accorge che in tale bibliografia citata, il suo nome appare in ben 16 studi, ma solo nel 1993, mentre Di Bella ne parla già negli anni 70 e 80.
    Come ultimo sfogliando l’Informatore Farmaceutico troviamo una specialità medicinale registrata con il nome di VESANOID a base di acido retinoico approvata dalla Cuf indicata per le leucemie promielocitiche acute. Il prezzo è di lire 841mila a confezione. L’analogo galenico prescritto dal prof. Di Bella non supera le 70mila lire e fa parte della sua prescrizione. Un farmaco che smentisce le dichiarazioni rilasciate dagli oncologi che sostengono non vi siano prove dell’utilizzo delle sostanze anticancerogene nella farmacopea ufficiale.
    Infine l’ultima conferma recentissima di questi giorni, è lo studio pubblicato sulla rivista Cancer Biotherapy and Radiopharmaceuticals, rivista americana di grande autorevolezza, condotto su 20 pazienti affetti da Linfoma Non Hodgkin a basso grado di malignità in stadio avanzato, e curati con la terapia Di Bella. Lo studio condotto dal dottor Mauro Todisco si è basato sulla somministrazione di somatostatina, acido retinoico, bromocriptina, melatoniana e Acth. L’esito favorevole ha dimostrato l’efficacia della terapia.

  4. #124
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    Cari oncologi, date i numeri
    Dal libro: «Un po’ di verità sulla terapia Di Bella» di V. Brancatisano
    ORDINA IL LIBRO

    «Se si disponesse di un metodo sufficientemente sicuro per debellare qualunque traccia delle vestigia di un tumore – commenta in generale il professor Luigi Di Bella – allora, e solo allora, si potrebbe parlare di arresto o di blocco, che allude ad una sempre potenziale ripresa, in un prossimo futuro, per cause ipotetiche. Lo stesso intervento chirurgico è chiara espressione della coscienza della mancanza di un mezzo di guarigione. La che mio o radio terapia preoperatoria non migliorano apprezzabilmente la prognosi.
    (…)
    Tuttavia, anche prendendo per buoni i dati secondo i quali «uno su due dei pazienti che si ammalano di cancro guarisce», non si può non scorgere lo zampino della sintesi statistica, zampino che quasi sempre la stampa fa finta di non vedere. «Quando oggi si afferma che in linea di massima i tumori guariscono al 50 per cento dei casi – si ammetteva in un articolo pur teso a esaltare i successi della medicina convenzionale – ci si riferisce alla media delle guarigioni dei diversi tipi di tumore, che possono andare da un 97 per cento dei casi a un 3 per cento dei casi»[1] Un piccolo passo verso la verità, ma pur sempre piccolo. Anche perché una tabella che correda l’articolo in questione e che indica la sopravvivenza a 5 anni in una dozzina di tumori, presenta percentuali molto discutibili sul piano della credibilità: basti pensare che il tumore alla mammella viene presentato come guaribile nel 70,8 per cento. Cosa vuol dire questo dato? A quale stadio del tumore (quanto grande? metastatizzato oppure no? quante metastasi, con quali siti metastatici?) esso si riferisce? Evidentemente, si riferisce a quella parte di disgraziate che si accorgono (grazie alla diagnosi precoce) di avere un tumore quando esso assume una dimensione millimetrica.
    (…)

