User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 11

Discussione: Ekatlos

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Nov 2009
    Messaggi
    258
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ekatlos

    Vorrei approfondire un aspetto di una vicenda, nota ma mai spiegata bene. Approfitto del forum per approfondire e fare una domanda.

    Qualche forumista potrebbe spiegarmi (non le solite e raccogliticce informazioni, che già conosco) cosa hanno davvero significato per la corrente tradizionalista romana (o se si preferisce per la spiritualità romana in Italia) il ritrovamento nel 1913 - come ci informa "Ekatlos" - dello scettro regale e del rito che "fu celebrato per mesi e mesi, ogni notte senza sosta"?
    Che significato bisogna dare a questo avvenimento e quale origini dare ai riti suddetti?
    Se "Ekatlos" fosse veramente Leone Caetani (alias anche Ottaviamo? lo so che viene messo in dubbio), quale reale legame vi fu o vi è, tra la "via romana" e i "riti egizi" quelli trasmessi da Giustiniano Lebano e in seguito da Giuliano Kremmerz (La Fratellanza Terapeutica di Myriam)? Oppure sono due cose diverse che nulla hanno da spartire una con l'altra?


    Ringrazio in anticipo chi volesse fare lo sforzo di rispondermi.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Reazionario dal 380 e.v.
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Località
    Avrea Aetas
    Messaggi
    1,497
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Vorrei approfondire un aspetto di una vicenda, nota ma mai spiegata bene. Approfitto del forum per approfondire e fare una domanda.

    Qualche forumista potrebbe spiegarmi (non le solite e raccogliticce informazioni, che già conosco) cosa hanno davvero significato per la corrente tradizionalista romana (o se si preferisce per la spiritualità romana in Italia) il ritrovamento nel 1913 - come ci informa "Ekatlos" - dello scettro regale e del rito che "fu celebrato per mesi e mesi, ogni notte senza sosta"?
    Che significato bisogna dare a questo avvenimento e quale origini dare ai riti suddetti?
    Se "Ekatlos" fosse veramente Leone Caetani (alias anche Ottaviamo? lo so che viene messo in dubbio), quale reale legame vi fu o vi è, tra la "via romana" e i "riti egizi" quelli trasmessi da Giustiniano Lebano e in seguito da Giuliano Kremmerz (La Fratellanza Terapeutica di Myriam)? Oppure sono due cose diverse che nulla hanno da spartire una con l'altra?


