Meditava di abbandonare la politica, invece lascerà Alleanza nazionale. Nulla di ufficiale, ma ormai l’addio di Domenico Fisichella a Via della Scrofa è maturo. Il partito è «senza una leadership» e il vicepresidente del Senato, che insegna Dottrina dello Stato e Scienza della politica e che An l’ha ideata e tenuta a battesimo, è stufo di fare la voce critica della destra e il bastian contrario della Cdl. «Ho insistito per almeno due anni sulla necessità che la coalizione e An al suo interno si concentrassero sulla qualità dei problemi, avendo il coraggio di porre in secondo piano questioni come la riforma costituzionale...». E invece?
«Invece il governo Berlusconi si è concentrato su argomenti che gli hanno alienato settori importanti della società, dalla magistratura all’università».
Pensa di dedicarsi solo all’insegnamento?
«Io posso lasciare in qualunque momento, ma sento il dovere di continuare a impegnarmi perché il Paese attraversa un momento molto difficile».
Anche per An non è un buon momento. Lei ha rifiutato l’invito di Fini a entrare nell’ufficio di presidenza.
«Non mi sono sentito di condividere responsabilità che non avevo contribuito a creare e non ho voluto fornire un alibi a scelte che non ho condiviso. Provo un forte rammarico nel vedere una grande idea, quale An è stata, così vulnerata dalle scelte di po chi».
Ce l’ha col presidente o con i capicorrente?
«Fini pensava di controllare il partito facendo entrare i capi delle correnti nel governo, invece ne è rimasto prigioniero. Se anche cambiasse il leader, il quadro non cambierebbe».
È ancora furioso per l’ outing di Fini sulla fecondazione?
«Ha creato un grande problema di metodo. Come cittadino può decidere quel che ritiene, ma come leader del secondo partito della coalizione di governo, prima di rendere pubbliche certe valutazioni dovrebbe consultare il partito. Come diceva Platone, l’eccesso si trasforma nel suo contrario e l’eccesso di guida solitaria è diventato assenza di guida».
Pensa che Fini debba lasciare il timone?
«Un piccolo gruppo di persone ha orientato il partito in una logica sostanzialmente oligarchica e non credo che sostituire Fini con Matteoli, Gasparri o La Russa modifichi il quadro».
Il quadro del governo- bis si può modificare?
«Le difficoltà del governo hanno un fondamento sia nella situazione preoccupante dell’economia, sia nei pessimi risultati elettorali. La combinazione di questi elementi non aiuta a diminuire le tensioni, alimentate dalle strategie ormai confliggenti di alcuni partiti».
Il governo istituzionale è una via di uscita?
«Non scioglierebbe i nodi critici e si limiterebbe a gestire l’anticamera delle Politiche, forse persino anticipate. L’unico aspetto positivo potrebbe essere un rapporto meno conflittuale con l’opposizione, anche se a più riprese Prodi ha manifestato contrarietà a governi istituzionali».
È il tramonto di Berlusconi?
«L’eventuale accantonamento di Berlusconi provocherebbe contraccolpi robusti in Forza Italia e forse anche in altri partiti della Cdl, facendo aumentare i problemi per quantità e qualità».
Giudizi severi, presidente. Nella Cdl si è fatto terra bruciata intorno, se ne deduce che sta per lasciare An e forse anche la coalizione...
«Non posso impedirle di fare deduzioni. Quando avrò una notizia la comunicherò, nel frattempo state ai fatti».
Che cos’ha in mente, senatore? L’Udc o addirittura la Margherita? Magari ha già parlato con Prodi...
«Ci sono tante ipotesi per continuare a compiere il proprio dovere pubblico. Ma un dato è sicuro, prima viene l’Italia».
Perdoni l’insistenza...
«Sto riflettendo. Le dico solo che i partiti sono mezzi e il bene del Paese è il fine».
Vittorio Sgarbi ha scelto l’Ulivo.
«Ho letto sul Corriere . Ma io, a differenza di Sgarbi, non ho un problema di sopravvivenza, sono un apprezzato professore universitario e un apprezzato scrittore politico. Sull’interesse dei partiti deve prevalere l’interesse della nazione: in questo senso, il partito, qualunque partito, è uno strumento».
Contatti? Offerte?
«Non sono un prodotto, non sono sul mercato. Le mie decisioni le prendo in serena responsabilità individuale».




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