    Ma quale 50% delle guarigioni
    Lo stesso discorso si può fare per quasi tutti i tumori: per ogni malattia esiste una statistica medica pronta a dare i suoi numeri…
    Ma il punto vero è un altro. La verità, ancora più sconcertante, emerge dalle parole di un esperto come Francesco Bottaccioli[2] è che «il 50 per cento di cui parlano gli oncologi – commenta, nella sua Inchiesta sul cancro – non è effettivamente la metà del numero dei malati di tumore, come si è indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di guarigione dei diversi tipi di cancro. Per capirci, si somma, per esempio, l’87 per cento di guarigione del cancro al testicolo con il 10-12 per cento di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione, non calcolando che i malati di carcinoma al testicolo in Italia, per fortuna, sono solo 200 l’anno, mentre le persone che si ammalano di tumore al polmone ogni anno sono attorno a 40.000! I nostri grandi oncologi quindi, quando parlano di progressi nella sopravvivenza, dovrebbero essere più precisi»[3]
    Sarà così?
    C’è poi la questione dell’aumentata capacità della nostra medicina di diagnosticare precocemente molti tumori. Questa capacità, che è una importante conquista, produce, al contempo, una falsa interpretazione del rapporto tra il numero di certi tumori (che è aumentato non nella realtà ma grazie alla capacità di individuarlo nei primi stadi) e la mortalità (che è rimasta invariata). Ad esempio, 50 pazienti morti su 100 che hanno il cancro indicano un 50 per cento di sopravvivenza. Se nel corso degli anni i 100 pazienti che hanno il cancro diventano 150 (perché le nuove tecnologie consentono di individuare tumori che prima non erano individuabili), ma rimane invariato il numero dei morti (50) allora il rapporto non è più di 50 morti su 100 ma di 50 morti su 150: l’indice di sopravvivenza, come si vede, è in questo esempio aumentato considerevolmente…Questo effetto ottico distoglie dalla vera questione che è la mortalità, rimasta pressoché invariata.
    Bottaccioli, nell’opera citata, riprende un importante studio del 1986, condotto dal ricercatore statunitense John C. Bailar III, insigne professore di Epidemiologia e Biostatistica alla McGill University. Bailar scrisse che a fronte degli eccezionali impegni finanziari profusi nella ricerca contro il cancro, si doveva registrare una secca sconfitta. Bailar addusse un semplice ma sconcertante confronto numerico: nel 1962 negli USA morivano 277.000 persone, nel 1982 ne morivano 434.000.
    Bailar, in effetti, è tornato più volte sulla questione. Dopo lo scompiglio causato dal suo cupo resoconto del 1986 circa il fallimento della guerra contro il cancro dichiarata da Nixon nel ’71, Bailar intervenne nel settembre 1993 a una riunione del President’s Cancer Panel, gelando l’entusiasmo indotto nella platea dalle solite cifre rassicuranti sulla curabilità dei tumori. L’epidemiologo tirò fuori le sue cifre: «Tutto sommato – disse – i resoconti sui grandi successi contro il cancro devono essere messi a confronto con questi dati. (…) Io non penso che questo sia possibile e torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent’anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie»[4]
    I numeri di Bailar (nel 1993 si ritiene siano morte 526.000 persone per cancro negli USA) erano tutti basati su dati forniti dal National Cancer Institute e stavano a indicare che la mortalità per cancro negli USA era aumentata del sette per cento dal 1975 al 1990. E questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all’età.
    In sostanza questo sette per cento in più non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie e che si vive generalmente di più. Se ci fate caso, ogni volta che in televisione o sulla carta stampata vengono forniti i dati della mortalità per tumore, l’esperto di turno precisa che l’aumento della mortalità è una illusione dovuta all’aumentata soglia di vita e alla diminuzione di mortalità per malattie progressivamente debellate.
    Trascorsero quattro anni dal President’s Cancer Panel. Nel 1997, in uno «special article» pubblicato dal prestigioso New England Journal of Medicine, Boiler conferma: «La guerra contro il cancro è lontana dall’essere vinta. L’efficacia dei nuovi trattamenti contro il cancro sulla mortalità è molto deludente»

  5. #125
    Nosce te ipsum
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    In Origine Postato da D.V.X.
    Fenicio,tappati la bocca e falla finita,ho vissuto in mezzo a malati di cancro per buona parte della mia vita,nessuno di loro ha avuto benefici dalla chemio,quindi invece di sparare sentenze vai a fartelo stroncare nel culo!L'unica persona da me conosciuta che è sopravissuta al cancro è una donna a cui hanno asportato l'utero,visto che 8 mesi di chemio non gli avevano fatto assolutamente niente!Invece di parlare a vanvera vai in mezzo a questa gente e parla con loro come ho fatto io,magari capisci qualcosa,idiota!
    Perche non vedi che fine fanno i pazienti non trattati?
    mah
    E il bello è che ti rispondo anche
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  6. #126
    Nosce te ipsum
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    .
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  7. #127
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    In Origine Postato da Gappista
    Perfetto, lo faccia pure, ma non a carico del SSN e perciò sottraendo fondi che possono essere impiegati meglio. Altrimenti anche i maghi dovrebbero essere messi a carico del SSN, visto che secondo alcuni guariscono malattie che vanno dal Parkinson all'impotenza...
    Ci sono casi documentati. Qua o si tratta che li ha salvati la MDB a queste persone, o si tratta di un miracolo di Padre Pio. Ci sono le cartelle cliniche di molte persone che avevano il tumore e che sono guarite seguendo la strada Di Bella. Poi ci sono anche molti studi che provano l'efficacia di queste cure, studi fatti anche dall'illustrissimo Veronesi. Leggi un paio di post sopra e vedi come ci si muove intorno a questa cura. Certo, la cura Di Bella non deve gravare sul servizio sanitario, cioè sulla comunità, però si può regalare il decoder digitale terrestre, perchè è molto più importante di una cura (o possibile) sul tumore...