    Ringrazio in anticipo chi volesse fare lo sforzo di rispondermi.
    Salve e benvenuto nel forum.
    Personalmente non mi sono mai occupato della vicenda in questione, non resta dunque che aspettare che qualcuno, edotto su questi fatti, voglia fare un pò di luce.
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  3. #3
    Ritorno a Strapaese
    Data Registrazione
    21 May 2009
    Messaggi
    4,767
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    EKATLOS E IL LAPIS NIGER
    A Roma esiste un monumento archeologico noto come Lapis
    Niger (marmo nero). Si trova nel Foro. Venne scoperto il 10
    gennaio 1899 da un famoso archeologo del tempo, Giacomo Boni,
    “fanatico” del paganesimo romano; un caso raro, nel panorama
    degli studiosi accademici del mondo antico. Sulla figura
    dell’archeologo veneziano ha scritto un articolo S. Consolato,
    direttore de La Cittadella, per il n° 46 del mensile Hera, nel
    supplemento monografico dedicato a Esoterismo e Fascismo,
    p.44-47, nonché sull’ultimo numero della rivista Politica Romana.
    Se è pur vero che il paganesimo romano c’entra assai poco con il
    Fascismo – la storia ha dimostrato che il Mussolinianesimo1[1]
    strumentalizzò il mito di Roma per dare corpo al regime fascista e
    che elemento aggregatore fu solo una comune volontà di
    imperium, un “imperialismo” che più che pagano si sarebbe potuto
    e dovuto definire “nazionalista”, la famosa boria delle nazioni di
    cui parlò anche Evola -, fu grazie a questa convergenza di interessi
    tra il Boni e il desiderio mussoliniano di dare un abito diverso ed
    efficace al suo regime che si potettero riesumare dal passato
    insigni vestigia, le quali sarebbero certamente rimaste in buona
    parte sottoterra se al potere ci fosse stato un governo diverso.
    Contrariamente all’uso comune del termine latino lapis (pietra),
    nel caso specifico la parola significa “marmo, pavimentazione”.
    Ciò è già sufficiente a sfatare quell’idea – non priva di
    reminiscenze guenoniane2[2] - che in alcune persone porta a
    credere che anche a Roma ci sia un equivalente della famosa
    1[1]
    J. Evola, nella sua opera Gli Uomini e le Rovine, ha giustamente inquadrato Mussolini come un
    “bonapartista”, nel senso che come ideale supremo aveva l’idealizzazione di se stesso.
    2[2]
    L’influsso dello scrittore franco-islamico Renè Guénon sugli ambienti della cosiddetta “scuola
    italica” è in genere sottaciuto ma ben evidente nell’opera e negli scritti di un Guido de Giorgio, per
    fare un esempio, fino a continuarsi ai nostri giorni con personaggi ancor meno noti.
    www.picatrix.com
    Kaaba islamica della citta di La Mecca. E’ questa una pietra nera
    meteoritica venerata dai maomettani con un rituale che di
    monoteistico ha molto poco. A Roma non esistette nessuna pietra
    nera di tal genere. Gli scrittori Dionisio di Alicarnasso e Pompeo
    Festo ricordarono per la prima volta, nei loro scritti, l’esistenza di
    un lapis niger posto nel Foro. Si trattava (e si tratta, perché esiste
    ancora) di una pavimentazione in marmo nero di pochi metri
    quadrati, edificata a bella posta forse al tempo di Augusto, per
    differenziare il sito da tutto il resto della pavimentazione
    adiacente, di ben più vaste dimensioni. Ecco, in sostanza, cos’è il
    lapis niger.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  4. #4
    Ritorno a Strapaese
    Data Registrazione
    21 May 2009
    Messaggi
    4,767
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Ma per quale motivo i Romani dell’epoca vollero enucleare un
    pezzetto di suolo e distinguerlo a futura memoria da tutto il
    circostante? Gli scrittori appena citati lo spiegarono allusivamente,
    forse perché a loro stessi ne sfuggiva il motivo. Fu Giacomo Boni
    che lo scoprì. Scavando infatti sotto la pavimentazione in
    questione, il Boni rinvenne a circa 1,5 metri di profondità, tutta
    una struttura che finì per rivelarsi essere stata un sacrario, del
    quale permane incerta l’attribuzione: secondo alcuni si tratta della
    tomba di Faustolo (il pastore che trovò i gemelli Romolo e Remo)
    o del padre di Tullo Ostilio, o il posto dove scomparve Romolo,
    oppure una parte del Volcanal, il tempio antichissimo del Dio
    Vulcano. Parte essenziale della struttura è una stele di tufo – ed è
    questa che volgarmente viene spacciata per lapis niger – sui cui
    lati è incisa una scrittura latina arcaica (550 a.C. circa) cosiddetta
    bustrofedica verticale, le cui righe quindi si leggono dall’alto in
    basso e dal basso in alto, da sinistra a destra e da destra a sinistra.
