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Discussione: Labirinto Honduras

  1. #1
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Labirinto Honduras

    I golpisti sono riusciti a far vincere al pupillo Lobo le elezioni considerate illegittime da gran parte degli honduregni e degli stati americani. Ma secondo il Fronte contro il golpe, l'astensione ha raggiunto il 65 percento
    "Con piena soddisfazione annunciamo che la farsa elettorale montata dalla dittatura è stata pesantemente sconfitta dalla esigua affluenza alle urne, tanto scarsa da spingere il Tribunale Elettorale a prorogare di un'ora la chiusura dei seggi, spostandola alle 17. Il monitoraggio che la nostra organizzazione ha fatto a livello nazionale evidenzia una percentuale di astenuti fra il 65 e il 70 percento, il più alto della storia nazionale. Così gli honduregni hanno punito i candidati golpisti e la dittatura, che adesso cercano in tutti i modi di mostrare un volume di voti che non esiste. Denunciamo che per fare questo il regime è arrivato a portare nel municipio di Magdalena Intibucà militanti salvadoregni del partito Arena, affinché potessero votare come honduregni. Dobbiamo aspettarci come minimo una manipolazione del conteggio elettronico. La disperazione del regime di fatto è tale che ha represso brutalmente la manifestazione pacifica che si stava svolgendo nella città di San Pedro Sula. In quella marcia risultarono feriti, picchiati e quindi arrestati diversi compagni. Si riporta un desaparecido. Tra i feriti, un fotografo della Reuters e fra gli arrestati, due religiosi del Consejo Latinoamericano de Iglesias che stavano svolgendo attività di osservazione dei diritti umani. Considerando i risultati della farsa elettorale come una grande vittoria per il popolo honduregno, il Frente nacional de Resistencia invita tutto il popolo in resistenza a festeggiare la sconfitta della dittatura. Convochiamo una Grande Assemblea domani, (Oggi ndr) junedì 30 novembre, a partire dalle 12 nella sede del Stybis a Tegucigalpa e alla gran Carovana della Vittoria contro la farsa elettorale che partirà alle 15 da Planeta Cipango".

    Questo il lungo comunicato che esprime la posizione del Fronte contro il colpo di Stato nel paese centroamericano nei confronti di una tornata elettorale messa in dubbio non solo, appunto, dalla gente comune che si è riunita ormai dal 28 giugno (giorno del colpo di stato) in movimenti di protesta e resistenza, ma anche da molti stati americani, Oea in testa. E anche l'Onu, per non legittimare la farsa orchestrata dai golpisti, non ha inviato gli osservatori. Fuori dal coro gli Stati Uniti, che hanno sostenuto le elezioni con Colombia, Perù, Costarica, Panama e Israele.
    Ma per comprendere il caos in cui versa quel paese, questa la versione mainstream di quanto accaduto ieri.

    "Alle elezioni del dopo golpe in Honduras sembra fatta per Porfirio Lobo. Pur mancando i risultati ufficiali, il candidato del Partido Nacional (destra) ha ottenuto un netto vantaggio sul suo rivale diretto, Elvin Santos, risultato la cui legittimità è però contestata sia dal presidente deposto dal colpo di Stato del 28 giugno, Manuel Zelaya, sia dal Brasile e da altri paesi latinoamericani. Lobo, 61 anni, ricco imprenditore agricolo, aveva già partecipato alle elezioni presidenziali nel 2005, quando venne battuto di misura (con uno scarto del 3,7%) proprio da Zelaya. In quell'occasione, basò la sua campagna elettorale sulla sicurezza, senza escludere la pena di morte contro i delinquenti. Negli ultimi giorni, Lobo ha detto di puntare soprattutto allo sviluppo e alla creazione di posti di lavoro. Le elezioni di ieri si sono svolte cinque mesi dopo il golpe, in un clima di tensione, con circa 30 mila uomini, tra soldati e polizia, a presidiare Tegucigalpa e le altre città del paese centroamericano, uno dei più poveri dell'America Latina. Il voto ha spaccato in due il continente americano: Washington e altri paesi (tra i quali Perù e Costa Rica) sostengono che le elezioni sono state il primo passo per poter chiudere la crisi politica-istituzionale del paese. Ma altri stati del continente, in primo luogo il Brasile di Lula, ma anche l'Argentina e il Venezuela, contestano tale interpretazione, e sostengono che accettare quanto accaduto con il golpe, e con la nascita del governo de facto di Roberto Micheletti, vorrebbe dire indebolire la democrazie e dare via libera alla legittimazione di altri colpi di Stato in America Latina. Non a caso, Lobo ha già fatto sapere che 'la prima porta' alla quale intende bussare affinché la comunità torni a dialogare con l'Honduras del post-golpe è proprio quella di Brasilia. I primi riflessi internazionali del voto di Tegucigalpa sono giunti nelle ultime ore al vertice iberoamericano ad Estoril, in Portogallo, dove il ministro degli esteri del governo deposto di Zelaya, Patricia Rodas, ha chiesto al mondo di non riconoscere le elezioni del suo paese".

