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  1. #11
    Nun c'è problema.
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    Il mio ultimo film visto è WHITE NOISE un thriller non male girato su un tema che molto interessa nell'ambito del paranormale.

    Il film è interpretato dal bravo Michael Keaton e girato molto bene, vi terrà col fiato sospeso per gran parte della sua durata.

    Se non vi piace il genere thriller e magari volete fare tante belle risate non perdetevi KUNG FUSION è veramente divertente.
    ........<>-Max-<>.......

  2. #12
    Vivo all'estro
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    Ah si "KUNG FUSION" ,che qui si chiama "KUNG FU HUSTLE".
    Finalmente un film che ha fatto piangere dal ridere il bimbo,che gli e' piaciuto davvero.
    A me ha fatto,piu' o meno, sridacchiare.Un pochino.

    Sullo stesso genere , cioe'"satire dei film di Kung Fu",c'e' da segnalare,pero', il capolavoro,il capostipite e sempre di gran lunga, il migliore: "KUNG POW".
    Te lo segnalo,perche' QUELLA e' una vera opera d'arte,un capolavoro, ancora insuperato, a cui chiunque voglia "prendere in giro i film d'arti marziali" deve,necessariamente, rifarsi un po'.
    "KUNG POW".
    Siamo alcuni,pochi, conoscitori adoranti a scambiarci apprezzamenti su questa fantasmagorica creazione artistica.Un club esclusivo.
    "KUNG POW",un mito.
    " KUNG FU HUSTLE" ,a mio parere , fa' un po' ridere ma..meno.Un bel po' meno.

    Eccome se mi piacciono i thriller. "WHITE NOISE" allora e' buono mi dici eh?
    Lo proveremo.

  3. #13
    Vivo all'estro
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    In origine postato da Silvioleo
    I Blues Brothers, due eroi libertari
    Protagonisti dell'omonimo film, i fratelli Jake ed Elwood Blues, non sono stinchi di santo (il primo è appena uscito di galera); ma sono personaggi veri perché in loro il male e il bene si mescolano formando un cocktail tutto sommato accettabile.

    L'uomo esclusivamente buono è rarissimo, ammesso che esista, e chi si autoproclama tale è quasi sempre un truffatore della peggiore specie. I nostri fratelli Blues, invece, sono truffatori, ma non della peggiore specie, e mai e poi mai si autoproclamerebbero perfetti. Ed essi hanno il grande merito, ai miei occhi, di satireggiare lo Stato sociale o welfare state che dir si voglia.

    I politici che applicano lo Stato sociale, a spese dei contribuenti, sono il più delle volte truffatori ben più pericolosi che non i Blues Brothers, ma non finiscono in galera. Anzi, viene lodato il loro senso di solidarietà, eccetera. Il trucco di questi politici sta nel farci sembrare gratuiti i favori che promettono, mentre nulla è gratuito perché il fisco ci spenna con tasse e imposte banditesche. E' così in Italia, ed è così perfino negli Stati Uniti, sebbene la pressione fiscale si là inferiore alla nostra.

    Il film dei Blues Brothers racconta la storia di un orfanotrofio americano, l'orfanotrofio dove Jake ed Elwood sono cresciuti e hanno ricevuto una severa, ancorché solo moderatamente efficace, educazione da certe suore caritatevoli, a capo delle quali è sorella Mary Stigmata. I due fratelli vogliono bene a queste suore, non ostante le durezze con cui allevano i bambini orfani. Ma il "loro" orfanotrofio sta per chiudere.

    Perché? Perché il fisco cosiddetto sociale lo ha caricato di insopportabili pesi tributari, come suole fare. O le monache trovano in poco tempo cinquemila dollari che devono al fisco, o il fisco sfratta monache e orfani, in nome della solidarietà.

