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Discussione: Referenda truffa?

  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Referenda truffa?



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
    Blut und Boden
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    Predefinito Rif: Referenda truffa?

    giovedì 2 giugno 2011
    Referendum TRUFFA: l’acqua NON e’ stata privatizzata , se vince il SI’ potranno farlo!

    C’era qualcosa che non capivo sul quesito referendario sull’acqua. Quando è così di solito e’ perché c’è un inganno. Allora prima ho ragionato con i sostenitori del Sì, e già subito era chiaro una cosa: SE VINCE IL SI’ l’ACQUA RIMANE IN MANO AI POLITICI CHE L’HANNO GESTITA FINO AD OGGI. Ma poi, ragionandoci, ho capito che c’era qualcosa di più, qualcosa di SPAVENTOSO.
    Sono andato a leggere le norme e ho VERIFICATO che la VITTORIA DEL SI realizzerebbe il piu’ grande furto dei politici a danno delle comunita’ locali e A FAVORE DELLE MULTINAZIONALI .
    Il Referendum sulla privatizzazione dell’acqua (che non esiste- non c’è nessuna privatizzazione) viene presentato con falsità a dir poco TRUFFALDINE. e il risultato sarà LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA PER DAVVERO.
    Ecco perché nemmeno il centro destra dice nulla, ANZI SILENZIOSAMENTE ACCONSENTE.
    IN UN VIDEO ECCO MOSTRATA LA VERITA’ LEGGENDO LE LEGGI

    Il quesito n.1 del Referendum viene presentato per un referendum per salvare la proprietà dell’acqua,
    ED INVECE COLPISCE LA PROPRIETA’ DEI COMUNI A FAVORE DELLA VENDITA
    Si tratta di un REFERENDUM SU TUTTI I SERVIZI PUBBLICI, non solo dell’acqua (sono esclusi solo i serivizi di gas naturale, energia elettrica e il trasporto regionale ferroviario).
    Le norme della Unione Europea e la Costituzione impongono che SI DEBBANO GARANTIRE A TUTTI I SERVIZI ESSENZIALI ma facendo in modo che NON CI SIANO CARROZZONI POLITICI . L’art.23 – bis che si vuole abrogare AFFERMA CHIARAMENTE questo principio.
    La legge pone i paletti e stabilisce che, PUR GARANTENDO A TUTTI I SERVIZI ESSENZIALI, si deve trovare il modo che il comune possa far RISPARMIARE I CITTADINI con il ricorso al mercato dove possibile. La legge oggi non esclude che si possano affidare i servizi anche a cooperative sociali oltre che alle società. Se vince il sì prima tutto DIVENTERA’ STATALE, ma in seguito, per imposizione europea sulla concorrenza nei servizi, si dovrà rimettere tutto sul mercato, cioé verrà svenduto alle multinazionali .
    Quello l’attuale legge (che si vuole cancellare) va a colpire è proprio IL MODO CHE HANNO I CARROZZONI POLITICI DI GESTIRE LE COSE ANCORA IN REGIME DI MONOPOLIO, MA SOLO FINO ALLA VENDITA OBBLIGATA DALLA UE