    Ricostruzioni distanti, che riportano notizie diverse, ma che insieme compongono perfettamente il complesso e grave labirinto politico honduregno. Di certo c'è la repressione violenta esercitata sui manifestanti in marcia pacifica, con il risultato di almeno 83 arresti e di un morto per gli spari dei militari. E si parla di un saldo parziale. A denunciare questo è Andrés Pavón, il presidente del Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras (Codeh). Dei detenuti, 22 sono ancora rinchiusi nel comando della polizia nazionale aspettando le decisioni della Fiscalia. Violazione dei diritti umani come norma, dunque, secondo il presidente del Codeh, che ha precisato: "Il risultato di un processo elettorale organizzato nel marco di un colpo di Stato, protetto da coloro che hanno contribuito a colpire la democrazia e in questa aggressione sistematica ai diritti umani, non può essere riconosciuto dalla comunità internazionale".



    Stella Spinelli

    PeaceReporter - Labirinto Honduras

  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    Honduras, Usa riconoscono la vittoria di Lobo. Il popolo di Zelaya in piazza

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    Washington: "Queste elezioni sono un importante passo avanti: il popolo honduregno si è espresso chiaramente eleggendo Lobo e Washington lo considererà come il presidente democraticamente eletto"
    Gli Stati Uniti riconoscono la legittimità della vittoria elettorale di Porfirio Lobo: "Queste elezioni sono un importante passo avanti: il popolo honduregno si è espresso chiaramente eleggendo Lobo e Washington lo considererà come il presidente democraticamente eletto", ha dichiarato ad Al Jazeera Craig Kelly, del dipartimento di Stato Usa.
    Non la pensa così la maggior oparte degli honduregno, che domenica non sono andati a votare e che ieri, dopo la proclamazione della vittoria di Lobo, sono scesi in piazza a Tegucigalpa dirigendosi davanti all'ambasciata del Brasile, dove il deposto presidente Manuel Zelaya è rifugiato da più di due mesi, assediato dall'esercito che ha alzato delle grate per bloccare gli accessi. "Il popolo è con te!", gridava la folla mostrato le dita non macchiate d'inchiostro, contrariamente a quelli che sono andati a votare: un'esigua minoranza della popolazione. "Noi siamo qui per mostrare al mondo e all'Honduras che la resistenza continua. I risultati dell'elezione sono stati manipolati", ha detto un manifestante, Alex Riveras.
    Zeklaya è stato cacciato dal paese da un colpo di Stato il 28 giugno scorso ed è rientrato clandestinamente il 21 settembre, rifugiandosi nell'ambasciata brasiliana. Ha chiesto il boicottaggio delle elezioni presidenziali di domenica scorsa, organizzate dai golpisti e vinte dal candidato di destra Porfirio Lobo con il 55,9% dei voti. I dati ufficiali parlano di una affluenza del 60%, ma Zelaya ribatte che è stata due volte inferiore.

    PeaceReporter - Honduras, Usa riconoscono la vittoria di Lobo. Il popolo di Zelaya in piazza

  3. #3
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    PeaceReporter - Elezioni Honduras, l'America latina si spacca

    Elezioni Honduras, l'America latina si spacca

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    Una piattaforma di dialogo per arrivare a un "grande accordo nazionale" tra Zelaya e il vincitore delle elezioni volute dai golpisti, Lobo. Ma non c'è unanimità: i paesi satellite Usa riconoscono il voto, tutti gli altri restano schierati con Mel
    Una piattaforma di dialogo per arrivare a un "grande accordo nazionale" tra il presidente deposto dal golpe del 28 giugno, Manuel Zelaya, e il vincitore delle elezioni volute dai golpisti, Porfirio Lobo. Il tutto in nome della normalità democratica. È quanto si sono impegnati a fare i dirigenti iberoamericani riuniti ieri a Estoril, in Protogallo, evitando però di pronunciarsi ufficialmente sulla validità della tornata elettorale. Nessun accordo unanime è stato infatti raggiunto riguardo al voto, riflettendo un'America Latina spaccata sull'argomento. Da una parte il Brasile e i paesi dell'Alba, che negano ogni validità del processo elettorale frutto di un colpo di Stato, dall'altra i paesi legati a doppio filo con gli Stati Uniti, come Colombia, Perù, Costa Rica e Panama, che vedono in questo voto "un ritorno alla democrazia". Fra queste, una terza via, quella inaugurata dalla Spagna. "Non riconosciamo le elezioni, né le ignoriamo", ha dichiarato il ministro spagnolo degli Affari Esteri, Miguel Ángel Moratinos, proponendosi dunque quale mediatrice nell'eterna disputa honduregna.