    Il film è a lieto fine (è la realtà a non esserlo), i Blues Brothers riescono a ricostituire la loro banda, che suona il miglior jazz di Chicago, e con un unico, avventuroso concerto raccolgono i cinquemila dollari necessari per calmare la rabbia del fisco. Inseguiti da nugoli di poliziotti e alla fine da nugoli di sodati della guardia civile, i nostri eroi pagano il debito dell'orfanotrofio un secondo prima della scadenza, e l' orfanotrofio è (temporaneamente) salvo. Noi spettatori vediamo solo la prima battaglia, il primo scontro tra le monache e il fisco. Ma la lotta continuerà e il lieto fine è soltanto provvisorio. Ridendo e scherzando, ballando e cantando, i Blues Brothers sono protagonisti dell'eterno conflitto tra la libertà e l'ipocrisia dissipatrice del falso solidarismo pubblico. Sono dei libertari, come ancora si trovano in America, ma la cui razza da noi è in via di estinzione, senza che se ne preoccupino gli ecologisti, i "verdi", il Wwf.

    Il film di John Landis uscì in America nel 1980, un'America pronta e eleggere Ronald Reagan, che infatti l'anno successivo divenne presidente della grande nazione. E Reagan era stato un attore cinematografico, come John Belushi e Dan Aykroyd, gli interpreti dei due fratelli. Vale a dire: l' industria dello spettacolo può dare una mano a correggere la politica più della scienza dei professori universitari. Per "vedere la luce", come dicono i Blues Brothers, basta aprire gli occhi e il cuore, non servono i trattati di politologia.

    Sergio Ricossa
    tratto da http://www.globaliaonline.com/home.asp
    Eravamo in 3 o 4,fondamentalmente: Io, Massimino e Gianluca Zanardi Zanna,siamo riusciti a vederlo 3(tre volte) in una settimana( uno o due volte e' venuto anche Robby Setti).
    4 in una dozzina di giorni,quella volta in un branco di 12-13.
    A quei tempi NON si andava a vedere un film 2 volte. Non si usava proprio.
    Al cinema "Principe". Che ora non esiste manco piu'.
    ( Chi ci scappa un chissenefrega me lo lego al dito.)

    Quel gran figo di John Landis ha fatto anche un altro capolavoro:
    "Un lupo mannaro americano a Londra" ,figata galattica.
    Anche " Tutto in una notte" e' un buon filmazzo.
    Sopratutto la musica.Il pezzo con B.B. King alla chitarra: "Into the night". Che tiro di blussone della madosca.

  4. #14
    Silvioleo
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    Sta recensione di SIN CITY mi ha messo voglia di vedere il film...