    Per fortuna questo è vietato dalle NORME EUROPEE, ecco perché dopo aver STATALIZZATO TUTTO, il governo sarà costretto a vendere al miglior offerente, E SOLO LE MULTINAZIONALI SARANNO IN GRADO DI COMPERARE , a prezzi stracciati.
    I promotori hanno convinto tutti che si tratta di un referendum per la PROPRIETA’ DELL’ACQUA, ma è falso. Si tratta della sola distribuzione, anzi, si vuole cancellare una parte di legge che AFFERMA CHIARAMENTE CHE LE RETI IDRICHE SONO PUBBLICHE.
    Se vince il Sì …… LE MULTINAZIONALI POTRANNO COMPERARE ANCHE LA RETE E FARE IL PREZZO CHE VOGLIONO MENTRE OGGI E’ VIETATO
    Per altro la legge già ora stabilisce che LA RENUMERAZIONE DELLE SOCIETA’ PRIVATE E’ LIMITATA AL RECUPERO DELL’INVESTIMENTO.
    Cioé oggi c’è il principio che NIENTE INVESTIMENTI – NIENTE GUADAGNI e recuperati gli investimenti si ridiscute il contratto.
    Quando le Multinazionali compreranno la rete, FARANNO QUELLO CHE VOGLIONO.
    OCCORRE LEGGERE MONTAGNE DI LEGGI, TRATTATI, NORME, REGOLAMENTI PER CAPIRE LA PORTATA DEL REFERENDUM
    Basti pensare che l’articolo di legge che si propone di cancellare è di circa 4 pagine.
    La sentenza costituzionale che si cita nel quesito è di 110 PAGINE , e verte su intricati conflitti fra governo e alcune regioni sulla questione dei servizi pubblici, compresa la gestione dei rifiuti. Le regioni più attive nella diatriba costituzionale sono state la CAMPANIA, LA LIGURIA, LA TOSCANA, L’EMILIA IL PIEMONTE, L’UMBRIA E LA PUGLIA. La Campania si è vista perfino cancellare un pezzo di propria leggi. Ma sostanzialmente la Corte ha tolto l’ingerenza del Governo nelle regioni, pur non permettendo alle regioni di monopolizzare il mercato regionale.
    Per capire la portata del quesito diamo un’occhiata REALE ALLA LEGGE cercando di dire l’essenziale.
    L’articolo 23-bis CHE SI VUOLE CANCELLARE PER INTERO DICE (LEGGI)
    L’articolo 23-bis CHE SI VUOLE CANCELLARE PER INTERO DICE
    1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la piu’ ampia diffusione dei principi di concorrenza, di liberta’ di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalita’ ed accessibilita’ dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarieta’, proporzionalita’ e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.
    ———————————
    Si rileggano le parti in neretto, garantiscono il servizio essenziale: NESSUNO VERRA’ MAI PRIVATO DELL’ACQUA COME INVECE SUCCEDE OGGI IN CERTE ZONE
    Leggendo il seguito del punto 1 (comma 1 art.23 bis) si capisce che l’abrogazione andrà a colpire TUTTI I SERVIZI PUBBLICI LOCALI tranne la distribuzione del gas naturale, dell’energia elettrica e il trasporto ferroviario regionale.
    Il punto 2 stabilisce le regole di affidamento dei servizi locali che sono diversi a seconda che la società di servizi sia privata o di proprietà mista pubblica e privata (cioé dei comuni con operatori locali).
    E previsto anche che qualora “a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento puo’ avvenire a favore di societa’ a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario“ cioé società a maggioranza di proprietà dei comuni, purché questo sia giustificato dalla situazione , così che COMUNQUE VENGA GARANTITO IL SERVIZIO. Fino alla sentenza della Corte Costituzionale, il governo poteva stabilire i criteri per gestire queste situazioni “eccezzionali” in base ai propri piani di stabilità (comma 10 lett.a) ma questo E’ STATO CANCELLATO in quanto in base alla Costituzione il compito SPETTA alle regioni. Questo vuol dire che se vincono i “Sì” tutto torenerà IN MANO ALLO STATO a danno delle regioni e sopratutto dei comuni che oggi sono i proprietari degli enti. Questo vorrà dire che le regioni che hanno assetato i propri cittadini non risponderanno più come invece oggi sono obbligati.
    ATTENZIONE : VIENE CANCELLATO il punto 5 dell’art.23 bis che afferma
    “5. Ferma restando la proprieta’ pubblica delle reti, la loro gestione puo’ essere affidata a soggetti privati.”
    il che vuol dire che SE VINCERANNO I “Sì” ANCHE GLI ACQUEDOTTI POTRANNO ESSERE VENDUTI DALLO STATO ALLE MULTINAZIONALI COME GIA’ HANNO VENDUTO MOLTA PARTE DELLE RETI ELETTRICHE E DI TELECOMUNICAZIONE LASCIANDO ALLO STATO SOLO I COSTI !!!
    In giro per l’Italia ci sono CARROZZONI DI POLITICI che sopravvivono parcheggiati dentro alcuni enti di servizio pubblico che invece OGGI SONO DESTINATI A SPARIRE . Infatti il punto 8 dell’art.23 BIS li condannano a sparire dal 1 gennaio 2012 , e da allora le società di servizi dovranno assumere il personale secondo le regole di QUALITA’ ED EFFICIENZA, non per raccomandazione e indicazione politica.
    SI TRATTA DI UN GRANDE RIPULISTI DELLA CASTA CHE IL REFERENDUM METTE IN DISCUSSIONE
    Ricordate la recente puntata di Report sulle assunzioni alla società dei trasporti del comune di Roma?
    Con l’attuale legge quei meccanismi sono destinati a sparire perché dal 1 gennaio e i bandi di gara di affidamento regolate dalle leggi europee a società trasparente impediranno le assunzioni “politiche”.
    SE INVECE VINCONO I “SI’” QUESTI CARROZZONI SARANNO SALVI IN BARBA ALLE LEGGI EUROPEE – ANCORA PARASSITISMO – MA IN SEGUITO SARANNO COSTRETTI A VENDERE I TUBI ( CHE OGGI NON E’ POSSIBILE) PER METTERE A POSTO LA RETE (LO STATO NON HA I SOLDI). SARANNO LE MULTINAZIONALI A CUI VERRANNO VENDUTE LE SOCIETA’ E PROBABILMENTE ANCHE TUBI, MA COMPRERANNO IL TUTTO CON I POLITICI DENTRO: SE VINCONO I SI SONO SISTEMATI A VITA !
    Ma che cosa succederà SE VINCE IL REFERENDUM, cioé una volta CHE TUTTI I SERVIZI PUBBLICI DIVENTERANNO DELLO STATO?
    Sicuramente l’Unione Europea sarà costretta ad aprire un procedimento di INFRAZIONE dell’Italia.
    Forse l’Italia paghera’ una MEGA MULTA, ma poi alla fine l’Italia sarà costretta ad obbedire ALLE REGOLE EUROPEE oppure ad USCIRE DALL’EUROPA. Cioè lo Stato sara’ costretto a vendere tutto quello che avra’ preso dai comuni (aziende buone e cattive ).
    Ma tu sai che queste aste , essendo tutte su servizi pubblici, OVVIAMENTE VERRANNO FATTE IN STILE ENEL, ALITALIA ecc, vale a dire che compreranno tutto le MULTINAZIONALI

