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IL CASO
Lo storico Christopher Catherwood produce nuovi documenti sulla colonizzazione inglese della nazione, dopo la Grande Guerra
L’allora ministro delle Colonie, che fu aiutato da Lawrence d’Arabia, fece l’errore di affidare a un sunnita la guida del Paese a maggioranza sciita. Immaginò che il Kurdistan fosse organizzato come Stato amichevole che agisse da antemurale contro turchi e russi. E soprattutto autorizzò l’uso di gas
Di Antonio Airò
La crudele e inumana dittatura di Saddam Hussein, ora in attesa di processo. L'intervento "liberatore" degli americani che adesso debbono fare i conti con una guerriglia sempre più cruenta. L'elevata partecipazione dei cittadini alle prime elezioni politiche libere e la nascita di un governo e di un Parlamento cui spetta il compito di approvare una costituzione democratica. Infine il petrolio, il cui possesso "scatena" non da oggi le ambizioni economiche e politiche dell'Occidente e della Russia: queste le storia più recente dell'Iraq, una nazione "artificiale", nata all'indomani della prima guerra mondiale con la dissoluzione dell'Impero Ottomano di Costantinopoli. Una nazione in un certo senso "inventata" dunque l'Iraq, come inventate sono state anche la Siria, il Libano, l'Arabia saudita, la Giordania, la Palestina, "assegnata" agli israeliani e gli altri Paesi del Golfo, tutto frutto di una "spartizione" dei vincitori, soprattutto Francia e Gran Bretagna, forti del mandato loro attribuito dalla Società per le nazioni. Per lo storico inglese Christopher Catherwood, docente a Cambridge, la nascita dell'Iraq è il risultato della "follia di Churchill" - così la definisce - teso a creare «un regime arabo che difendesse gli interessi imperiali inglesi, ma che costasse il meno possibile». Ovviamente per il contribuente della Gran Bretagna. Basandosi su un'ampia documentazione, frutto di ampie ricerche di archivio, nel pamphlet appena tradotto in italiano dall'editrice Corbaccio col titolo La follia di Churchill. L'invenzione dell'Iraq (pagine 288, euro 18,00) Catherwood sottolinea questa insistente richiesta dello statista inglese, allora ministro delle Colonie, che accompagna tutte le diverse fasi che portano alla costituzione dell'attuale Iraq. Nelle quali il petrolio, pur ritenuto importante per lo sviluppo dell'economia «non era un fattore così dominante» come sarebbe stato successivamente quando fu l'Arabia saudita (e con essa le società americane) la prima a sfruttarlo. Se Churchill, «un genio capriccioso, senza dubbio brillante, ma molto poco accorto» ( il giudizio sarebbe cambiato durante la guerra contro il nazismo) è certamente il protagonista di questa storia dell'Iraq, un ruolo non secondario, oltre a politici e generali, lo svolge Lawrence d'Arabia, consigliere del ministro «nonostante la sua presunta inaffidabilità». Nascerà dalla collaborazione tra questi due personaggi, ai quali si può aggiungere l'archeologa Gertrude Bell, la scelta dell'emiro Feisal, che i francesi avevano "scacciato" dalla Siria, a re dell'Iraq (il fratello Abdullah sarebbe diventato sovrano della Giordania e i suoi discendenti sono tuttora sul trono) in un rapporto ben presto conflittuale con la "protettrice" Gran Bretagna. La convergenza nello stesso territorio dell'Iraq di curdi, musulmani ma non arabi, e di sciiti e sunniti indica la fragilità dei questa nazione, che la dittatura di Saddam ha accentuato. Churchill aveva anche immaginato che il Kurdistan, con il petrolio di Mosul, «doveva essere organizzato come uno Stato "amichevole" che agisse da antemurale contro turchi e russi». Ma l'ipotesi cadde ben presto. La scelta del sunnita Feisal in un Paese dove gli sciiti erano - e sono - maggioranza fu un altro errore dello statista inglese per il quale «il nazionalismo era più forte della religione». E non è mancata nella strategia imperiale di Churchill, una macchia nera. Fu lui infatti ad autorizzare i militari «a procedere con il lavoro sperimentale sui proiettili a gas, soprattutto il gas vescicante il quale causerebbe un intenso lavoro ai nativi recalcitranti senza tuttavia infliggere loro gravi lesioni».
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