  8. #128
    proteus
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    In Origine Postato da medisco
    Ci sono casi documentati. Qua o si tratta che li ha salvati la MDB a queste persone, o si tratta di un miracolo di Padre Pio. Ci sono le cartelle cliniche di molte persone che avevano il tumore e che sono guarite seguendo la strada Di Bella. Poi ci sono anche molti studi che provano l'efficacia di queste cure, studi fatti anche dall'illustrissimo Veronesi. Leggi un paio di post sopra e vedi come ci si muove intorno a questa cura. Certo, la cura Di Bella non deve gravare sul servizio sanitario, cioè sulla comunità, però si può regalare il decoder digitale terrestre, perchè è molto più importante di una cura (o possibile) sul tumore...
    Peccato che...
    ci sia anche una ricerca scientifica sul MdB
    e i risultati sono stati sconfortanti...

    Ma c'è sempre la possibilità di parlare di complotti...
    e risiamo al processo di Biscardi.

  9. #129
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    In Origine Postato da proteus
    Peccato che...
    ci sia anche una ricerca scientifica sul MdB
    e i risultati sono stati sconfortanti...

    Ma c'è sempre la possibilità di parlare di complotti...
    e risiamo al processo di Biscardi.
    Però stiamo sempre la. Gli studi effettuati su tutti i composti usati nella MDB parlano di "risultati sorprendenti" mentre manco a farlo apposta la ricerca scientifica è fallita. Tra gli scienziati che hanno fatto degli studi c'è anche il tuo amato Veronesi...

    Comunque, se ti va di perdere due minuti ti ri-posto questa notizia:

    Così hanno truffato Di Bella...

    "Così hanno truffato Di Bella"
    Guariniello accusa: farmaci scaduti e dosi sballate
    Il magistrato di Torino chiude l'indagine sulla sperimentazione della terapia

    di Marco Travaglio
    TORINO - La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la "multiterapia" (Mdb) del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci "guasti e imperfetti", non si sa con quali effetti sulla salute. E l'Istituto superiore di Sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d'Italia che sperimentavano i protocolli. Sono queste le conclusioni della lunga e minuzionsa indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad alcune denunce, sulla sperimentazione nei 4 "centri di riferimento" di Torino (Molinette, San Giovanni antica sede, Mauriziano e Sant'Anna) e nei 4 della provincia (gli ospedali di Chivasso, Orbassano, Chieri e Cirè). Un'indagine che non entra nel merito dell'efficacia o meno della cura, ma si limita ad analizzare la regolarità della sperimentazione.
    Quattro gli accusati, tutti dirigenti dell'Istituto superiore di sanità (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici. Grave l'ipotesi di reato: "somministrazione di medicinali guasti o imperfetti" (punibile, secondo l'articolo 443 del codice penale, con la reclusione fino a 3 anni). Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, è stato poi archiviato.
    Nessuna responsabilità per l'ex ministro della Sanità Rosi Bindi, sentita come testimone in gran segreto, a Roma, all'inizio dell'anno. I 4 indagati hanno ricevuto l"avviso di chiusura indagini". Una sorta di preannuncio di rinvio a giudizio, che poi però non è arrivato: grazie alla legge Carotti, i difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell'inchiesta a Firenze. Con la curiosa motivazione che i farmaci "incriminati" li produce l'Istituto farmacologico militare fiorentino. Inutile l'opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci guasti (avvenuta, appunto, a Torino).
    Spetterà dunque alla Procura di Firenze - che l'anno scorso aveva già archiviato un'altra inchiesta sui protocolli Di Bella - trarre le conclusioni: rinviare a giudizio o chiedere l'archiviazione. Tutto dipenderà dall'interpretazione delle irregolarità emerse a Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una lettera inviata nel '98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle "soluzioni ai retinoidi" previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell'Iss precisavano che quelle sostanze hanno una "validità" di soli 3 mesi, dopo di che "scadono" e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e "deteriorate".
    Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un principio attivo, fondamentale per l'efficacia di quelle soluzioni: l'"axeroftolo palmitato". In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una "variazione sul tema" non dichiarata. Così com'era emerso nel '98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifen del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo è ancora aperto. A Torino.