    Mentre oggi i COMUNI ben amministrati sono proprietari di BUONE SOCIETA’ che le multinazionali non possono comperare PERCHE’ EFFICIENTI E TROPPO COSTOSE (alcune valgono miliardi), quando il Governo venderà TUTTA LA RETE NAZIONALIZZATA IN UN SOL COLPO a comperare saranno
    SOLO LE MULTINAZIONALI !!!
    se vince il Sì sarà vantaggioso per le multinazionali
    Non si abbiano dubbi che il governo SARA’ COSTRETTO A VENDERE TUTTO, altrimenti si dovrebbe USCIRE DALL’EUROPA. Anche perché sono richiesti investimenti per centinaia di miliardi , che lo Stato Italiano non ha.
    Questo vuol dire che il referendum serve A ESPROPRIARE I COMUNI VIRTUOSI, e questo permettera’ AL GOVERNO DI FAR CASSA A DANNO DI QUESTI COMUNI, ma permetterà alle multinazionali di ENTRARE NEI MERCATI CHE OGGI LE SONO ESCLUSI PER LA PRESENZA DI BUONE SOCIETA’ DI PROPRIETA’ COMUNALE, cioè DEI CITTADINI.
    Esattamente il CONTRARIO DI QUELLO CHE DICONO I COMITATI PER IL SI’
    La conferma del reale scopo del Referendum sull’ acqua , NAZIONALIZZARE TUTTO, cioé dare in mano ai politici , è scritta pure nel sito del Comitato promotore del referendum , il comitato per il “Sì” , che scrive ( Chi siamo - Comitato Promotore per il Si all'acqua pubblica )
    “Siamo cittadini, donne e uomini liberi che da anni si battono per una gestione dell’acqua pubblica, partecipata e democratica.”
    Dunque vogliono la gestione dell’acqua pubblica, il che non ha nulla a che vedere con la PROPRIETA’ DELL’ACQUA. MA OGGI I TUBI SONO PUBBLICI , ED E’ IL REFERENDUM CHE LI RENDE VENDIBILI CANCELLANDO IL punto 5 dell’art.23-bis
    Poi scrive “”abbiamo difeso l’acqua dagli speculatori, dal mercato e dagli interessi.”
    Quindi l’obbiettivo è difendere l’acqua dal mercato, ma non dagli interessi dei politici che fino ad oggi l’hanno gestita rubando e scialacquando riducendola ad un colabrodo.
    “Ci battiamo contro la logica del mercato” quindi l’obbiettivo non è l’acqua, ma il mercato,
    “Sull’acqua vogliamo decidere noi.”
    Noi chi? I comuni, i comitati, o lo STATO COME SARA’ SE VINCONO I SI’
    “Sull’acqua possiamo farlo anche grazie ai tre referendum per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.”
    Ecco: questo è l’obbiettivo dichiarato CHIARO e lampante: RENDERE STATALI (“ripubblicare”) i servizi idrici.
    Questo significa METTERLI NELLE MANI DEI POLITICI DI ROMA , GLI STESSI CHE LO HANNO GESTITO PER 50 anni, gli stessi che hanno tenuto il sud a secco, che hanno poi fatto accordi con le camorre, magari gli stessi politici che gestiscono la spazzatura di Napoli ?
    Ma stiamo scherzando ? Io gli sputerei in faccia a quelli che hanno ridotto la rete idrica italiana ad un colabrodo, che hanno costretto paesi interi al razionamento dell’acqua per decenni.
    Poi ci sono anche altre realtà, come le aziende PRIVATE a PROPRIETA’ COMUNALE efficienti che ci sono nelle Venezie. Qui almeno le tariffe sono decenti, l’acqua è buona. Certo, ci sono in questi enti virtuosi anche alcuni politici che ci mangiano, ma con le norme attuali in futuro se sgarrano SARANNO COSTRETTI ALLA COMPETETITIVITA’, e non costeranno nulla ai contribuenti .
    MA SE VINCE IL SI, anche le aziende PRIVATE di proprietà dei comuni che ci sono nel nord Italia VERRANNO RIMESSE IN MANO AI POLITICI DI ROMA, TUTTO STATALE, quello stato che ha ridotto Napoli ad una discarica.
    DICONO : “Siamo in tanti e con l’aiuto di tutti possiamo riprenderci l’acqua.”
    Ma perché , hanno RUBATO l’acqua ? Qualcuno vuole rubare l’acqua ? O la verità è che l’Europa ci costringe a TAGLIARE I CARROZZONI POLITICI e questi si oppongono?
    Ancora : FORSE CHE DOPO AVER RESO DELLO STATO QUESTE AZIENDE DEL NORD LO STATO LE VENDERA’ ALLE MULTINAZIONALI PER FAR CASSA ? FORSE L’OBBIETTIVO E’ PROPRIO QUELLO DI RAGGIRARE IL POPOLO ?
    Andiamo a vedere i quesiti per capirci qualcosa e andiamo nel sito Forum Italiano dei movimenti per l'acqua
    Intanto cominciamo con il notare che gli estensori dei quesiti sono TUTTI DEL SUD tranne 1
    Estensori:
    Gaetano Azzariti (ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)
    Gianni Ferrara (emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)
    Alberto Lucarelli (ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II)
    Ugo Mattei (ordinario di diritto civile Università di Torino)
    Luca Nivarra (ordinario di diritto civile Università di Palermo)
    Stefano Rodotà (emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza)
    Il sito induce a pensare che si voglia “vendere” l’acqua, ma questo cosa significa ?
    NON SI DEVONO PAGARE LE BOLLETTE ?
    Non è che per caso con la NAZIONALIZZAZIONE della distribuzione si permetterà a chi non paga la bolletta di CONTINUARE A NON PAGARLA ?
    Passiamo all’analisi tecnica del primo quesito
    Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
    «Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?»
    Intanto andiamo a prenderci la legge qui Manovra d'estate: piano triennale per lo sviluppo, competitività, Robin tax e leggiamo che l’obbiettivo della legge è (art.1 lett.a)
    “un obiettivo di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche che risulti pari al 2,5 per cento del PIL nel 2008 e, conseguentemente, al 2 per cento nel 2009, all’1 per cento nel 2010 e allo 0,1 per cento nel 2011 nonche’ a mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 103,9 per cento nel 2008, al 102,7 per cento nel 2009, al 100,4 per cento nel 2010 ed al 97,2 per cento nel 2011;” cioé si voleva dare una raddrizzata ai conti, mentre la lettera b dice che la legge vuole riavviare l’economia anche attraverso “interventi volti a garantire condizioni di competitivita’ per la semplificazione e l’accelerazione delle procedure amministrative e giurisdizionali incidenti sul potere di acquisto delle famiglie e sul costo della vita” , cioé si vuole aumentare la concorrenza che altrimenti i baracconi assistenziali ci portano a picco.
    Questo l’obbiettivo della legge, OCCORRE VEDERE SE LO RAGGIUNGE E COME .
    La legge parla di favorire la Banda Larga (internet insomma, art.2), le Start Up (nuove imprese insomma, art.3 ) poi sistemi di investimento per l’innovazione avanzata(Art.4.1) specie per il Sud (art 4.1 bis aggiunto), poi lotta all’inflazione (art.5 ), BANCA DEL MEZZOGIORNO (art.6 TER) e via di seguito si parla di energia, IVA sugli idrocarburi, Case , TAV, EXPO, Istruzione, Riceca ecc
    Nel Video l’analisi dell’art.23 che si vuole cancellare: esso stabilisce la proprietà pubblica delle reti, garantisce il servizio a tutti, obbliga alla trasparenze ed alla efficienza le classi parassitarie di parcheggiati politici, e pure mette molti freni all’arrivo delle multinazionali proprio nei servizi pubblici.
    CERTO CHE CI SONO MOLTI DUBBI SUI VERI SCOPI DI QUESTO REFERENDUM
    In sintesi:
    Il quesito chiede di cancellare un intero articolo (il 23-bis) di 4 ( QUATTRO! ) pagine di una legge che allinea all’Europa e che riguarda QUASI TUTTI I SERVIZI PUBBLICI (acqua, spazzatura, trasporti locali ecc)
    Al contrario di quello che fanno credere i promotori in questo articolo CHE SI VUOLE CANCELLARE e’ affermato:
    - che la proprietà delle reti E’ PUBBLICA
    - che il servizio è garantito a tutti
    - che si deve garantire la trasparenza nelle assegnazioni (e non la camorra)
    - che le societa’ multinazionali hanno grossi limiti nell’entrare
    - che i guadagni delle societa’ devono ESSERE LIMITATI AL RECUPERO DEGLI INVESTIMENTI
    In pratica SE VINCE IL REFERENDUM
    - si conservano LE BARONIE e LE CASTE POLITICHE parcheggiate negli enti
    - si dice no alla proprieta’ pubblica delle rete
    - si pongono le condizioni per VENDERE TUTTO ALLE MULTINAZIONALI
    A mio avviso il Referendum NON E’ DA VOTARE, perché votare NO può favorire il raggiungimento del quorum.
    Articoli sul NO
    No Referendum acqua - Acqua libera tutti
    http://www.giornalettismo.com/archiv...ica-dellacqua/
    Acqua, per non bloccare il processo di riforma nasce il comitato per il 'no' sul referendum - Adnkronos Prometeo Sostenibilità Risorse




