



«Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
Paolo Sizzi
La guerra nucleare non lasciera' vivere a nessuno nel mondo, purtroppo.
Gli inglesi riceveranno non 80, ma 800 Mt, gli USA tutto l'arsenale russo, altrimenti i russi - tutto l'arsenale americano, poi le sottomarini finisceranno tutto. Secondo la fisica, se arsenali russi e americani esploderebbero, la pianeta staccasse in mille asteroide






Articolo dalla rete.
23 giugno 19xx, ore 7.02. Nel cielo di Vicenza esplode una bomba atomica russa da 500 chilotoni che distrugge la città. Se siamo qui a raccontarlo non è successo, fortunatamente. Non si tratta però di fantapolitica. Tutt’altro. Vicenza nella primavera-estate di xx anni fa era infatti uno degli obiettivi principali della controffensiva nucleare che il Patto di Varsavia avrebbe lanciato contro l’Europa occidentale in caso di attacco della Nato (come sempre gli scenari di guerra vengono dipinti come difensivi, a nessuno piace passare alla storia come aggressore...), e sarebbe stata distrutta al pari di Monaco di Baviera, Vienna e Verona.
Altri obiettivi in Italia erano gli aeroporti militari di Ghedi (nei pressi di Brescia), Aviano (e avendoci prestato servizio,nn posso che rabbrividire) e Piacenza, e i comandi delle divisioni corazzate Centauro e Ariete, mentre in Europa nel mirino c’erano l’aeroporto di Erding e il deposito nucleare di Ober-Ammergau (entrambi nell’allora Germania Occidentale), oltre alla divisione missilistica Pershing (nulla a che fare con i successivi missili con lo stesso nome).
Lo scenario atomico emerge in un documento qualificato all’epoca "top secret" dai generali sovietici e recuperato in archivi ungheresi (l’Ungheria faceva parte del Patto di Varsavia). Un documento reso pubblico da un istituto di ricerca svizzero, l’Isn (International Relations and Security Network - A Swiss Contribution to Partnership for Peace) collegato al Centro studi per la sicurezza e lo studio dei conflitti di Zurigo. Un documento visibile anche su Internet nel sito http://www.isn.ethz.ch/php/collections/coll_4_eng lish_content.htm e di cui per primo ha parlato il quotidiano londinese Daily Telegraph nell’edizione di sabato 1 dicembre.
Anche se si tratta di un "war-game" (letteralmente "gioco di guerra"), non è per nulla un gioco, ma una esercitazione in piena regola, pianificata da tempo, che coinvolgeva al massimo livello le truppe del Patto di Varsavia, l’allenza militare che raggruppava l’Unione Sovietica e gli Stati satelliti. Le carte rese note riguardano solo il fronte Sud e il coinvolgimento dell’esercito ungherese, ma è ipotizzabile che vi fossero coinvolte tutte le forze del Patto e tutti i fronti da un capo all’altro dell’Europa. Esse sono firmate dal generale Yerastov, vice capo di Stato maggiore dell’Armata Sud del Patto di Varsavia e sono indirizzate al capo di Stato maggiore dell’esercito ungherese Kàroly Csémi, che era anche viceministro della Difesa. Inoltre uno dei documenti reca la firma congiunta del comandante dell’Armata Sud, il generale Provalov, responsabile al massimo livello del war-game, e del ministro della Difesa ungherese, il generale Lajos Czinege.
L’operazione "Gyak" (significa banalmente "esercitazione") prende avvio il 13 aprile 1965, quando Yerastov comunica al "compagno" Csémi di preparare le sue forze per un’azione prevista per il periodo dal 21 al 25 giugno successivo. A maggio Provalov e Czinege inviano il piano in due tempi ai comandanti coinvolti. Esso pianifica anche l’invasione dell’Italia del Nord, dopo la distruzione della Terza Armata, lungo due direttrici: da Tarvisio e dalla Val Camonica, con l’occupazione di Brescia e Bologna entro 11-13 giorni, prima di attestarsi sull’Appennino cercando di prevenire eventuali sbarchi di truppe Nato nella parte peninsulare.
L’8 giugno Provalov delinea quella che dovrebbe essere la situazione generale al 21 giugno e specifica il lavoro di spionaggio che lo precede: movimenti anomali di truppe occidentali, tra cui quelle italiane che da Novara e Bergamo si avviano dalla sera del 19 giugno verso Mantova, passando nella notte per Valeggio sul Mincio, e sbarchi nei porti di Genova e La Spezia di misteriosi carichi.
