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    Wink Tornare Nel Bel Paese ?

    Parigi, dicembre 03


    Sono appena andato in pensione, dopo ventuno anni di Francia. Durante i quali ho potuto realizzarmi senza trovare ostacoli anormali, senza imprevisti o vischiosità di ambiente. Raggiungimento dei miei obiettivi di lavoro ? Facile, solo con l’impegno. Col quale ho superato la sfida di lavorare in un ambiente europeo, competitivo.

    Mio fratello, da Roma, mi chiede: Allora torni ? Gli rispondo: fossi fesso ! Gli spiego poi che, se la qualità di vita a Roma si avvicinasse a quella media europea a nord delle Alpi, sarei pronto a tornare.

    Mia figlia mi chiede: Perché, la qualità di vita, spesso in Italia, é differente ?

    Risposta: se quarant’anni fa la qualità di vita a Roma era paragonabile a quella delle altre capitali europee, negli ultimi lustri é successo qualcosa.

    Livia vuol sapere di più, anche perché si sta laureando. Poi non si contenta di sentire “é successo qualcosa”. Mi assale un dubbio, riusciro’ a spiegarglielo ? Son tante le cose peggiorate, facile fare una lista. Ma come metterle in ordine logico perché una giovane capisse “chi ha provocato cosa, e perché” ?

    Il concatenamento delle cause ed effetti credo sia ricostruibile. In generale, anche perché da una regione all’altra, possono esserci state differenze, specie nei tempi.

    Alla base, un paio di piccoli tarli da sempre nel nostro DNA. La flessibilità, che avrebbe dovuto essere una buona cosa, almeno per gli esportatori. La preferenza per l’improvvisazione e per le attività iniziate e portate avanti, senza rotture di scatole come organizzazione o chiarezza di divisioni e ruoli. Siamo o non siamo famosi per l’intuito ? Con l’intuito si arriva sempre. E poi c’é più gusto !

    E infatti nel dopoguerra ci fu l’esplosione dell’economia italiana, d’altronde, mi risulta, abbastanza ammirata in Europa. Fu un’esplosione facile e piena di successi. Merito della nostra creatività. E poi era un’epoca in cui c’era meno competizione, il ritmo delle attività economiche era meno rapido, il villaggio globale poi non c’era. C’era ancora abbastanza serietà, da permettere lo sviluppo di un Paese.

    Nella seconda metà del secolo scorso oratori volenterosi insegnavano nelle piazze la democrazia. Fra loro anche qualche meridionale, uso a gestire famiglie e affari con paternalismo, compari aiutando. La gran parte di quelli che erano arrivati alla fine della guerra e del fascismo, erano entusiasti, avevano voglia di costruire, erano in buona fede. Ma qualche meridionale, infilatosi nei palazzi del potere parlando democrazia, inizio’ a tessere le fila degli affari fra amici, servendosi del sottobosco culturale in agguato.. Furono creati associazioni, industrie del parastato, partiti. File di aspiranti gerarchi del fascio sparirono. Come era già successo altre volte, chi ebbe più fiuto, per meglio scalare le nuove strutture, gonfiò il numero di chi asseriva essere stato dall’altra parte.

    Enormi file di “resistenti” si crearono, i quali avrebbero un giorno avuto diritto ad un occhio di riguardo, o come minimo ad una raccomandazione. Era tale il numero, che qualcuno chiese: “ma allora, chi era fascista ?”

    Nacque pian piano, guardinga all’inizio, una nuova classe di politici, con nuovi comportamenti, capaci di condizionare, trafficare , intermediare poteri e percentuali, nell’interesse proprio e del proprio clan. Chiamiamolo affari-politismo, commistione di affarismo privato, o di clans, e poteri politici. Sciascia scrisse che “la mentalità mafiosa si estese dalla Sicilia verso il Nord con una velocità di 100 km/anno”. Penso dicesse la verità. I settentrionali in buona parte non si occuparono di quanto avveniva nei palazzi del potere politico. Curarono i loro commerci e potenziarono nuove attività, svilupparono l’industria privata. Inventarono un nuovo tessuto produttivo, con comportamenti circa mittle-europei (allora).

    Un giorno, prima della fine secolo, arrivarono il villaggio globale ed il mercato comune. I quali determinarono un’accelerazione dei ritmi delle economie. La mancata cura della chiarezza e di capacità organizzative e di programmazione, tarli inizialmente contenuti e senza apparenti conseguenze, si rivelo’, per l’aumento dei ritmi dell’economia, un boomerang. Le attività economiche che erano male organizzate, entrarono in tilt. Anche a causa del deterioramento dei meccanismi statali e parastatali.

    Infatti la selezione degli alti dirigenti, nello stato e nel parastato (questo piuttosto vasto) non avvenne con criteri sempre limpidi. Si diffuse il comparaggio, si formarono clans e confraternite, talvolta di gente della stessa provincia o partito. Si formarono insomma delle cordate. Obiettivo era talvolta impadronirsi di una grossa struttura. Ovviamente con frequenti asserzioni di buone intenzioni.

    Poiché i posti politici erano garantiti dal clan, perché impegnarsi ? Si diffuse l’uso della doppia verità. Sulla scena si affiggeva il cartello della propria responsabilità e del proprio ruolo. Nelle stanze chiuse iniziarono i traffici di influenze, negoziati di corridoio. Nacque un esercito di galoppini di collegamento fra i vari palazzi del potere, si mercanteggio’ in angoli bui di stanze segrete voti e prebende. Per scopi privati o di clans, inizio’il condizionamento di partiti, ognuno dei quali alzava una bandiera diversa, ma sempre democratica. Il linguaggio doppio si diffuse poi anche fuori dei palazzi del potere. Oggi esso distingue, per la sua diffusione, il nostro Paese da tanti Paesi avanzati della U.E.

