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    Predefinito La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Con il boom degli immigrati le famiglie multiple sono in continuo aumento
    I casi sono 15-20mila, ecco le loro storie: "Non rinuncio a due mogli perché vivo qui"

    La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia
    dal nostro inviato FRANCESCA CAFERRI

    BRESCIA - Per Baba Kar è la cosa più naturale del mondo: "Ho due mogli. E vivo con loro in Italia. Lo so che qui è proibito dalla legge, ma questo riguarda voi italiani, non noi: io sono musulmano e il Corano dice che posso avere fino a quattro mogli. Seguo la mia religione. Del resto con lo Stato italiano non ho mai avuto nessun problema". Senegalese, 33 anni, in Italia da 9, da 7 ben radicato a Brescia, il signor Kar è la punta di un iceberg dalle dimensioni misteriose, quello dei poligami italiani. Musulmani - immigrati, ma anche italiani convertiti - che usufruiscono della possibilità, prevista dal Corano, per un uomo di avere fino a quattro spose.

    In assenza di statistiche, qualcuno parla di poche centinaia di casi, altri di decine di migliaia: cifre non confermate né confermabili. Quel che è certo però, è che il fenomeno esiste e che negli ultimi anni è aumentato, proporzionalmente all'aumento del numero degli immigrati musulmani che hanno scelto di risiedere nel nostro paese: oggi, secondo la Caritas, sono poco più di 1.200.000 i musulmani che vivono in Italia.

    A partire da febbraio in Gran Bretagna lo stato ha di fatto accettato la poligamia, consentendo ai mariti che la praticano di richiedere un assegno familiare per ogni moglie "aggiuntiva". In Italia di questo non si parla, ma basta la naturalezza con cui il signor Kar parla per capire che il suo non è un caso isolato: "Moltissimi miei amici hanno più mogli qui in Italia. Non solo senegalesi: marocchini, egiziani, tanti davvero".
    Kar è venuto in Italia da solo lasciando le mogli, che aveva già sposato, in Senegal: dopo un paio di anni ha fatto arrivare con il ricongiungimento familiare Fadu, 25 anni, insieme al figlio che allora ne aveva tre. Poi con permesso di lavoro è arrivata Nkeir, 22 anni, la seconda sposa.

    Le due donne, insieme al piccolo Mamadou, dividono con il marito un appartamento di una sessantina di metri quadri non lontano dal centro di Brescia. Un angolo di Senegal lontano migliaia di chilometri da Dakar: due stanze, in cui Kar si alterna ogni due notti, un salottino, un bagno e una piccola cucina. Alle pareti, ritratti di leader religiosi e foto di famiglia, sullo schermo della televisione i canali senegalesi. Quando passa un video musicale che racconta la lite fra una prima e una seconda moglie, Fadu ride: "Noi non abbiamo nessun problema. Certo, all'inizio quando lui si è risposato ero gelosa: ma poi è passato. Da noi si usa così".

    In Italia no, ma per lo Stato - che pure considera la poligamia reato - Kar non è fuorilegge, perché solo il primo dei suoi matrimoni è registrato. Ma anche se lo fossero stati entrambi non ci sarebbe stata troppa differenza: nel 2003 il tribunale di Bologna riconobbe a due figli dello stesso padre il diritto di far arrivare in Italia le rispettive madri, prima e seconda moglie dell'uomo in questione. In questo caso, argomentò il giudice, il reato non sussiste, essendo entrambe le nozze state contratte in un paese che le consente.

    Allora la sentenza fece scandalo: ammettendo la presenza contemporanea di due mogli per uno stesso marito, non legittimava ma riconosceva come dato di fatto in Italia un uso che è sì vecchio di secoli, ma contro il quale negli ultimi decenni le donne nel mondo musulmano si sono battute, fino ad ottenerne la limitazione e, in molti casi, la scomparsa.