    Fonte: Referendum TRUFFA: l’acqua NON e’ stata privatizzata , se vince il SI’ potranno farlo! | L'opinione di Loris Palmerini


    Referendum TRUFFA: l’acqua NON e’ stata privatizzata , se vince il SI’ potranno farlo! - INFORMARMY.com
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Referenda truffa?

    Molto interessante Eridano ma purtroppo vinceranno i SI perche' noi cittadini belanti non andiamo a leggere gli articoli di legge che dobbiamo abrogare o confermare ma obbediamo come un gregge alle indicazioni dei capibastone di partito.

    Molti inoltre voteranno SI all'abrogazione (come indicato dai loro leader di partito) per semplice antiberlusconismo come d'altronde hanno fatto alle elezioni locali.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Referenda truffa?

    LA PRESA PER IL CULO DEL REFERENDUM ABROGATIVO
    Postato il Domenica, 05 giugno @ 21:004 CDT di davide

    DI PAOLO FRANCESCHETTI
    paolofranceschetti.blogspot.com

    Premessa.

    In questo articolo provo a spiegare in parole semplici perché questi referendum, come tutti quelli del passato, servono solo a prendere in giro i cittadini.

    Cercherò di usare un linguaggio scientifico sì, ma comprensibile ai più. E cercherò di utilizzare il linguaggio popolare maggiormente adattabile al tipo di considerazioni tecniche che sottoporrò al lettore, nel senso che sceglierò termini comprensibili anche al profano, il più possibile aderenti però al reale significato "giuridico" della questione referendaria.

    Il tutto, ovviamente, cercando di interpretare il pensiero del legislatore costituzionale nel modo più aderente possibile a quello che fu lo spirito dei padri riformatori che, scrivendo la Carta Costituzionale, dettavano le regole fondamentali del rapporto tra potere politico e cittadini.

    Cercherò di spiegare il referendum, insomma, in una chiave "costituzionalmente orientata" (termine che oggi va molto di moda in tutte le sentenze e i libri di diritto).

    Brevi cenni sul referendum.

    Il referendum è uno strumento di democrazia popolare, che serve cioè per far partecipare attivamente i cittadini alla vita politica. Serve in altre parole a far sì che il popolo eserciti quella sovranità che, in teoria, l’articolo 1 della Costituzione gli attribuisce.

    Il referendum può essere di vari tipi:
    Consultivo (cioè si chiede un parere all’elettorato di una questione X)
    Abrogativo (per cancellare una legge esistente)
    Propositivo (per proporre una legge nuova)

    Il referendum più importante è quello propositivo, che però non è ammesso dalla nostra Costituzione.

    L’altro referendum, meno importante del precedente, ma che comunque potrebbe avere un ruolo decisivo nella vita politica, è quello consultivo. Anche questo non ammesso.
    Questo tipo di referendum sarebbe importante perché, una volta che la maggioranza dei cittadini si sia espressa a favore o contro un certo provvedimento, il governo o il parlamento che poi approvassero provvedimenti di senso contrario farebbero una pessima figura.

    L’unico referendum ammesso da noi è quindi quello abrogativo, la cui utilità funzionale e strutturale, avendo cura di leggere la normativa vigente in una chiave costituzionalmente orientata, può essere sintetizzata come segue: non serve a un beneamato cazzo.

    Infatti una volta abrogata la legge, il parlamento può sempre approvarne una non identica, ma di contenuto simile.

    In altri casi la situazione può anche essere peggiore, nel senso che la legge abrogata potrebbe lasciare un vuoto normativo che potrebbe essere peggio della legge stessa.

    La nostra Costituzione, cioè, prende in giro i cittadini con l’istituto del referendum.

    Basta ricordare quello che è successo in passato per rendersene conto.

    Brevi cenni storici sulla presa per il culo dei referendum del passato.

    Per capire l’inutilità di di questo istituto, è sufficiente vedere cosa è successo con i più importanti referendum del passato:

    Nel 1993 è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Il parlamento non ha battuto ciglio, e ha varato – nello stesso anno (non dopo 50 anni, o 50 mesi) - una legge per il “rimborso elettorale ai partiti”.