    Inizio’ la commistione di contratti pubblici e interessi di partito, talvolta anche di interessi privati. L’estensione a macchia d’olio di negoziati e prebende arrivo’ in tante province. I primi imprenditori ovviamente reagirono alle proposte di percentuali di ritorno nei contratti pubblici. Ma potettero resistere solo per un po’. Poi capirono quale musica bisognava suonare per avere buoni contratti.

    La concorrenze di cordate diverse nella ripartizioni di percentuali e prebende, fece distrarre gli alti dirigenti del pubblico dai compiti loro assegnati. Divenne sempre più diffuso l’uso del proprio tempo ed energie per il lavoro in sottofondo piuttosto che per la macchina dello stato.

    I cittadini, poiché questo cambiamento di abitudini all’inizio fu lento, prima si meravigliarono, poi si abituarono. Ora sono rassegnati all’inevitabile. Infatti la gestione di tanti ruoli pubblici di alto e medio calibro con fini e visioni di parte si é tanto diffusa. E poi una mano lava l’altra. In pratica si arrivo’ all’assurdo: nessuno é più responsabile, se qualche ruota non gira. Quando si parla di promozioni pero’, si diventa tutti attivi e si inventa l’impegno e l’attivismo. Sceneggiata italiana, quando é ben presentata la si puo’ chiamare commedia dell’Arte. Aveva ragione Goete, il quale scrisse il Viaggio in Italia, in un altro secolo: “Andate in Italia. Ma attenzione. Sono tutti furbi ! La furberia ha distrutto la società. Essa ha ormai un’aspetto molto diverso rispetto a tanti Paesi U.E.: non ci sono né colpevoli né responsabili, per ogni inconveniente. E come potrebbe essere altrimenti, in una società ove tutto é divenuto approssimativo ?

    In due parole: in trent’anni son cambiati i comportamenti. Il livello di soglia dei comportamenti accettabili si é abbassato (dall’altezza della fronte a quella delle fogne).

    All’inizio del XXI secolo, improvvisamente ci si accorge che l’economia italiana perde colpi, fatica a competere. Io direi, ci penso da qualche annetto: non é eccessivo pretendere la competitività, se il Paese é disastrato, anzi una parte di esso non funziona ? Si puo’ avere competitività in un Paese che arranca ?

    A ognuno la sua risposta.

    Antonio Greco (consulente in TLC, ex funzionario europeo, Parigi)
    ANGREMA@wanadoo.fr

    (il sottoscritto é disponibile per una presentazione sulle cause dei guai italiani, davanti a pubblico qualificato e interessato a arrestare il degrado accelerato del sistema Italia)

  2. #2
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    Predefinito

    La malattia dell'economia italiana è antica. In effetti anche quando tale economia era in pieno sviluppo (in "odore di miracolo") si è prodotta tanta ricchezza quanti squilibri. Squilibri che poi si pagano...

    Ha ragione, non torni in Italia, e comunque non ora. Sono stato alcuni mesi a Parigi nel 2003, è ormai una realtà neppure paragonabile... purtroppo...

    ...speriamo che a poco a poco si sappia invertire la tendenza.

  3. #3
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    Predefinito PROBLEMA CHIAVE: LA MENTALITA'

    Rispondo al commento precedente.

    La malattia non é solo dell' economia. Questa dell' economia é una maleddetta conseguenza delle incapacità italiane, degli handicaps. Gli handicaps della mentalità attuale sono tanti e cosi grossi, che se non ci sarà una presa di coscienza, allora siete condannati a divenir poveri.. in pochissimo tempo.

    L' unica alternativa é: a) presa di coscienza; b) discussione; c) contromisure.

    Perché questo avvenga, prendete le iniziative necessarie, all' interno di un' associaz seria. Mi chiamate, verro' a introdurre colla mia testimonianza. Ma sbrigatevi, che non c' é tempo... pubblmichero' subito dopo statements del problema chiave.

    Antonio Greco
    angrema@wanadoo.fr

  4. #4
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    Predefinito (LA PROSPETTIVA (1) SUDAMERICANA DELLO STIVALE)

    L’ ITALIA DESNUDA


    Siamo entrati nella U.E. coll ‘intenzione di metterci alla pari con gli altri Paesi membri della comunità. Dopo più di un decennio, si ha l’ impressione che, fra i Paesi che han fatto progressi, l’ Italia non ci sia.

    Se guardiamo le evoluzioni italiane, in questi anni di Unione, ci accorgiamo che ce ne sono parecchie negative.

    Si puo’ anzi dire che non mostriamo agli altri Paesi di saperci gestire ad un livello europeo. Se facciamo una valutazione dei problemi risolti in Italia, in questi anni di comunità, la lista sembra proprio corta. E la lista dei problemi irrisolti ? Essa é, ahimé, lunga assai. Concisamente, penso che il segno più visibile sia: la costituzione e le leggi non sono applicate né in modo soddisfacente, né nei confronti di tutti.

    Questo, nella comunità, sembra succeda solo in Italia. Cerchiamone le ragioni. Osservando dall’ estero la società, appare che i motivi primari del degrado sono un po’una sorpresa: gli Italiani stessi sono la causa del degrado della società. Degrado che peggiora la qualità di vita, la sicurezza, la realizzazione dei diritti di tantissimi cittadini.

