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  1. #1
    Senzapadrone
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    Predefinito Industria, le cifre del malessere

    Vi segnalo questo articolo sul sito del Sole 24 Ore

    Articolo 10 maggio 2005

    Da questo link potete inoltre scaricare il nuovo rapporto sullo stato (pietoso) della competitività in Italia:

    Check-up competitività (pdf)

    15 pagine piene di grafici e indicatori. Molto interessante e ben fatto, imho.

    Vorrei poi vedere se c'è qualche banana che ancora si dice ottimista ...

  2. #2
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    il vero problema della competitivià è che in Europa occorre una forte deregolamentazione e dei seri accordi internazionali di esportazioni/importazioni, oltre che una forte flessibilità del lavoro.
    Prodi al Governo è come Bin Laden all'antiterrorismo

  3. #3
    Senzapadrone
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    In Origine Postato da Ilmilanese
    il vero problema della competitivià è che in Europa occorre una forte deregolamentazione e dei seri accordi internazionali di esportazioni/importazioni, oltre che una forte flessibilità del lavoro.
    Vedo che rispondi prima di leggere i contenuti (tipico del banana), e parli d'altri argimenti che non sono l'oggetto del post (tipico del banana).

    Se leggi, capirai che l'Italia ha problemi BEN PIU' GRAVI del resto dei Paesi europei. Quindi non la meniamo con il discorso che la crisi economica è tutta europea e internazionale.

  4. #4
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    In Origine Postato da Ilmilanese
    il vero problema della competitivià è che in Europa occorre una forte deregolamentazione e dei seri accordi internazionali di esportazioni/importazioni, oltre che una forte flessibilità del lavoro.
    Il vero problema della competitività IN ITALIA è che tutti lamentano che le cose non vanno, e il TUO governo continua a dire che va tutto bene, che è tutto a posto, che se c'è qualche problema è colpa dell'europa, della scala mobile dell'84, del panettiere sotto casa e della massaia che non sa leggere i cartellini del supermercato.
    La deregolamentazione è senz'altro una bella parola da dire stesi su un prato per fare colpo su qualcuno, ma alle parole bisogna dare un significato.
    Gli accordi import/export sono pure una bella cosa, ma tu non puoi andare a casa degli altri a dire come vuoi che sia il mercato a meno che non sia tu il mercato, ed il mercato non sta più di casa in italia ormai da un pezzo.
    La flessibilità del lavoro come ha dimostrato di intenderla il TUO governo, significa smembrare la capacità contrattuale dei lavoratori in modo da renderli pari alle formiche, che se ne crepa una ce n'è subito un'altra che prende il suo posto.

  5. #5
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    Non mi pare che il Mio governo stia dicendo che va tutto bene, anzi ma dare addosso al govenro quando è evidente che la crisi è strutturale dell'Europa e di molte ma molte economie del mondo.

    Ovviamente ha colpito di + le economie dove il costo del lavoro è maggiore portando i nostri prodotti fuori mercato.
    Ovvio che gli imprenditori portano le proprie aziende dove la manodopera costa meno per poter rincorrere i competitor asiatici (vedi polonia, romania e paesi new UE) Ma non solo manodopera, ma anche leggi che in questi paesi non esistono mentre da noi ti bloccano l'attività.
    Questo allargamento è stato gestito molto ma molto male.
    Se aggiungiamo poi l'invasione dei cinesi in molti settori strategigi per l'economia italiana chiudiamo il cerchio.
    è vero non puoi obbligare gli asiatici ad acquistare i prodotti europei, però con dei patti di import/export puoi regolare il mercato.
    Sai in Germania perchè ancora regge l'economia?
    perchè sta esportando nei paesi asiatici intere aziende, macchinari, catene di produzione ecc... con cui fabbricare prodotti sempre + complessi che invaderanno il nostro mercato fra pochi anni.
    parole al vento?
    forse però iniziamo ad abolire l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, iniziamo a flessibilizzare il lavoro dando la possibilità di accordi interaziendali di spostamento della manodopera durante i picchi e cali della produzione.
    Modifichiamo la cassaintegrazione, stabilendo che chi è in questa posizione deve svolgere lavori socialmente utili

