Rosy Bindi: astenersi è una furbizia, io voto quattro no
L´appello della Cei è legittimo, ma è più giusto confrontarsi.
di Giovanna Casadio per "la Repubblica"
«Potrei votare quattro No». Rosy Bindi, cattolica, ex ministro della Sanità, della Margherita, riflette a voce alta sui referendum. Lei sorprende, onorevole Bindi: non si astiene, contravvenendo all´invito dei vescovi, ma boccia i quesiti referendari?
«Ho deciso di andare a votare perché ritengo che il confronto sia indispensabile sulle grandi questioni, e la fecondazione assistita, la bioetica, lo sono.
Ma che sia un confronto a armi pari e sereno. Non apprezzo la scorciatoia e la tattica dell´astensionismo. Anzi, vorrei centinaia di dibattiti in cui ciascuno è convinto delle proprie idee e anche del loro limite e cerca il dialogo».
Sta criticando il richiamo al non voto del cardinale Ruini e della Cei?
«No. È legittimo che la Cei e alcuni cattolici si stiano impegnando per il doppio no: no alla legge e no al referendum. Ma personalmente penso sia giusto che il Paese si esprima e lo strumento referendario, per quanto inadeguato, è in campo. Quando parlo di confronto a armi pari intendo dire che non mi piace la tattica furba, e forse anche efficace, di sommare l´astensionismo fisiologico di chi va al mare con l´astensionismo per convinzione. ».
Lei ha votato la legge 40: come donna non pensa che l´obbligo di impianto di tutti gli embrioni fecondati , e il divieto di indagine pre-impianto rappresentino un abuso sul corpo delle donne? Il ritorno di un´antica mortificazione?
«Il rischio di abuso sul corpo della donna c´è stato con il far west degli anni passati. Non si può ignorare che in assenza di norme ci possano essere stati comportamenti irrispettosi. La legge era assolutamente necessaria. C´è da chiedersi quanto poco rispettosi della vita, della salute, del corpo della donna sia stata l´assenza di regole».
Quand´era ministro della Sanità perché non fece una scelta pragmatica: un regolamento proprio per evitare il far west della provetta?
«Mi suggerirono ripetutamente di fare un regolamento. Ma questa è una materia che tocca i diritti soggettivi delle persone: solo una legge può regolarli». Ricomincia il clima da crociata: cattolici contro laici? «Lo scontro ideologico e propagandistico è assolutamente da evitare».
Lei non vede un´invadenza delle gerarchie ecclesiastiche? Non c´è un gap di laicità oggi, in Italia?
«Ho già detto che ritengo legittime le prese di posizione della Cei. Tuttavia avrei preferito che la Chiesa fosse madre e maestra di valori più che di comportamenti, sui quali credo debba essere esercitata la piena responsabilità laicale».
Non eluda la seconda domanda.
«Nient´affatto. Non apprezzo chi si fa scudo della Chiesa. Un cittadino, un laico cattolico e per di più un politico non ha diritto di chiamare a sostegno delle proprie tesi e dei propri comportamenti le prese di posizione ecclesiastiche. È chiaro che la Casa delle libertà che strumentalizza tutto pur di governare, approfitta anche di questo. Per cinquant´anni la Democrazia cristiana non ha mai fatto mostra di devozione nei confronti della Chiesa e del Papa. C´è un esibizionismo strumentale dei valori cristiani: è una mancanza di laicità e allo stesso tempo di rispetto per la fede. Sulla legge 40 il governo quasi ci metteva sopra la fiducia: ha ostentato strumentalmente un presunto rapporto con il mondo cattolico».
Nella Margherita, il suo partito, la parola d´ordine è "libertà di coscienza". Serve a evitare lo scontro interno e anche nell´Ulivo con i Ds e lo Sdi?
«A questo punto credo che la Margherita abbia fatto la scelta giusta, coerente con le decisioni prese su questa materia. Però, come ho detto spesso, è l´ultima volta che ce lo possiamo permettere».
Spieghi meglio: cosa non vi potete più permettere?
«Sia la Margherita che l´Ulivo e anche l´Unione devono sapere che le questioni eticamente sensibili chiamano in causa la responsabilità della politica. Il primato della coscienza deve essere sempre e comunque assicurato, garantito come valore, ma non come alibi per sfuggire alla sintesi politica».
Onorevole Bindi, vuole che Prodi se ne occupi nel programma?
«Anche su questi temi non c´è da perdere neppure un giorno. Se puntiamo a una coalizione davvero unita è grazie alla sintesi di programma che si verificherà. E poi, vogliamo dirlo?»
Diciamolo...
«L´Unione ha vinto le regionali. La Cdl le ha perse per la sua contraddizione, debolezza, incapacità a governare, ma noi le abbiamo vinte per avere imboccato la strada giusta: quella dell´Unione, della Federazione dell´Ulivo, della leadership di Prodi, del programma. Trovo quanto meno singolare che quando inizia un terremoto nella Cdl qualcuno chieda specularmente cambiamenti nel centrosinistra».
GIOVANNA CASADIO
E' molto apprezzabile la posizione di chi esprime il proprio pensiero e non si rifugia nella facile astensione!
G.I.




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