    Seduta tra i rappresentanti latinoamericani a Estoril, anche Patricia Rodas, ministro degli Esteri dell'Honduras di Zelaya. Dopo aver definito le elezioni "spurie", Rodas non ha chiesto nessuna ripetizione del processo elettorale, limitandosi ad ammettere che il presidente dato da quel voto, Porfirio Lobo, è "un attore politico reale", ma che la sua posizione non cambia, essendo espressione di un golpe. Zelaya si è precipitato a ribadire che "le autorità di fatto continuano a minacciare la democrazia".

    Se dunque il continente americano è diviso sul voto, resta unanime, almeno sulla carta dell'accordo di Estoril, la condanna del golpe del 28 giugno, delle continue violazioni dei diritti umani a opera dei golpisti, e della reclusione di Manuel Zelaya nell'ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, che ormai dura dal 22 settembre. Il tutto, sigillato da Luis Amado, ministro degli Esteri portoghese, anfitrione della riunione, che ha però sottolineato le "profonde divergenze che rendono difficili l'unanimità".


    Se da una parte ci sono posizioni come quella dell'argentina Cristina Fernández de Kirchner, che ha qualificato il voto in Honduras come "una parodia e un simulacro democratico", dall'altra c'è il colombiano Álvaro Uribe, che ha sottolineato "l'alta partecipazione" precisando che il processo elettorale è avvenuto "senza frodi ed è innegabile". Meno entusiastico, invece, il costaricense Óscar Arias, l'uomo dell'accordo di San José che avrebbe dovuto restituire il potere a Zelaya, che, già scottato dal labirinto Honduras, ha chiesto che si riconosca il nuovo governo per evitare che il paese centroamericano si converta in un nuovo Myanmar.
    "La maggioranza della comunità internazionale resta dalla nostra parte", ha quindi dichiarato Zelaya per bocca della sua rappresentante in Portogallo, dato che soltanto 4 dei 22 paesi presenti a Estoril hanno dato per buone le elezioni del 29 novembre. Ora gli occhi sono puntati al prossimo 4 dicembre, quando si riunirà la Commissione permanente dell'Osa, Organizzazione degli stati americani, per la quale si è già pronunciato José Miguel Insulza, segretario generale: "Le azioni di Lobo saranno fondamentali affinché la comunità internazionale riconosca il nuovo Governo". Domani, intanto, 2 dicembre, il parlamento honduregno voterà su ridare o meno a Mel il potere fino all'entrata ufficiale di Lobo, a gennaio del prossimo anno.


    Ma intanto, a dar man forte a quei 4 paesi latinoamericani che riconoscono i risultati elettorali, c'è appunto la Casa Bianca, che si è affrettata a definirle "un importante passo avanti" nella restaurazione della democrazia. Nonostante gli Usa siano stati tra i primi a condannare il colpo di stato militare, dopo i timidi tentativi di far accordare golpisti e presidente legittimo, hanno visto nelle elezioni l'unica via d'uscita dall'empasse. E dopo non aver alzato un dito per imporre la restituzione temporale di Mel, che, secondo l'accordo di Tegucigalpa/San José avrebbe dovuto accompagnare l'Honduras alle elezioni, adesso salutano Lobo quale presidente d'Honduras. Una posizione imposta al presidente Usa Barack Obama da molti congressisti, decisi a far sì che non interferisse nel processo honduregno. Da qui la lettera 'segreta' a Lula, in cui il capo della Casa Bianca, domenica 22 novembre, spiegava i motivi di una simile posizione, ben evidenziata dal nuovo responsabile per l'America Latina del Dipartimento di Stato, Arturo Valenzuela nel suo discorso davanti all'Osa. "Gli Stati Uniti vedono la tornata elettorale come l'espressione della sovranità popolare della nazione, non un modo per mascherare un golpe". E di "grande trionfo della democrazia" ha parlato infine l'ambasciatore Usa a Tegucigalpa Hugo Llórens. Basandosi sui dati del Tribunale supremo elettorale - istituzione governata dai golpisti - che dichiarano che il 60 percento degli honduregni ha votato, Llórens ha chiamato Porfirio Lobo con il nomignolo di Pepe e lo ha definito "un uomo di grande esperienza politica, al quale auguro fortuna e dico che gli Usa lavoreranno con lui per il bene dei due paesi". Alla faccia del bene della democrazia e del popolo. Che non demorde. Il Fronte contro il golpe nel negare ogni dialogo con Lobo ha infatti annunciato la mobilitazione permanente, fino alla restituzione del potere al presidente legittimo Mel e all'instaurazione di un'assemblea costituente.



