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Discussione: The Untouchables

  1. #11
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Basta leggerselo.
    Ok. Lunedi lo ordino subito.........

    Poi vedremo.

    Certo che se stiamo alle recensioni comiche come quella di Bocca su Repubblica, il libro temo sia destinato all'uso poco nobile di cui sopra ho fatto menzione.....
    E' questo l'idolo no global????

  2. #12
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    In Origine Postato da Michele S-
    Le solite frasette fatte d'ordinanza risparmiamele, sbarbatello.

    Qui non si parla di Mangano, ma di Falcone.

    [...]
    Qui si parla di un libro che DOCUMENTA FATTI di mafia e potere; trattando di ACCERTATI E DOCUMENTATI rapporti intrattenuti da politici con esponenti della mafia.

    Mi hai già fatto segare una decina di post, ieri, con le tue panzane su Bocca.
    Fattela finita.
    Pagliaccio.

  3. #13
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    In Origine Postato da Michele S-
    Le solite frasette fatte d'ordinanza risparmiamele, sbarbatello.

    Qui non si parla di Mangano, ma di Falcone.

    Ricordiamo agli sprovveduti cosa disse Ilda Boccassini il giorno dopo i funerali di Falcone.

    http://digilander.libero.it/osservatoriobari/f62.htm


    la Repubblica - Martedì, 26 maggio 1992 - pagina 11
    di LUCA FAZZO

    L' ASSALTO ALLO STATO Il giudice di Duomo - connection accusa i colleghi e s' appella a Martelli
    BOCCASSINI: ' VOI LO AVETE TRADITO ORA NON AVETE IL DIRITTO DI PIANGERE'

    Il drammatico atto d' accusa durante la commemorazione. ' Sapeva di essere condannato ma gli è toccato di morire con l' amarezza di essere stato lasciato solo'

    MILANO - Piange e accusa, Ilda Boccassini. Il pubblico ministero milanese della "Duomo connection" esce vincente dal suo processo, dall' inchiesta contro gli uomini della droga e del riciclaggio e della corruzione nata due anni fa dal suo lavoro insieme con Giovanni Falcone. Subito dopo fa irruzione nella grande aula al primo piano del tribunale, dove è appena iniziata la commemorazione di Giovanni Falcone. Per quindici minuti sulla platea scende il ghiaccio. Sui colleghi, sui vertici della procura, sulle correnti dei magistrati Ilda Boccassini scaraventa l' accusa di avere isolato e insultato Giovanni Falcone, di portare una parte delle colpe della sua morte. "Giovanni sapeva di dovere morire. Ma gli è toccato morire con l' amarezza di essere lasciato solo". Indica con nome e cognome i giudici che oggi, secondo lei, non hanno il diritto di piangere Falcone. In prima fila il procuratore generale Giulio Catelani, il procuratore aggiunto Gerardo D' Ambrosio (che poi la condannerà severamente), l' avvocato generale Mario Daniele. "Io sono forse l' unica amica che Giovanni ha avuto qui. Sabato sono andata a Palermo ma l' ho fatto alla chetichella, tardi, quando tutti se n' erano andati. E domenica mattina sono tornata presto all' obitorio, perchè volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. ".Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un' assemblea dell' associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse, ' Falcone è un nemico politico' . . E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire - come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia - che Falcone era un venduto, una persona non più libera dal potere politico". Ancora: "Giovanni aveva scelto l' unica strada per continuare a aiutare i colleghi, andando al ministero per fare sì che si realizzasse quel progetto rivoluzionario di una struttura unica per combattere la mafia". Ilda Boccassini insiste su questo punto, invita il ministro Martelli a non abbandonare i magistrati che credono nella Dna, denuncia lo smembramento del gruppo di carabinieri che hanno lavorato con lei e Falcone in questi anni. E conclude: "A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch' io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all' altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l' ultima ingiustizia Giovanni l' ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel' hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ' Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali' . C' è tra voi chi diceva che le bombe all' Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Giovanni Falcone si sia venduto lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina. Ciao, Giovanni.


