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Discussione: Rivolta in Bolivia

  1. #1
    Bestia in via d'estinzione...
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    21 Apr 2004
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Predefinito Rivolta in Bolivia

    Precipita la crisi in Bolivia. Esercito schierato a la Paz contro decine di migliaia di manifestanti che chiedono la nazionalizzazione del gas. Violenti scontri tra polizia e minatori armati di candelotti di dinamite. Il presidente della Repubblica, Carlos Mesa, si è dimesso ma nessuno ha preso ad interim il suo incarico. La capitale è isolata. Manca la benzina e il cibo scarseggia. Il Parlamento è assediato dalla rivolta. Blocchi stradali paralizzano i trasporti e impediscono i rifornimenti. L'esercito scalpita, ma non si sa bene a chi risponda in questo momento. La ricca regione di Santa Cruz approfitta del vuoto di potere per accelerare il processo di secessione che caldeggia da tempo. Migliaia di minatori continuano a marciare in direzione di la Paz.

  2. #2
    Bestia in via d'estinzione...
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    Daxpax ci invia delle notizie dalla Bolivia.

    A dieci chilometri dalla cittá di Sucre, a soli venti minuti dall’inizio della sessione del congresso, la prima vittima della crisi boliviana é stata immolata.
    Un dirigente cinquantaduenne di una cooperativa di minatori di Potosí, durante uno scontro con la polizia é rimasto vittima di un proiettile e altri due giovani compagni feriti.
    In uno degli istanti piú tesi del momento, la situazione si fa ora molto difficile.
    La scena si é spostata quindi dalle piazze di La Paz alle strade della capitale costituzionale di Sucre, a centocinquanta chilometri da Potosí.
    Ieri era stata data la notizia che a Sucre si sarebbe tenuto l’incontro che avrebbe decretato le dimissioni di Carlos Mesa Gisbert (il presidente della repubblica dimissionario) e l’assegnazione dell’incarico al suo sostituto.
    Il candidato diretto é Hormando Vaca Diez , presidente del senato, rappresentante dello schieramento che fu di Gonzalo Sanchez de Lozada (l’ex presidente fuggito negli Stati Uniti nell’ottobre 2003).
    La sua elezione sarebbe deleteria in quanto la popolazione intera reazionerebbe in modo violento prendendo decisioni drastiche gia annunciate e proprio per questo motivo centinaia di manifestanti stanno viaggiando a Sucre per impedirne l’elezione.
    Camion pieni di cooperativisti minatori sono partiti durante la notte da Potosí per rafforzare la manifestazione d’opposizione a Vaca Diez.
    Il cordone di polizia appoggiato dall’esercito sta barricando “plaza 25 de mayo” al fine di permettere al congresso di riunirsi e prendere una decisione.
    In seguito all’incidente avvenuto, il congresso ha deciso peró di sospendere l’incontro tanto atteso che deciderá le sorti delle prossime ore del paese intero.
    Gli esponenti dei principali partiti politici d’opposizione e i rappresentanti delle innumerevoli realtá sociali boliviane, hanno dichiarato “resistenza sociale” nell’eventualitá che a Vaca Diez venga assegnato il ruolo di primo mandatario della Repubblica, con conseguenze che si riverserebbero sulla popolazione gia sull’orlo di una crisi molto pesante.
    Attualmente non é stata rilasciata nessuna dichiarazione ufficiale sulla prossima convocazione per un nuovo incontro del congresso, mentre Sucre rimane presidiata dalla polizia che mantiene a debita distanza i manifestanti che si fanno strada a colpi di dinamite.