    La degradazione del sistema Italia, tanto evidente nel confronto cogli altri Paesi dell’U.E., appare a molti inspiegabile. Agli osservatori dall’estero essa appare una ovvia fatalità.

    Impossibile tracciare una linea per capire chi é colpevole del degrado e chi non lo é. Molti sono colpevoli in un certo momento o situazione, non lo sono in un altro momento.

    Cerchiamo le cause primarie del degrado, seguendo una conversazione. Non fra due cittadini (non sappiamo infatti chi dei due é colpevole e chi non lo é), ma fra un emigrato (E) e la cultura esistente oggi nello Stivale (C). Cultura, che rappresenta una buona parte dei cittadini. E che é molto cambiata dall’ inizio della U.E. In senso negativo.

    - Inizio del dialogo -

    E. Vedo spesso, nelle mie visite nello Stivale, nuovi peggioramenti. Talvolta invece vedo problemi irrisolti da molti anni. Senza traccia di tentativi seri per risolverli. Ma con molte tracce di litigi, per di più talvolta su argomenti o fatti distorti. Ti chiedo: sono i cittadini coscienti di cio’ ? Sono essi indifferenti, o insoddisfatti, che gravi problemi non vengano risolti ?

    C. Molti dei problemi, é vero, sono irrisolti. Non si capisce bene, sarà forse dovuto all’ opposizione che fa troppa cagnara ? O sarà perché lo stato é vecchio e bisogna cambiare tutto ? O sarà perché le regole sono antiquate ? O perché gli imprenditori tiranno troppo le bretelle, per cercare di non farsi cadere i pantaloni ? Difficile dire, non é chiaro. Ma forse tu, emigrato, confrontando con altri Paesi della U.E., ci puoi aiutare a capire.

    E. Prima di dire che abbiamo delle regole, dimostrami che esse non stanno solo sulla carta, ma sono applicate”. Come in genere é nei Paesi della U.E.

    Il dialogo allora si sposta: “Cerchiamo di capire perché gli Italiani sono l’ eccezione della U.E.. Seguono le regole quando ...... il tempo é buono. Ma, se il tempo cambia......”.
    ------------------
    (1) non lontana

    C. Non capisco dove stai andando ...... col tempo che cambia.

    E. Ho girato per tanti anni quasi tutti i Paesi della U.E. Mi sembra che le regole siano generalmente seguite sempre. Forse da tutti , forse da tanti, non so, ma sta di fatto che é difficile trovare in U.E. un altro Paese che sia a livello italiano per tanti problemi a lungo irrisolti e per tante regole ignorate. Ti daro’ anche un’ impressione. Mi sembra che nei Paesi U.E. , quando c’ é un problema nazionale si discuta molto meno che in Italia, ma si risolva di più.

    C. Hai parlato di problemi irrisolti. Mi puoi fare qualche esempio, per capire a cosa alludi ?

    E. Fare un esempio non basta. Per poter dire che un Paese ha grossi problemi, io farei una lista. Eccola qui, é nel testo “E la Barca va....” (1). Secondo me tale lettera mostra che gli Italiani dello Stivale sono tanto peggiorati che non sanno più gestire il Paese.

    C. La lista non dovrebbe sorprendermi, certe cose le so anche io. Ma se me le metti tutte insieme cosi, che figura ci facciamo ? tanto più che non ho ancora capito quali sono le cause.

    E. Fra i vari fattori che hanno un impatto sulla società e sull’ economia, ce n’ é uno di cui non si parla quasi mai: il quadro culturale e comportamentale, che é ovviamente diverso nei vari Paesi. Cultura, comportamento e formazione sono la piattaforma di base su cui si costruisce l’ economia di un Paese. Alain Peyrefitte, rinomato studioso delle economie, dice nella sua analisi storica “La Società della Fiducia”: “ Non c’è lo sviluppo e il sottosviluppo. Ci sono dei meccanismi mentali, generatori o inibitori di sviluppo, inegualmente presenti in ogni società della nostra epoca”.

    Se facciamo il confronto fra l’Italia e gli altri Paesi della U.E., latini e non, le conclusioni sono deludenti per l’Italia. I comportamenti diffusi e il quadro sociale degli altri Paesi della U.E. sono essenzialmente basati sui seguenti valori: serietà, correttezza, responsabilità, eguaglianza dei diritti dei cittadini, una buona dose di trasparenza, selezione per merito. Chiamiamolo patto sociale. La situazione sociale italiana di fine secolo è invece frutto di passate deficienze, caratteristiche del nostro Paese, e di recenti degradazioni. Di fatto la qualità e l’efficienza del sistema sociale italiano sono ben lontane da quelle medie europee. Un patto sociale non esiste più, in realtà. Qualche Italiano, poco realista, dice: “Il patto sociale c’ é, la Costituzione e le leggi”. Ma, essendo poco realista, trascura di verificare se essi sono realmente applicati nei riguardi di tutti.....

    Il mondo economico sia europeo che mondiale è in rapida evoluzione, non solo come tipo e qualità dei prodotti, ma anche come complessità dei quadri operativi di molti settori. L’aumento di complessità per molte attività economiche agisce da discriminante, nel senso di privilegiare nei risultati i sistemi e i Paesi ben strutturati e organizzati, ma anche nel colpire duramente le entità e i Paesi che difettano di affidabilità e organizzazione, e sono invece abituati a improvvisare.