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    e questa:

    Di Bella e il mistero dei farmaci scaduti

    Emergono molti interrogativi sulla fine prematura della sperimentazione Di Bella. Al centro dei dubbi è lo sciroppo si retinoidi (componente fondamentale della Mdb); una serie di esposti-denuncia aveva sostenuto che molti flaconi del farmaco emettevano uno strano odore di acetone e che le confezioni dello sciroppo erano state consegnate ai pazienti oltre la data di scadenza.
    Il Pretore fiorentino Ubaldo Nannucci aveva ordinato al Nucleo Antisofisticazioni sanitaria dei carabinieri di verificare le accuse. E in un rapporto, datato 2 Dicembre 1998 ma rimasto segreto per oltre un anno, due marescialli dei Nas avevano scritto testualmente: "E' emerso un dato preoccupante, se non addirittura sconcertante: 1048 flaconi di soluzione ai retinoidi sono stati distribuiti a 28 dei 60 centri della sperimentazione sulla Mdb oltre il termine massimo di tre mesi di scadenza. Questo verosimilmente comporta che 1048 pazienti abbiano assunto, per un periodo oscillante fra i 20 e i 30 giorni, un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali, senza escludere che la degradazione e la scomposizione dei principi attivi possa produrre effetti collaterali gravi, specialmente in soggetti sofferenti di patologie neoplastiche. Il rapporto, spedito per conoscenza a 25 procure, così concludeva: "Ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la stessa sperimentazione debba essere quanto meno rivista". I due marescialli dei carabinieri (colpevoli di aver detto solamente la verità!) furono accusati dal magistrato di "avere sviluppato di propria iniziativa una serie di indagini alle quali non erano stati delegati, esprimendo tra l'altro apprezzamenti che non competono all'organo di polizia giudiziaria". Non solo ma furono minacciati di trasferimento ricorda a Panorama Giulio Maceratini (presidente dei senatori di Alleanza Nazionale). "Abbiamo dovuto intervenire in Parlamento per impedire ulteriori ritorsioni."
    L'inchiesta sulla correttezza della sperimentazione Mdb è stata archiviata a Firenza e a Roma. Sopravvive solamente a Torino, sulla scrivania del pm Raffaele Guariniello. E ora si è aperta anche a Modena, dove ha presentato un esposto Giovanni Giovannini, un malato di cancro arruolato nello studio osservazionale. Giovannini che, oggi afferma di stare molto meglio grazie alla Mdb ha scoperto che lo sciroppo ai retinoidi che gli veniva somministrato dall'ospedale era scaduto. " E' accaduto nel luglio 1999, quando ho subito improvvisi effetti collaterali, nausea, vomito, dissenteria. Poi il 3 agosto del 1999 l'ospedale di Modena - racconta il Giovannini - mi ha consegnato un flacone di sciroppo datato febbraio e mi è venuto un dubbio. Allora mi sono rivolto all'Istituto Superiore di Sanità per sapere quale era la scadenza del farmaco. Hanno risposto: tre mesi, oppure quattro se conservato in frigo. E' così che ho saputo di aver preso un farmaco sicuramente scaduto". Giovannini è stato contattato dal Direttore dell'Istituto di Sanità Giuseppe Benagiano, che in una lettera datata 31 agosto 1999 si è scusato con lui in questi termini: "Per le peculiari condizioni in cui si è svolta la sperimentazione, una sistematica valutazione della soluzione ai retinoidi non è stata fatta (come si fa di regola) prima di iniziare la sperimentazione" . Come mai viene sempre fatta e questa volta no? La giornalista di Reporter, Sabrina Giannini, ha appreso dalla voce del Direttore del Dipartimento di Farmacoepidemiologia dell'Istituto Superiore, Roberto Raschetti che "le prove di stabilità della soluzione ai retinoidi non sono state fatte perché implicano un procedimento molto lungo". Un oncologo dell'ospedale di Genoa, Maurizio Pianezza ha una spiegazione più grave: "Per volere dei coordinatori della sperimentazione sono stati eliminati dalla cura pazienti che potevano continuarla: malati guariti, o che accusavano effetti collaterali come la diarrea. In realtà coloro che hanno eseguito la sperimentazione non aspettavano altro che finisse. La loro curiosità scientifica era pari a zero".
    Umberto Veronesi (attuale ministro della sanità e fondatore dell'Istituto Europeo di Oncologia) ha dichiarato più volte che tutto venne fatto "in maniera assolutamente corretta". Interrogato da Panorama, il ministro risponde, gentile, che non vuole più parlare del caso Di Bella.

 

 
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