    Ore 238 dalla Casa della Repubblica di Sucre, Eduardo Rodriguez é il neo presidente della Repubblica di Bolivia.
    Il Congresso nazionale, riunito successivamente alle pesanti dichiarazioni accusatorie di Hormando Vaca Diez e Mario Cossio (i candidati costituzionali che avrebbero dovuto succedere al dimissionario Carlos Mesa), ha finalmente eletto colui che copre anche l'incarico di presidente della corte suprema di giustizia.
    Una giornata difficile in tutta Bolivia e soprattutto per la cittá di Sucre (la capitale istituzionale boliviana), che ha bagnato di sangue le sue strade lasciando una vittima e due feriti colpita dalle pallottole della polizia intenta a sedare la foga dei manifestanti in opposizione all'elezione di Vaca Diez e Cossio, volontá dichiarata a Sucre come in tutto il resto del territorio boliviano, non solo dai manifestanti dei vari settori sociali ma anche dai sindaci che con le loro giunte si sono dichiarati in sciopero della fame.
    L'elezione del nuovo presidente non significa che le misure di pressione dei manifestanti saranno tolte (come i blocchi che da tre settimane attanagliano la cittá di La Paz) ma sará senza dubbio un passo in avanti verso la serenitá cercata, per manifestanti e Governo.

    Potosí, 10 giugno 2005


    Davide Passuello
    Volontario MLAL Progettomondo
    Potosí - BOLIVIA

  3. #3
    Bestia in via d'estinzione...
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    13 giugno 2005
    La Jornada

    Resistenza e sovranità del popolo boliviano

    Adolfo Pérez Esquivel

    La Bolivia ha sofferto violenze strutturali e sociali nel corso di tutta la sua storia. Le lotte di minatori, contadini e altri settori sociali evidenziano la grave situazione che vive questo Paese, vittima dell’inerzia e della complicità di governi che hanno privilegiato i poteri forti lasciando volutamente nell’oblio il popolo che ha reagito, con forme di resistenza sociale, a un depauperamento sempre maggiore della popolazione, costretta a fare i conti con l’assenza di politiche e programmi che contemplassero bisogni basilari come sanità, educazione, lavoro ed una vita dignitosa.

    Un popolo che vede aumentare fame, miseria ed emarginazione sociale mentre gli portano via le sue risorse naturali. Quando i popoli reagiscono contro le ingiustizie li accusano di essere sovversivi e violenti per le loro rivendicazioni sociali e la risposta dello Stato è la repressione.

    I governi di molti paesi stanno applicando le cosiddette „leggi antirerrorismo“ che giustificano l’equiparazione di qualsiasi protesta sociale al terrorismo e non già al diritto dei popoli.

    Il suolo su cui cammina il popolo boliviano racchiude grandi ricchezze naturali che, pertanto, appartengono solo a quest’ultimo. Tuttavia queste ricchezze non lo raggiungono, anzi gli vengono sottratte dalle transnazionali e dall’oligarchia che accumulano, ma non distribuiscono i loro guadagni.

    Le dimissioni del presidente Carlos Mesa evidenziano le forti pressioni che hanno portato il paese alla ingovernabilità ed all’aumento della tensione, generando caos e violenza, con la minaccia incombente di un golpe militare appoggiato dagli Stati Uniti per imporre chi può proteggere i suoi interessi economici e politici, come gli idrocarburi e principalmente il gas.

    Purtroppo la violenza istituzionale ha già prodotto un morto e due feriti.

    Nel contesto di questa situazione, preoccupa l’accordo tra Stati Uniti e Paraguay per permettere l’ingresso di truppe statunitensi in questo Paese con il beneficio della immunità totale. L’intervento dell’ambasciatore statunitense in Bolivia è un avvertimento, un tentativo di impedire che Evo Morales, leader del partito Movimiento al Socialismo (MAS), possa diventare presidente di questa nazione.

    Esistono segnali molto inquietanti. Ad esempio, il governo Bush „ordina“ al segretario generale dell’Organizzazione di Stati Americani di seguire con attenzione gli sviluppi della situazione in Bolivia e, se necessario, di adottare „misure adeguate“. Non ci sarebbe niente di strano se, vista la vicinanza delle truppe statunitensi in Paraguay, avesse in mente un intervento analogo all'invasione di Haiti, con tutte le gravi conseguenze che sta soffrendo oggi questo Paese, costretto a tollerare le forze di occupazione, la violenza e l’aumento della povertà.