    "Sono andato a vedere Sin City al cinema due volte. Non lo faccio mai, ma in questo caso ho dovuto fare un'eccezione. La prima volta, infatti, il film mi ha lasciato perplesso, c'è stato qualcosa che non mi ha convinto. Poi, nei giorni successivi, mi è capitato di ripensare alla pellicola di Frank Miller e Robert Rodriguez. La seconda volta mi ha aiutato molto a raggiungere un giudizio drastico: è un capolavoro. Fatto e finito. Un esempio di cinema mai visto. Una trasposizione dal fumetto al grande schermo unica. Capisco perché Quentin Tarantino abbia voluto firmare la direzione di qualche passaggio del film e perché Willis abbia accettato la parte di Hartigan. Si tratta di un cult movie soprattutto per lo stile della regia. È evidente, in ogni secondo del film, che Miller abbia partecipato molto attivamente alla realizzazione.
    Caratteristiche preponderanti di ogni fumetto sono le immagini statiche che cercano di dare un certo senso del muoversi dei personaggi. La regia ha capito che, per trasporre fedelmente un fumetto in pellicola, bisogna cercare di dare al pubblico il senso della staticità con sequenze dinamiche. Fare esattamente l'opposto di ciò che avviene sulla carta, per raggiungere un certo equilibrio. Spostare un personaggio nello spazio, senza farlo muovere. Il lettore di un comic, passando lo sguardo da un disegno ad un altro, vede l'inizio di un'azione, a volte qualche fotogramma centrale e poi la fine dell'azione. E immagina automaticamente la dinamica del movimento del personaggio che, ad esempio, salta giù per la tromba delle scale. Spesso, il lettore si immedesima anche nel protagonista, si chiede come diavolo avrà fatto ad aggrapparsi ad una ringhiera, prendere una botta incredibile e poi ricominciare la fuga. Ecco che Robert Rodriguez, con la supervisione di Miller (autore della serie di fumetti ambientati a Sin City), fa saltare Dwight (Clive Owen) da un cornicione e, durante la traiettoria, lo fa rimanere statico, nella stessa posizione, come se fosse un disegno che viene fatto scorrere su uno sfondo. Allo stesso modo, quando Marv (un grande Mickey Rourke) entra a piè pari in un auto della polizia passando per il parabrezza, la sequenza cinematografica è spezzata, innaturale, e tende a riportare in video ciò che, nella tavole di Miller, è rappresentato con tre disegni: Marv che si prepara al salto con l'auto che gli viene incontro; Marv con tutt'e due le mani sul cofano dell'auto e le gambe tese verso il parabrezza; Marv dentro l'auto, col vetro in frantumi.
    Anche i colori sono molto fedeli al fumetto, naturalmente qui il "bianco e nero" è meno netto, sono usate più sfumature di grigio, ma sono molto apprezzabili le saturazioni di bianco o di nero fatte nelle scene più significative. Nel fumetto, Miller usa i colori solo per gli abiti od i segni particolari delle belle donne, o per gli elementi fondamentali per la narrazione, come il colore della pelle di Roark Junior (Nick Stahl). La stessa cosa succede nel film, anche se in casi più frequenti. Bella quindi la scena in cui Dwight viene recuperato nel pozzo da Miho (Devon Aoki), bianco e nero netti, senza sfumature, come nei disegni. Anche la figura di Rafferty (Benicio Del Toro) seduto senza vita sull'asfalto è fedele all'originale, con gli elementi di spicco resi ben evidenti da un bianco candido. Un alto passaggio che rende degna di lode la fotografia è l'ingresso di Hartigan nella fattoria dei Roark, i colori del portone sono saturati e questo sembra altissimo per il taglio dell'inquadratura, che rispecchia il taglio del disegno. Fantastico. Ancora, la nota immagine di Hartigan in primo piano e Nancy (la bellissima Jessica Alba) che balla sullo sfondo; oppure le figure di Marv e Goldie (Jaime King) che si confondono su un letto rosso fuoco a forma di cuore. Molto fedele anche il gioco di luce fatto con gli occhiali di Kevin (l'inquietatante Elijah Wood). Si potrebbe continuare a lungo con questo elenco, sembra che ogni fotogramma sia stato studiato in ogni dettaglio. Sono stati colorati alcuni elementi in più rispetto al fumetto, ma sul grande schermo ci può stare.
    Poi si deve parlare dei dialoghi e per farlo bisogna considerare che tutti i personaggi di Miller sono individui molto soli. Marv (protagonista dell'episodio Sin City) è un criminale con problemi di testa e di viso, viste la quantità di psicofarmaci che ingurgita e la brutta immagine che vede allo specchio. Hartigan (protagonista di That yellow bastard - a Sin City yarn) è un poliziotto onesto fra poliziotti corrotti. Dwight (Sin City: A big fat kill) è un fotografo affascinante ed ombroso, che non disprezza le armi, che frequenta ed ama prostitute e che non apprezza molto gli sbirri. Sono molto frequenti e lunghi i dialoghi interiori dei protagonisti, veri e propri monologhi, accompagnati da primi piani espressivi e statici, tanto di taglio fumettistico quanto sono di taglio cinematografico i disegni originali. I protagonisti si trovano da soli sia spostandosi nella città, sia affrontando i loro nemici. Ecco che Marv si parla e si fa forza da solo quando si prende botte da Kevin, lo stesso accade ad Hartigan quando è appeso al soffitto per il collo (bellissima riproduzione del fotogramma buio e rassegnato prima della reazione) e a Dwight quando sta annegando nel pozzo di catrame.