Il 16 giugno l’ungherese Csémi dirama un promemoria con tutti gli appuntamenti, cui segue la distribuzione del piano dettagliato dell’attacco della Nato. Interessante notare come tra gli elementi che danno avvio alla risposta nucleare degli "orientali", come si chiamano, anche le segnalazioni al colonnello Romanov delle spie operanti in Italia, che comunicano nell’ordine l’avvio alle 3.30 del 23 giugno di operazioni di carico di bombe sugli aerei a Ghedi, il movimento delle truppe della Centauro a Vicenza alle 5 del mattino e il decollo di aerei da Piacenza alle 6.35.
Alle 7, di fronte alla conferma dell’attacco occidentale da parte dei radar, scatta l’ordine di contrattacco con i missili a testata nucleare. E due minuti dopo Verona, Vicenza, Vienna e Monaco vengono cancellate dalla faccia della Terra.
Perché Vicenza? Per due motivi. Perché Vicenza è sede di una base Setaf, dal 1955 insediatasi alla caserma "Ederle" in viale della Pace. In secondo luogo, ma non certo per importanza, Vicenza era sede del Comando della 5ª Ataf, che aveva giurisdizione su tutte le forze aeree della Nato del Sud Europa. Un obiettivo assolutamente di primo livello.
In totale, dal fronte Sud il Patto di Varsavia prevede di spedire 30 ordigni nucleari, dei quali 10 da 500 chilotoni, 5 da 200, 3 da 50, 3 da 40, 9 da 20, che complessivamente danno una potenza di 7 megatoni e mezzo. Se si pensa che un chilotone è l’equivalente di oltre mille tonnellate di tritolo e che la bomba atomica sganciata su Hiroshima era di 20 chilotoni si ha un’idea del macello che sarebbe successo se ciò fosse avvenuto davvero.
E sarebbe potuto accadere sul serio, perché nel 1965 si era ancora in piena guerra fredda. La crisi di Cuba era di nemmeno tre anni prima, Kennedy era stato assassinato nel novembre del 1963 e in Urss era da qualche mese andato in porto il complotto che aveva portato il 14 ottobre 1964 alla destituzione del troppo moderato e modernizzatore Kruscev e alla sua sostituzione con Breznev.
Per fortuna era tutta un’operazione sulla carta (a leggere i documenti, sembra che le truppe dell’Est effettivamente coinvolte fossero scarse), ma assolutamente plausibile. Una specie di prova generale, insomma, dell’attacco che avrebbe potuto scatenarsi in qualsiasi momento negli anni in cui la tensione tra i due blocchi era ai massimi livelli di guardia.
"I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."


Così l'Urss avrebbe attaccato, distrutto e occupato l'Europa occidentale. Emergono i dettagli sui piani d'attacco dell'Armata rossa
"La bomba atomica
su Vienna e Venezia"
dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D'ARCAIS
NEW YORK - "Il Fronte Sudoccidentale prepara segretamente un'operazione offensiva. È fornito di 125 armi atomiche, con una capacità di 6140 chilotoni, comprese cinquanta bombe aviotrasportate. Dopo l'attacco nucleare, mentre il quartier generale lancia altri quindici attacchi atomici colpendo i principali obiettivi a Monaco, Innsbruck e Venezia, le divisioni corazzate fanno partire l'offensiva in direzione di Vienna, Linz e Graz per completare la distruzione dell'esercito austriaco, della Seconda Armata tedesca e della Terza Armata italiana. Tra il quinto e il sesto giorno l'Austria viene eliminata dalla guerra.
Poi, concentrando i suoi sforzi in direzione di Monaco, deve distruggere tutte le riserve operative nella parte sud della Germania e nella parte orientale della Lombardia, occupando le aree di Stoccarda, Bregenz, Brescia e Bologna tra l'undicesimo e il tredicesimo giorno di combattimenti e creando le condizioni per eliminare definitivamente l'Italia dalla guerra".
Lo scenario apocalittico descritto non fa parte di un copione di un film di guerra ma è il piano reale con cui le truppe del Patto di Varsavia erano pronte negli anni Sessanta a conquistare l'Europa occidentale: colpendo per prime, a scopo "preventivo", con le armi atomiche.
Che negli anni della guerra fredda Nato e Patto di Varsavia, Europa occidentale e paesi del socialismo reale, americani e russi fossero pronti a una guerra atomica non è un mistero, ma nuovi documenti segreti raccolti in un libro ("A Cardboard Castle? An Inside History of the Warsaw Pact", che verrà presentato questa mattina nella capitale polacca in occasione del 50esimo anniversario del Patto) resi pubblici ieri dai "National Security Archives" di Washington, dimostrano come il blocco sovietico abbia studiato per anni la possibilità di prevenire "l'aggressione nucleare della Nato" lanciando il first strike e pianificando minuziosamente una guerra nucleare che avrebbe permesso all'Unione Sovietica di diventare padrona assoluta dell'Europa distrutta.