    ....... CHE DIRE? MD SENTENZIO' "FALCONE E' UN NEMICO POLITICO". Non lo dico io, lo diceva Ilda Boccassini.........


    E gia' che ci siamo, ricordiamo chi era che, mentre Falcone subiva attacchi continui da sinistra (vedi il celebre articolo di Pizzorusso), lo difendeva.........

    http://digilander.libero.it/osservatoriobari/f35.htm



    la Repubblica - Mercoledì, 25 marzo 1992 - pagina 9
    di OTTAVIO LUCARELLI

    IL VOTO DEI GIUDICI
    ANCHE COSSIGA SI SCHIERA ' AL CSM STARO' CON FALCONE'

    E auspica Forlani al Quirinale

    NAPOLI - "Andrò in Consiglio superiore e voterò per Giovanni Falcone. Due anni fa la mancata nomina del giudice siciliano alla carica di consigliere istruttore a Palermo fu considerata una sconfitta dello Stato nella lotta contro la mafia. Si disse che era una battaglia, forse anche una guerra perduta. Oggi, invece, sembra che chi sostiene Falcone per l' incarico di superprocuratore sia un alleato della mafia". Nuove polemiche tra il presidente della Repubblica e il Csm. Cossiga torna a esternare su questioni giudiziarie. E lo fa alla sua maniera. Per la poltrona di superprocuratore un solo nome: Giovanni Falcone, perno storico del pool antimafia di Palermo, oggi direttore dell' ufficio Affari penali presso il ministero di Grazia e giustizia. Un nome gradito al guardasigilli Claudio Martelli ma osteggiato dal Consiglio superiore della magistratura, orientato verso la nomina del procuratore di Palmi Agostino Cordova. Cossiga trascorre la sua quarta giornata napoletana tra una visita ai cantieri della metropolitana (ha guidato uno dei vagoni del nuovo treno collinare) e qualche acquisto nei negozi di antiquariato. Ma trova il tempo per l' immancabile sfogliatella, a mezzogiorno. "Quando andrò al Consiglio superiore della magistratura - afferma il Presidente seduto al tavolino di un bar di via Toledo - porterò come prove i discorsi in Parlamento e gli articoli di fondo di importanti giornali. Ho il diritto di votare come mi pare e piace. Sembra che la libertà del presidente della Repubblica nei confronti del Csm consista nell' uniformarsi al pensiero altrui. Ma sono un membro come gli altri. Allora, come loro cercano i voti per i loro amici o compari, permettete che cerchi i voti per i miei amici e compari". Giovanni Falcone alla Superprocura, Arnaldo Forlani candidato al Quirinale. Cossiga conferma di non avere "una sola possibilità su mille di essere rieletto, anche se fosse chiamato il popolo a votare" e, dopo gli elogi ad Andreotti, per la sua successione, punta sul segretario della Democrazia cristiana. Una crociata di pace con la Dc."....


    I COMPAGNI IMBASTIVANO CROCIATE CONTRO "IL TRADITORE" FALCONE. Cossiga e i socialisti lo difendevano.......

    Oggi gli stessi (...autocensura....) comunistoidi pretendono di appropriarsi della memoria di un magistrato che chiamavano traditore e venduto......
    E' questo l'idolo no global????

  4. #14
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    Io ALLIBISCO sul come CONTINUI (a sfinimento) a citare la Boccassini.
    E' una cosa folle.
    Ma è mai possibile che non ti rendi conto della spudorata ed evidentissima mistificazione di queste tue ottuse bufale confezionate in dieci anni di disinformazione?
    E continui a decontestualizzare; NEL MENTRE abbiamo i mafiosi e gli avvocati dei mafiosi in Parlamento.
    E ce li hai mandati TU!!!!

