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Discussione: "Fuck-Off"

  1. #91
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    non ho capito. E' stato l'Autoprescritto a fare il saluto col dito medio agli schutzen o sono stati gli schutzen a farlo a lui?
    Oddio questo finirà per calarsi i pantaloni e sventolare le chiappe davanti all'Unione Europea... non mi stupirei...

  2. #92
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    In Origine Postato da bowman
    Oddio questo finirà per calarsi i pantaloni e sventolare le chiappe davanti all'Unione Europea... non mi stupirei...
    Beh!
    Alle cronache (escluso il Tg1, ovviamente) risulta che abbia dato dei "turisti della Democrazia" all'aula parlamentare.
    Non è poi così tanto diverso.

  3. #93
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    L’uomo del dito medio
    Risponde
    Furio Colombo
    07 Giugno 2005

    Esprimo piena solidarietà ad Enzo Biagi che dalle colonne del Corsera è stato l'unico a denunciare lo show indegno del Cavaliere a Bolzano, dove il “presidente operaio” ha pensato di sostituire il “me ne frego!” fascista con l'elegante gesto del dito medio. Fino a quando saremo costretti ad assistere allo squallore di un uomo piccolo piccolo (non mi riferisco alla statura) che gioca con la dignità di milioni di cittadini (“l'ottimismo è la soluzione per l'economia”) e che offende un paese come il nostro dal patrimonio culturale, sociale e umano inestimabile?
    Michele Carbonin


    Caro Michele Carbonin,
    in tanti, in un Paese civile, dovrebbero essere indignati come lei per il “pestaggio” (parole del Corriere della Sera) che alcuni teppisti di Forza Italia, sotto gli occhi di tutti e nel silenzio dei più, hanno riservato a Enzo Biagi, che pure era già stato epurato (sempre nel silenzio e con il benestare dei più) dalla televisione di Stato.
    È un pestaggio virtuale, come si usa in una civiltà mediatica. Però grave e di evidente natura squadristica perché condotto in pubblico, affinché sia di esempio, da parte di personaggi noti e con cariche partitiche. Ancora più grave perché condotto contro qualcuno che - nonostante la cacciata dalla Rai - non ha mai dato segni di piegarsi (si può capire il fastidio dei personaggi vicini a Berlusconi, visto che da quelle parti si piegano tutti). E inoltre condotto con grande volgarità. Direte che la volgarità è il loro modo di fare qualunque cosa, anche le inaugurazioni di opere inesistenti o iniziate e finanziate da altri governi. Qui però si tratta della ripetizione di una minaccia che ha - come il licenziamento in tronco di Biagi dalla Rai - due destinatari. Uno è Biagi stesso. La gente di Berlusconi ha in comune con tutti coloro che si infastidiscono per la libertà e non tollerano le critiche, la stessa ottusa ripetitività della pornografia.
    Non fanno che ripetere i loro gesti persecutori ancora e ancora, nella speranza che qualcuno si spaventi. E questo è il secondo destinatario.
    Ricordate quando Berlusconi andava in giro sventolando un “dossier” di accuse contro di lui, fatte - secondo lui - dall’Unità, e in cui erano trascritte odiose volgarità che non erano mai comparse sul nostro giornale contro di lui, ma sul suo giornale contro Romano Prodi?
    Siamo grati a Biagi per il suo articolo sulla prima pagina di domenica scorsa. Ha parlato a nome degli italiani che non si adattano ad essere rappresentati in silenzio e facendo finta di niente per quieto vivere, dai gesti di un finto comico, di un presunto simpatico, di un personaggio sinceramente irritato dalle libertà democratiche e deciso a non tollerarle, e anzi a porvi fine tramite licenziamenti (Biagi uno) e nuove minacce (Biagi due).
    Il lettore si sarà accorto che - parlando di Biagi e rispondendo alla lettera solidale di Carbonin - sto ripensando anche al caso de l’Unità e della grande affinità di situazioni.
    Berlusconi, l’uomo che possiede tutto, compra e vende chi vuole nel mondo dei media, non si è mai dato pace con il nostro giornale, benché, in quattro anni, non una sola querela abbia suggerito che un solo fatto o una sola notizia non vera siano mai andati in pagina.
    Ma adesso, a nome di coloro che nella stampa italiana non sono stati al gioco e non hanno fatto finta di divertirsi, è intervenuto il Corriere della Sera di lunedì 6 giugno, con una nota molto ferma e molto chiara che, non essendo firmata, rappresenta tutto il giornale.
    La nota è importante per la democrazia italiana, perché restituisce voce ad anni di isolamento e di silenzio intorno a chi non ha ceduto. Ricorda che “la persecuzione viene da lontano”, che ad essa si sono uniti e associati giornali e pubblicazioni della famiglia Berlusconi. Aggiunge che non sarebbe fuori luogo se Berlusconi (negando il brutto passato, chi lo ha ispirato, chi gli ha dato manforte, chi gli ha ubbidito) chiedesse scusa, come è stato costretto a fare ieri - con rimarchevole ritardo - nei confronti del Presidente della Repubblica che stava subendo “mobbing” dalle squadre della Lega Nord.
    Ma la frase chiave dell’articolo, quella che ci riguarda tutti (ovvero una rivendicazione della libertà di stampa come dovere, che appare a volte impossibile in questo Paese) è la seguente: «Se il presidente del Consiglio decide di esibirsi e di farsi fotografare in pubblico un giorno mentre sfodera le corna e l’altro quando sfodera il dito medio, è legittimo o no che uno dei più grandi giornali italiani lo faccia notare?».
    La frase racconta la storia dell’Italia di Berlusconi. In quell’Italia, ci permettiamo di dire, si colloca la fama “estremista” di questo giornale. La nota del quotidiano di Mieli ha toccato e chiarito il punto. Ciò che è imperdonabile e inaccettabile è dire di Berlusconi, le cose come stanno (e come si vedono, come tutti le sanno e come molti le tacciono). Colpire Biagi ha una grande portata pedagogica. Se si può colpire lui, il più grande giornalista italiano, per avere osato esercitare le normali libertà democratiche, ciascuno, lungo tutta la scala del giornalismo italiano, dovrà aspettarsi la sua parte di vendetta. Vendetta è la parola chiave del leader della Casa delle Libertà.
    È stata una brutta Italia, la sua, che fuori dai nostri confini ci umilia e imbarazza. E qui ci fa sentire insicuri, non solo per la troppa potenza del governante-padrone, ma anche per la troppa cedevolezza di tanti che non sono Biagi e che trovano più educato lasciar correre.
    Ci salverà il voto, ci siamo detti. Per questo siamo così nervosi e poco comprensivi quando si fa avanti qualcuno che, con qualche ragione, magari legittima, per il suo partito, mette di nuovo in discussione quel voto, torna a renderlo incerto, dopo la grande vittoria delle elezioni regionali e comunali che hanno detto il primo grande no all’uomo del dito medio. Impossibile pensare che ci sia qualcosa di più importante e di più urgente che rimandare l’uomo del dito medio ai suoi affari di famiglia.

 

 
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