    Pur non avendo assunto ancora alcuna decisione in merito, il Parlamento boliviano sta dibattendo la possibilità di convocare un’assemblea costituente ed indire elezioni anticipate, con il sostegno della stessa chiesa cattolica, al fine di ripristinare la stabilità costituzionale e normalizzare il Paese.

    In seguito a forti tensioni in Parlamento, e dopo le dimissioni di Hormando Vaca Diez y Mario Coss'o, il presidente della Corte Suprema di giustizia, Eduardo Rodr'guez, è stato eletto Capo dello Stato ed a lui spetta il compito di indire le elezioni anticipate entro 90 giorni.

    Il leader del MAS, Evo Morales, rivendica la nazionalizzazione delle risorse naturali del popolo boliviano, gli idrocarburi ed il gas, cui si oppongono i settori imprenditoriali alleati degli Stati Uniti.

    La violenza strutturale e sociale ha danneggiato profondamente le condizioni di vita del Paese e la reazione del popolo, che rivendica i propri diritti sistematicamente negati, è legittima.

    Gli avvenimenti si susseguono e mutano rapidamente. Speriamo che il buonsenso, che si è trasformato nel meno buono dei sensi, consenta ai leader politici ed alle organizzazioni sociali di trovare percorsi ed alternative per far rispettare la sovranità del popolo boliviano e rivendicare cambiamenti profondi nelle istituzioni dello Stato. Speriamo che questi cambiamenti, che il popolo chiede con forza, si realizzino senza violenza, mediante il dialogo e con l’obiettivo di perseguire il bene comune.

    Il problema che sta vivendo la Bolivia non è un caso isolato rispetto al resto del nostro continente che, invece, subisce i diktat delle politiche neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del Dipartimento di Stato statunitense che pretendono la privatizzazione delle imprese statali, dei servizi e delle risorse naturali.

    Il grande dibattito che si apre è analizzare come i popoli vivono una democrazia che è più formale che reale, più delegativa che partecipativa.

    Il giorno dopo aver votato, i popoli si scoprono inermi. Delegando il potere a chi li governa, i cittadini restano esclusi dalle decisioni dello Stato.

    Il sistema democratico imposto è in crisi ed è necessario invertire questa situazione, superare le democrazie delegative che rendono i popoli inermi di fronte al debito estero ed alle privatizzazioni di imprese statali e risorse naturali provocando la loro dipendenza e perdita della sovranità.

    Come dicono i nostri fratelli indigeni della Valle del Cauca, in Colombia, “bisogna far camminare le parole della resistenza”, recuperare il senso reale delle parole per avviare la costruzione di democrazie partecipative, in cui i grandi temi e problemi che coinvolgono direttamente i popoli, il loro presente ed il loro futuro, vengano decisi mediante plebisciti, consultazioni popolari, referendum e che, inoltre, prevedano il diritto di revocare il mandato a governanti e funzionari che non adempiono al loro dovere di lavorare per il bene del popolo.

    Non esistono casi isolati nel nostro continente. Esistono antagonismi sociali, a partire dalla resistenza e partecipazione solidale dei popoli davanti alle ingiustizie, come testimonia la sollevazione del popolo boliviano.

    Altre forme di antagonismo sono sorte in vari Paesi, come la recente rivolta popolare in Ecuador contro un governo che aveva tradito il popolo, oppure la sollevazione popolare in Argentina contro un governo inetto che aveva causato il disastro economico e l’aumento della miseria.

    Il continente attraversa una fase deliberativa e deve valorizzare le azioni in grado di indurre i cambiamenti che chiedono i popoli. Le politiche neoliberiste, invece, pretendono di globalizzare miseria, emarginazione e oppressione.

    Nella sua storia, il popolo boliviano può vantare chiari esempi di resistenza e dignità ed oggi torna ad alzare la sua voce contro il saccheggio delle sue risorse naturali che compromette il presente ed il futuro del Paese.

    I popoli del nostro continente devono stare all’allerta davanti alle politiche imposte dai centri del potere dominante e sviluppare solidarietà e sostegno reciproco. Oggi tocca alla Bolivia, domani potrebbe toccare al nostro popolo.

    http://www.zmag.org/Italy/perez_esqu...nzabolivia.htm
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  4. #4
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    Comunque vedere quanto vi tocchi la situazione boliviana mi commuove...
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  5. #5
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    quando in un paese come la Bolivia basta l'equivalente di 5 euro per pagare una persona in piazza qualsiasi commento di tipo "politico" è inutile.

    Quando ci renderemo conto che si tratta SEMPRE in sud america di lotte fra "bande" di potere, un pò come nel nostro meridione.

    Il resto, giustizia, uguaglianza, sono solo slogan per poter andare al potere e fare quelo che castro ha fatto a Cuba...un paese di prostitute!

  6. #6
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    In origine postato da ricard
    quando in un paese come la Bolivia basta l'equivalente di 5 euro per pagare una persona in piazza qualsiasi commento di tipo "politico" è inutile.

    Quando ci renderemo conto che si tratta SEMPRE in sud america di lotte fra "bande" di potere, un pò come nel nostro meridione.

    Il resto, giustizia, uguaglianza, sono solo slogan per poter andare al potere e fare quelo che castro ha fatto a Cuba...un paese di prostitute!
    Preferivo non avere commenti se devo leggere queste stronzate...
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  7. #7
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    Mi dispiace che pochi commentini ciò che succede ora in bolivia, visot l'importanza del processo di lotte che stanno sconvolgendo l'america latina da qualche anno.

    Sempre avanti, compagni!
    A pugno kiuso!

  8. #8
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    In origine postato da chenap
    Mi dispiace che pochi commentini ciò che succede ora in bolivia, visot l'importanza del processo di lotte che stanno sconvolgendo l'america latina da qualche anno.

    Sempre avanti, compagni!
    Anche a me dispiace...è lì il cuore del processo rivoluzionario che è iniziato nel mondo da qualche anno e nessuno sembra interessarsene!
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  9. #9
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    Puoi far finta di non vedere, ma la realtà è questa:

    la miseria (e l'ignoranza) è tale che puoi comprarti migliaia di persone che vanno in piazza, alla fine sono proprio loro primi che sanno benissimo che non cambia niente, ma almeno si riesce a tirare una settimana.....

    Le stupidaggini, purtroppo, sono il bla bla dei post precedenti......

    Il "processo rivoluzionario", viene portato avanti con omicidi, spartizione di appalti, ecc..ecc...

    Esattamente come in Italia...solo che là costa meno......ed è ammantato di sinistra.......

    Triste...

    Ps....ovviamente quello che dico è "toccato con mano"....

  10. #10
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    Predefinito

    In origine postato da ricard
    Puoi far finta di non vedere, ma la realtà è questa:

    la miseria (e l'ignoranza) è tale che puoi comprarti migliaia di persone che vanno in piazza, alla fine sono proprio loro primi che sanno benissimo che non cambia niente, ma almeno si riesce a tirare una settimana.....

    Le stupidaggini, purtroppo, sono il bla bla dei post precedenti......

    Il "processo rivoluzionario", viene portato avanti con omicidi, spartizione di appalti, ecc..ecc...

    Esattamente come in Italia...solo che là costa meno......ed è ammantato di sinistra.......

    Triste...

    Ps....ovviamente quello che dico è "toccato con mano"....
    Credo di aver visto pochi così depressi e pessimisti...
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