Gli stessi documenti - divisi in cinque grandi blocchi temporali (1955-1965, 1965-1968, 1969-1978, 1980-1987, 1987-1991) - dimostrano anche come nei paesi del Patto con il crescere del risentimento antisovietico questi piani vennero considerati via via sempre meno realistici. Sono 193 dossier provenienti dagli archivi segreti degli otto paesi del Patto, comprese le minute di incontri politici riservati tra i leader dei "paesi comunisti fratelli".
"Buria" è la prima grande esercitazione del Patto di Varsavia, che ebbe luogo tra il 28 settembre e il 10 ottobre del 1961. Parte dall'ipotesi che la Nato volesse riaprire l'accesso a Berlino Ovest (dove era appena stato costruito il Muro), al sesto giorno vengono usate le armi nucleari (anche se in questo caso non è ancora chiaro chi le avrebbe usate per primo) e si conclude con l'occupazione di Parigi da parte dei soldati sovietici.
Il secondo scenario (Maggio 1965) è quello che riguarda più da vicino l'Italia e dimostra l'importanza che Mosca attribuiva al ruolo militare dell'Ungheria. Le truppe ungheresi dovevano partecipare al primo attacco contro la Nato in Germania avanzando attraverso l'Austria (e violando la neutralità di Vienna) e da lí sarebbero dovute penetrare nell'Italia del nord.
Stando al war game il Patto di Varsavia avrebbe dovuto colpito per primo per prevenire un attacco nucleare della Nato che veniva dato per sicuro ("gli occidentali hanno iniziato preparativi diretti per un attacco all'Unione Sovietica e agli altri paesi socialisti sotto forma di diverse esercitazioni") e tre grandi città, Vienna, Monaco e Verona sarebbero state completamente devastate dalle bombe atomiche.
"Dopo aver ricevuto l'allarme di un imminente attacco nemico (la Nato) seguito dalla prevista avanzata del Secondo Corpo d'Armata tedesco e dalla Terza Armata italiana il Quartiere Generale del Fronte Sudoccidentale pone le truppe in stato di combattimento, ordina il dispiegamento e l'avanzata di diverse unità e assume l'offensiva.
Una volta che viene accertato che gli occidentali stanno per attaccare con armi nucleari, viene dato alle unità missilistiche e alla difesa aerea l'ordine di lanciare il first strike nucleare".
Nei piani del Patto di Varsavia l'attacco all'Italia sarebbe stato fatto - dopo l'ondata di bombe atomiche - con sette divisioni motorizzate, tre divisioni corazzate, 38 lanciamissili, 214 aerei da combattimento (39 bombardieri, 30 cacciabombardieri, 121 caccia, 24 aerei da ricognizione) compresi 25 bombardieri e caccia bombardieri equipaggiati con bombe atomiche.
Nei dettagliati piani preparati dai generali sovietici erano previsti (e già stampati) anche i manifesti da attaccare nelle zone conquistate e i volantini da lanciare alle truppe nemiche. Come quello che invitava i soldati francesi a disertare: "La Francia liberata, la Francia del domani avrà bisogno anche di te. Soldato francese abbandona il combattimento, salvati per la Francia".
"I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."


In caso di guerra nucleare la conca padana si sarebbe tramutata in un cimitero radioattivo a causa della sua conformazione geografica.
Decine di bersagli paganti inseriti in un catino oreografico dove l'aria ristagna per settimane.
Comunque vi invito a riflettere. Osservate le conseguenze delle esplosioni sulle città giapponesi, poi con le dovute proporzioni immaginatevi cosa potrebbe fare un solo ordigno da 150 Kilotoni sopra Londra...
Figuriamoci un attacco su scala globale.
In poco tempo terminerebbero carburanti, cibo, medicinali, per non parlare del fattore umano. Verrebbero meno tecnici, ingegneri, medici.
Chi di noi è in grado di procacciarsi cibo? Accendere un fuoco? Curarsi una ferita?
Molti di noi non sono in grado, da sani, di sostituire una gomma della propria autovettura...
Anche solo gli spostamenti diventerebbero problematici. Senza carburante (le principali raffinerie sono state annichilite) come potremmo coprire lunghe distanze? a cavallo? e già, ma dove lo trovo un cavallo?
Senza contare che, in mancanza di autorità, in un paese come l'italia ognuno baderebbe solo a se stesso, foraggiando un clima di caos assoluto.