    La competizione nel villaggio globale avviene oggi a ritmi ben superiori a quelli esistenti all’ apertura della U.E. Se venti anni fa un Paese mancante di capacità organizzative e di programmazione poteva ancora, in certi casi, reggere la competizione, oggi questo non é più possibile. Ne sei d’ accordo ?

    C. Parla chiaro, vuoi dire che non siamo, noi Italiani, i campioni dell’ organizzazione e della programmazione ?

    E. Hai capito, mia cara, ma non é l’ unico fattore, ce ne sono altri, mi sembra. Vogliamo tornare alle regole ?

    C. Ogni tanto la stampa straniera osserva che le regole da noi non sempre sono rispettate. Ma perché si impicciano tanto ?

    E. Perché, se alla non osservanza delle regole, ci aggiungi qualche altra cosetta (vorrei fare un elenchino conciso), si puo’ capire che tanti fattori insieme spostano lo Stivale dalla posizione degli anni ’60 (ottima competitività) alla posizione di oggi (competitività al livello del Burundi).

    C. Fammi capire che ci ha fatto il Burundi, per spostarci nella classifica. E come mai un Paese africano possa fare un elenchino dei fattori italiani, non capisco. Anzi, mi stai confondendo...

    E. Guardiamo la situazione di oggi, con un esempio. Prendi una riunione di cinquanta, cento o duecento persone. Un condominio o un parlamento, o un ‘assemblea di un partito. Se questa riunione avviene in un Paese della U.E., ci sarà una buona probabilità che, in una sola seduta, i problemi sul tappeto siano dibattuti pienamente, dopo riflessione, pacatamente, rigorosamente, con metodo, e portati a soluzione. Se la riunione si svolge fra Italiani, cio’ é molto meno sicuro....... Forse, a giudicare dal disordine molto probabile della discussione (ad es., in Italia é frequente uscire fuori tema) e dai facili litigi (i quali comportano anche difficoltà, per chi vuole, di esprimersi), si potrà dire che l’ unica cosa dibattuta a sufficienza sarà il tappeto. E dubbio quindi che ci siano conclusioni positive e chiare su tutti i punti dell’ agenda.

    C. Stai girando a vuoto, coi tuoi tappeti. Andiamo al pratico e dammi l’ elenchino conciso di cui parlavi.

    E. Cerchero’ di elencare i punti basilari. Le istituzioni italiane da un pezzo, non funzionano. Ne deriva la necessità di superare ostacoli e strozzature di una struttura sociale fatiscente, inaffidabile e inefficiente. Cio’ spinge sempre più cittadini e imprenditori alla conclusione: “la struttura e la istituzione che dovrebbe assistermi non risponde (specialità italiana). Me la cavero’ allora a modo mio, son disposto anche a compromessi per avere cio’ che mi serve o mi spetta”. Sarà costretto a incrementare il sommerso, per non dire la corruzione. In Paesi avanzati si fa invece il contrario: quello che non funziona, lo si mette in grado di funzionare.

    Al pratico: l’ europeomedio ha intelligenza sociale diretta; l’ Italianomedio ha intelligenza sociale deviata. Avremmo abbastanza psicologi nello Stivale, per iniziare a curarci, se volessimo ? Dubito, dubito, dubito......

    Facile la previsione: se si continua cosi, con la via traversa, e non si fa niente per cambiare, il sistema rischia l’implosione. A causa di troppe strozzature, che sono frequenti da noi e rare o non esistenti in altri Paesi. A causa soprattutto di sistemi sociali diversi negli altri Paesi della U.E., i quali hanno efficienze sociali molto superiori. Quindi sono più competitivi.

    C. Se le istituzioni non funzionano, intendi dire che bisogna cambiarle ?

    E. Cambiare le istituzioni potrebbe essere vitale. Ma, prima di cambiarle, é necessario vedere perché non funzionano. Cosi si capirà cosa é da cambiare.

    Quali i motivi primari del non funzionamento delle strutture statali e della perdita di competitività, che gli imprenditori lamentano ? A inizio secolo, nel mercato globale, é imprescindibile adottare valori che sono comuni in altri Paesi e che permettono una vita civile semplice, senza scosse. Tali valori, che esistevano in Italia (ma non in misura sufficiente) si sono poi rarefatti, sembrano spariti dalla società di alcune regioni, a causa della nostra recente degradazione. Eccoli: l’organizzazione efficiente, la programmazione, la chiarezza della espressione orale e scritta (da preferire alle scelte intuitive), la logica, l’eguaglianza reale dei diritti dei cittadini, la selezione per merito, il realismo, la precisione, la coerenza tra le azioni e i fatti, l’affidabilità di programmi preparati con rigore. E poi i valori primari che ne permettono la conservazione: la serietà, la riflessione, la correttezza, la responsabilità. Se avessimo tali valori, riusciremmo ad applicare completamente e pienamente la costituzione e le leggi. Per ora non possiamo arrivare a tanto. Proprio perché tutti questi valori sono scomparsi da alcune regioni e tendono a scomparire nel resto dello Stivale.

    C. Mi sembra che lo Stivale si sia unificato sotto una cattiva stella, se tanti valori, che prima esistevano più o meno, sono poi scomparsi o si sono rarefatti.