    La frammentarietà dell’iscrizione ha permesso solo di farne una
    vaga traduzione ma quanto basta per capire che doveva trattarsi di
    una legge, di un decreto, il quale dichiarava sacro e inviolabile il
    luogo sotto pena di sanzioni. A causa di eventi bellici
    (l’occupazione della città da parte dei Celti di Brenno) o per la
    www.picatrix.com
    ristrutturazione del Foro occorsa in più periodi della storia
    romana, questo sacrario venne fortemente danneggiato e forse si
    perse anche il ricordo del suo vero significato, cosicchè, alla fine,
    si volle conservarne la memoria ricoprendo quelle arcaiche e sante
    vestigia e rivestendone la superficie con una pavimentazione di
    marmo nero che la distinguesse per sempre dall’anonimità dello
    spiazzo circostante.
    Alla luce di questi riscontri e specialmente alla luce del fatto che
    nel lapis niger si potrebbe identificare il luogo di un evento
    fondamentale nella storia di Roma – luogo che il lapis niger stesso
    non tramanda che indirettamente, facendo presagire in tale sito lo
    svolgimento di un evento ancor più arcaico del VI secolo a.C. –
    noi ci spieghiamo alcuni fatti recenti della nostra storia
    “esoterica”, che videro come protagonisti appunto Giacomo Boni
    (si leggano gli articoli di Consolato che ne illustra la personalità) e
    più tardi Julius Evola.
    Nel 1929 infatti la rivista Krur (ex Ur), diretta da Julius Evola e
    dopo la rottura con Reghini, pubblicò un singolare documento
    retrospettivo (Ekatlos: “La Grande Orma”: la scena e le quinte) nel
    quale in forma sfumata e allusiva, si faceva cenno al manifestarsi
    di “segni che qualcosa di nuovo richiamava le grandi forze della
    tradizione nostra” e ad un rituale pagano celebrato nel 1913 e
    volto a propiziare, grazie all’apparizione preternaturale “degli Eroi
    della razza nostra romana”, l’intervento vittorioso dell’Italia in
    guerra3[3]. Del resto il titolo, La Grande Orma, era un trasparente
    anagramma per La Grande Roma. Inoltre si parlava di come fosse
    consegnato a Mussolini un fascio etrusco originale e di come si
    3[3]
    Tra virgolette riportiamo le parole originali della rivista Krur e non il testo che Evola rielaborò
    per la successiva edizione in tre volumi, alcuni decenni dopo. Le modifiche dell’Evola sembrano
    orientate verso una presa di distanza dalle posizioni di Ekatlos, e non in senso solo ideale ma anche
    pragmatico. Nella sua autobiografia scrisse infatti che molte esperienze vantate dal Gruppo di Ur
    dovevano essere prese con il beneficio dell’inventario. A maggior ragione, quindi, aggiungiamo noi,
    le esperienze di estranei al Gruppo incluse nelle monografie!
    www.picatrix.com
    continuasse nella celebrazione di rituali – peraltro di sapore
    commemorativo e analogico - anche negli anni seguenti.
    Sull’argomento esprime con competenza ricostruttiva le sue
    interessanti considerazioni G. Lo Monaco, nell’articolo della
    rivista Atrium (Anno VI, 1-2). Noi affronteremo solo la questione
    riguardante il Lapis Niger.
    Articoli pubblicati da diversi autori in più occasioni, ci permettono
    di avanzare il fondato sospetto che il documento in questione fosse
    espressione di un gruppo abbastanza occulto, attivo già nella
    seconda metà dell’800 (ne avrebbe fatto parte l’archeologa Ersilia
    Caetani Lovatelli e l’artista R. Musmeci Ferrari-Bravo), che a
    cavallo del secolo seguente avrebbe avuto come suo membro
    autorevole l’archeologo Giacomo Boni, e sintetizzasse appunti
    suoi personali, che una discepola (Cesarina Ribulsi) dopo la sua
    morte, avvenuta nel 1925, passò ad Evola nel 1929. Comunque
    Evola, come abbiamo già detto alla nota precedente, poco avvezzo
    ai voli pindarici, non deve aver nutrito molta fiducia nelle
    affermazioni di Ekatlos se avvertì la necessità, nella edizione in tre
    volumi che fece successivamente della rivista, di scrivere
    scetticamente a piè di pagina “relazione trasmessaci nel 1929 e
    che qui si pubblica a semplice titolo di documento”.
    Una delle quattro facce della stele rinvenuta dal Boni sotto al lapis
    niger comincia con una riga riportante le seguenti lettere, ma
    scritte in caratteri arcaici: “M....KALATO” che però solo
    successivamente e non dal Boni, vennero riassemblate e tradotte
    assieme al resto dell’iscrizione in maniera corretta. Quelle che
    infatti apparvero al Boni e a chi vide per la prima volta il reperto
    erano i caratteri vetusti di un alfabeto greco calcidese (euboico)
    adattato al primitivo latino. Ebbene all’epoca tutto ciò non si
