da "laPadania" di oggi
Famiglia, investimento n. 1
ROBERTO BRUSADELLI
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La strada è segnata: la società del Nord invecchierà sempre più e, quindi, sarà meno capace di affrontare le sfide epocali di una tumultuosa crescita demografica nel Sud del mondo, con una popolazione concentrata nelle fasce giovani e quindi attive nel mondo del lavoro.
La popolazione mondiale è destinata ad aumentare di almeno 2-3 miliardi di individui entro il 2050 e tutti saranno concentrati appunto al Sud: lo scenario tracciato a Roma, nella conferenza internazionale sulla popolazione mondiale nel XXI secolo organizzata nell’Accademia dei Lincei, è quello di una spaccatura nettissima tra le due grandi aree del pianeta, con conseguenze non solo economico-sociali, ma anche a livello di mentalità, valori, stili di vita che sono proporzionali alle dimensioni del cambiamento.
Alla luce di questi sviluppi «sarà necessario rivedere i rapporti economici, finanziari e culturali fra Nord e Sud», ha osservato l’esperto di demografia Antonio Golini, dell’università di Roma La Sapienza. Nei Paesi industrializzati dove la crescita zero ha già portato ad un progressivo invecchiamento della popolazione «sarà necessario - secondo Golini - riuscire a trovare un equilibrio fra la velocità con cui si riduce la popolazione e la velocità dell’invecchiamento». In Italia, ad esempio, si prevede che da oggi al 2050 gli ultraottantenni saranno ben 4,8 milioni, mentre coloro che hanno meno di 80 anni saranno 12 milioni in meno (ma solo nel caso in cui la fecondità dovesse aumentare di circa il 50%). In altre parole, perché questo scenario si avveri è necessario che almeno una donna su tre abbia tre o quattro figli. Una condizione che Golini ha giudicato «poco realistica» a causa dei problemi che pone a livello sociale ed economico.
Realistica o meno che sia la condizione, non esiste alternativa a un nuovo approccio da parte delle giovani coppie nel modo di affrontare il problema della discendenza. Il gap è culturale, perché l’ideologia edonistica e consumistica prevalente mortifica lo status di genitori ed educatori liberi e consapevoli.
Ma i nodi strutturali sono anche economici: una nuova politica della famiglia s’impone come indispensabile. La strada qui da noi, grazie soprattutto alla spinta propulsiva dei programmi leghisti, è tracciata: occorre favorire, a livello finanziario e fiscale, con assegni, contributi, detrazioni la formazione di famiglie che non debbano fare i conti con ostacoli economici insormontabili, a partire da quello della casa. E occorre fornire quei servizi - a partire da nidi e asili aziendali e non solo - per alleviare l’onere dell’allevamento dei bimbi, rendendolo pienamente compatibile con le esigenze lavorative e professionali di mamma e papà.
Le risorse dei bilanci pubblici, si sa, sono limitate: ma la loro ripartizione è il risultato di scelte. E alla responsabilità di scegliere nessuno ormai può più sottrarsi.
[Data pubblicazione: 27/05/2005]




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