Vi è un tema che dilaga, fino ad essere divenuto, da settimane, soffocante in altri fora, non ancora introdotto qui.
Esso è stato affrontato anche in ambienti "pagani". Soprattutto i cosiddetti "neopagani" propendono furiosamente per il Sì.
Il tema riguarda molto poco chi, come il sottoscritto, è scarsamente interessato alle vicende della sedicente "repubblica italiana", e che avversa il governo del demos per suoi motivi filosofico-metafisici.
Tuttavia, poiché ci è stato dato in sorte di vivere in questa terra e in questo tempo, possiamo cercare di dimostrare che il tema ci abbia almeno "sfiorato".
Ma la questione dovrebbe essere posta a monte dell'"embrione sì/embrione no". Sostanzialmente, gli studi che vengono difesi servirebbero a prolungare o salvare la vita degli uomini.
Ora, poiché l'uomo non sa più vivere, io credo che almeno qualcuno dovrebbe insegnargli come morire, facendosi incontro alla morte senza battere ciglio, e affrontando i propri Fati con virile dignità.
Se noi guardiamo ad un uomo del genere, anziché ad un piagnucolone che cerca con tutte le proprie forze di aggrapparsi disperatamente a questa parvenza di vita terrena e al suo corpo materiale, la stessa questione "sì/no" si dissolve rivelando la propria intima futilità.


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