    Chi governava all'epoca? Chi aveva ricevuto, come ACCERTATO nel processo Dell'Utri, il voto della mafia nell'87??
    Chi c'era al ministero di Grazia e Giustizia?
    I contrasti che, ALL'EPOCA, portarono Falcone a ripiegare verso il posto al ministero non hanno niente a che fare con le tue panzane.
    Falcone venne lasciato solo, e per questo morì, da chi ALL'EPOCA era al potere; lui voleva la Procura di Palermo che, invece, venne assegnata a Meli da CHI GOVERNAVA.
    Non da Violante o da Magistratura democratica.

  5. #15
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Falcone venne lasciato solo, e per questo morì, da chi ALL'EPOCA era al potere; lui voleva la Procura di Palermo che, invece, venne assegnata a Meli da CHI GOVERNAVA.
    Non da Violante o da Magistratura democratica.

    Capisco che davanti agli articoli originali dell'epoca, tu non sappia dove andare a parare, ma ahime' non ci posso fare nulla se era l'allora sinistra a sostenere che Falcone teneva chiuse nel cassetto le prove contro Andreotti o che Falcone, avendo deciso di collaborare con Martelli, era un traditore, non ci posso fare nulla se i giudici arrivarono perfino a scioperare contro Falcone (atto che Cossiga defini' eversivo)

    E non ci posso fare nulla se a difendere Falcone dalle campagne stampa dell'Unita' era Cossiga.

    A sinistra solo Chiaromonte difendeva Falcone, per gran parte degli altri (nella piu' perfetta mentalita' stalinista) aver accettato di lavorare con "quei ladri" dei socialisti e con Martelli voleva dire essere reietti e venduti.


    Gia' che ci siamo rileggiti questo splendido articolo di Mario Pirani


    http://digilander.libero.it/osservatoriobari/f61.htm



    la Repubblica - Martedì, 26 maggio 1992 - pagina 1
    di MARIO PIRANI

    CENT' ANNI DI SOLITUDINE

    SUONA come un' ennesima beffa inferta a Giovanni Falcone, questa volta alla memoria, l' unanimità del cordoglio per la strage di Palermo. Troppe ipocrite voci di mestizia e di rimpianto, a cominciare da quella del Consiglio superiore della Magistratura, si sono unite, senza provar ritegno, al sincero dolore di tanta gente onesta e disarmata. Non si tratta, peraltro, soltanto di un comportamento inopportuno, quanto del tentativo d' impadronirsi, annullare e distruggere definitivamente quel poco che ancora potrebbe resistere dell' eredità di Falcone (lo si è visto, a bara appena chiusa, con le polemiche attizzate dai sodali di Galloni e Cicala). Per questo quanti, come chi scrive, hanno avuto l' onore dell' amichevole fiducia e delle sue amare confidenze, non possono oggi tacere. SI DICA, allora, che quel Falcone, che oggi tutti esaltano come il simbolo più alto della lotta alla mafia, era, in realtà, un uomo sconfitto, anche se le sconfitte non lo avevano fiaccato e aveva dimostrato, ogni volta, di sapersi rialzare, per ricominciare a battersi dalla posizione residuale su cui gli era dato attestarsi. Come Aureliano Buendìa, l' eroe di "Cento anni di solitudine" che dette trentadue battaglie e le perdette tutte, così anche Falcone non aveva smarrito né il coraggio né l' humour di chi sa come vanno le cose di questo Paese, anche quando ne subisce personalmente i puntuali riscontri negativi. Così era rimasto tenacemente fermo, anche quando il pool da lui diretto era stato polverizzato, nell' insistere sullo schema di una mafia come organizzazione complessa, coi suoi vertici, i suoi capi, la sua articolazione territoriale, i suoi gregari, la sua strategia e la sua forte, duratura, disciplinata struttura (che la differenzia da una formazione molecolare come la camorra). Da questa visione, comprovata dalle confessioni ottenute dai "collaboratori di giustizia" (come voleva che si chiamassero i pentiti), aveva tratto il convincimento - che nessuna ritorsione dei suoi potenti avversari era mai riuscito a scalfire - sulla inadeguatezza di un potere giudiziario parcellizzato, suddiviso in cento procure, inefficace e strutturalmente scoordinato. Di qui il riproporre, sulla base dell' esperienza di quel primo coordinamento - che, prima di essere distrutto dal Csm, aveva inferto alla mafia, col maxi processo, la sua unica grande sconfitta - un' analoga esperienza su scala nazionale: la creazione di un potere inquisitorio, la tanto bistrattata Superprocura, in grado di contrapporsi su scala siciliana, nazionale e internazionale ad una Piovra, il cui operare, nella terrificante realtà, si estende persino oltre i confini del più fantasioso telefilm.
    Attorno a questa idea, che ad ogni persona di buon senso appare del tutto intuitiva, si è scatenata una gazzarra indegna da parte di quegli stessi personaggi che spargono oggi lacrime assai poco credibili Se ai tempi del pool di Palermo, come mi ricordò in una intervista Falcone, venne inscenata contro di lui, contro Ayala, contro Borsellino e gli altri, pochi, giudici impegnati, "una controffensiva di proporzioni gigantesche e il pool venne definito un centro di potere, le difficoltà naturali dei maxi processi vennero enfatizzate, attacchi feroci vennero mossi al protagonismo dei giudici e, persino, all' uso delle scorte", se questo avvenne allora, in tempi più recenti, di fronte all' ipotesi della Superprocura, l' ira di quella parte della magistratura pietrificata a difesa del vecchio ordinamento, è andata anche oltre. Fu addirittura proclamato uno sciopero dei giudici, fatto eversivo di per se stesso, perché indetto contro una legge dello Stato, e, a conclusione di una indegna campagna di calunnie ed insinuazioni, il Csm è arrivato a bocciare la nomina di Falcone che rivendicava, ancora una volta, di mettere la sua competenza e il suo coraggio a disposizione dello Stato contro la mafia. Cosa ha mosso la coalizione politico-togata a delegittimare ripetutamente questo magistrato, che solo da morto viene unanimemente esaltato? I motivi degli uni e degli altri colludono ma non coincidono: nella magistratura, mi diceva Falcone, "si contrappongono due concezioni, tra chi sostiene che ogni magistrato può essere titolare di ogni tipo d' indagine e chi, come il sottoscritto, reputa illusorio per questa via arrivare ad indagini con risultati processuali apprezzabili nei confronti di una criminalità organizzata che opera su scala nazionale e internazionale". Ma non era e non è questa una divisione tecnica: i sostenitori della prima tesi si avvolgono nella bandiera dell' indipendenza del giudice che riposerebbe sulla diffusione del potere presso ogni singolo magistrato, per quante sono le procure e per ogni tipo di azione penale, dal delitto di mafia fino allo scippo, dall' omicidio della ' ndrangheta alla bancarotta fraudolenta. In quest' ambito ogni sostituto procuratore può far tutto o, anche, non far niente: attivare o non un' inchiesta anti mafia, coordinarsi a suo libito con altre procure, fissare le priorità come meglio crede. La sua carriera e il suo stipendio sono, comunque assicurati, senza alcuna verifica. STANNO ormai uscendo di ruolo per anzianità le poche diecine di magistrati che sono stati promossi ai vari gradi in seguito ad esami e verifiche intermedie: ormai, una volta vinto il concorso e nominato uditore, il magistrato sa che arriverà al grado di presidente di sezione della Cassazione per anzianità, anche se è restato tutta la vita ad esercitare una comoda pretura al suo paese natìo. Di qui, a parte quelli che fanno il dover loro fino all' estremo limite, la difesa feroce, da parte della maggioranza, di un ordinamento corporativo ineguagliabile, che non può essere confuso con l' indipendenza della magistratura, un bene costituzionale prezioso e intoccabile. Per questo la Superprocura non può essere che finalizzata alla lotta alla mafia né dipendere dall' Esecutivo ma dal P.G. della Cassazione. Così come deve essere difesa la obbligatorietà dell' azione penale. Erano principi che Falcone difendeva, ma aggiungendo: "E' mai possibile che solo la polverizzazione individuale delle competenze della magistratura impedisca il suo condizionamento politico? Questo può esercitarsi con ben altri mezzi e non si possono esorcizzarne i rischi facendosi scudo col principio di anzianità delle carriere e con la diffusione atomizzata del potere del magistrato". Perché mai - potremmo aggiungere oggi - dovremmo pagare le vittorie di un Di Pietro con la resa alla mafia, come tradiscono certi commenti dei giorni scorsi che contrapponevano i successi della procura milanese all' asservimento politico attribuito artatamente alla Superprocura nazionale? Se, comunque, le avversioni e le campagne subdole o aperte di cui Falcone fu oggetto da parte della maggioranza dei giudici ebbero, nel peggiore dei casi, una motivazione "sindacale" e, nel migliore, una preoccupazione ideologica malriposta, cosa dire della "connection" partitica che vi prestò man forte? Qui solo lo strumentalismo politico ha ancora una volta giocato, a scapito della Giustizia e della lotta alla mafia: così, ai tempi del pool di Palermo, socialisti e dc tacciarono Falcone di filocomunismo perché la sua indagine sfiorava e, con l' incriminazione di Ciancimino, coglieva il rapporto perverso tra politica e criminalità; in tempi più recenti, invece, il fatto che Falcone fosse l' ispiratore coerente del guardasigilli Martelli - cui è doveroso riconoscere il merito - nella elaborazione della legge sulla Superprocura, ha costituito il principale atto di accusa per bollarlo di asservimento al potere politico. Solo Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione parlamentare antimafia, elevò a suo tempo, invano, la sua voce per dissuadere i rappresentanti del Pds dal votare nel Csm contro Falcone. Del resto, basta leggere le requisitorie di tanti austeri censori a lui avverse, ospitate in questi mesi da "l' Unità", per rendere imbarazzanti gli odierni, accorati de profundis: il deprecato, vecchio metodo dell' autocritica presentava almeno il vantaggio di fornire un qualche decoro a certi ripensamenti. Altrettanto soggetto alle priorità elettorali anti-Psi apparve, sorprendentemente, l' atteggiamento del Pri. Di segno ancora diverso furono le velenose insinuazioni sparse da Leoluca Orlando e dalla "Rete": costoro oggi blaterano che "questa strage non l' hanno decisa i corleonesi o i catanesi presenti nelle vicende di mafia... questa è mafia usata dalla politica". . Il risultato è, naturalmente, quello di mettere tutto nel mucchio, da Ustica alle stragi impunite. Un altro modo per annullare la concretezza inquisitoria che Falcone perseguiva e tutto annegare in un demagogico polverone. Come non concordare con la denuncia di Emanuele Macaluso che ieri ha ricordato, stigmatizzandoli, "gli attacchi mossi a Falcone da Orlando ed altri esponenti della Rete, i quali accusarono il giudice di avere salvato Lima e incriminato il pentito che indicava nell' esponente dc il mandante dei delitti politici?". Infatti "la logica aberrante di questo gruppo - aggiunge Macaluso - è questa: chi non la pensa come me è con la mafia. E l' incarico avuto da Falcone al ministero di Grazia e Giustizia fu giudicato un compromesso deteriore col potere e non un tentativo, forse illusorio, di riuscire ad introdurre strutture moderne nel sistema giudiziario per la lotta alla mafia". Ecco, dunque, il quadro delle condoglianze interessate, premessa all' affossamento della Superprocura e di ogni tentativo di portare la lotta alla mafia al livello che Falcone chiedeva. Se questo, come temiamo, avverrà è facile prevedere che anche l' inchiesta sull' odierna strage si concluderà come quella del predecessore di Falcone, Rocco Chinnici, anche lui fatto saltare in aria con i due uomini di scorta e col portiere dello stabile, il 29 luglio 1983. Dopo ripetuti gradi di giudizio, gli ergastoli comminati a Michele Greco e ai suoi complici vennero annullati dalla Cassazione, che si attenne alla delibera di Carnevale di rifiutare la credibilità dei pentiti. Nel 1990 la piena assoluzione degli incriminati fu accompagnata dalla condanna del governo e della Regione siciliana al pagamento delle spese del giudizio. A tutt' oggi quella strage resta impunita.
    E' questo l'idolo no global????

