Credo che la posizione di Rutelli sul referendum metta una corce definitiva sulla lista unica. Non si tratta di non cosentire a Rutelli di esprimere un'opinione; sono i toni con cui ha parlato a suggerire un tale esito. Rutelli non può pensare che se attacca a testa bassa l'area laica della coalizione non vi siano conseguenze. Nessuno mette in discussione l'alleanza con la Margherita ma la Federazione dell'Ulivo sì. E di questo dovrebbe prendere atto Romano Prodi le cui mosse ormai da tempo non condivido più. Schiacciato in un rapporto privilegiato con Bertinotti, scavalcando a sinistra i Ds, il professore scrive lettere da Creta, lettere di cui sinceramente non sentivamo mancanza perché rinfocolano polemiche di cui sinceramente non ce ne frega niente.
A questo punto si diano da fare i Ds per costruire un'area della sinistra democratica laica e tollerante con socialisti, ecologisti e democratici dell'ex asinello alleata ma DISTINTA da una Margherita che ormai altro non è che la sinistra democristina, tanto demitiana quanto poco liberale. E si cominci pure a guardare altrove per il premier. Prodi ha rotto. Non si capisce perché in Italia si debba avere gli stessi competitori di 10 anni fa, caso unico al mondo, se si esclude la Cina o Cuba (ma lì la competizione nemmeno c'è).
Non si capisce perché non si sia costretti a scegliere tra uno che racconta barzellette, fa le corna e sulle cui origini sono leciti molti dubbi - come dimostra l'uso privatistico fatto del Parlamento - e un altro che quando parla sembra reduce da un funerale, cupo e incomprensibile, vecchio democristiano del governo Andreotti (1979).
Aria fresca. Di questo abbiamo bisogno a destra e a sinistra.




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