    Si può concludere che il film Sin City sia una bellissima riproduzione, senz'altro la più originale e fedele, non solo alla trama del fumetto a cui s'è ispirata, ma soprattutto allo stile di quest'ultimo. Cosa mai successa. O meglio, ci fu Dick Tracy, in cui tentarono di accentuare molto i colori, rendendoli sgargianti. Fu un tentativo ben riuscito, ma proporzionato ai mezzi del 1990. In Hellboy, la trama è molto fedele alla sceneggiatura di Mike Mignola; The Punisher riporta bene l'azione nel film. Ma nessuno di questi è mai stato cosi accurato. Ci sono anche esempi di pietose trasposizioni. Uno fra tutti è La Lega degli Straordinari Gentlemen diventato film con il titolo de La Leggenda degli Uomini Straordinari e che, addirittura, ha visto l'introduzione di personaggi non presenti nel fumetto (Tom Sawyer, Dorian Gray,...) e che poco si adattano alla trama originale. Certo che, per chi si è sempre limitato a leggere Topolino, il fine di questo film può non risultare chiarissimo e molte scene eccessivamente cruente o innaturali. Però, da chi mastica un po' di fumettistica americana, questo non può essere che considerato come un capolavoro. Va visto e poi rivisto per apprezzarlo davvero. Io l'ho apprezzato e mi sono rimaste quattro certezze: 1) se fossi l'agente di un attore hollywoodiano, vorrei essere quello di Bruce Willis, che raramente sbaglia film; 2) se fossi uno apprendista regista vorrei assistere ad una lezione di Rodriguez, che ha avuto il coraggio di fare un film diverso da qualsiasi altro; 3) se fossi un criminale non vorrei mai trovarmi contro Hartigan, che rimane in piedi con mezza dozzina di proiettili in corpo; 4) se fossi il fidanzato di una star americana, vorrei essere quello di Jessica Alba."
    di Riccardo Meynardi

  5. #15
    Silvioleo
    Ospite

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    Esce nelle sale qui da me
    Super Size Me
    Ma McDonald's fa rima con libertà!
    di Tiziano Buzzacchera


    Gli americani sono un popolo di obesi: colpa naturalmente dei fast-food, tra cui spicca McDonald's, tanto per completare il consueto clichè. E' questa presunta verità, rimescolata comodamente da coloro che pretendono di difenderci dal famigerato "imperialismo culturale americano", ad animare Super Size me, documentario realizzato da Morgan Spurlock e uscito da pochi giorni nelle sale cinematografiche del Belpaese. Acclamato come un «appello per bambini ed adulti a svegliarsi» (Aaron Beierle, Dvdtalk.com), negli Stati Uniti l'ultima fatica di questo giovane regista del West Virginia è già oggetto di discussioni accese e polemiche roventi. Ascoltato come un Cristo in processione, Spurlock ha affermato che il film è, o promette di essere, un tentativo di «generare maggiore consapevolezza e denunciare la dipendenza senza protezioni dal fast-food». Bene, bravi, bis.
    In realtà, non c'è da aspettarsi granchè da Super Size me: l'epigono di Michael Moore si è nutrito per trenta giorni solamente presso i locali McDonald's, è ingrassato di circa 12 chili ed ha visto salire la sua pressione del sangue ed il suo colesterolo. Dunque, seguendo questa teoria, il Big Mac fa male, la patata fritta di più, il ketchup non ne parliamo, che schifo il muffin e diventiamo tutti-vegetariani-che-è-meglio. Già visto, già sentito. Precisiamo: che mangiare nei fast-food faccia male alla salute e produca sovrappeso o meno sono questioni su cui la comunità scientifica ha prodotto una scintillante incertezza. In altre parole, non ha ancora fornito una risposta definitiva. Alla luce di ciò, il fumettone di Spurlock non acquista certo i crismi della scientificità, ma al contrario si presenta come un domino di incoerenze.
    A mettere a tacere i cantori del "dagli al cheeseburger" ci ha pensato Ruth Kava dell'American Council on Science and Health, che ha ricordato come altre due persone, Soso Whaley e Chazz Weaver, si siano sottoposte all'esperimento tentato da Spurlock e
    come in entrambi i casi abbia dato esiti opposti a quelli registrati in Super Size me: i due si sono cibati esclusivamente di prodotti con marchio McDonald's ed hanno perso peso, nonchè migliorato il loro livello di colesterolo. D'altro canto - chiosa Kava - è importante sottolineare che «non è solo ciò che si mangia che fa la differenza, ma anche quante calorie contiene un prodotto e quanto queste sono bilanciate da una corretta attività fisica» che nel film è stata volutamente limitata.
    Sandy Szwarc, su Tech Central Station, ha incastonato una serie di confutazioni in merito ai persistenti miti sull'obesità: in particolare, la Szwarc cita un rapporto del professor Paul Campos, secondo il quale la percentuale di persone che negli States si avvicina o supera le trecento libbre (centotrentasei kg, ndr) di peso è inferiore al 2%. Ed è un altro professore, Paul Ernsberger, a dimostrare l'inconsistenza di qualsiasi rapporto causa-conseguenza fra alimentazione da fast-food e obesità: «ci sono pochissime prove che le persone grasse vi mangino in misura maggiore delle persone magre». Infatti, sempre secondo Ernsberger, studi di marketing segnalano come i tipici frequentatori dei fast-food siano i giovani maschi bianchi single, un gruppo demografico relativamente esiguo composto solitamente da individui con corporatura normale contrariamente, per esempio, alle donne di mezza età che, pur essendo la fascia di popolazione più corpulenta, raramente si accomodano in quel tipo di locali.
    Ma il piatto forte su cui gioca Supersize me è tutt'altro, e molto di più. Non c'entrano finalità pedagogiche o consigli per la salute, che magari sarebbe pure affare nostro. Per Spurlock, in realtà, il problema è a monte: dove finisce la responsabilità dell'individuo e inizia quella delle hamburgerie? Non a caso, il biasimo del regista va verso il lato dell'offerta, colpevole a suo dire di fornire porzioni di cibo troppo abbondanti senza tenere conto del fatto che questo andrebbe a svantaggio di chi acquista, incapace di gestirsi in maniera autonoma. Tralasciando il fatto che gli uomini hanno una libera volontà e non sono dei robot (ma questo non sfiora ovviamente la mente del nostro), perchè dovrebbe essere colpa di chi vende? Sarà vero, sarà falso che McDonald's offre quantità "eccessive" dei suoi prodotti, ma il giudizio su che cosa sia "troppo" rimane eminentemente soggettivo. Anzi, probabilmente il consumatore sarà ben felice di aver a che fare con un panino succulento e un bel gelatone, perchè penserà che i suoi soldi sono stati ben spesi.
    Il vero tarlo degli esponenti del partito anti-McDonald's è un'altro: che siate voi ad agire pensando con la vostra testa e non loro a prendersi cura di voi. Perchè la possibilità di scegliere implica la responsabilità individuale, proprio ciò che Spurlock e compagnia vorrebbero tanto togliervi. Stiamo attenti a non farci fregare.

