Di ritorno da una festa di paese mi resta un grandissimo amaro in bocca: i volti, le atmosfere, le persone non sono più quelli noti, tutto ormai è cambiato. Tantissimi extra sono ormai parte integrante di ogni nostro aspetto, di ogni nostra attività da quelle sportive, come le squadre giovanili, a quelle produttive. Volti sempre diversi che cancellano il senso di appartenenza. Torme di ragazzine padane con l’ombelico fuori inseguite da torme di maroccos, imprenditori del sud che diventano miliardari ed importano tantissimi loro parenti per venir a costruire ville e case in padania che poi saranno la fonte di indebitamenti perenni di tante giovani coppie attratte dal miraggio della casa nuova, i soliti meridios che vengono qui in quella che era la nostra terra a comandare. I nostri figli sempre più oppressi, controllati, multati e spesso schedati, inondati dalle droghe, inebetiti dalle pubblicità, coccolati dai pusher, snobbati dai politici. In mezzo noi che ci ostiniamo a credere che consumismo e benessere, liberismo e concorrenza, lavoro e stress saranno le medicine per tutti i mali, per tutte le nefandezze che ci ostiniamo a non voler vedere. Intanto continuiamo a distruggere irreparabilmente le terre dei nostri padri, le terre che hanno ospitato le nostre stirpi per secoli ma che poi si sono piegate all’invasore, hanno leccato il bastone che le deturpava. Cari fratelli il tempo sarà tiranno per chi ha deciso l’etnosuicidio. Non ditemi che sono pessimista perché sono solo realista, guardatevi intorno, guardate fra i vostri fratelli di “sangue” e ciò che vedrete non vi piacerà: molti sono traditori, stanno alla corta catena del nemico,attendono il regalo delle briciole per riempire i loro immondi stomaci, sono sazi, opulenti, stanchi. Manca il soffio vitale nei loro occhi, la voglia di lottare, la speranza nel giorno che arriva, sono sazi ed annoiati, molti corrotti nei pensieri e nell’anima, votati ad un edonismo senza ritorno ed incapaci di qualunque rinuncia che possa intaccare il loro stile di vita. Solamente l’esercito delle zoccole, dei nani ricchiuti, dei banchieri e degli idioti prospera, l’imperativo per i giovani ridere e divertirsi. Forse solamente gli anni che precedettero la caduta dell’impero romano furono così squallidi e putrefatti, perché quella attuale è una società putrefatta. Molti di voi credono ancora che il ceppo indoeuropeo si risveglierà dal torpore nel quale è caduto ma la storia insegna che nelle civiltà esiste un punto di non ritorno, passato il quale nulla potrà far arretrare l’orologio della storia, nulla potrà più essere come prima: resta solo da capire a quale ora della notte ci troviamo e comunque, per chi comprende la gravità del momento, resistere sperando che possa tornare l’era del lupo, che zanne d’acciaio possano stritolare le sbarre opprimenti del tempo e ridonarci una nuova alba di speranza. Per il momento siamo minoranza, siamo esseri silvani che si ritrovano il radure libere e solitarie nascoste nel profondo del bosco da dove aspettiamo il sorgere di un sole di speranza. Resistere al di là di ogni speranza sulle rovine instabili del presente e pensare al dopo.
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