    E. In un certo senso c’ é sicuramente una cattiva stella. Ma credo che la verità sia: c’ é colpa di tutta la società, di tutti i cittadini. Si potrebbe sottilizzare (ma non é necessario), per capire se si tratta di colpe coscienti o di derive inconsce. Ma, se volessimo un giorno introdurre tali valori ?..... c’ é da fare attenzione ! Alcuni di questi valori non potrebbero essere introdotti, se prima non si é gettato dalla finestra la demagogia e il doppio linguaggio diffusi.


    C. Se tu, da emigrato, credi proprio di aver visto questi valori scomparire o nascondersi, puoi spiegarmi come cio’ sia avvenuto ?

    E. Cominciamo da prima dell’ unificazione. Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza. Diciamo che non hanno una spina dorsale strutturata come quella degli altri Europei. In pratica, se gli leviamo la camicia e li guardiamo dalle spalle, gli Italiani sono ben diversi da altri europei. Il problema, mi sembra, é che nessun ministro della della Sanità (o della P.I.) ha mai iniziato una cura........

    Sarà per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
    se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibilità, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina, solida spina dorsale ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo abbiamo avuti né gli uni né gli altri.

    La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una scarsa coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. Talvolta imposti dai peggiori (quelli arrivati al potere con metodi loschi). Le evoluzioni, viste dall’ Europa, le ho risentite pressappoco cosi.

    1. Anni 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza corretti nella società. La corruzione già esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque. Essa é nascosta, ma gira per le stanze del potere, cercando nuovi adepti. La facciata del potere é la gestione del Paese e la lotta contro il comunismo. Dietro la facciata, l’affaripolitismo (=commistione di affarismo privato e politica) si diffonde e contribuisce a sostenere partiti politici e relative correnti.

    2. Anni 80-90. La diffusione a macchia d’olio della corruzione e dell’omertà nelle gestioni del potere nazionale, locale e degli enti di stato continua. Le motivazioni di difesa dal comunismo, di stato di allarme, spariscono. Non solo gli imprenditori si occupano di business (ottima cosa). Anche qualche politico lo fa, ma non allo scoperto (si tratta di percentuali, non dichiarate né tassate). Sempre più ci sono politici che pensano agli affari, sempre meno politici che gestiscono il Paese. Alla fine del secolo non ci sono organi istituzionali indenni dall’inquinamento in espansione. Persino la giustizia é colpita. Qualcuno comincia a dubitare che essa sia super-partes.

    3. La larga e rapida diffusione, dappertutto, della corruzione, fa cambiare i comportamenti. Gli Italiani, flessibili, possono cambiare velocemente. La gestione frequentemente scorretta del potere per fini di parte é ormai, negli anni ’90, ben conosciuta dal grande pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente che le tangenti servono al partito o alle sue correnti. Ma l’affaripolitismo per arricchimenti personali é ancora nascosto.

    4. Vengono alla luce, sempre più numerosi, i casi di uso del potere per scopi delittuosi. Contemporaneamente, forse a causa della incapacità (o non volontà) della giustizia di perseguire i colpevoli, si diffonde il senso dell’impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere cooptati dal potere politico comporta l’accettazione dell’affaripolitismo privato. Contemporaneamente diminuisce il numero di cittadini che protestano e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti del potere. Il che é normale, nello Stivale, per parecchie ragioni. Ma credo che una delle ragioni primarie sia: in un Paese che ha elevato la confusione e i pantani a sistema di vita (per mancanza di coerenza, per il doppio linguaggio, per l’ approssimazione diffusa, per la perdita di motivazione dovuta all’ egualitarismo, etc.), si arriva ad accettare tutto. Si abbassa il livello dei comportamenti accettabili al livello delle suole. Iniziando dai livelli alti, anche perché la classe dirigente pubblica é stata scelta con criteri negativi.

    5. Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica o degli enti statali che svolgono realmente il proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l’idea che la carica pubblica o l’elezione non comporta necessariamente impegno né grandi obblighi inerenti al proprio ruolo.

    6. La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra clans diversi dei poteri nazionale e locali, divengono comportamenti diffusi. Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire l’ente o il servizio di cui si é (nominalmente) responsabile diviene sempre meno importante. Conservare la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente. Il che sembrerebbe quasi giusto, poiché sbloccare tanti meccanismi grippati lo si puo’ fare solo se si ha potere. Allora perché non cercare di averne di più ?

    7. Colla istituzione della Comunità Europea, le merci cominciano a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, i sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto negativo sulla competitività.

    Eccoli:
    - l’assenza di determinazione e di capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso creano difficoltà agli imprenditori.
    - la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti rende incerto il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi dichiarati si dimenticano.
    - sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per cooptazione e allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP potente.

    8. In certi settori il numero di persone che si serve di un referente é troppo aumentato. Per cui l’uso di un referente diviene una carta sempre meno sicura. Per effetto della sparizione dei valori, diviene chiaro ad un numero crescente di persone che compiere bene il proprio dovere, in modo corretto, non paga più. In conclusione, l’inaffidabilità, la confusione, regnano ormai sovrane nel sistema Italia. La competitività é sparita o sta sparendo. Gli imprenditori se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai grippato in alcuni settori. Alcuni imprenditori, nel battersi contro la inefficienza, capiscono che spostare la propria attività al Nord o all’Est del Paese é un opzione da considerare come ancora di salvezza. Sta di fatto che l’imprenditore che vuole sopravvivere é sempre più spinto ad andarsene dall’Italia, alla ricerca di un sistema meno burocratizzato, più snello, dove le infrastrutture funzionano meglio che da noi e dove il costo del lavoro non deve finanziare una tassazione fiscale e contributiva in aumento (per via degli sprechi esistenti in Italia….). Dove non riceve pressioni per dare un posticino a Caio e Sempronio.