  6. #16
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    Fuor dalle (solite) bufale; vorrei rimarcare questo passaggio dell'introduzione:
    (che, ovviamente, il MicheleBanana ha "usato" in altro modo)

    Nel 1974, come si ricorda in questo libro, mi dimisi dal comitato tecnicoscientifico del ministero del Bilancio, di cui facevo parte da circa un decennio, quando il titolare di quel dicastero, Giulio Andreotti, nominò sottosegretario Salvo Lima.
    Siccome Lima compariva più volte nelle relazioni dell’Antimafia ed era stato oggetto di ben quattro richieste di autorizzazione a procedere della magistratura, feci presente la cosa al mio amico Nino Andreatta, perché ne parlasse con Aldo Moro, presidente del Consiglio. Qualche giorno dopo Andreatta tornò da me con la coda fra le gambe: Moro gli aveva confessato la sua impotenza, perché – gli aveva detto – «Lima è troppo forte e troppo pericoloso».
    Allora affrontai l’argomento direttamente con Andreotti, dicendogli: «O lei revoca la nomina di Lima, che scredita l’immagine del ministero, o mi dimetto».
    Non mi lasciò neppure finire: mi interruppe e mi liquidò dicendo che ne avremmo parlato un’altra volta. A quel punto resi ufficiali le dimissioni. La mia lettera fu pubblicata dal «Corriere della Sera» e da vari altri giornali, e la cosa fece un certo scalpore per alcune settimane. Ci furono anche delle vibrate proteste dei giovani Dc. Poi calò l’oblio.
    Di quella faccenda si tornò a parlare quando Gian Carlo Caselli e i suoi pm mi chiamarono a testimoniare al processo Andreotti: era chiaro, da quell’episodio, che Andreotti – e non solo lui – sapeva benissimo chi era Lima.
    Lo sapevo persino io...
    La cosa che mi colpì fu che il mio gesto fu visto come prova di coraggio non comune.
    È deprimente che, in Italia, un gesto di normale decenza venga visto così.
    Dà la misura di come ci siamo ridotti.


    Siamo ridotti che un elettore di Dell'Utri e Previti fa la morale sulla morte di Falcone citando il Pm che li ha processati e condannati.

  7. #17
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Fuor dalle (solite) bufale; vorrei rimarcare questo passaggio dell'introduzione:
    (che, ovviamente, il MicheleBanana ha "usato" in altro modo)
    Ah gia', l'attendibilissima e imparziale introduzione di Sylos Labini.......

    Ripeto; capisco che leggere gli articoli originali del tempo e riportare alla memoria fatti che preferiresti essere ormai dimenticati ti faccia male.

    Ma ahime' rassegnati.......... Ripeto (ancora) non posso farci nulla se era la sinistra a chiamare Falcone traditore, se erano i giudici di MD a boicottarlo e a scioperare contro di lui. Cosi' come non posso farci nulla se a difendere Falcone c'erano Cossiga e i socialisti.......

    Il resto e' fuffa.

    Attendo in ogni caso di leggere il libro di Lodato per vedere se si ricordera' di quando il giornale in cui scrive lo stesso Lodato (l'Unita') pubblicava articoli (celebre quello del marzo 1992 di Pizzorusso) che di fatto definivano Falcone uno che si era venduto al potere.........
    E' questo l'idolo no global????

  8. #18
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    In Origine Postato da Michele S-
    [B]Capisco che davanti agli articoli originali dell'epoca, tu non sappia dove andare a parare, ma ahime' non ci posso fare nulla se era l'allora sinistra a sostenere che Falcone teneva chiuse nel cassetto le prove contro Andreotti o che Falcone, avendo deciso di collaborare con Martelli, era un traditore, non ci posso fare nulla se i giudici arrivarono perfino a scioperare contro Falcone (atto che Cossiga defini' eversivo)

    E non ci posso fare nulla se a difendere Falcone dalle campagne stampa dell'Unita' era Cossiga.