    sapeva così come non si sapevano tradurre quelle parole. A causa
    della particolare conformazione di quei caratteri, che non sono
    affatto uguali – anche per assetto geometrico (una M rovesciata
    www.picatrix.com
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #5
    Ritorno a Strapaese
    Data Registrazione
    21 May 2009
    Messaggi
    4,767
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    può apparire come una E) – ai caratteri dell’alfabeto latino
    classico, si può essere indotti a leggere...EKATLO! Che Boni non
    leggesse quell’alfabeto arcaico lo si deduce dal fatto che quando
    fu incaricato di disegnare i caratteri arcaici che figurano sulla
    copertina dell’edizione ufficiale della tragedia Rumon (evento che
    all’epoca ebbe una notevole risonanza4[4]) non riprese affatto gli
    autentici caratteri arcaici romani del lapis niger ma, tranne la
    lettera E, ne stilizzò di più semplici.
    Ora, ci sono validi indizi sia nel documento che nei fatti della vita
    del Boni riferiti negli articoli di Sandro Consolato – che si rifà alla
    biografia dell’archeologo – per attribuirgli la paternità originaria
    dei riti di cui si parla: “Quando fu scoperto il lapis niger, il suo
    volto ardeva di gioia, perché aveva ricevuto una rivelazione
    divina, la notte avanti, in sogno”. E di esperienze trascendentali si
    parla appunto anche nel documento, in relazione
    all’identificazione di un luogo archeologico dove poi egli avrebbe
    trovato degli antichi reperti e celebrato dei riti. Ciò avvalendosi
    anche delle facoltà medianiche forse sempre di quella Cesarina
    Ribulsi. Questa donna sarebbe la stessa che, molti anni dopo,
    scrisse un curioso romanzo nel quale si parlava di un personaggio
    chiamato “Ekatlo Lartio5[5]”, senza la S finale. Una
    sgrammaticatura? Forse, ma sicuramente è uno strafalcione vero e
    proprio quello che appare nel documento e che nemmeno l’attenta
    revisione di Evola riscontrò: infatti, quando si accenna alla
    celebrazione del rito si scrive che questo avvenne “nel periodo
    sacro alla forza che rialza il sole nel corso annuale, dopo che ha
    toccato la magica casa di Ariete: nel periodo del Natalis Solis
    Invicti”. Ora, il periodo del natale del sole invitto è il 25
    Dicembre, ma il sole tocca la costellazione dell’ariete il 21 Marzo!
    4[4]
    Ignis [R. Musmeci Ferrari-Bravo]: RUMON - Sacrae Romae Origines. Libri del Graal, Roma
    1997. Si tratta di un lavoro nel quale trapela al massimo grado la plebea “boria delle nazioni”.
    5[5]
    Lartio è la contrazione del nome Laerte, così come si chiamava anche il padre di Ulisse.
    www.picatrix.com
    Come spiegare ciò? Dobbiamo ascriverlo al Boni o più facilmente
    alla sua distratta discepola?
    In ogni caso pare di capire, se l’identificazione di ekatlos con
    kalato è vera, che “l’arcaico sepolcro” dove fu celebrato il rito e
    trovato il reperto – che poi sarebbe divenuto una specie di pignum
    imperii – era proprio il lapis niger. Del resto solo la posizione del
    Boni avrebbe permesso di celebrare in quel posto “per mesi e
    mesi, ogni notte, senza sosta” un rito così sfacciatamente non
    cristiano. Boni abitava, unico essere umano, dal 1910 sul Palatino
    ed era il Direttore degli scavi del Foro.... Invece il Prof. R. del
    Ponte, sempre nel citato supplemento della rivista Hera (p.27),
    parla di “un antico sepolcro sulla via Appia Antica”. Da dove
    tragga questa certezza non è dato sapere6[6].
    Il documento è suddiviso in quattro brani; si capisce che è di Boni
    che si tratta. La visione dell’aquila e dei Dioscuri sul Palatino e lo
    stato d’animo provato gli appartiene in pieno. Ma anche questa
    frase è indicativa: “1917. Vicende varie. E poi il crollo.
    Caporetto”. E’ quel vicende varie che è significativo; sembra fuori
    luogo, a meno di non vedere in esse la grave malattia che colpì
    Boni e lo costrinse ad abbandonare il fronte di guerra dove si era
    recato come volontario. Si accenna poi a vicende successive cui le
    stesse forze e persone avrebbero partecipato per influenzare
    Mussolini a favore della Romanità pagana. Si parla di un’ascia
    bipenne etrusca, presa da una tomba e donata al Duce. Si scrive
    “oggi si lavora al Vittoriale nella cui nicchia centrale sarà
    6[6]
    Anche il Lo Monaco segnala il sepolcro sulla via Appia ma soltanto, come ci ha gentilmente
    detto, sulla scorta dell’affermazione di R. del Ponte. A titolo di curiosità segnaliamo quanto si legge
    nel libro di T. Antongini, Vita segreta di Gabriele d’Annunzio (Mondadori, Milano 1938, p.406):