    Nel 1987 viene abrogata la norma che limitava la responsabilità dei magistrati. Nel 1988 (quindi dopo un anno, non dopo 100 anni o 100 mesi) viene varata una legge che limita la responsabilità del magistrato ai soli casi di dolo o colpa grave; legge che peraltro nei fatti non viene mai applicata, in quanto non si ha, a memoria d’uomo, un caso di magistrato condannato per avere fatto un torto ad un cittadino.

    Nel 1995 venne abrogata la norma che faceva della Rai un servizio pubblico. Ma la Rai continua imperterrita a far pagare il canone ai cittadini.

    Quei pochi risultati positivi che potevano ottenersi con il referendum abrogativo, poi, sono stati distrutti dall’opera demenziale e demagogica dei Radicali e di altri gruppi contigui, che negli ultimi anni hanno affossato definitivamente il referendum con due tecniche:
    1) hanno proposto dei quesiti referendari incomprensibili a un qualsiasi cittadino medio, e di difficilissima comprensione anche per un giurista esperto come me;
    2) hanno proposto quesiti che non interessavano a nessuno, come quello geniale sulle “servitù di elettrodotto” che la maggior parte dei cittadini neanche capisce cosa sia.

    Non a caso negli ultimi anni le urne sono andate quasi deserte e non si è raggiunto il quorum necessario.

    In altre parole, per qualche decennio il referendum è stato utilizzato per problematiche marginali, ma che comunque avevano una certa logica e che soprattutto interessavano i cittadini (ricordiamo quello sull’aborto, sul divorzio, sulle droghe leggere e altri); di recente, per screditare del tutto il referendum, e per distruggere i pochi lati positivi di esso, sono stati proposti quesiti come quello dei “premi di maggioranza alle liste elettorali”, quello sulla procreazione assistita e quello sulle trattenute sindacali degli enti previdenziali.
    Referendum cui il popolo italiano ha risposto con un vaffanculo, mandando deserti i seggi elettorali.

    Brevi cenni all'inculatura del referendum del 12 giugno.

    Anche i quesiti attuali sono una bufala. Sinteticamente:

    - Il quesito sull’acqua non riguarda in realtà solo l’acqua, ma l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali.
    Abrogata la norma resta la possibilità per lo stato di emanare una norma di contenuto non uguale ma identico (nel prossimo capitolo voglio fare un esempio specifico di quel che intendo; ora sorvolo per non appesantire il discorso e rendere questo articolo leggibile a chiunque).

    - Il quesito sul legittimo impedimento è una presa in giro. Ci dicono che la norma sul legittimo impedimento vada a favore del Presidente del Consiglio. Il che è vero. Ma il Presidente del Consiglio ha mille modi per evitare un processo, e lo sappiamo bene; sparizione di fascicoli, infarti o malattie dei giudici, corruzione dei giudici, tacitazione degli organi di stampa.
    Al Presidente del Consiglio non importa nulla che la norma sia abrogata o no.
    La questione serve solo per gettare fumo negli occhi, e far pensare che nel nostro paese ci sia una democrazia, che la gente discuta, che il cittadino abbia un minimo di potere e per dare al 99 per cento degli italiani la sensazione che il potere di Berlusconi, in fondo, non è così enorme, se noi abbiamo il potere di cancellare una legge che è scomoda al premier.
    Già immagino i discorsi, al bar del mio paese come al bar del tribunale: “non è vero che non siamo in democrazia; in fondo, siamo andati a votare per abbattere una legge ingiusta”; “Berlusconi non è così potente, guarda che botte che prende prima dalla Corte Costituzionale e poi dagli elettori”.

    In realtà, di questa legge, al premier non frega nulla.

    Ma vaglielo a far capire alla gente.

    Piccolo esempio di presa per il culo giuridica. Il quesito sui servizi pubblici.

    Il primo quesito riguarda l’abrogazione di questo articolo (da notare che è più lungo l’articolo di legge di tutto l’articolo che ho scritto fin qua):

    --------------

    Articolo 23 bis Dl 112-2008

    Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili. Sono fatte salve le disposizioni del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e dell’articolo 46-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, in materia di distribuzione di gas naturale, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n. 239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonche' quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale. Gli ambiti territoriali minimi di cui al comma 2 del citato articolo 46-bis sono determinati dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentite la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, tenendo anche conto delle interconnessioni degli impianti di distribuzione e con riferimento alle specificità territoriali e al numero dei clienti finali. In ogni caso l’ambito non può essere inferiore al territorio comunale.

    2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:

    a) a favore di imprenditori o di societa' in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunita' europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicita', efficacia, imparzialita', trasparenza, adeguata pubblicita', non discriminazione, parita' di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalita';

    b) a societa' a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualita' di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.

