Il più celebre, fra i modelli europei, è quello del cosiddetto Rhineland capitalisfn (capitalismo renano) e dell'economia sociale di mercato. È il modello prevalente in Germania, Austria, Olanda e in parte del Belgio, Si basa sul concetto del decentramento statale, sulla concertazione fra industria e sindacati, e su un'idea di impresa come organizzazione associariva autosufficiente e in qualche modo svincolata dai suoi azionisti. Gli utili vengono reinvestiti e i dividendi sono relativamente bassi. Normalmente, le azioni di una società finiscono nelle mani di altre aziende, banche e compagnie di assicurazioni legate ad essa da relazioni di affari più che dall'ossessione del prezzo del titolo e dei dividendi. Il sistema europeo di corporate governance prevede che i rappresentanti degli azionisti siedano accanto a quelli dei lavoratori e dei sindacati all'interno del consiglio di supervisione, che stabilisce la direzione strategica dell'azienda. Senza il consenso di questo fondamentale organismo, risulta molto difficile portare a termine una scalata ostile. L'articolo 76 del codice di diritto societario tedesco impone ai manager di dirigere l'azienda nell'interesse dell'intera organizzazione, e impedisce al consiglio di supervisione ogni intervento specifico.
Nonostante la globalizzazione, il fulcro delle relazioni industriali e delle politiche salariali in Germania è ancora la concertazione fra le associazioni imprenditoriali e i sindacati; più di due terzi degli accordi salariali vengono stabiliti in questo modo, direttamente o indirettamente, attraverso i contratti collettivi'. I sindacati, tuttavia, agiscono responsabilmente in veste di partner, poiché si considerano parte integrante dell'organizzazione. La convinzione che questo sistema contribuisca a creare un ambiente di lavoro altamente produttivo e collaborativo è così radicata che per le aziende diventa molto difficile cercare di indebolire o di spaccare i sindacati senza danni di immagine piuttosto seri. Nel 1995, per esempio, la Gesamtmetall, l'associazione delle imprese siderurgiche tedesche, giunse a un braccio di ferro con il sindacato di settore, la IG Metall (la seconda maggiore organizzazione sindacale al mondo) per avere più flessibilità nel lavoro. Lo sciopero che ne seguì fu tanto dannoso per l'immagine della collaborazione costruttiva fra sindacati e imprese che molte aziende uscirono dai ranghi e solidarizzarono con i lavoratori. La Gesamtmetall dovette fare un nasse indietro.




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