    9. La FIAT chiude il primo stabilimento. E il primo segno di una catastrofe in arrivo ? Le somiglianze del sistema Italia con i sistemi sociali del Sudamerica aumentano in certi settori. Chissà se un giorno i nostri allacci economici con i Paesi U.E. diminuiranno ? In tal caso ci resterebbe un’opzione: associarci ad un mercato comune del Sudamerica !

    C. Se tutte queste evoluzioni si sono realmente verificate (e forse é anche vero), dimmi senza perifrasi: in che situazione sociale si trovano oggi gli abitanti dello Stivale ?

    E. In mutande !

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr


    P.S. Le linee direttive del programma necessario e urgente per la società italiana (un nuovo patto sociale da definire), il quale permetta al Paese di divenire una società europea a pieno titolo, capace anche di sviluppare un’ economia fiorente (dopo gli sforzi necessari), sono già pubblicate. Gli interessati me ne chiedano copia o le coordinate Internet.

  5. #5
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    Predefinito PUBBLICA dISTRUZIONE

    LETTERA DI UN EMIGRATO


    Il SISTEMA ITALIA A INIZIO SECOLO

    Difficoltà di gestire il Paese (e la FIAT, l' Alitalia) con risultati di livello europeo. L’ aumento degli insuccessi sociali degli ultimi lustri ha generato scetticismo verso lo stato. I servizi e i diritti promessi dalla costituzione e dalle leggi dello stato non sono realizzati in maniera affidabile, regolare, efficiente, equanime.

    La società italiana é come un enorme piatto, di puré di patate (être dans la purée = essere nei guai). Ogni cittadino, in una società senza regole, muove il proprio mestolo a modo suo. Tanti mestoli che girano con sensi e ritmi diversi. Manovrati talvolta da padrini (quelli che fanni i mazzi), talvolta da cittadini di secondo piano (quelli che si fanno mettere nei mazzi). Qualcuno gira in maniera forsennata. Alcuni, fra i mestoli, si scontrano fra loro, talvolta con zuffe improvvise.

    Quali i motivi primari di tali incapacità ? Non é difficile analizzarli, confrontandoci alla parte seria dell' Europa.


    DEFRAUDATI DALLA PUBBLICA dISTRUZIONE

    Noi Italiani, defraudati dei nostri diritti.

    Dalla Pubblica dIstruzione, fra l' altro, per decenni. Essa infatti non ha saputo insegnare ai cittadini:

    - i doveri dei cittadini verso la collettività, applicati in maniera reale, continua, efficace;
    - i doveri delle strutture dello stato di applicare la costituzione e le leggi, per offrire a tutti i cittadini i servizi promessi, in modo efficace, organizzato, programmato, equamine. Per poter ottenere che tutti i cittadini siano effettivamente eguali davanti alla legge, senza eccezioni;
    - la pratica delle chiarezza degli intenti e gli strumenti necessari ad avere, specie in ambito pubblico, la coincidenza tra dichiarazioni di intenti e realizzazioni effettive;
    - l' imperativo della precisone, della coerenza e della responsabilità di ogni singolo cittadino;
    - il pensiero organizzato e strutturato, il dialogo diretto, necessari nell' era del commercio globale e delle tecniche digitali.

    Tutti questi mancati insegnamenti hanno fatto si che loschi figuri abbiano avuto una gran faciltà a diffondere, nel "Paese del poco chiaro", il doppio linguaggio, la falsità di dichiarazioni irresponsabili, i doppi scenari (anzi la sceneggiata), la demagogia, la incoerenza.

    Non é stato insegnato ai cittadini il buon senso, l' educazione, il rigore, la responsabilità del proprio operato. Per cui essi non sono stati in grado, in tempo di elezioni, di sceverare i venditori di chiacchiere senza esperienza dai candidati in possesso di professionalità per costruire, modificare, migliorare...

    Essendosi pensato, alla Pubblica dIstruzione, solo alla ISTRUZIONE degli studenti, ignorando l' EDUCAZIONE, il cittadino tipo ignora gran parte dei suoi doveri. E non é divenuto mai conscio dei propri diritti. La rassegnazione alla sopraffazione impera infatti in molte regioni e settori del sociale.

    Guardiamoci intorno, in U.E. In ogni Paese c' é una società in cui i cittadini usano il buon senso, le regole, e criteri di comportamento corretti, sulla base di Valori comuni, soddisfano i loro bisogni, nel quadro di un Patto Sociale. Il quale permette, a milioni di individui, di essere una sola società.

    Cosa c' é in Italia ? Una folla disordinata di individui, senza ordini di squadra, senza patto sociale, ognuno per suo conto....come in un pollaio. Ma tutti spesso d' accordo su due sole cose: Anarchia e Confusione.

    LA PUBBLICA DISTRUZIONE CI HA RESO, COLLE SUE INADEMPIENZE, ...... QUASI CITTADINI LATINO-AMERICANI...
    LE CONSEGUENZE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.

    Ogni Italiano si muove nella società, con una latitudine di 360° (mancanza di regole, inesistenza di educazione). Gli europei di altri Paesi operano in società avendo, quasi tutti, una latidudine di, ad esempio, di 20° o 30°. Proviamo a confrontare i risultati di un' assemblea in Italia e nel resto della U.E.. Confronto sconcertante ! ! La cosa vale anche confrontando i parlamenti.......Cosa si puo' allora costruire nel Paese Confuso ?