    Stella Spinelli

  4. #4
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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    Brasile, 'Elezioni in Honduras non legittime'

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    Le conferme dal ministro degli Esteri Celso Amorin
    Dal Brasile arrivano le conferme: il presidente Lula non dialogherà con il neoeletto presidente Porfirio Lobo né riconoscerà le elezioni svolte in Honduras. "I golpisti hanno attuato cinicamente convocando elezioni mentre non ne avevano diritto. Non possiamo fare concessioni ai golpisti. E' una questione di buon senso, di principio, non possiamo essere complici con il vandalismo politico in America latina".
    Il ministro degli Esteri Celso Amorin è stato ancora più chiaro: "La nostra posizione non é cambiata. Crediamo che le elezioni non hanno avuto legittimità, questo é tutto".

    PeaceReporter - Brasile, 'Elezioni in Honduras non legittime''

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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    Italia, Berlusconi interviene sull'Honduras: le elezioni hanno restaurato la democrazia

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    La dichiarazione alla IV Conferenza Italia-America Latina e Caraibi
    Nell'ambito della Iv Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, apertasi oggi a Milano, il primo ministro Silvio Berlusconi, intervenendo per fare gli onori di casa, ha preso posizione anche sulle elezioni svoltesi domenica in Honduras. Il paese centroamericano dal 28 giugno è vittima di un colpo di stato militare. Il presidente legittimo Manuel Zelaya è rinchiuso nell'ambasciata brasiliana da settembre dopo due mesi d'esilio forzato, e nonostante i golpisti si fossero impegnati in un accordo giostrato dalla Casa Bianca a restituire il potere a Zelaya per far gestire a lui la tornata elettorale, non hanno rispettato la parola data. Così si è trattato di elezioni falsate da candidati ritiratisi per protesta e un forte astensionismo che, secondo il Fronte contro il golpe ha raggiunto il 60 percento. (Le cifre ufficiali invece parlano di un 30 percenti di astenuti)

    Sulla falsa riga del ministro degli Esteri Frattini, che aveva parlato poco prima, Berlusconi ha dichiarato che il continente latinoamericano è ormai un esempio di democrazia e che anche la questione Honduras, grazie ad elezioni democratiche, si è felicemente risolta.

    Posizione in totale concordia con gli Stati Uniti e i suoi paesi satellite Colombia, Costa Rica, Perù e Israele, e che stride con il resto dei paesi latinoamericani che sono fermi nel rigettare il voto e nell'insistere sulla necessità di restituire il potere all'unico presidente legittimo d'Honduras, Manuel Zelaya.



    PeaceReporter - Italia, Berlusconi interviene sull'Honduras: le elezioni hanno restaurato la democrazia

  6. #6
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    Parlamento latinoamericano rigetta colpo di Stato in Honduras

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    L'organismo ha deciso di non riconoscere le elezioni del 29 novembre
    Il Parlamento latinoamericano (Parlatino) ha espulso l'Honduras dall'organismo che rappresenta i Paesi dell'America Latina, rifiutando il colpo di Stato. Oltre cento i voti favorevoli alla mozione presentata da Venezuela, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Argentina. L'assemblea dei Paesi sudamericani ha deciso di non riconoscere le "elezioni che hanno legittimato i fascisti" del 29 novembre scorso. L'obiettivo del Parlamento era quello di "lottare per la difesa della democrazia". Il Parlamento 'lavorera' per il ripristino della democrazia' nel Paese centroamericano, per i diritti degli honduregni violati dal governo di fatto e dai militari. Il Parlatino fu creato il 10 dicembre 1964 con la Dichiarazione di Lima. E' un organismo regionale, permanente e unicamerale. E' composto da membri delle assemblee legislative nazionali dei Paesi dell'America Latina elette democraticamente. Tra i suoi principi permanenti contempla quello della difesa della democrazia.







    Luca Galassi

    PeaceReporter - Parlamento latinoamericano rigetta colpo di Stato in Honduras

  7. #7
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    Predefinito Rif: Labirinto Honduras

    Si noti il ruolo del vile Belrusconi che dimostra tutta la sua pochezza politica porprio nell'oscillamento continuo delle sue posizioni in politica estera. Da un lato tende la mano a Lukashenko (e bene fa), per puri affari economici, facendo infuriare tutta la canea diritto-umanistica euro-americana. Dall'altra legittima il colpo di stato honduregno, accodandosi alla posizione retriva e finto-democratico di USA, Israele, Colombia, Perù, Costa Rica.


    Viva la lotta politica del popolo Honduregno e la sua sovranità.
    Ultima modifica di Terraeamore; 05-12-09 alle 12:31

 

 

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