    Purtroppo però son certo che se Berlusconi non è riuscito a realizzare questo progetto, con la sinistra al governo il Paese chiuderà i battenti
    Prodi al Governo è come Bin Laden all'antiterrorismo

  6. #6
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    Predefinito Re: Industria, le cifre del malessere

    In Origine Postato da Ezechiele
    Vi segnalo questo articolo sul sito del Sole 24 Ore

    Articolo 10 maggio 2005

    Da questo link potete inoltre scaricare il nuovo rapporto sullo stato (pietoso) della competitività in Italia:

    Check-up competitività (pdf)

    15 pagine piene di grafici e indicatori. Molto interessante e ben fatto, imho.

    Vorrei poi vedere se c'è qualche banana che ancora si dice ottimista ...

    Articolo interessante che per altro non dice nulla di nuovo, nulla di nuovo dal 1995 ad oggi. Ovvero perdita di quote di mercato a livello mondiale.
    Le cause della nostra deboleza a mio parere sono varie e molto difficili da arginare.
    Nel 1995 sonoa ffiorate in piena evidenzia difficolta' del nostro sistema produttivo che si basava sul piccolo, dato che era flessibile,ma la mancata introduzione delle nuove tecnologie che facilitano il flusso di informazione ha favorito i sistemi industriali con azinede piu' grandi quindi con piu' risorse, che cont lai tencologie si posson permettere un flusso di informaizoni, tempi di reazione e flessibilita' quasi pari ad aziende piu' piccole (ma con meno risorse), difatti dla 1995 (anno di inzio nell'utilizzo massiccio delle tecnologie del IT).
    Questa e' una causa. Latre cause, e' anche l'entrata nel WTO da parte della Cina, avenuta nel 2001.
    La Cina ha avuto come pirmo impatto quello di entrare in diretta concorrenza con i nostri prodotti, perche' e' bene ricordarlo, il nostro sistem aindustriale alle prime voci dell'export aveva ed gha, tessile ed arredamento, ovvero prodotti faiclmente copiali, ed acquisizione del know how non tanto complicato..specie se ad esportarlo siamo noi stessi.. posso fare l'esempio nel settore di mia occupazione, ovvero il mobile, nella fabbriche Cinesi i macchinari sono quasi completamente Italiani.

    Tempo due/tre anni la Cina inizera' a mettere il batone fra le ruote anceh ad altri paesi Europei, esmepio nel 2007 la Cina vedra' svanire le quote per quanto riguada il mercato automobilistico... vorrei sapere quale casa Europea potra' mettere sul mertcato auto accesoriate e a norma per max 5,000 euro.
    Noi siamo stati la prima vittima, dato che il nostro sistema produttivo per primo, fra i piu' importanti pasi Europei si e' scontrato con l'entrata della Cina nel WTO.

    Oltre a cio', aggiungiamoci la forza dell' Euro, che piaccia o meno ha reso in alcuni mercati i nostri prodotti piu' cari anche del 80% o addirittura del 100% unicamente per il cambio valutario nel giro di uno o due anni (e non ci sono innovazioni o ricerche che riescano a giustificare tale aumento agl'occhi del consumatore finale) ricordiamoci che la Cina va col dollaro.

    Tempo 2/3 anni, e' l' Europa tutta avra' enormi problemi.
    Si criticano tanto gli USA ed il loro sistema economico, pero' gli USA sono i primi o i secondi (se la giocano col Giappone) per investimenti diretti in Cina, col risultato che si, hanno un defict commerciale, pero la propieta' finale resta in mano loro per molta parte del Deficit. possiamo cmabiare paese, il CIle, ed i suoi vini che stanno conquistando quote di mercato a livello mondiale, bene il 90% delle aziende Cilene nel settore sono di propieta' USA, eppure ogni bottiglia di vino Cileno che entra in USA e' un entrata negativa nella bilancia commerciale USA.