  6. #16
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    lunedì ho visto le crociate di ridley scott : mi è paiciuto così tanto che forse ci rivado e ci porto anche mia madre , che di solito non va mai al cinema .
    sebbene non amassi orlando bloom alla lunga mi sono dovuto ricredere , anche perchè il suo personaggio è veramente onesto e coraggioso e la vicenda è talmente tirata e curiosa da stimolare una ricerca storica .
    Non c'è che dire : la figura del cavaliere acquista nuovo spessore ...

  7. #17
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    In origine postato da maurizio
    la vicenda è talmente tirata e curiosa da stimolare una ricerca storica
    Che però, a quanto si dice, ti deluderà, essendo il film totalmente al di fuori della realtà

  8. #18
    Silvioleo
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    mah,le crociate avevano una vibra occhei,come direbbe il mio maestro.

  9. #19
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    Anche noi abbiamo un films da segnalare. E' un Western non ancora in distribuzione ma i trailers che abbiamo visto stasera sono eccezzzionali.

    Si intitola The Old Far West e la storia più o meno è questa.

    HollyWood - dal nostro inviato nel tempo

    La potente famiglia dei guerrieri Prod's, della tribù dei Margheritos Cicoriahua, ha deciso di non lassiare la tribù di Capo Cicoria e in cambio dell'ospitalità non sosterranno più la lista del grande guerriero Romano Seduto (da quando non cavalca più il pony d'acciaio).

    In cambio del sacrificio il Grande Sakem ha ottenuto la regia del film

    Primarie 2 - La Vendetta ?

    prodotto dalla DS-IDV-SDI & Co. Internessscional con la partecipazione straodinaria e inattesa di Faustin Le Bertinot nei panni di Red BreakBalls, il cattivissimo comanchero con gli occhiali.

    Malcelata ostilità da parte di Clementino Saltafossi, un artigiano italiano fallito, estromesso dalle forniture alla troupe a causa di una partita di mastelle avariate.

 

 
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