    3. In deroga alle modalita' di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento puo' avvenire a favore di societa' a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla societa' e di prevalenza dell'attivita' svolta dalla stessa con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.

    4. Nei casi di cui al comma 3, l'ente affidante deve dare adeguata pubblicita' alla scelta, motivandola in base ad un'analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione.

    Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole.
    4-bis. I regolamenti di cui al comma 10 definiscono le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui al comma 4.

    5. Ferma restando la proprieta' pubblica delle reti, la loro gestione puo' essere affidata a soggetti privati.

    6. E' consentito l'affidamento simultaneo con gara di una pluralita' di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell'affidamento, unica per tutti i servizi, non puo' essere superiore alla media calcolata sulla base della durata degli affidamenti indicata dalle discipline di settore.

    7. Le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, possono definire, nel rispetto delle normative settoriali, i bacini di gara per i diversi servizi, in maniera da consentire lo sfruttamento delle economie di scala e di scopo e favorire una maggiore efficienza ed efficacia nell'espletamento dei servizi, nonche' l'integrazione di servizi a domanda debole nel quadro di servizi piu' redditizi, garantendo il raggiungimento della dimensione minima efficiente a livello di impianto per piu' soggetti gestori e la copertura degli obblighi di servizio universale.

    8. Il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 e' il seguente:

    a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta “in house” cessano, improrogabilmente e senza necessita' di deliberazione da parte dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

    b) le gestioni affidate direttamente a societa' a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita' di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

    c) le gestioni affidate direttamente a societa' a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita' di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;

    d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a societa' a partecipazione pubblica gia' quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012;

    e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante.

    9. Le societa', le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, che, in Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi pubblici locali in virtu' di affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 2, lettera b), nonche' i soggetti cui e' affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall'attivita' di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attivita' per altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne' tramite loro controllanti o altre societa' che siano da essi controllate o partecipate, ne' partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata della gestione e non si applica alle societa' quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l'affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio gia' a loro affidato.
    10. Il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni ed entro il 31 dicembre 2009, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, nonche' le competenti Commissioni parlamentari, emana uno o piu' regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di:

    a) prevedere l'assoggettamento dei soggetti affidatari cosiddetti in house di servizi pubblici locali al patto di stabilita' interno, tenendo conto delle scadenze fissate al comma 8, e l'osservanza da parte delle societa' in house e delle societa' a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l'acquisto di beni e servizi e l'assunzione di personale;

    b) prevedere, in attuazione dei principi di proporzionalita' e di adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, che i comuni con un limitato numero di residenti possano svolgere le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata;

    c) prevedere una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali, anche attraverso la revisione della disciplina sulle incompatibilita';

    d) armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando le norme applicabili in via generale per l'affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche' in materia di acqua;

    [e) disciplinare, per i settori diversi da quello idrico, fermo restando il limite massimo stabilito dall'ordinamento di ciascun settore per la cessazione degli affidamenti effettuati con procedure diverse dall'evidenza pubblica o da quella di cui al comma 3, la fase transitoria, ai fini del progressivo allineamento delle gestioni in essere alle disposizioni di cui al presente articolo, prevedendo tempi differenziati e che gli affidamenti diretti in essere debbano cessare alla scadenza, con esclusione di ogni proroga o rinnovo;]

    f) prevedere l'applicazione del principio di reciprocita' ai fini dell'ammissione alle gare di imprese estere;

    g) limitare, secondo criteri di proporzionalita', sussidiarieta' orizzontale e razionalita' economica, i casi di gestione in regime d'esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attivita' economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalita' ed accessibilita' del servizio pubblico locale;

    h) prevedere nella disciplina degli affidamenti idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale e mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti;

    i) disciplinare, in ogni caso di subentro, la cessione dei beni, di proprieta' del precedente gestore, necessari per la prosecuzione del servizio;

    l) prevedere adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale anche con riguardo agli utenti dei servizi;

    m) individuare espressamente le norme abrogate ai sensi del presente articolo.

    11. L'articolo 113 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, e' abrogato nelle parti incompatibili con le disposizioni di cui al presente articolo.

    12. Restano salve le procedure di affidamento gia' avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto )

    --------------

    Cosa succede se l’articolo viene abrogato?
    Le possibilità sono due:

    1) Torna in vigore l’articolo 113 del TU degli enti locali, che permette la gestione dei servizi pubblici anche a soggetti privati (sia pure in collaborazione col soggetto pubblico). Quindi la situazione è identica a prima.
    2) Succede che occorre emanare una nuova normativa ad hoc, che però dovrà rispettare i principi comunitari.

    Commento finale.

