BRUXELLES. Il capo separatista curdo Abdhullah Ocalan nel 1999, quando è stato condannato a morte, non ha avuto un equo processo. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato la Turchia ritenendo che il tribunale «non sia stato indipendente e imparziale».
La Corte di Strasburgo ha così confermato un primo giudizio, pronunciato nel marzo 2003, di condanna della Turchia per violazione di tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Secondo i giudici di Strasburgo, la Corte di sicurezza dello stato della Turchia non ha giudicato Ocalan con «imparzialità e indipendenza» per la presenza di un magistrato militare.
Inoltre, la condanna a morte del capo curdo è stata pronunciata alla fine di un processo che ha violato l’articolo della Convenzione che proibisce la tortura.
La sentenza emessa a Strasburgo non è vincolante, ma potrebbe causare problemi politici al governo turno, che sta tentando di aderire ai criteri stabiliti dall’Unione Europea per consentire il suo ingresso nell’Ue.




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