Cronaca, resoconto, chiamatela come volete di un giorno di ordinaria crisi commerciale in un ordinario quartiere del centro della città di Torino.
Ore 12:08 il Barbiere chiude prima perchè ergo stufo di non fare niente, il negozio di ortofrutta disquisisce sulla porta con le mani conserte, la galleria d'arte del sottoscritto boccheggia, il giornalaio vuoto come una campana, la camiceria poco più in là disfa e ridisfa le vetrine per cercare di fare qualcosa, il macellaio alla mia sinistra gira i pollici. Poco più in là c'è un negozio sfitto che dopo il secondo fallimento è stato messo in vendita e sono oltre 4 mesi che ancora non è stato comprato. Sull'altro lato c'è un negozio di foto che cede l'attività, un negozio storico di Belle Arti che si lamenta e una trattoria sfiancata dalla concorrenza dei menù fissi del ristorante cinese due metri più in là. Nello stesso isolato c'è pure un enoteca storica che piange scarsi affari, il bar dell'angolo ha diminuito la produzione di brioche la mattina, quello sotto i portici che da 3 o 4 anni aveva deciso di tenere aperto solo la sera ha deciso di riaprire timidamente anche il giorno (evidentemente per ammortizzare le spese), il tabaccaio vende orologi che prima vendeva a 60 - 80 euro a 20 euro. I negozi di vestiario sono un deserto, l'unico che rileva del movimento è quello dei cinesi qualche isolato più in là.
Devo continuare?![]()
Quì non c'è più una lira, anzi un euro, questa è la triste verità.


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