    Ora a questo punto arriva l’inculatura finale. Non è l’Italia che vuole la privatizzazione dell’acqua, ma l’Europa, che con varie direttive ha previsto che i servizi locali debbano essere svolti in regime di “concorrenza” (ovvero: debbano essere privatizzati per fottere il cittadino alla grande).
    E, ovviamente, non esiste la posibilità di abrogare per referendum una legge europea.
    La privatizzazione dell’acqua, in altre parole, è un fenomeno che diventerà nei prossimi anni sempre più smaccato, ma non per colpa dell’Italia, bensì per colpa dell’Europa. Non tratterò gli altri quesiti referendari. Mi pare che questo, come esempio di perfetta presa in giro, sia sufficiente. E mi pare che l'interpretazione dell'istituto referendario in chiave "costituzionalmente orientata" possa essere sintetizzata figurativamente dalla foto che apre l'articolo che avete appena letto.

    Paolo Franceschetti
    Fonte: Paolo Franceschetti
    Link: Paolo Franceschetti: La presa per il culo del referendum abrogativo
    5.06.2011

    ComeDonChisciotte - LA PRESA PER IL CULO DEL REFERENDUM ABROGATIVO
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #5
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    Molto interessante Eridano ma purtroppo vinceranno i SI perche' noi cittadini belanti non andiamo a leggere gli articoli di legge che dobbiamo abrogare o confermare ma obbediamo come un gregge alle indicazioni dei capibastone di partito.
    diciamo che essendo gli articoli di legge troppo complessi da un punto di vista tecnico, uno è costretto a fidarsi delle spiegazioni date dai mezzi di informazione; però, se quello che dicono è l'esatto contrario di quello che è effettivamente, allora è davvero tutta una presa in giro, democrazia diretta compresa.
    Ultima modifica di k21; 07-06-11 alle 14:54

  6. #6
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    mah .... è mai possibile che in itaglia anche su i referendum ci sia sempre una confusione tra articoli, legge, quesiti, si/no, ecc...

    ma vaffanculo itagliani del cazzo, mi state facendo passare la voglia di andare anche ai referendum

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    diciamo che essendo gli articoli di legge troppo complessi da un punto di vista tecnico, uno è costretto a fidarsi delle spiegazioni date dai mezzi di informazione; però, se quello che dicono è l'esatto contrario di quello che è effettivamente, allora è davvero tutta una presa in giro, democrazia diretta compresa.
    Però siamo l'unico Stato (?) ad avere un Ministro per la Semplificazione.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    mah .... è mai possibile che in itaglia anche su i referendum ci sia sempre una confusione tra articoli, legge, quesiti, si/no, ecc...

    ma vaffanculo itagliani del cazzo, mi state facendo passare la voglia di andare anche ai referendum
    è vero
    Ultima modifica di k21; 07-06-11 alle 15:46

  9. #9
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    Predefinito Rif: Referenda truffa?

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    mah .... è mai possibile che in itaglia anche su i referendum ci sia sempre una confusione tra articoli, legge, quesiti, si/no, ecc...

    ma vaffanculo itagliani del cazzo, mi state facendo passare la voglia di andare anche ai referendum

    Il fatto che il napuli abbia affermato pubblicamente che farà il suo dovvere andando a votare, già fa scappare la voglia e soprattutto fa correre le mani dietro.

    Mentre scrivo sto ascoltando skytg24.
    Parlano dei referendum, in collegamento Alberto Capotosti, Presedente emerito (non basta quello normale) della Corte Costituzionale.
    Parole sue: "Bisognerebbe essere indovini per sapere se si raggiungerà il quorum, interpretare il volo degli uccelli (i cittadini?).
    Comunque la Costituzione dice che votare è un DOVERE.
    Poi chi va a votare PUO' votare SI o anche NO oppure lasciare la scheda bianca."

    Certo che se non ci avesse chiarito così bene i concetti l'emerito Presidente
    saremmo stati proprio nella melma come informazione.
    Cosa aspettiamo a liberarci di questa feccia?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Referenda truffa?

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    mah .... è mai possibile che in itaglia anche su i referendum ci sia sempre una confusione tra articoli, legge, quesiti, si/no, ecc...

    ma vaffanculo itagliani del cazzo, mi state facendo passare la voglia di andare anche ai referendum
    Sbagliato . Cerchiamo piuttosto di spronare chi di dovere a cambiare il
    regolamento referendario. Esempio: Invece di fare i referendum abrogativi perchè non li fanno propositivi? Il quorum ,perchè non viene abolito?
    La maggioranza vince che siano i si o i no. Sicuramente ci sarebbe più interesse da parte dei cittadini alla partecipazione. E sarebbe più democratico. Invece si cerca sempre di fare le cose all'italiota .
    Una volta in lega si diceva : Ci son 2 modi di far politica per ideale o per interesse. Purtroppo anche la classe dirigente di essa ha proteso per la seconda delle ipotesi!

 

 
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