    A sinistra solo Chiaromonte difendeva Falcone, per gran parte degli altri (nella piu' perfetta mentalita' stalinista) aver accettato di lavorare con "quei ladri" dei socialisti e con Martelli voleva dire essere reietti e venduti.
    [...]
    Ed io continuo a non capire cosa c'entri tutto questo OGGI.
    Capisco benissimo, invece, che tu non capisca.
    E' lampante che "l'allora sinistra" si risentì per il fatto che Falcone DIEDE A CREDERE (col suo comportamento) di non volere arrivare al terzo livello.
    Mentre, INVECE, non lo fece per il semplice fatto che Buscetta NON GLIE NE AVEVA VOLUTO PARLARE; non fece in tempo a fare i nomi.
    "L'allora sinistra" dimostrò, a differenza di quello che credi di dimostrare tu, che CHIEDEVA di andare avanti nel perseguire lo scopo iniziato col Maxiprocesso.
    Martelli, se non lo sai, era stato "sentenziato" dalla mafia; che si sentì tradita DOPO aver dato appoggio elettorale al PSI.

    Cosa vuoi dimostrare, poi, citando Cossiga?
    Tu continui a rimestare nel TUO paiolo continuando ad inserire elementi decontestualizzati che alimentano solo la mistificazione confusionaria della quale ti fai buon gioco.
    Falcone è morto; e non l'ha ammazzato Prodi.
    Falcone combatteva la mafia; tu la mafia l'hai mandata in Parlamento.
    Questo è L'OGGI.

  9. #19
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    In Origine Postato da Michele S-
    Ah gia', l'attendibilissima e imparziale introduzione di Sylos Labini.......

    Ripeto; capisco che leggere gli articoli originali del tempo e riportare alla memoria fatti che preferiresti essere ormai dimenticati ti faccia male.

    Ma ahime' rassegnati.......... Ripeto (ancora) non posso farci nulla se era la sinistra a chiamare Falcone traditore, se erano i giudici di MD a boicottarlo e a scioperare contro di lui. Cosi' come non posso farci nulla se a difendere Falcone c'erano Cossiga e i socialisti.......

    Il resto e' fuffa.

    Attendo in ogni caso di leggere il libro di Lodato per vedere se si ricordera' di quando il giornale in cui scrive lo stesso Lodato (l'Unita') pubblicava articoli (celebre quello del marzo 1992 di Pizzorusso) che di fatto definivano Falcone uno che si era venduto al potere.........
    Fattela finita, pagliaccio.
    Io leggo Repubblica dal numero ZERO; tu sei tra quelli che: "Voto Berlusconi perchè non leggo Repubblica, e ME NE VANTO!"
    Le tue citrazioni capziose hanno lo stesso "senso" del dossier (bufala, al solito) contro l'Unità sbandiarato dal Banana all'ultimo "congresso" del TUO (si fa per dire) partito.

    Tu sei un campione nell'estrarre dal cilindro "articoli" (totalmente decontestualizzati) e calarli nella realtà di OGGI.
    E' la stessa logica (si fa sempre per dire) che ti porta a votare quello che paventa la minaccia comunista.

    Poveraccio.

  10. #20
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    Predefinito Re: Re: The Untouchables

    In Origine Postato da MrBojangles
    Ottimo Sylos Labini.

    Ed ottima, sicuramente, l'inedita accoppiata Lodato-Travaglio.
    E' alla diffusione a tappeto di QUESTA informazione che ci si dovrà dedicare APPENA sarà possibile.
    In regime di par condicio, ovviamente; e SENZA potersi avvalere della facoltà di non rispondere.
    Ottimo, MrBojan. Sylos Labini non lo scopriamo oggi. Diffusione a tappeto, era anche la mia intenzione. E non dimentichiamo di citare il sito www.democrazialegalita.it perchè c'è bisogno di farlo conoscere.

 

 
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