    Proibita da decenni in Tunisia e in Turchia, praticamente annullata dal nuovo codice della famiglia marocchino, severamente regolamentata in molti altri paesi, nel mondo arabo la poligamia riguarda, secondo gli esperti, non più del 2 per cento delle famiglie. E in Italia? C'è chi parla di 15-20mila casi, ma il sociologo
    Stefano Allievi, uno dei massimi esperti dell'Islam italiano, non è d'accordo: "Dare un numero preciso è impossibile - dice - ma è un fenomeno statisticamente irrilevante: riguarda poche famiglie, all'interno delle quali spesso la presenza di più mogli non crea alcun problema: perché è normale nella cultura di provenienza o perché è accettata anche da donne italiane convertite".

    Opposta la visione di Suad Sbai, presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e candidata con il centrodestra alle elezioni: "Ci sono migliaia di casi di poligamia - dice - e nella maggior parte le donne subiscono abusi. I mariti picchiano le mogli che non vogliono accettare una nuova sposa o dopo qualche anno abbandonano la seconda: e la poveretta si ritrova che non può chiedere il divorzio perché per lo Stato non si è mai sposata, quindi non ha alimenti né garanzie".

    La Sbai racconta di matrimoni celebrati - secondo l'uso musulmano per il quale le nozze sono un contratto civile, non un sacramento religioso - nei consolati dei paesi di origine o, in assenza di funzionari civili, di fronte a imam compiacenti, che non si pongono il problema di scavalcare, nei fatti, la legge italiana.
    A conferma delle sue parole cita il caso della signora Najat: marocchina, sposata nell'88 in Italia con un egiziano, sei anni fa si è trovata in casa la seconda moglie. Anche lei marocchina, anche lei sposata in Italia.

    "Per risposarsi mio marito aveva falsificato la lettera in cui avrei dovuto dare il mio consenso - racconta Najat - abbiamo vissuto per anni in 45 metri quadri: due famiglie. Io e i miei quattro figli, lei e il suo: io non volevo accettare e per questo venivo picchiata, continuamente". Dopo anni di tensioni, l'uomo è fuggito in Egitto e ha portato con sé con i due figli minori di Najat, oggi 8 e 12 anni, e una volta lì l'ha denunciata per abbandono del tetto coniugale. "Non posso andare a prenderli, perché mi metterebbero in carcere. Questa è la poligamia", dice lei con le lacrime agli occhi.

    Accanto a lei siede Zohra, marocchina: quando si è sposata il marito, egiziano, le aveva assicurato di essere celibe. Dopo un anno ha scoperto che c'era una prima moglie e che, insieme al figlio, stava per arrivare in Italia. Zohra si è opposta e ed è stata massacrata di botte. Per ritrovare la serenità è dovuta fuggire di casa. "Per queste donne non c'è tutela - si infervora Sbai - serve una legge che ragioni in termini di territorio e dica che chi sta in Italia, anche se immigrato, può avere una moglie sola".

    "Il fenomeno ha molte facce - sostiene però Allievi - È vero, purtroppo capita che chi ha una moglie nel paese d'origine ne prenda un'altra qui e che spesso la seconda sia inconsapevole. Ma c'è anche chi arriva in Italia ed è già sposato pacificamente due volte. E ci sono i casi in cui le seconde mogli, anche italiane, sono consapevoli della situazione e non hanno problemi ad accettarla. Non esiste una soluzione che vada bene per tutti".

    "Indubbiamente ci troviamo di fronte a un problema che finora il diritto europeo non è riuscito ad risolvere - dice Roberta Aluffi, docente di Diritto islamico all'università di Torino - la poligamia è contraria al nostro concetto di uguaglianza, ma è vero anche che occorre rispettare una donna che ha contratto matrimonio secondo la religione e la legge del suo paese e che non può essere spogliata di ogni diritto una volta arrivata qui".

    Il Corano stabilisce che un uomo possa avere fino a quattro mogli, ma la condizione imprescindibile è che riservi a tutte lo stesso trattamento, in termini di tempo, attenzioni e denaro. Formalmente, argomenta Aluffi, già il fatto che lo Stato italiano riconosca solo a una delle spose il titolo di moglie ufficiale non permette di rispettare il principio dell'uguaglianza. In queste condizioni, argomenta come Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia, "secondo le stesse leggi dell'Islam la poligamia non è consentita".