    “Il sortilegio ebbe luogo a Roma la notte del 20 Giugno 1915. Vi presero parte attiva d’Annunzio e
    la marchesa Luisa C. [Casati] ... La curiosa cerimonia si svolse alla tomba degli Orazi e dei Curiazi
    sulla Via Appia, allo scoccare della mezzanotte”.... A testimonianza dell’episodio rimase un
    curiosissimo e audacissimo poemetto in prosa che d’Annunzio scrisse in francese e intitolò: “La
    figure de cire”. Di questa rarissima composizione non esistono che due copie, delle quali una è nelle
    mani della Marchesa C. [Casati]. L’originale fu distrutto dall’autore”.
    www.picatrix.com
    collocata la statua di Roma arcaica”. Si tratta del Vittoriano7[7],
    iniziato nel 1885 e terminato nella sua struttura nel 1911 e nelle
    ultime decorazioni nel 1935. La statua della Dea Roma vi fu
    collocata solo nel 1925, anno in cui morì lo stesso Giacomo Boni.
    Il documento intitolato “La Grande Orma” venne redatto dunque
    in origine non oltre il 1925 (terminus post quem). Il terminus ante
    quem può essere identificato nel 1922, poiché in un passo si scrive
    “...chi oggi regge il governo” (alludendo a Mussolini). Pertanto
    non fu un documento di Boni, ma un insieme di estratti a lui
    riferibili.
    Boni fu attivo fino al momento della morte ed il suo gruppo
    occulto continuava ad agire ritualmente per propiziare in seno al
    Fascismo una rinascita dell’antico spirito di Roma. Vogliamo anzi
    aggiungere che secondo noi tutta la messinscena della consegna a
    Mussolini del fascio antico ed altre iniziative analoghe provennero
    proprio dal gruppo segreto di Boni e Musmeci Ferrari-Bravo! In
    una data imprecisata ma comunque tra il 1922 e il 1925, recatisi in
    un sito romano posto “in una propinqua via”, cioè nelle vicinanze
    del Vittoriano, avrebbero infatti apposto “nella più recondita parte
    di questa costruzione” un segno, affatto romano ma molto
    ermetico: una fenice; con il che si può ipotizzare essere quello del
    Boni un gruppo con non troppo velati richiami al mondo osirideo
    egizio, fatto che del resto stona con una romanità genuina e pura,
    facendo invece pensare ad inquinamenti più o meno evidenti - e
    molto meno arcaici - di carattere massonico-martinista8[8]. Ekatlos
    infatti precisa che al luogo prescelto “corrispondeva il luogo del
    culto isiaco” al tempo dell’antica Roma. Il tempio di Iside e
    Osiride sorgeva nell’antico quartiere della Suburra (oggi rione
    Monti), dove nacque anche Giulio Cesare. Non dovrebbe essere
    7[7]
    Il Vittoriano è il monumento funebre di Vittorio Emanuele II. Divenne Vittoriale e Altare della
    Patria quando prevalse l’idea di commemorarvi i morti della Grande Guerra. Da notare che Evola
    cancellò “Vittoriale” e sostituì con “un grande monumento”. Perché questa spersonalizzazione?
    8[8]
    Noi stessi abbiamo contribuito a smascherare un’analoga confusione traducendo La Threicie di
    Quintus Aucler, opera del 1799 nella quale le influenze martiniste sono preponderanti
    www.picatrix.com
    difficile per chi lo voglia identificare il posto esatto, cioè “uno
    strano piccolo edifizio”.
    Questo gruppo misterioso se non misterico, esiste ancora oggi? Da
    notizie che abbiamo raccolto pare che la “base” abbia subito la
    frattura con i vertici e che cerchi per conto suo un ricollegamento
    che evidentemente non può essere ristabilito dal basso.
    Certamente qualcosa è ancora vivo (ci riferiamo alla presunta
    continuazione della trasmissione del nome arcano di Roma e ai
    legami con la città di Gubbio) e la legge di analogia continua a
    mandare i suoi misteriosi messaggi. Non si spiega diversamente
    una curiosa nota di carattere ermetico-alchemico che abbiamo
    trovato nel sito di un personaggio non estraneo ai temi di un certo
    esoterismo, Mario Farneti, la quale riecheggia proprio le ultime
    righe de La Grande Orma: “... Nel mezzo della stupenda
    decorazione grottesca, troneggia la Fenice risorgente dalle proprie
    ceneri calcinate dal fuoco di spirituale natura e, immediatamente
    sotto, il sigillo della Romanità, tra due pesci allegorici in
    circonvoluzione fino a formare una metaforica Lira, geroglifico
    del Vetriolo filosofico e della sua universale virtù dissolvente e
    armonizzante (ROMANITA’! anagrammato in ARMONIA T,
    ovvero la concordia e la pace del fine)”.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  6. #6
    Ritorno a Strapaese
    Data Registrazione
    21 May 2009
    Messaggi
    4,767
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    http://saturniatellus.com/portale/pr...7e52b115ef036a