    Di questo passo.. lo Stivale si staccherà presto dall' Europa, per iniziare ilsuo viaggio........verso il M.O., o l' America Latina ?

    Cosa ci resta ? ? Soltanto reagire. Informatevi della realtà in U.E.. Dei diritti che hanno gran parte dei cittadini della U.E.. E che voi non avete. Non fidatevi della politica ufficiale, quella predicata da chi vuol mantenere il proprio potere. Con stipendi decisi da sé stesso.... Ma ricordiamo anche che, per reagire, ci vuole organizzazione.......La si puo' inventare, nel Bel Paese ?

    La prima cosa da fare: analizzare i motivi per cui le ruote del sistema Italia sono spesso grippate, perché gli sprechi aumentano........Dopo..... sarà possibile trovare una strategia di sopravvivenza, per restare a galla, evitare il terzo mondo. Solo se la riflessione é lucida. Sarà possibile, la riflessione lucida, in un Paese ove ognuno ha un mestolo diverso ? ?


    L' Emigrato
    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr

    (disponibile per una presentazione delle CAUSE del degrado)

    Le Lettere dall’ Europa, analisi sulle CAUSE del degrado, sono su:

    http://angrema.blogspot.com
    www.accademiaonline.net (le lettere dei mesi precedenti sono nell’archivio del sito, argomento “società”)
    ---------------------

    Premessa.

    Il vostro problema: difficoltà a capire perché la società continua a degradarsi; difficoltà a capire cosa manca per promuovere lo sviluppo economico.

    Conviene aprire gli occhi, poiché il degrado continuerà, se non prendete le contromisure sociali necessarie per acquisire competitività.

    Un emigrato esperto vi potrebbe aiutare.



    LA LAPIDE

    Leggo un quotidiano italiano. Nausea abbondante.

    Decido di scrivere una lettera al giornale, per listare le CAUSE apparenti di tante emergenze, di tanta melma fangosa, che ostacola il cammino di tanti Italiani.

    Mia moglie: “Lascia perdere, il giornale non te lo pubblica”.
    “Perché ?”
    “Perché tu dici la verità ! Il giornale non te la pubblica la verità”.
    “Lascio perdere ?”.
    “Prova con una filastrocca”, lei mi dice.

    Ci provo, sui VALORI. Quelli che sono, fra l’ altro, necessari per far girare le ruote di un Paese, di un’ economia.

    LA FILASTROCCA

    Un emigrato legge il giornale. “Solo valori negativi ! Dove stanno quelli positivi ?”.
    “Positivi ? gli Italiani non amano costruire !”
    Come costruire, se manca la chiarezza ?
    Come reinserire la chiarezza, se manca la coerenza ?
    Come diffondere la coerenza, se si é diffuso il doppio linguaggio ?
    Come eliminare il doppio linguaggio, se lo scopo dei politicanti non é costruire, ma guadagnare....... potere ?
    Come togliere il potere ai politicanti ? Ci vorrebbero i tecnici, i professionisti, quelli che non vendono chiacchiere......... ?
    Dove trovare i professionisti, se le persone che hanno una buona posizione, che hanno fatto esperienza ad alto livello, sono state scelte col comparaggio e l’ omertà ?

    Come eliminare il comparaggio e l’ omertà, se non ci’ abbiamo una proposta seria per poterlo fare ?
    Come preparare una proposta solida e seria, se non si conosce più, nello Stivale, la chiarezza, la coerenza, l’ efficienza, l’ onestà, la dirittura, il rigore, la responsabilità, il realismo, il valore, il merito che genera impegno ?

    Ritrovare i VALORI , le forze positive? ....... Ma bisogna andare a comprarli in U.E. ?
    Andare a comprare i VALORI in U.E. ? .... Forse, ...ma é proprio quello che fanno gli emigrati !
    Solo che, una volta imparati i VALORI, ci restano, nei Paesi europei. Gli conviene.....
    ............................ anziché rientrare nella melma fangosa.

    Ho capito, ordino una lapide al marmista dietro l’ angolo.
    “Che ci scrivi ?”, chiede la moglie.
    Ci scrivo: “Alla memoria: della chiarezza, la coerenza, l’ efficienza, l’ onestà, la dirittura, il rigore, la responsabilità, il realismo, il valore, il merito e l’ impegno”.

    Che metto in un cimitero italiano. Qualsiasi.

    L’ emigrato

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr
    (disponibile per presentare le CAUSE dei guai italici)
    ---------------------
    In caso di diffusione, informare l' autore.

  6. #6
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    Predefinito Re: PROBLEMA CHIAVE: LA MENTALITA'

    In origine postato da Antonio Mansi

    La malattia non é solo dell' economia. Questa dell' economia é una maleddetta conseguenza delle incapacità italiane, degli handicaps. Gli handicaps della mentalità attuale sono tanti e cosi grossi, che se non ci sarà una presa di coscienza, allora siete condannati a divenir poveri.. in pochissimo tempo.

    angrema@wanadoo.fr
    Secondo me la mentalità italiana è stata esponenzialmente peggiorata da ricchezza e benessere.
    Gli Italiani poveri di ieri erano persone meno indegne di quelli benestanti e gretti di oggi.
    Basta guardare al fatto che la politica nel nostro paese si è ormai trasformata in economia: questa gente sarebbe disposta a votare DI TUTTO, a passare su qualsiasi principio (sposandogli magari qualche ipocrisiuccia cattolica e qualche "sermone" moral-sinistroide) pur di miglioramenti economici, traducibili in: ricchezza maggiore per se, più potere di acquisto, più benessere a portata di mano.
    Avere la seconda, la terza casa, 100 mila euro investiti e quattro macchine in famiglia sembra non bastare più a nessuno... si sentono piangere ragazzi che non trovano più neanche un lavoro co.co.co a 30 anni suonati, ma che nel frattempo si fan pagare l'affitto dai genitori perché vogliono "i loro spazi".

    Basta vedere che la prospettiva di benessere muove ormai tutti gli schieramenti politici: i Padani esistono perché si illudono che trombando il resto d'Italia diverrebbero più ricchi, i Forzisti perché han bevuto le storie di "miracoli facili" di Berlusconi per un decennio, gli Unionisti perché credono che sarà la sinistra a garantire una ripresa economica, persino i comunisti radicali spesso votano nella speranza di una lotta al precariato ed una difesa dei privilegi di molti settori pubblici e delle pensioni...

    ...ormai i principi sono morti. E con essi la volontà di "fare bene le cose", ovvero di cambiare mentalità. Anzi, più la cosa continua più ci barrichiamo nella nostra mentalità.
    Forse un pò di sana povertà ci farà bene...

  7. #7
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    Predefinito DIOGENE IN CERCA DI REALISMO E RIFLESSIONE

    Caro Bowman,

    completamente d' accordo con te.


    Cerco di andare un passo oltre la tua conclusione. Sai perché i Principi o Valori sono spariti ? Perché da molto, forse più di un secolo, abbiamo la schiena molle (in contrario di cio che Ciampi raccomanda). Adottiamo quasiasi cosa venga proposta, siamo troppo pigri per riflettere alla conseguenze della nuova moda.

    Quindi anche la pigrizia, che ammazza la riflessione, fa danni.

    la nostra superficialità ci ga credere che un Valore o una nuova legge importante possa essere diffusa senza gli STRUMENTI PER LA SUA PROMOZIONE. Ecco perché c' é una gran divaricazione fra le leggi scritte e l' applicazione partica.

    Inoltre siamo ormai, lontano dal reasmo CHE FORSE AVEVAMO ALLA COSTRUZIONE DELL' UNITA'.

    Il realismo é del tutto sparito in ambito sociale, complici: la demagogia diffusa, il doppio linguaggio, la irresponsabilità, la lottizzazione, la raccomandazione, la superficialità... Ecco perché la rifless e il realismo sono oramai rari.

    Antonio Greco

  8. #8
    Il cinismo ci salverà
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    Predefinito Re: Re: PROBLEMA CHIAVE: LA MENTALITA'

    In origine postato da bowman
    Secondo me la mentalità italiana è stata esponenzialmente peggiorata da ricchezza e benessere.
    Gli Italiani poveri di ieri erano persone meno indegne di quelli benestanti e gretti di oggi.
    Basta guardare al fatto che la politica nel nostro paese si è ormai trasformata in economia: questa gente sarebbe disposta a votare DI TUTTO, a passare su qualsiasi principio (sposandogli magari qualche ipocrisiuccia cattolica e qualche "sermone" moral-sinistroide) pur di miglioramenti economici, traducibili in: ricchezza maggiore per se, più potere di acquisto, più benessere a portata di mano.
    Avere la seconda, la terza casa, 100 mila euro investiti e quattro macchine in famiglia sembra non bastare più a nessuno... si sentono piangere ragazzi che non trovano più neanche un lavoro co.co.co a 30 anni suonati, ma che nel frattempo si fan pagare l'affitto dai genitori perché vogliono "i loro spazi".

    Basta vedere che la prospettiva di benessere muove ormai tutti gli schieramenti politici: i Padani esistono perché si illudono che trombando il resto d'Italia diverrebbero più ricchi, i Forzisti perché han bevuto le storie di "miracoli facili" di Berlusconi per un decennio, gli Unionisti perché credono che sarà la sinistra a garantire una ripresa economica, persino i comunisti radicali spesso votano nella speranza di una lotta al precariato ed una difesa dei privilegi di molti settori pubblici e delle pensioni...

    ...ormai i principi sono morti. E con essi la volontà di "fare bene le cose", ovvero di cambiare mentalità. Anzi, più la cosa continua più ci barrichiamo nella nostra mentalità.
    Forse un pò di sana povertà ci farà bene...
    Ti deluderei se ti dicessi che è così dappertutto?

  9. #9
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    Predefinito TESTA NELLE NUVOLE

    Concordo con quanto detto più su "un po' di sana povertà".

    Lo avete capito in Italia che avete la povertà dietro la porta ? Che non ci sono vie d' uscita perché:
    - non aprite gli occhi, per difetto di realismo;
    - accettate la tendenza verso il precipizio e non avete capito che i politici che avete sono persino incapaci di accorgersi che il ruzzolone é vicino;
    - non fate niente per evitare il ruzzolone;
    - forse non avete capito che per evitarlo, dovete mettervi in moto, organizzarvi, analizzare la situazione con aiuto di emigrati e discutere le contromisure URGENTI.

    Se niente fate, vi sarà negato un futuro.

    Un mio amico emigrato mi disse un anno fa "Gli Italiani entro trenta anni re-impareranno a zappare... !" Io credo che si sbaglia: sarà necessario emigrare o imparare a zappare entro dieci anni, forse.

    Ormai la società italiana é la società delle chiacchiere e della testa nelle nuvole...

    Antonio Greco

 

 

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