    In materia finora ogni paese europeo ha scelto una sua strada: l'apertura della Gran Bretagna ha fatto scalpore, ma anche Germania e Belgio garantiscono benefici a chi ha più mogli. In Italia in sede ufficiale nessun rappresentante delle comunità nella Consulta islamica ha messo sul tavolo la questione del riconoscimento delle unioni poligamiche, anche se a più riprese membri dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d'Italia) hanno chiesto il riconoscimento della possibilità per un musulmano di contrarre matrimonio in moschea senza che questo abbia alcun valore giuridico.

    Ma negli ultimi tempi sulla questione c'è molta prudenza: "Nell'Islam la poligamia è una possibilità e non un obbligo - spiega Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento Affari sociali dell'Ucoii - noi non la incoraggiamo e anzi cerchiamo di controllarla, perché siamo in Italia e qui la legge non la prevede. In moschea celebriamo nozze solo per chi porta un documento che provi che non è già sposato".

    Le polemiche degli ultimi tempi non hanno turbato la vita di Mohammed Bikri: marocchino, in Italia dal 1988, il signor Bikri è uno dei volti del successo degli immigrati nel nostro paese. In vent'anni ha messo su una piccola attività e oggi è il leader dei marocchini in Sardegna: aiuta i suoi connazionali ad integrarsi.

    Durante tutto il percorso le sue due mogli, sposate in Marocco, gli sono state accanto: per anni lui, loro e i quattro figli (due ciascuna) hanno vissuto in un'unica casa. Oggi ha due appartamenti in villaggi vicini e si divide fra essi: "I ragazzi vanno e vengono come vogliono - racconta - e le mie mogli si vogliono bene come sorelle. Ho avuto qualche problema all'inizio, ma ora va tutto bene, quando ci ritroviamo tutti siamo una grande famiglia". Allargata. Una delle tante nell'Italia del 2008.

    (2 aprile 2008)

    La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia - cronaca - Repubblica.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #2
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    RAUS.

    tornare al paese

  3. #3
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Con il boom degli immigrati le famiglie multiple sono in continuo aumento
    I casi sono 15-20mila, ecco le loro storie: "Non rinuncio a due mogli perché vivo qui"

    La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia
    dal nostro inviato FRANCESCA CAFERRI

    BRESCIA - Per Baba Kar è la cosa più naturale del mondo: "Ho due mogli. E vivo con loro in Italia. Lo so che qui è proibito dalla legge, ma questo riguarda voi italiani, non noi: io sono musulmano e il Corano dice che posso avere fino a quattro mogli. Seguo la mia religione. Del resto con lo Stato italiano non ho mai avuto nessun problema". Senegalese, 33 anni, in Italia da 9, da 7 ben radicato a Brescia, il signor Kar è la punta di un iceberg dalle dimensioni misteriose, quello dei poligami italiani. Musulmani - immigrati, ma anche italiani convertiti - che usufruiscono della possibilità, prevista dal Corano, per un uomo di avere fino a quattro spose.

    In assenza di statistiche, qualcuno parla di poche centinaia di casi, altri di decine di migliaia: cifre non confermate né confermabili. Quel che è certo però, è che il fenomeno esiste e che negli ultimi anni è aumentato, proporzionalmente all'aumento del numero degli immigrati musulmani che hanno scelto di risiedere nel nostro paese: oggi, secondo la Caritas, sono poco più di 1.200.000 i musulmani che vivono in Italia.

    A partire da febbraio in Gran Bretagna lo stato ha di fatto accettato la poligamia, consentendo ai mariti che la praticano di richiedere un assegno familiare per ogni moglie "aggiuntiva". In Italia di questo non si parla, ma basta la naturalezza con cui il signor Kar parla per capire che il suo non è un caso isolato: "Moltissimi miei amici hanno più mogli qui in Italia. Non solo senegalesi: marocchini, egiziani, tanti davvero".
    Kar è venuto in Italia da solo lasciando le mogli, che aveva già sposato, in Senegal: dopo un paio di anni ha fatto arrivare con il ricongiungimento familiare Fadu, 25 anni, insieme al figlio che allora ne aveva tre. Poi con permesso di lavoro è arrivata Nkeir, 22 anni, la seconda sposa.

