Trenta famiglie prigioniere in casa:"Siamo assediati da delinquenti e drogati".
Torino vita d'inferno. A Porta Palazzo comandano gli extracomunitari. Vietato scendere in strada.
di PAOLA STROCCHIO
TORINO. - Ostaggio in un quartiere assediato da clandestini e criminali, ma che non vuole diventare un ghetto. «La prego, non metta il mio nome. Non voglio essere identificato. Ho troppa paura». Inizia così il nostro incontro con Marco (naturalmente si tratta di un nome di fantasia). Marco vive in uno stabile dignitoso di piazza della Repubblica, nel cuore di Porta Palazzo. Quartiere storico di Torino, in alcune parti ancora ostaggio di extracomunitari, nonostante parecchi tentativi di riqualificazione della zona e l'impegno di tanti comitati. «Non ne posso più - continua Marco -, non riesco più a condurre una vita normale. E ora di finirla. Non posso neppuree uscire con mia moglie e mia figlia per fare due passi. Di sera non posso nemmeno portare fuori il mio cane. Questa non è più vita». Ma cosa succede in piazza della Repubblica, di sera? «Di tutto. Dallo spaccio di droga alle risse, dalle aggressioni alle rapine e alle coltellate tra delinquenti ubriachi - risponde disperato.” Non possiamo più vivere in queste condizioni. Abbiamo troppa paura”. E i timori, purtroppo sono fondati. E proprio Marco e la sua famiglia negli ultimi anni sono stati vittime di aggressioni che li hanno segnati in maniera indelebile. «L'ultima volta ero fuori con il cane - ci racconta -. Ero uscito per fargli fare i suoi bisogni, come d'abitudine. D'un tratto ho ricevuto un calcio nella schiena, naturalmente mi sono girato di scatto e mi sono trovato di fronte sei ragazzi magrebini. II cane è riuscito a scappare, è rientrato nel cortile di casa nostra. Io invece non ce l'ho fatta, mi hanno rubato una delle due catenine che indossavo. Ho reagito e grazie al cielo sono riuscito a sfuggire a una coltellata. Naturalmente mi sono spaventato parecchio, ed è da lì che ho deciso di cambiare le mie abitudini: di sera non porto più giù il nostro cane. Gli metto un giornale in casa e lo costringo a fare i suoi bisogni li sopra. Mi rendo conto che questo rappresenta una costrizione per l'animale, ma in fondo lo faccio anche per il suo bene».
Insomma, Marco e la sua famiglia si ritrovano ostaggi di un tipo di criminalità che ad oggi risulta davvero difficile da controllare, nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine. Una vicenda condivisa da una trentina di famiglie di questo stabile dignitoso che si ritrovano costrette a cambiare tutte le loro abitudini, a rinunciare a tante piccole cose, come uscire a fare una passeggiata o prendersi semplicemente un gelato. Sono piccole cose, è vero, ma la quotidianità in fondo è fatta anche di questo. “Anche perchè questa brutta situazione ha trasformato la nostra vita sociale e la sfera affettiva-è lo sfogo disperato-. Ci è diventato praticamente impossibile uscire anche con gli amici. Quelle rare volte in cui ci riesco, sono costretto a stratagemmi da film. Quando mi avvicino a casa, con il cellulare chiamo mia moglie e la avverto. Allora lei esce sul balcone e controlla com'è la situazione sotto casa. Se è tutto tranquillo passo dal portone principale. Se invece c'è qualche rissa in vista per entrare in casa devo passare dal garage. Semplicemente assurdo».
Indiscutibilmente condurre un tipo di vita condito da tensioni e paure così pesanti non può far bene. Soprattutto ai bambini e alle ragazze, sicuramente più indifesi rispetto agli adulti. «E proprio nostra figlia sta vivendo un brutto periodo - continua Marco -. E sempre impaurita e agitata. Come potrebbe essere diversamente, d'altronde? Gli adolescenti sono ancora più sensibili degli adulti, e percepiscono in maniera ancora più profonda le tensioni. Da oltre tre anni chiede di dormire sempre nel lettone, assieme a me e a mia moglie. Naturalmente la accogliamo con tutto il nostro amore, ma è chiaro che questo ha influenzato anche la nostra intimità. Già adesso, e siamo soltanto giugno, mi chiede in continuazione se il prossimo anno dovrà frequentare la stessa scuola. Ogni volta che ci sente parlare di un possibile trasferimento in un'altra zona della città le si illuminano gli occhi. Mi fa tanta tenerezza, tanto più che di solito i bambini non amano staccarsi dal luogo m cui sono nati, dai posti in cui sono cresciuti. Per mia figlia invece non è così».
Cosa fare allora? Come possono, un condominio e i suoi abitanti, liberarsi di un'oppressione così pesante? Marco naturalmente non ha la soluzione in tasca. «Personalmente ho i nervi a fior di pelle - conclude -, non so quanto riuscirò a sostenere ancora questa situazione che si è venuta a creare, anche perché sono subentrati problemi economici di un certo spessore. Fino a qualche anno fa avevamo un'attività commerciale, la gestivo assieme a mio padre. Nel 2002 però lui è mancato, dopo essere stato vittima di un'aggressione al momento di apertura del locale. Da allora non si è più ripreso. E nemmeno io. Gestire un esercizio maledettamente normale in un ambiente dove di normale non c'è davvero nulla era diventato impossibile. Abbiamo praticamente svenduto l'attività, e ancora adesso dobbiamo riassestarci. La nostra intenzione, comunque, è di cambiare casa il prima possibile. Non voglio che mia figlia cresca in questo ambiente. Non voglio che il mio cane debba continuare a fare i suoi bisogni in casa, su un giornale. Voglio,tornare a condurre una vita normale, voglio andare a spasso con mia moglie senza temere che dietro di me ci sia qualche delinquente disposto ad accoltellarmi per qualche grammo d'oro».
E questa è solo una delle tante situazioni da film dell'orrore che noi italiani dobbiamo giornalmente affrontare per colpa degli allogeni...![]()




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) con denaro contante (da dove sia arrivato quello deducetelo da soli...