    Più di questo non so, anch'io qualche tempo fa, incuriosito da questa vicenda, chiesi delucidazioni quì su PIR, e ne uscì questa discussione:http://forum.politicainrete.net/paga...gli-dei-2.html
    Ultima modifica di Strapaesano; 01-12-09 alle 21:41
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  7. #7
    Forumista
    Data Registrazione
    25 Sep 2009
    Messaggi
    115
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Vorrei approfondire un aspetto di una vicenda, nota ma mai spiegata bene. Approfitto del forum per approfondire e fare una domanda.

    Qualche forumista potrebbe spiegarmi (non le solite e raccogliticce informazioni, che già conosco) cosa hanno davvero significato per la corrente tradizionalista romana (o se si preferisce per la spiritualità romana in Italia) il ritrovamento nel 1913 - come ci informa "Ekatlos" - dello scettro regale e del rito che "fu celebrato per mesi e mesi, ogni notte senza sosta"?
    Che significato bisogna dare a questo avvenimento e quale origini dare ai riti suddetti?
    Se "Ekatlos" fosse veramente Leone Caetani (alias anche Ottaviamo? lo so che viene messo in dubbio), quale reale legame vi fu o vi è, tra la "via romana" e i "riti egizi" quelli trasmessi da Giustiniano Lebano e in seguito da Giuliano Kremmerz (La Fratellanza Terapeutica di Myriam)? Oppure sono due cose diverse che nulla hanno da spartire una con l'altra?