    Le due donne, insieme al piccolo Mamadou, dividono con il marito un appartamento di una sessantina di metri quadri non lontano dal centro di Brescia. Un angolo di Senegal lontano migliaia di chilometri da Dakar: due stanze, in cui Kar si alterna ogni due notti, un salottino, un bagno e una piccola cucina. Alle pareti, ritratti di leader religiosi e foto di famiglia, sullo schermo della televisione i canali senegalesi. Quando passa un video musicale che racconta la lite fra una prima e una seconda moglie, Fadu ride: "Noi non abbiamo nessun problema. Certo, all'inizio quando lui si è risposato ero gelosa: ma poi è passato. Da noi si usa così".

    In Italia no, ma per lo Stato - che pure considera la poligamia reato - Kar non è fuorilegge, perché solo il primo dei suoi matrimoni è registrato. Ma anche se lo fossero stati entrambi non ci sarebbe stata troppa differenza: nel 2003 il tribunale di Bologna riconobbe a due figli dello stesso padre il diritto di far arrivare in Italia le rispettive madri, prima e seconda moglie dell'uomo in questione. In questo caso, argomentò il giudice, il reato non sussiste, essendo entrambe le nozze state contratte in un paese che le consente.

    Allora la sentenza fece scandalo: ammettendo la presenza contemporanea di due mogli per uno stesso marito, non legittimava ma riconosceva come dato di fatto in Italia un uso che è sì vecchio di secoli, ma contro il quale negli ultimi decenni le donne nel mondo musulmano si sono battute, fino ad ottenerne la limitazione e, in molti casi, la scomparsa.

    Proibita da decenni in Tunisia e in Turchia, praticamente annullata dal nuovo codice della famiglia marocchino, severamente regolamentata in molti altri paesi, nel mondo arabo la poligamia riguarda, secondo gli esperti, non più del 2 per cento delle famiglie. E in Italia? C'è chi parla di 15-20mila casi, ma il sociologo
    Stefano Allievi, uno dei massimi esperti dell'Islam italiano, non è d'accordo: "Dare un numero preciso è impossibile - dice - ma è un fenomeno statisticamente irrilevante: riguarda poche famiglie, all'interno delle quali spesso la presenza di più mogli non crea alcun problema: perché è normale nella cultura di provenienza o perché è accettata anche da donne italiane convertite".

    Opposta la visione di Suad Sbai, presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia e candidata con il centrodestra alle elezioni: "Ci sono migliaia di casi di poligamia - dice - e nella maggior parte le donne subiscono abusi. I mariti picchiano le mogli che non vogliono accettare una nuova sposa o dopo qualche anno abbandonano la seconda: e la poveretta si ritrova che non può chiedere il divorzio perché per lo Stato non si è mai sposata, quindi non ha alimenti né garanzie".

    La Sbai racconta di matrimoni celebrati - secondo l'uso musulmano per il quale le nozze sono un contratto civile, non un sacramento religioso - nei consolati dei paesi di origine o, in assenza di funzionari civili, di fronte a imam compiacenti, che non si pongono il problema di scavalcare, nei fatti, la legge italiana.
    A conferma delle sue parole cita il caso della signora Najat: marocchina, sposata nell'88 in Italia con un egiziano, sei anni fa si è trovata in casa la seconda moglie. Anche lei marocchina, anche lei sposata in Italia.

    "Per risposarsi mio marito aveva falsificato la lettera in cui avrei dovuto dare il mio consenso - racconta Najat - abbiamo vissuto per anni in 45 metri quadri: due famiglie. Io e i miei quattro figli, lei e il suo: io non volevo accettare e per questo venivo picchiata, continuamente". Dopo anni di tensioni, l'uomo è fuggito in Egitto e ha portato con sé con i due figli minori di Najat, oggi 8 e 12 anni, e una volta lì l'ha denunciata per abbandono del tetto coniugale. "Non posso andare a prenderli, perché mi metterebbero in carcere. Questa è la poligamia", dice lei con le lacrime agli occhi.

    Accanto a lei siede Zohra, marocchina: quando si è sposata il marito, egiziano, le aveva assicurato di essere celibe. Dopo un anno ha scoperto che c'era una prima moglie e che, insieme al figlio, stava per arrivare in Italia. Zohra si è opposta e ed è stata massacrata di botte. Per ritrovare la serenità è dovuta fuggire di casa. "Per queste donne non c'è tutela - si infervora Sbai - serve una legge che ragioni in termini di territorio e dica che chi sta in Italia, anche se immigrato, può avere una moglie sola".

    "Il fenomeno ha molte facce - sostiene però Allievi - È vero, purtroppo capita che chi ha una moglie nel paese d'origine ne prenda un'altra qui e che spesso la seconda sia inconsapevole. Ma c'è anche chi arriva in Italia ed è già sposato pacificamente due volte. E ci sono i casi in cui le seconde mogli, anche italiane, sono consapevoli della situazione e non hanno problemi ad accettarla. Non esiste una soluzione che vada bene per tutti".

    "Indubbiamente ci troviamo di fronte a un problema che finora il diritto europeo non è riuscito ad risolvere - dice Roberta Aluffi, docente di Diritto islamico all'università di Torino - la poligamia è contraria al nostro concetto di uguaglianza, ma è vero anche che occorre rispettare una donna che ha contratto matrimonio secondo la religione e la legge del suo paese e che non può essere spogliata di ogni diritto una volta arrivata qui".

    Il Corano stabilisce che un uomo possa avere fino a quattro mogli, ma la condizione imprescindibile è che riservi a tutte lo stesso trattamento, in termini di tempo, attenzioni e denaro. Formalmente, argomenta Aluffi, già il fatto che lo Stato italiano riconosca solo a una delle spose il titolo di moglie ufficiale non permette di rispettare il principio dell'uguaglianza. In queste condizioni, argomenta come Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia, "secondo le stesse leggi dell'Islam la poligamia non è consentita".

    In materia finora ogni paese europeo ha scelto una sua strada: l'apertura della Gran Bretagna ha fatto scalpore, ma anche Germania e Belgio garantiscono benefici a chi ha più mogli. In Italia in sede ufficiale nessun rappresentante delle comunità nella Consulta islamica ha messo sul tavolo la questione del riconoscimento delle unioni poligamiche, anche se a più riprese membri dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d'Italia) hanno chiesto il riconoscimento della possibilità per un musulmano di contrarre matrimonio in moschea senza che questo abbia alcun valore giuridico.

    Ma negli ultimi tempi sulla questione c'è molta prudenza: "Nell'Islam la poligamia è una possibilità e non un obbligo - spiega Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento Affari sociali dell'Ucoii - noi non la incoraggiamo e anzi cerchiamo di controllarla, perché siamo in Italia e qui la legge non la prevede. In moschea celebriamo nozze solo per chi porta un documento che provi che non è già sposato".

    Le polemiche degli ultimi tempi non hanno turbato la vita di Mohammed Bikri: marocchino, in Italia dal 1988, il signor Bikri è uno dei volti del successo degli immigrati nel nostro paese. In vent'anni ha messo su una piccola attività e oggi è il leader dei marocchini in Sardegna: aiuta i suoi connazionali ad integrarsi.

    Durante tutto il percorso le sue due mogli, sposate in Marocco, gli sono state accanto: per anni lui, loro e i quattro figli (due ciascuna) hanno vissuto in un'unica casa. Oggi ha due appartamenti in villaggi vicini e si divide fra essi: "I ragazzi vanno e vengono come vogliono - racconta - e le mie mogli si vogliono bene come sorelle. Ho avuto qualche problema all'inizio, ma ora va tutto bene, quando ci ritroviamo tutti siamo una grande famiglia". Allargata. Una delle tante nell'Italia del 2008.

    (2 aprile 2008)

    La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia - cronaca - Repubblica.it
    Hai mai sentito parlare di mariti/modello che hanno amanti (donne-uomini-trans) e trascurano la moglie e i figli?
    Rama sta tornando....

