Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Allons enfants

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Allons enfants

    | Martedì 31 Maggio 2005 - 17:08 | Siro Asinelli |

    La Francia motore d’Europa. La Francia dei diritti e dello Stato sociale. La Francia dell’alleanza strategica alternativa alla Nato. La Francia che si oppone all’aggressione all’Iraq. La Francia che stringe patti commerciali con gli ‘Stati canaglia’. La Francia che ci piace. Quella del NO: secco, deciso, severo, insormontabile. NO. Una parola breve breve che si trasforma nell’ostacolo più grande della marcia di Bruxelles verso il definitivo addio ai sogni europeisti. Quelli veri.
    La Francia motore d’Europa, con il Pas de Calais e il marsigliese in prima fila. Un voto deciso contro la mercificazione della res publica, il primato delle banche, la fine dei diritti dei lavoratori, la morte dello Stato sociale. Contro un Trattato che si fonda sul concetto di libero mercato e competitività a discapito delle conquiste sociali, ancora troppo poche, a fatica raggiunte in poco più di due secoli.
    La Francia motore d’Europa. Testarda nazione che combatte per il proprio destino e per quello dei suoi sordi vicini. La Francia che tra un SI ed un SI imposto dalla propaganda martellante euroatlantica sceglie un NO: secco, deciso, severo, insormontabile.
    La Francia motore d’Europa. Dove il 70% degli elettori si esprime in seguito ad un dibattito rovente, sul filo del rasoio, a colpi di comparsate presidenziali in TV. La Francia del confronto e del dialogo politico e civile. Del dialogo sociale. La Francia che dimostra all’Europa che c’è ancora spazio per una scelta che vada al di là della retorica imposta dal verbo liberista. La Francia che se la ride delle convention trasversali in stile Usa, simil europeiste ed internazionali per promuovere un masochistico SI e che vota NO: secco, deciso, severo, insormontabile.
    La Francia motore d’Europa. Pronta all’assalto delle fameliche élites di Bruxelles e di Washington che ora vogliono la testa del popolo rinnegato. Il popolo che ha il coraggio di opporre un simbolico NO. La Francia che decide che è tutto da rifare. Dall’altra parte un muro. Barroso, Prodi, Schroeder, Blair e chi più ne ha ne metta. Gli sconfitti sanno che la vittoria è solo rimandata. La cittadella cadrà sotto i colpi del semestre britannico e del suo principale attore, quel Gordon Brown che chiede “un maggiore impegno per ridurre gli aiuti pubblici che conducono alla distorsione del concetto di competitività”.
    Gireranno la frittata, sottrarranno uno per caricare il doppio, cambieranno le carte in tavola, stipuleranno accordi sotto banco, giungeranno a compromessi ancora più nefasti. Giocheranno più sporco che mai. La Carta passerà, prima o poi.
    Eppure questo NO rimbomba da Lisbona a Varsavia, da Dublino a Roma come un monito inflessibile. Un segnale che l’arroganza atlantica non ha intenzione di recepire, ma che è un allarme assordante per i nemici della vera Europa.
    Ha commentato lo storico transalpino Max Gallo: “Per la prima volta assistiamo alla fine di questa democrazia strana che funzionava nel continente, che si può paragonare al dispotismo illuminato dove c’è chi sta in alto e fa capire al popolo che deve soltanto dire di SI”. Come accaduto in Italia, in Germania, in Spagna. Come non accaduto in Francia. “La scelta finora era tra un SI ed un SI. In Francia si è detto che la scelta deve essere tra un SI ed un NO”.
    La Francia motore d’Europa. La Francia che si oppone con fierezza e dignità lanciando nell’etere globalizzato il suo NO: secco, deciso, severo, insormontabile.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il No della Francia alla "costituzione" mercantile europea

    | Martedì 31 Maggio 2005 - 17:06 | Christian Bouchet |

    Jean Thiriart diceva che “tutto quello che va nel senso dell’unificazione europea, va sulla giusta strada”.
    Ma la Francia oggi deve decidere se accettare o meno la cosiddetta “Costituzione europea”. Seguendo l’indicazione di Thiriart si dovrebbe dunque concludere che occorre fare di tutto per creare la “Nazione Europa”, anche, quindi, votare per il sì alla Carta costituzionale: con la funzione potrebbe crearsi l’organo, con l’insediamento di istituzioni si accrescerebbe la sua forza e una cattiva Costituzione - così - sarebbe un viatico per rendere possibile un’Europa.
    Ma le parole non sono mai innocenti, soprattutto quando figurano in un testo giuridico che ha valore di impegno: la Costituzione, per definizione generale, è una legge fondamentale, che determina gli obiettivi che devono guidare i legislatori, le forme di Stato, la devoluzione e l’esercizio del potere in ogni Paese, le libertà fondamentali tutelate dallo Stato. Chi dice Costituzione dice dunque Stato.

