Il mondo della contraffazione sta spostando la sua attività illecita verso i beni di largo consumo. Questa tendenza emerge da un rapporto del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) su “Le falsificazioni alimentari del made in Italy” nei mercati nazionali ed in quelli internazionali.
Le contraffazioni e le usurpazioni di marchio stanno trovando, dunque, nel settore agroalimentare un proficuo terreno di conquista. Diminuisce, invece, l’attenzione dei contraffattori verso i prodotti di pregio del settore non alimentare. Il Cnel sostiene che “nel corso degli ultimi dieci-quindici anni, la presenza sulle tavole di questi prodotti dalle identità mendaci, non facilmente individuabili, si è fatta più ampia e, per molti versi, più minacciosa”. Nel documento diffuso dal Cnel le pratiche di falsificazione dei cibi e delle bevande sono minuziosamente elencate.
* In Sud America, Australia, Svizzera e perfino in alcuni Stati UE vengono correntemente utilizzate denominazioni italiane come spaghetti, fettuccine, lasagne, maccheroni, eccetera, nonché nomi commerciali italiani come De Fino, Festa, Primavera, eccetera, oltre a marchi, paesaggi e richiami più o meno espliciti alla bandiera italiana.
* Negli USA e in alcuni Stati dell’Unione europea è particolarmente ricorrente l’indicazione (falsa) di “pomodoro di San Marzano” e di denominazioni (false) in lingua italiana come “L’Ortolano” e “Sugo da cucina”. Una ditta australiana vende pomodori da sugo con la denominazione “Campari”, realizzando un doppio falso.
* Negli USA, Australia, Argentina e Canada circolano salumi prodotti localmente con le denominazioni “tipo Milano”, “tipo Parma”, “tipo lombardo”, “Mortadella” e marchi come “Parma Ham”, “Daniele” e “San Daniele Ham”.
* In California, Turchia e Spagna vengono venduti oli d’oliva “italian style” con denominazioni commerciali tipicamente italiane come “Italica”, “Gemma” “Fra Diavolo”, eccetera. In Gran Bretagna è facile imbattersi in un olio “Tuscan Sun”, proveniente da chissà dove, mentre nella Corea del sud e a Taiwan per indicare il produttore dell’olio si fa ricorso alla parola “Oleificio”.
* Negli USA, Australia, Canada, Sud America e Giappone per indicare i più disparati tipi di formaggi sono di uso corrente le denominazioni ricotta, mozzarella, provolone, fontina, pecorino romano, grana padano, parmesan e reggianito.
* I vini sono oggetto delle più disparate scopiazzature in California, Canada, Argentina e Brasile: Chianti, Marsala, Barbera, Sangiovese, Pinot bianco e nero Lambrusco, Moscato, Malvasia, Nebbiolo, Dolcetto, eccetera. In Indonesia è stata rinvenuta una confezione di vino Chianti da un litro e mezzo prodotto in loco.
* Tramite Internet, si vendono: uno sconosciuto olio “Pompeian extravirgin” sul sito www.riccardosmarket.com; vari formaggi come Parmigiano, Provolone, Pecorino romano, Asiago e Robiola sul sito www.murraycheese.com; un prosciutto di San Daniele all’indirizzo www.danielefoods.com
Ora il ministro delle Attività Produttive ha annunciato l’arrivo di un regolamento per difendere i prodotti italiani con il marchio “made in Italy” (raffigurante l’uomo vitruviano di Leonardo) e per l’istituzione di un “Comitato nazionale anticontraffazione” allo scopo di impedire le scopiazzature dei prodotti italiani.
Evidentemente il pericolo non è solo cinese![]()




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speriamo che questa iniziativa, intrapresa dal Ministero delle Attività produttive, abbia effetto immediato.