  4. #4
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Namaskar Visualizza Messaggio
    Hai mai sentito parlare di mariti/modello che hanno amanti (donne-uomini-trans) e trascurano la moglie e i figli?
    Marx, La comunanza delle donne

    Marx affronta il tema della “comunione delle donne” nei Manoscritti e nel Manifesto. Nella prima opera egli osserva che il rifiuto del matrimonio come proprietà privata esclusiva comporta nel comunismo rozzo la comunanza delle donne o prostituzione generale. Nella seconda all’accusa che i comunisti vogliono la comunione delle donne, Marx risponde in modo volutamente ambiguo.



    a) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Terzo manoscritto



    [...] infine tale movimento che consiste nell’opporre la proprietà privata generale alla proprietà privata, si esprime in una forma animale come la seguente: al matrimonio (che è indubbiamente una forma di proprietà privata esclusiva) si contrappone la comunanza delle donne, dove la donna diventa proprietà della comunità, una proprietà comune. Si può dire che questa idea della comunanza delle donne è il mistero rivelato di questo comunismo ancor rozzo e materiale. Allo stesso modo che la donna passa da matrimonio alla prostituzione generale, cosí l’intero mondo della ricchezza, cioè dell’essenza oggettiva dell’uomo, passa dal rapporto di matrimonio esclusivo col proprietario privato al rapporto di prostituzione generale con la comunità.

    Nel rapporto con la donna, in quanto essa è la preda e la serva del piacere della comunità, si esprime l’infinita degradazione in cui vive l’uomo per se stesso: infatti il segreto di questo rapporto ha la sua espressione inequivocabile, decisa, manifesta, scoperta, nel rapporto del maschio con la femmina e nel modo in cui viene inteso il rapporto immediato e naturale della specie. Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è il rapporto del maschio con la femmina. In questo rapporto naturale della specie il rapporto dell’uomo con la natura è immediatamente il rapporto dell’uomo con l’uomo, allo stesso modo che il rapporto con l’uomo è immediatamente il rapporto dell’uomo con la natura, cioè la sua propria determinazione naturale.

    K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 1949, pagg. 119-120



    b) K. Marx, Manifesto, II

    Abolizione della famiglia! Anche i piú radicali inorridiscono di fronte a tanto vergognoso disegno dei comunisti.

    Qual è il fondamento della famiglia di oggi, della famiglia borghese? Il capitale, il guadagno privato. Una famiglia interamente sviluppata non esiste per la borghesia; essa tuttavia trova il suo completamento nella forzata mancanza di famiglia dei proletari e nella prostituzione pubblica.

    La famiglia del borghese scompare naturalmente con lo scomparire di questo suo completamento, ed entrambe vengono meno una volta distrutto il capitale.

    Ci rimproverate di voler eliminare lo sfruttamento dei figli da parte dei loro genitori? Questo misfatto noi lo confessiamo.

    Ma voi dite che rimpiazzando l’educazione familiare con quella sociale noi distruggiamo i rapporti piú cari.

    E non è forse determinata anche la vostra educazione dalla società? dai rapporti sociali nel cui ambito voi educate, dall’interferenza, diretta o indiretta che sia, della società tramite la scuola, ecc.? I comunisti non hanno inventato l’influenza della società sull’educazione, essi hanno solo trasformato il suo carattere, sottraendo l’educazione all’influenza della classe dominante.

    La fraseologia borghese sulla famiglia e sull’educazione, sui rapporti affettivi tra genitori e figli, appare tanto piú disgustosa, quanto piú, a causa della grande industria, viene a mancare ai proletari ogni legame familiare e i bambini divengono semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.

    Ma voi comunisti intendete adottare la comunanza delle donne, ci grida in coro tutta la borghesia.

    Il borghese non vede nella propria moglie che uno strumento di produzione. Ode che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e naturalmente si sente autorizzato a credere che la medesima sorte toccherà anche alle donne.

    Non pensa minimamente che la questione sta proprio in ciò; abolire la posizione della donna come semplice strumento di produzione.

    D’altra parte non v’è nulla di piú ridicolo di questo orrore altamente morale che provano i nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita.

    I nostri borghesi, non paghi di poter disporre delle mogli e delle figlie dei loro proletari – per non parlare della prostituzione ufficiale – considerano il sedursi reciprocamente le mogli uno dei divertimenti piú piacevoli.

    Il matrimonio borghese è in pratica la comunanza delle mogli. Al massimo si potrebbe muovere ai comunisti il rimprovero di voler sostituire la comunanza delle donne ipocritamente mascherata con una comunanza ufficiale, palese. D’altra parte va da sé che, una volta scomparsi gli attuali rapporti di produzione, viene meno anche la corrispondente comunanza delle donne, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.



    Marx, Opere, Newton Compton, Roma, 1975, pagg. 365-366


    MARX, LA COMUNANZA DELLE DONNE

    Chi si somiglia si piglia.
    Ultima modifica di Eridano; 27-11-09 alle 11:12
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #5
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    io resto convinto che marx se vivesse prenderebbe a sonori calci nel culo i comunistelli itaglioni

  6. #6
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da costantino Visualizza Messaggio
    io resto convinto che marx se vivesse prenderebbe a sonori calci nel culo i comunistelli itaglioni
    Io credo che sarebbe pappa e ciccia con De Benedetti & Lerner.
    Ultima modifica di Eridano; 27-11-09 alle 11:28
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #7
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Marx, La comunanza delle donne

    Marx affronta il tema della “comunione delle donne” nei Manoscritti e nel Manifesto. Nella prima opera egli osserva che il rifiuto del matrimonio come proprietà privata esclusiva comporta nel comunismo rozzo la comunanza delle donne o prostituzione generale. Nella seconda all’accusa che i comunisti vogliono la comunione delle donne, Marx risponde in modo volutamente ambiguo.



    a) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Terzo manoscritto



    [...] infine tale movimento che consiste nell’opporre la proprietà privata generale alla proprietà privata, si esprime in una forma animale come la seguente: al matrimonio (che è indubbiamente una forma di proprietà privata esclusiva) si contrappone la comunanza delle donne, dove la donna diventa proprietà della comunità, una proprietà comune. Si può dire che questa idea della comunanza delle donne è il mistero rivelato di questo comunismo ancor rozzo e materiale. Allo stesso modo che la donna passa da matrimonio alla prostituzione generale, cosí l’intero mondo della ricchezza, cioè dell’essenza oggettiva dell’uomo, passa dal rapporto di matrimonio esclusivo col proprietario privato al rapporto di prostituzione generale con la comunità.

    Nel rapporto con la donna, in quanto essa è la preda e la serva del piacere della comunità, si esprime l’infinita degradazione in cui vive l’uomo per se stesso: infatti il segreto di questo rapporto ha la sua espressione inequivocabile, decisa, manifesta, scoperta, nel rapporto del maschio con la femmina e nel modo in cui viene inteso il rapporto immediato e naturale della specie. Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è il rapporto del maschio con la femmina. In questo rapporto naturale della specie il rapporto dell’uomo con la natura è immediatamente il rapporto dell’uomo con l’uomo, allo stesso modo che il rapporto con l’uomo è immediatamente il rapporto dell’uomo con la natura, cioè la sua propria determinazione naturale.

    K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 1949, pagg. 119-120



    b) K. Marx, Manifesto, II

    Abolizione della famiglia! Anche i piú radicali inorridiscono di fronte a tanto vergognoso disegno dei comunisti.

    Qual è il fondamento della famiglia di oggi, della famiglia borghese? Il capitale, il guadagno privato. Una famiglia interamente sviluppata non esiste per la borghesia; essa tuttavia trova il suo completamento nella forzata mancanza di famiglia dei proletari e nella prostituzione pubblica.

    La famiglia del borghese scompare naturalmente con lo scomparire di questo suo completamento, ed entrambe vengono meno una volta distrutto il capitale.

    Ci rimproverate di voler eliminare lo sfruttamento dei figli da parte dei loro genitori? Questo misfatto noi lo confessiamo.

    Ma voi dite che rimpiazzando l’educazione familiare con quella sociale noi distruggiamo i rapporti piú cari.