    Purtroppo bisogna vedere se questa Costituzione rende possibile creare l’Europa.
    E non è così: questo testo impone infatti il liberalismo come ideologia unica europea, limita la sua politica estera, e baratta la sua sovranità, la sua indipendenza con un articolo che impone un’azione internazionale in rapporto e in subordine a quella decisa nel quadro dell’Alleanza Atlantica.

    Vi è comunque qualcosa di buono nel progetto di costituzione. Crea le condizioni di un autentico Stato europeo. Con i simboli: l’Unione europea, ci dice il testo (art. I-6 bis), ha una bandiera, un inno, una moneta e una festa nazionale ogni 9 maggio.
    Il trattato costitutivo è una legge fondamentale. Tutta la sua seconda parte normativa è dedicata all’enunciazione dei diritti fondamentali farantiti dall’Unione europea. La Costituzione definisce istituzioni e loro ruoli. La Commissione ha potere esecutivo ed è dunque il suo governo. Uno dei suoi membri ha titolo e funzioni di ministro degli Affari Esteri. Il Consiglio, composto dai rappresentanti dei governi, si divide, con il Parlamento europeo, il potere legislativo e di bilancio. Queste due istituzioni adotteranno insieme leggi e leggi-quadro. La Cosrte di Giustizia di Lussemburgo ha un ruolo identico a quello della Corte Costituzionale, la Suprema Corte: vigila sul rispetto del diritto nell’interpretazione e l’applicazione della Carta costituzionale. Di qui un’evidente costruzione di uno Stato europeo, passo necessario anche verso la creazione di una “Nazione Europa”.
    Di fatto, però, quella che appare la bontà del progetto viene messa a rischio dai sottintesi e dall’ambiguità dei testi.

    Per esempio, contrariamente allo stesso suo titolo, il progetto proposto non è un pfrogetto di Costituzione. Tutte le Costituzioni implicano in effetti un potere costituente: una costituzione esige di essere redatta, adottata e ratificata dal popolo, o, quantomeno, da un’assemblea eletta dai cittadini, in fin dei conti, almeno da un Parlamento europeo trasformato in assemblea costituente. Invece il “progetto” è stato affidato ad un assemblaggio eteroclito di designati - senza alcuna scelta popolare - dai vari governi, parlamenti nazionali o europeo, dalla Commissione di Bruxelles.
    Non è dunque una Costituzione, ma, al massimo, un trattato di varole costituzionale, che gli Stati membri adottano come un decreto, una legge o un semplice regolamento. Una norma, però, che non potrà essere riformata se non all’unanimità: un vulnus questo, alla sovranità dei cittadini europei tutti, perché appare più come un diktat diplomatico che una legge fondamentale scelta liberamente dai e per i cittadini. Altro che la sottolineatura che l’Unione è “ispirata dalla volontà dei cittadini e degli Stati”... nei fatti riguarda soltanto la volontà degli Stati.

    Per quanto riguarda gli organi decisionali, inoltre, invece di semplificare e chiarire i dispositivi e le norme istituzionali, il progetto appare artificioso e confuso. L’Unione si troverà infatti provvista di tre “teste” differenti: il presidente del Consiglio europeo, eletto dai suoi pari per un mandato di due anni e mezzo; il presidente della Commissione, proposto dal Consiglio europeo ed eletto dal Parlamento di Strasburgo; il ministro degli Affari Esteri, nominato dal Consiglio europeo con l’accordo del presidente della Commissione, del quale sarà uno dei vicepresidenti opur essendo un membro dello stesso Consiglio europeo! E non è nemmeno prevista una norma per sapere chi deciderà in caso di disaccordo tra le tre teste...

    In parallelo, il Parlamento viene dotato di un diritto di veto sugli accordi intergovernativi, e tale veto dovrebbe comportare l’immediato ritiro della proposta contestata. Il parlamento ha visto dunque, sì, accrescere i suoi poteri, ma in maniera esclusivamente negativa con il manifesto nuovo rischio di blocco decisionale delle istituzioni.

    Il progetto instaura un diritto di iniziativa popolare, perché prevede che un milione di cittadini europeo possa sottomettere proposte di legge alla Commissione europea (art. 4 dell’art. I-46). Ma una tale petizione non porta né a un referendum né a un esame diretto del Consiglio e/o del Parlamento. Una petizione-invito con poteri solo formali, alla quale la Commissione può benissimo non dare seguito.

    Ancora; nel senso più pacifico, una Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato sovrano. Ma il progetto non attribuisce all’Unione alcuna delle caratteristiche proprie della sovranità politica, perché l’Unione non eserciterà altro che le competenze che le saranno attribuite da accordi o trattati negozati dagli stati membri, In un quadro più generale, il “progetto” non riconosce né la sovranità dell’Europa, né qualella dei popoli che la compongono. Né è prevista un’istanza sulla vocazione dell’Europa a diventare una potenza autonoma, indipendente. Nè si precisa che l’Europa politrica è un obiettivo prioritario, perché culla dei diritti alla difesa e alla sicurezza, militare e sociale. Quanto alla cittadinanza europea essa completerà la cittadinanza nazionale senza sostituirla.

