ebbene si, c'è un referendum in sicilia questo fine settimna...qualcuno ne sa qualcosa? io l'ho saputo per puro caso...è mi ritengo una persona discretamente informata d politica...nn oso immaginare la maggioranza dei siciliani...nn ne saprà niente nessuno!
è scandaloso che nn ne parli nessuno, dico nessuno! al tg regionale solo due paroline strette strette dove nn si capiva affato d che si trattava...
solo su internet ho potuto attingere a qualche informazione e a quanto pare questo silenzio è stato intimato dall'alto...posto qui un articolo
In silenzio. Verso un referendum per la democrazia, per la Sicilia.
logo ARTICLE 2126 I prossimi 15 e 16 maggio i siciliani sono chiamati alle urne per il primo referendum regionale della storia siciliana. Si tratta di un referendum confermativo nei confronti della nuova legge elettorale che prevede uno sbarramento al 5% per le liste elettorali di Ars, Province e Comuni. E intanto l’informazione tace.
di Redazione, Data 20 aprile 2005 - 990 letture
di Riccardo Coppola
Si avvicinano sotto il silenzio quasi assoluto degli organi di informazione 15 e 16 maggio. Sarà una data importante per la vita politica siciliana; e non solo per le elezioni amministrative che quegli stessi giorni interesseranno parte dell’isola, ma per il referendum confermativo della legge elettorale approvata lo scorso 5 agosto dalla maggioranza dell’Assemblea regionale. Il fatto che sia la prima volta in cui il popolo siciliano è chiamato ad esprimersi su una legge regionale; e che non si tratti di una legge qualunque, ma della “nuova” legge elettorale che ridefinisce il sistema di rappresentanza in senso antidemocratico, dovrebbe dare risalto all’evento. Dico dovrebbe perché nella realtà l’avvicinarsi del referendum passa sotto il quotidiano silenzio dei mezzi d’informazione nazionali e, cosa ancor più grave e preoccupante, regionali; un silenzio che, agevolato dai
clamori delle vicende nazionali, si inserisce nel processo, consolidatosi negli ultimi anni, di azzeramento della libera informazione. Ne è un esempio palese la recente delibera del CORECOM (Comitato Regionale per le Comunicazioni della Sicilia) riguardo alla “comunicazione dei soggetti politici relative ai messaggi politici autogestiti a titolo gratuito”, in cui si è escluso qualsiasi riferimento alla campagna referendaria. Siamo di fronte una grave violazione del diritto di informazione e ad una gravissima carenza nell’impianto delle regole poste a tutela dei cittadini in campagna elettorale.
Proposta dai principali partiti della maggioranza di centro destra, e favorita dall’ambiguità che troppo frequentemente connota DS e Margherita, la legge elettorale è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi. Il punto nevralgico è l’innalzamento dello sbarramento per le liste elettorali dell’Assemblea regionale, delle Province e dei Comuni dal 3% al 5% previsto dal comma 5 dell’art 2: "Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi le liste provinciali il cui gruppo, sommando i voti validi conseguiti nei collegi elettorali provinciali, abbia ottenuto nell’intera Regione una cifra elettorale inferiore al 5 per cento del totale regionale dei voti validi espressi". Non è difficile prevedere gli effetti negativi che un simile sbarramento avrebbe sul sistema politico siciliano, di cui la forte frammentazione è una componente strutturale: la scomparsa dalle istituzioni dei partiti minori, e quindi la drastica diminuzione della rappresentanza, rafforzerebbe ancor di più il sistema di voto clientelare “tipico” siciliano. Un’eventuale conferma della legge segnerebbe quindi un colpo durissimo e insanabile per la democrazia partecipativa e la rappresentanza in Sicilia. Dopo che il “Comitato referendario per la legge elettorale” è riuscito a raccogliere le firme necessarie per indire il referendum (un cinquantesimo degli aventi diritto al voto), si fa necessaria la partecipazione al voto di tutti i cittadini attivi per evitare che venga confermata una legge “ammazza politica” che rappresenta un peggioramento del male -l’eccessiva atomizzazione del sistema partitico- che pretenderebbe curare. Perché sia valido il referendum, non è necessario raggiungere il quorum del 50% più 1, ma è importante che i siciliani dicano no ad una legge antidemocratica partecipando proprio attraverso quella che è l’ultima forma rimasta di democrazia diretta.
http://www.girodivite.it/article.php3?id_article=2126




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bene, allora il problema nn è solo mio...