    E non è forse determinata anche la vostra educazione dalla società? dai rapporti sociali nel cui ambito voi educate, dall’interferenza, diretta o indiretta che sia, della società tramite la scuola, ecc.? I comunisti non hanno inventato l’influenza della società sull’educazione, essi hanno solo trasformato il suo carattere, sottraendo l’educazione all’influenza della classe dominante.

    La fraseologia borghese sulla famiglia e sull’educazione, sui rapporti affettivi tra genitori e figli, appare tanto piú disgustosa, quanto piú, a causa della grande industria, viene a mancare ai proletari ogni legame familiare e i bambini divengono semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.

    Ma voi comunisti intendete adottare la comunanza delle donne, ci grida in coro tutta la borghesia.

    Il borghese non vede nella propria moglie che uno strumento di produzione. Ode che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e naturalmente si sente autorizzato a credere che la medesima sorte toccherà anche alle donne.

    Non pensa minimamente che la questione sta proprio in ciò; abolire la posizione della donna come semplice strumento di produzione.

    D’altra parte non v’è nulla di piú ridicolo di questo orrore altamente morale che provano i nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita.

    I nostri borghesi, non paghi di poter disporre delle mogli e delle figlie dei loro proletari – per non parlare della prostituzione ufficiale – considerano il sedursi reciprocamente le mogli uno dei divertimenti piú piacevoli.

    Il matrimonio borghese è in pratica la comunanza delle mogli. Al massimo si potrebbe muovere ai comunisti il rimprovero di voler sostituire la comunanza delle donne ipocritamente mascherata con una comunanza ufficiale, palese. D’altra parte va da sé che, una volta scomparsi gli attuali rapporti di produzione, viene meno anche la corrispondente comunanza delle donne, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.



    Marx, Opere, Newton Compton, Roma, 1975, pagg. 365-366


    MARX, LA COMUNANZA DELLE DONNE

    Chi si somiglia si piglia.
    Non sai proprio leggere, eh?

  8. #8
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Io credo che sarebbe pappa e ciccia con De Benedetti & Lerner.
    ah quello è sicuro...... legami forti con questi due

  9. #9
    ...
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da Namaskar Visualizza Messaggio
    Hai mai sentito parlare di mariti/modello che hanno amanti (donne-uomini-trans) e trascurano la moglie e i figli?

    Azzz. mi par di sentire gli islamici che giustificano la poligamia e la lapidazione.




    Non capisco bene cosa lei non capisca, in ogni modo chi non è d'accordo con la lapidazione semplicemente non è musulmano, dunque la questione è assai semplice grazie a Dio.

    Mi chiedo se lei si riferisca ad una punizione per la "donna che ha tradito il marito" rendendosi conto del fatto che la lapidazione (che leggiamo benissimo senza quel maiuscolo urlato) è una pena per l'uomo come per la donna; se avesse dubbio in proposito significa che non sa minimamente di cosa parla e dunque urge informarsi prima di esprimersi su cose così delicate!

    Saprà anche che la lapidazione prescritta nel Corano e nella Sunna è una nobile legge che anziché spargere sangue - come banalmente si potrebbe pensare - salva tante vite e soprattutto ha tutelato tante società dalla perversione e dall'immoralità, risparmiando a tanti di nascere figli senza padre, risparmiando a tante donne o uomini di morire massacrati da chi avevano tradito, e ad altrettanti di avere la vita distrutta dal tradimento della persona di cui si fidavano.

    Il buonismo su questa questione è quanto di più ipocrita ed inopportuno possibile, poiché laddove non sussiste questa nobile legge, il cui scopo è quasi esclusivamente deterrente e quasi mai applicabile come la storia stessa dimostra, ogni anno muoiono a migliaia nei cosiddetti "delitti passionali".

    Discussioni sull'Islam :: Leggi argomento - I paradisi di Luca Abdullah
    Ultima modifica di Cuordy; 27-11-09 alle 11:44

  10. #10
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    Predefinito Rif: La poligamia nascosta tra gli islamici d'Italia

    Citazione Originariamente Scritto da korgul Visualizza Messaggio
    Non sai proprio leggere, eh?
    Eh no...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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