    Si sa che questo progetto di Costituzione è il risultato di un compromesso giunto al termine di una difficile trattativa tra gli Stati. Come ogni compromesso si basa dil più piccolo comun denominatore e si asteiene dall’affrontare gli argomenti di disaccordo, che sono spesso i soggetti più importanti. Da questo punto di vista questa “famosa”, “storica”, costitzuine eorpea non è altro che il prodotto di un bricolage, in continuità con la (leggera) sostanza dei trattati di Amsterdam e di Nizza.
    E, seppure frutto di compromesso, il testo attuale è anche ritenuto ancora “troppo audace” da alcuni Stati membri. Reso rigorosamente necessario dall’allargamento dell’Unione (che fa dell’unanimità a 25 o a 30 un punto senza ritorno), l’adozione, a partire dal 2009 del principio di una maggioranza qualificata in seno al Consiglio dei ministri europei (che prevede che una decisione sarà adottata se la maggioranza rappresenta il 60 per cento della popolazione europea) è già contestata da Paesi come la Polonia o la Spagna, che paventano la nascita di un condominio franco-tedesco.
    Ed è anora troppo presto per sapere quali nuovi accomodamenti saranno trovati da qui all’adozione di un testo condiviso e definitivo. Quello che è sicuro è che se prevarrà il punto di vista di Paesi come la Spagna o la Polonia - o altri, minori - una politica comune, di sicurezza, di difesa e sociale, sarà lettera morta e l’Euiropa sarà quella che vogliono gli anglo-americani: condannata all’impotenza e alla paralisi.

    E vi è anche dell’altro che impone di rifiutare e combattere questo progetto costitutivo.

    Tutte le Costituzioni recepiscono considerazioni relativi ai “valori” e ai “principii” comuni. Una questione particolarmente importante, anche nella prospettiva di nuove adesioni: lo stesso articolo 1 del testo apre d’altra parte l’Unione a “tutti gli Stati europei che rispettano i suoi valori”.
    Su questo piano, una Costituzione è dunque chiamata ad essere redatta in modo che tutti i propri cittadini possano democraticamente riconoscervisi, quali che siano le loro opzioni politiche. Ma questa “Costituzione europea” non soltanto non è pluralista, ma esclude un buon numero di opzioni, adottando esclusivamente quelle di orientamento liberale.
    Il testo del progetto dichiara infatti: “il mercato unico dove la concorrenza è libera e non falsata” l’obiettivo centrale e il valore supremo dell’Unione. D’altra parte il ruolo essenziale, insindacabile, devoluto alla Banca centrale Europea, esclude da ogni diritto sulla politica monetaria cittadini e Stati membri.

    L’obiettivo della libertà assoluta negli scambi è posto quale superiore ad ogni altra finalità. E questo significa non soltanto che nulla potrà mai limitare o fermare i movimenti speculativi di capitali, ma che ogni politica in materia pubblica o fiscale, in materia di controllo dell’immigrazione o di tutela dell’ambiente potrà essere rifiutata son l’accusa di “falsare” la libera concorrenza. Dichiarare per principio che nessuna politica sarà possibile se potrà attentare alla “concorrenza”, significa che questa diventa un fine di per sé, non uno strumento al servizio dell’occupazione, della crescita, dell’equilibrio ambienatle o della giustizia sociale.

    Il progetto, in altri termini, è volto a rendere solida come un marmo una politica strettamente liberale, donando al solo principio liberista la qualità di principio maggiore di diritto sul quale fondare la legittimità delle politiche pubbliche e impone ai cittadini europei e ai loro rappresentanti di iscrivere le loro legge esclusivamente nella logica dell’economia di mercato.

    Una volta “costituzionalizzati”, questi orinetamenti saranno imposti alle istituzioni come agli Stati. Il progetto condanna dunque l’Europa ad un liberalismo perpetuo, e cioè alla logica del capitale. Mentre, allo stesso tempo, nega la politica e la democrazia, con l’interdizione al popolo sovrano di esprimere liberamente le sue preferenze e le sue scelte.

    Per di più, l’articolo 40 dispone che “per mettere in opera una cooperazione più stretta in materia di mutua difesa, gli Stati membri lavoreranno in stretta connessione con la Nato”, e che ogni decisione di politica di sicurezza e di difesa comune dovrà essere “compatibile” con la politica decisa nel quadro Nato. Questa disposizione limita in anticipo l’autonomia della politica estera dell’Europa ed aliena senza equivoci la sua indipendenza.

    Il nostro “no”, è dunque un “no” a una forma d’Europa che il “partito americano” sta tentando di imporci. E cioè un’Europa dell’impotenza, un’Europa zona di scambio economico, un’Europa liberista...
    Per dire sì all’Europa, all’Europa Nazione, diciamo “no” alla Costituzione dell’Europa dei mercanti americanizzati.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

Discussioni Simili

  1. Allons enfants de la Patrie...
    Di Proteus nel forum Politica Europea
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 17-06-12, 23:02
  2. Allons enfants de la Patrie.
    Di giuliano nel forum Destra Radicale
    Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 26-02-05, 22:39

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito