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Discussione: Bari e allibratori

  1. #11
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    "Tornando" NEL merito: i presidenti di Camera e Senato hanno dichiarato che non parteciperanno al Referendum.

    Il rag. Pera ha addirittura invitato all'astensione con un articolo in cui elogia “l'astenersi deliberato e consapevole”.
    Si tratta di un comportamento legittimo?
    Esaminiamo la questione.

    Non vi è alcun dubbio che ogni cittadino abbia il diritto ad esprimere il proprio pensiero, ma altrettanto indubbio che un intervento sui principali media da parte di chi per il proprio ruolo dovrebbe tenere un comportamento super partes non è un fatto privato, ma un improprio e dunque censurabile abuso della propria posizione istituzionale.

    Vi è inoltre il sospetto che
    (oltre che improprio e censurabile)
    tale comportamento possa anche configurare un illecito perché in violazione del divieto, per quanti svolgano funzioni pubbliche, di interferire con la libera espressione del voto.

    Indipendentemente dal suo possibile carattere di illecito,
    (che, per carità di patria, mi auguro che nessuna Procura rilevi)
    l'invito del rag. Pera a disertare le urne referendarie viola due princìpi cardine della democrazia rappresentativa, princìpi che quale presidente del Senato avrebbe dovuto rispettare e far rispettare: la regola della maggioranza e il principio dell'one man-one vote.

    Avvalendosi del voto di quanti non partecipano alla consultazione non per scelta “deliberata e consapevole” ma perché malati o assenti, una minoranza che scelga deliberatamente l'astensione per far fallire il referendum viola entrambi i suddetti princìpi: appropriandosi del comportamento di voto altrui viola il principio dell'one man-one vote; e, qualora riesca a non far raggiungere il quorum, impone inoltre il proprio volere di minoranza dei “no” alla maggioranza dei “sì”, violando così anche la regola della maggioranza.

    L'invito all'astensione rivolto dalle massime cariche istituzionali è dunque
    (se non necessariamente illecito dal punto di vista dell'ordinamento giuridico)
    almeno sicuramente censurabile in quanto profondamente lesivo non solo della loro doverosa terzietà
    (quanto diverso il comportamento del presidente Ciampi!)
    ma anche delle più fondamentali regole della democrazia rappresentativa.

  2. #12
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    Intellettuali cattolici alle urne: la Cei sbaglia
    11 Giugno 2005

    ROMA
    Un «machiavellismo» inaccettabile l’invito all’astensione della Cei sui referendum sulla fecondazione medicalmente assistita.
    Una vittoria costruita sulla «negazione del voto», nulla risolverebbe.
    Creano «profondo disagio» e «inquietudine» l’«insolita mobilitazione elettorale delle strutture ecclesiastiche» e l'atteggiamento seguito dalla Chiesa italiana che ha superato «certamente la soglia della propria giurisdizione giuridica e morale».


    Questo scrivono in un lungo appello docenti universitari e intellettuali «cittadini italiani cresciuti nella fede cristiano-cattolica» in occasione della scadenza del referendum sulla procreazione che invitato a non disertare le urne.
    Primi firmatari sono tra gli altri i professori:
    Achille Ardigò,
    Luciano Benadusi,
    il giurista Sergio Stammati,
    l’ambientalista Gianni Mattioli,
    Luigi Covatta,
    Mario Morcellini,
    Tiziano Treu
    e Luciano Guerzoni.


    Spiegano che si è stati costretti a ricorrere alla consultazione popolare per colpa dei contrapposti «integralismi» che hanno impedito di portare in porto una buona legge, mentre è e resta il Parlamento la sede naturale dove affrontare temi di tale complessità e delicatezza.
    Ora la parola è alle urne, bisogna votare anche se il referendum porta inevitabilmente ad una radicalizzazione delle posizioni, anche se i cittadini, proprio per la complessità della materia, rischiano di affidarsi all’opinione dei leaders di partito, invece che esprimere la loro personale volontà.
    Ma comunque vadano le cose dopo il 12 e 13 giugno, la parola deve tornare al Parlamento, dove bisognerà esercitare l’«effettivo ascolto» di tutte le istanze per porre mano a quella che viene definita una legge «storta».

    I firmatari dell'appello lo chiariscono:
    non voteranno alla «stessa maniera, ma tutti voteranno. Tutti siamo convinti - scrivono- che sia sconsigliabile e sbagliato un rifiuto complessivo dello strumento referendario e che occorra invece, con responsabilità e con autonomia di giudizio, utilizzarlo, per evitare il rinascere di “storici steccati”» e, aggiungono, «per consentire la ripresa del processo legislativo, che, potendo disporre di una migliore coscienza delle storture costituzionali della legge 40 e delle esigenze vitali di fronte alle quali essa ha voluto chiudere gli occhi, potrà mettere capo a migliori assetti regolativi».
    r.m.

  3. #13
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    Predefinito Il voto di oggi e il voto di domani

    Da settimane, i soliti noti, vanno in Tv a dire che hanno diritto ad astenersi.
    Come se questo diritto fosse messo in forse da qualcuno.
    Casomai, è a rischio di annullamento il nostro diritto di voto.

    Se ci fossero ancora dubbi su questo, lo ha chiarito perfettamente la Santanché (An) a “Primo piano”; nonostante andasse ripetendo da giorni di non avere certezze sui temi del referendum, preoccupata soprattutto della giusta inquadratura delle gambe accavallate.
    (che, si sa, inclinate si allungano)
    Nonostante la mancanza di certezze, sosteneva che l’embrione è una persona fatta e finita.
    (probabilmente già in lista d’attesa per peeling e lifting)

    Quando però la Finocchiaro
    (che è una bella signora "naturale")
    le ha domandato perché, in base alla sua legittima convinzione, non andasse a votare No, la Santanché ha risposto che non votava per non far vincere il Sì.
    (come un CodaDePajens qualsiasi, per dire)

    Quindi gli astensionisti neo-talebans, sapendo che la maggioranza degli italiani è per il Sì, cercano solo di imporre la volontà di una minoranza.
    Sono troppo furbi.

    Noi ingenui però, a quelli che vogliono cancellare il nostro voto DI ADESSO, difficilmente glie lo daremo IN FUTURO.

 

 
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