    Ringrazio in anticipo chi volesse fare lo sforzo di rispondermi.

    Mi sento di segnalarti alcuni collegamenti dove potrai trovare risposte ai tuoi quesiti, o comunque interessanti spunti d’approfondimento.

    Tieni conto che non tutto si può esplicitare su un forum e che alcuni arcani è bene che rimangano tali.

    Buona lettura.

    Porta di Giano - Ekatlos.
    La Cittadella tradizione romano-italica Ekatlos: l?eroe armato d?aratro
    La Cittadella tradizione romano-italica Cenni storici sul Movimento Tradizionale Romano

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Feb 2010
    Messaggi
    228
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Citazione Originariamente Scritto da GBC1977 Visualizza Messaggio
    Mi sento di segnalarti alcuni collegamenti dove potrai trovare risposte ai tuoi quesiti, o comunque interessanti spunti d’approfondimento.

    Tieni conto che non tutto si può esplicitare su un forum e che alcuni arcani è bene che rimangano tali.

    Buona lettura.

    Porta di Giano - Ekatlos.
    La Cittadella tradizione romano-italica Ekatlos: l?eroe armato d?aratro
    La Cittadella tradizione romano-italica Cenni storici sul Movimento Tradizionale Romano
    Salve, sono nuovo su questo forum ma conoscevo la vecchia POL.

    Premesso che i collegamenti segnalati da GBC1977 sono più che esaustivi, solo due precisazioni: la prima è che reputo fuorviante l'articolo di Fincati segnalato da Dr. Caligari (ovviamente "senza colpa"), soprattutto nella parte relativa all'identificazione di Ekatlos con Boni, il quale pure a mio avviso qualche abboccamento con realtà iniziatiche doveva averlo, o quantomeno doveva essere dotato di particolari "qualità personali".

    La seconda ha ad oggetto la valenza del Rito di Ekatlos, vera, falsa o parzialmente vera che sia la storia. Sotto questo profilo rileva l'articolo di F. Giorgio, che va letto con attenzione.

    Quanto alla Napoli egizia infine, ho una mia idea in ordine alla storia della Myriam ed alla presunta continuità con l'Ordine Egizio ed il suo operato. A prescindere da ciò (o più semplicemente a latere), ritengo che l'Ordine Egizio fosse detentore tra le altre anche di "cose romane", ma esistono o sono esistiti anche altri Centri iniziatici, puramente orientati in senso romano, tra i quali annovererei senza dubbio la Scuola Italica di Armentano e Reghini ed il Centro di cui, a mio avviso, fu in qualche modo emanazione, conscia o meno, il Rumon di Ignis.

    Nella storia di Ekatlos sembrano assumere rilievo varie realtà; in tal senso diversi dettagli della vicenda spingono in direzione della Virgiliana di Roma, ergo al milieu kremmerziano, ma l'identificazione di Ekatlo-s- con Caetani, qualora fosse presa per valida, magari unitamente alla identificazione con N. R. Ottaviano (e in entrambi i casi non è detto che si tratti dei medesimi personaggi), potrebbe causare qualche attrito ideale. Caetani, a quanto pare, era discepolo di Giustiniano Lebano (il quale disapprovava la linea miriamica dell'"apertura al pubblico"); inoltre la Relazione di Ekatlos narra di fatti avvenuti posteriormente alla missiva di N. R. Ottaviano al Commentarium. Queste due considerazioni sembrerebbero porre in qualche modo Caetani-Ekatlos fuori dal contesto dell'Accademia Virgiliana romana, perfettamente organica alla Miriam di Kremmerz, sebbene nulla di certo possa esser detto in tal senso, si tratta solo di supposizioni.
    A favore di una possibile identificazione del Principe Caetani con Ekatlos, o quantomeno a favore di un "Caetani romano", gioca a mio parere un dato connotato da un certo grado di probabilità: l'antichità della sua stirpe, che viene fatta risalire a Caieta, nutrice di Enea. In un simile contesto (per quanto i Caetani fossero notoriamente fedelissimi al Papato) non è da escludere la trasmissione diretta, per vie carsiche, del rito gentilizio attraverso i secoli.

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Nov 2009
    Messaggi
    258
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Citazione Originariamente Scritto da Helios Visualizza Messaggio



    Quanto alla Napoli egizia infine, ho una mia idea in ordine alla storia della Myriam ed alla presunta continuità con l'Ordine Egizio ed il suo operato. A prescindere da ciò (o più semplicemente a latere), ritengo che l'Ordine Egizio fosse detentore tra le altre anche di "cose romane", ma esistono o sono esistiti anche altri Centri iniziatici, puramente orientati in senso romano, tra i quali annovererei senza dubbio la Scuola Italica di Armentano e Reghini ed il Centro di cui, a mio avviso, fu in qualche modo emanazione, conscia o meno, il Rumon di Ignis.
    Mi permetto di fare una nuova domanda.

    Se capisco bene, va distinto tra le "cose romane" della Napoli egizia e la Scuola Italica di Armentano e Reghini.

