Sicuramente Vittorio Emanuele III.
Gli altri, anche nei casi e momenti peggiori, non hanno danneggiato il paese in modo sostanziale o perlomeno non hanno agito diversamente da altri governanti dell'epoca. In alcuni casi Vittorio Emanuele II dimostro un certo coraggio personale e seppe approfittare bene della politica di un ottimo capo del governo come Cavour.
Diverso il discorso per sciaboletta. Non discuto il suo ruolo fino al 1922, forse poteva agire e scegliere meglio, ma vale il discorso di prima, non agì diversamente da altri.
Nel 1922, sconfessando lo stato d'emergenza, consente la salita al potere di Mussolini, facendo di una buffonata eversiva come la marcia su Roma un atto rivoluzionario.
Nel 1924, con l'assassinio di Matteotti chiude gli occhi sui brogli elettorali denunciati da Matteotti stesso e ignora gli aventiniani, condannadoli alla sconfitta.
Negli anni successivi avvalla il consolidamento del regime fascista senza fare nulla di quanto era in suo potere per mitigarne almeno gli effetti peggiori.
Dal 1935 in poi non fa nulla per ostacolare la politica estera sempre più avventurista del regime. Nel 1938 non fa nulla per impedire, o almeno ostacolare, la promulgazione delle leggi razziali.
Dopo la caduta di Mussolini agisce furbescamente cercando di fare un patetico gioco delle tre carte tra alleati e tedeschi.
All'armistizio scappa senza aver preparato nulla per limitare i danni al paese o almeno consentire all'esercito (di cui era il comandante in capo) di difendersi. Ad esempio poteva, nei giorni precedenti, inviare il figlio in ispezione a qualche unità nel Sud, per poi abdicare contestualmente all'armistizio e alla sua fuga, se proprio doveva fuggire. Avrebbe almeno consentito una continuità del comando delle forze armate. E' solo un esempio, ma è evidente che il suo senso dello stato in quell'occasione, fu perlomeno discutibile.
Tutto l'anno successivo fu un traccheggiare poco dignitoso. Se tutto questo non è far male al paese cosa lo è?