    La nstra porduzione industriale e' destianta a calare ulteriormente cosi come le nostre quote di export, e non ci sara' Prodi, Unione o Berlusconi o CDL che tengano, le nostre aziende operanti nei settori produttivi continueranno a calare.
    Cio' non necessariemtne deve essere visto come negativo, in fondo un prodotto made in china, aiuta anche il potere di acquisto, si deve capire che il futuro per l' Europa ed il mondo avanzato non e' produrre, ma controllare i prodotti, sviluppare i servizzi, l'asprtto finanziario ecc..il produrre, il pensare che ancora oggi sia possibile produrre a costi 10 volte superiori ed avere un mercato sa tanto di autarchia, ovvero pensare che un economia moderna si fermi ai confini, niente di piu' sbagliato, e niente di piu' sicuro che avviarsi verso un reale impoverimento.

  7. #7
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    Apparentemente qualcosa si sta muovendo anceh al parlaemnto Europeo. Il TG2 ha dato notizia di come sia stata fatta la prima lettura di una direttiva comunitaria che permetterebbe di inalzare il limite delle ore lavorative a 65 ore settimanali.. tardi, ma l'hanno capito che si deve lavorare di piu' e non di meno almeno per recuperare perte dello svantaggio nei costi di produzione.
    Logicamente chi insorge sono sindacati e sx Europea, italiana compresa... forse pensano che basta andare in Cina e dirgli che facciano i buoni e che esportino meno...

  8. #8
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    In Origine Postato da Amati75
    Apparentemente qualcosa si sta muovendo anceh al parlaemnto Europeo. Il TG2 ha dato notizia di come sia stata fatta la prima lettura di una direttiva comunitaria che permetterebbe di inalzare il limite delle ore lavorative a 65 ore settimanali.. tardi, ma l'hanno capito che si deve lavorare di piu' e non di meno almeno per recuperare perte dello svantaggio nei costi di produzione.
    Logicamente chi insorge sono sindacati e sx Europea, italiana compresa... forse pensano che basta andare in Cina e dirgli che facciano i buoni e che esportino meno...

    Dovrebbero capire che bisogna fabbricare prodotti che SI VENDONO DI PIU'

    Se si fanno piu' prodotti che nessuno vuole i problemi aumentano.

  9. #9
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    In Origine Postato da furbo
    Dovrebbero capire che bisogna fabbricare prodotti che SI VENDONO DI PIU'

    Se si fanno piu' prodotti che nessuno vuole i problemi aumentano.

    Questa e' una risposta retorica, senza offesa...
    Secondo te i prodotti Italiani hanno problemi perche' nessunol i vuole?
    No, cla il loro mercato erhce' costano troppo e perchela differnza che v'era con i pordotti Cinesi e' diminuita, dopo anni di esportazione del Know how ad esmepio nel settore tessile e del mobile.
    Prima il pordotto Cinese era pscarso e costava poco, quello Italiano costava di piu' ma non cosi tanto di piu' ed era buono.
    Ora il prodotto Italianno costa molto di piu', anche grazie el rinforzamento dell' Euro e la distanza qualitativa e' drasticmaente ridotta.
    Pensa la maggiorparte delle aziende di mobili in Italia usa il MDF, in Cina usano Faggio.
    V'era ancora la possibilita' del design innovativo, peccato che se un disegnatore in Italia viene pagato 10, in Cina lo pagano 20, per chi disegnera' seocndo te il prossimo oggetto da lanciare sul mercato?

    Ora le prime vittime siamo noi, aspetta due/tre anni quando inizieranno a competere cdirettamente contro aziende Tedesche ecc.. (che stanno facnedo quello che noi abbiamo fatto in anni passati, ovvero esportare il know how).

  10. #10
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    In Origine Postato da Amati75
    Beh a lungo termine e' l'obbiettivo di una parte consistente del Unione.. o no?
    Ed anche il viaggio piu' lungo inzia con un passo.
    su andiamo...una parte consistente...rifondazione me la chiami consistente? cioè...nn è poco...ma delle riforme anche graduali che portino all'abolizione della proprietà privata avrebbero bisogno d un appoggio nettamente più ampio...

    un eventuale passo in quel senso potrà essere fatto solo sn un maggioranza molto apia...cosa che nn accadrà probabilemnte mai...o cmq nn entro il prossimo secolo...

    nn si farà neanche il primo passo...

 

 
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