    Questo mi porta a citare una nota di M. Bizzarri (tratta dal libro: René Guénon, Il risveglio della Tradizione Occidentale, a cura di Mariano Bizzarri, ed. Atanòr.) dove si legge: "Un esplicito risveglio d' interesse di spiritualità romana in Italia risale al Rinascimento... giunge infine, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, sino alla cosiddetta Schola Italica di Amedeo Armentano e Arturo Reghini... Un tentativo parodistico di recupero della spiritualità latina, di chiaro stampo controiniziatico, è invece quello del principe Leone Caetani , associato in modo alquanto oscuro a personaggi ambigui come Giustiniano Lebano e a filoni più che sospetti dello pseudoermetismo deviato di un Giuliano Kremmerz...".

    Cosa bisogna pensare di una nota come questa (che si fa forte del giudizio negativo di Guénon su Kremmerz)? Normale rivalità tra autori e organizzazioni diverse? Oppure cosa?

    Grazie.

  10. #10
    Ritorno a Strapaese
    Data Registrazione
    21 May 2009
    Messaggi
    4,767
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Ekatlos

    Citazione Originariamente Scritto da Helios Visualizza Messaggio
    Salve, sono nuovo su questo forum ma conoscevo la vecchia POL.

    Premesso che i collegamenti segnalati da GBC1977 sono più che esaustivi, solo due precisazioni: la prima è che reputo fuorviante l'articolo di Fincati segnalato da Dr. Caligari (ovviamente "senza colpa"), soprattutto nella parte relativa all'identificazione di Ekatlos con Boni, il quale pure a mio avviso qualche abboccamento con realtà iniziatiche doveva averlo, o quantomeno doveva essere dotato di particolari "qualità personali".

    La seconda ha ad oggetto la valenza del Rito di Ekatlos, vera, falsa o parzialmente vera che sia la storia. Sotto questo profilo rileva l'articolo di F. Giorgio, che va letto con attenzione.

    Quanto alla Napoli egizia infine, ho una mia idea in ordine alla storia della Myriam ed alla presunta continuità con l'Ordine Egizio ed il suo operato. A prescindere da ciò (o più semplicemente a latere), ritengo che l'Ordine Egizio fosse detentore tra le altre anche di "cose romane", ma esistono o sono esistiti anche altri Centri iniziatici, puramente orientati in senso romano, tra i quali annovererei senza dubbio la Scuola Italica di Armentano e Reghini ed il Centro di cui, a mio avviso, fu in qualche modo emanazione, conscia o meno, il Rumon di Ignis.

    Nella storia di Ekatlos sembrano assumere rilievo varie realtà; in tal senso diversi dettagli della vicenda spingono in direzione della Virgiliana di Roma, ergo al milieu kremmerziano, ma l'identificazione di Ekatlo-s- con Caetani, qualora fosse presa per valida, magari unitamente alla identificazione con N. R. Ottaviano (e in entrambi i casi non è detto che si tratti dei medesimi personaggi), potrebbe causare qualche attrito ideale. Caetani, a quanto pare, era discepolo di Giustiniano Lebano (il quale disapprovava la linea miriamica dell'"apertura al pubblico"); inoltre la Relazione di Ekatlos narra di fatti avvenuti posteriormente alla missiva di N. R. Ottaviano al Commentarium. Queste due considerazioni sembrerebbero porre in qualche modo Caetani-Ekatlos fuori dal contesto dell'Accademia Virgiliana romana, perfettamente organica alla Miriam di Kremmerz, sebbene nulla di certo possa esser detto in tal senso, si tratta solo di supposizioni.
    A favore di una possibile identificazione del Principe Caetani con Ekatlos, o quantomeno a favore di un "Caetani romano", gioca a mio parere un dato connotato da un certo grado di probabilità: l'antichità della sua stirpe, che viene fatta risalire a Caieta, nutrice di Enea. In un simile contesto (per quanto i Caetani fossero notoriamente fedelissimi al Papato) non è da escludere la trasmissione diretta, per vie carsiche, del rito gentilizio attraverso i secoli.
    Eh si, ambasciator non porta pena...
    Comunque, bene bene, vedo che è da poco che scrive su PIR, perciò la invito calorosamente a continuare a frequentare il forum, anche perchè già da questo suo post, mi sembra una persona in gamba e alquanto preparata...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226