Domenica, 22 Maggio 2005
il Gazzettino
Treviso
Sono bastate 24 ore ai carabinieri per dare un ...
Treviso
Sono bastate 24 ore ai carabinieri per dare un nome e un volto al presunto autore dell'attentato fallito a Montebelluna giovedì sera, un giorno intenso di indagini per identificare chi aveva preparato quella "autobomba" indirizzandola al primo cittadino, Laura Puppato, e all'Islam. I carabinieri della Compagnia di Montebelluna hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria Danny Tonellato, 26 anni, residente a Trevignano, disoccupato. Il giovane è accusato di incendio aggravato e ricettazione. I militari dell'Arma preferiscono non sbilanciarsi, ma nelle loro mani ci sarebbero una serie di indizi che porterebbero proprio al giovane. Primo fra tutti il movente.All'origine del gesto ci sarebbe una situazione di disagio, non un problema politico, anche se quest'ultima pista non è stata ancora del tutto scartata. Danny Tonellato avrebbe deciso di preparare quell'autobomba per lanciare un messaggio sia alle istituzioni che all'ex ragazza. Una relazione durata quasi otto anni, finita da dodici mesi fa a causa di un extracomunitario, un cittadino nordafricano nuovo compagno della sua ex fiamma. Questa separazione, questa nuova coppia non sarebbe andata giù al ventiseienne, tanto da spingerlo a riempire di scritte ingiuriose, indirizzate alla giovane donna, i muri di molte abitazioni di Montebelluna. Scritte notate dai cittadini, viste dai vigili urbani, che avevano denunciato sia Danny Tonellato, che l'ex ragazza. Forse proprio per questa denuncia il giovane avrebbe indirizzato l'attentato anche al primo cittadino, ma anche perché, secondo i carabinieri, il 26enne avrebbe accusato l'amministrazione comunale di dare lavoro e case agli stranieri, dimenticandosi degli italiani. Proprio seguendo la pista delle scritte sui muri i carabinieri hanno identificato Danny Tonellato. Graffiti, effettuati con lo spray di diversi colori, quasi identici a quelli rinvenuti sull'Autobianchi Y10. Le scritte saranno oggetto di una perizia comparativa, in modo da fugare ogni perplessità. Ma in mano ai carabinieri non c'è solamente questo indizio. Il giovane, interrogato per molte ore, ha dichiarato che giovedì sera era a casa, ma gli investigatori hanno appurato il contrario. Secondo testimonianze incrociate il 26enne non si trovava nella sua abitazione di Trevignano. Inoltre c'è la possibilità che qualcuno lo abbia visto allontanarsi dalla zona in cui era stata abbandonata la vettura. Inoltre nell'appartamento in cui vive con i genitori sono state rinvenute bombole "Apigas", identiche a quella utilizzata per l'autobomba. Bombole di gpl, da 15 litri, che la famiglia utilizza sia per il riscaldamento che per cucinare. Durante la perquisizione nell'abitazione sono stati rinvenuti anche documenti che si trovavano all'interno di un'altra auto rubata, una conferma questa, secondo gli investigatori, della possibilità che sia stato proprio il ventiseienne a rubare la Y10 a San Gaetano per poi utilizzarla per l'attentato.
Le indagini sull'autobomba non sono ancora concluse. I carabinieri stanno valutando la possibilità che il fermato sia stato aiutato da qualche altra persona per preparare l'attentato, per "confezionare" quell'auto esplosiva che solo per un caso, solo per fortuna, non ha causato una tragedia.
Manuel Scordo




Rispondi Citando
