"La perdita degli embrioni. Qui esiste un delicato problema di coscienza per tutti. Ma questo problema non si risolve decretando d'autorità che un embrione è una 'persona umana'. Perché che cosa è una persona umana, quando lo si è o lo si diventa è questione difficile da trattare... Davvero monsignor Sgreccia vuol farci credere che prelevare il seme in un modo o in un altro è moralmente rilevante? La morale dipende da come si eiacula? Nostro Signore non guarderà le nostre intenzioni piuttosto che rovistare sotto le nostre lenzuola?" (Marcello Pera, 27 dicembre 1988).
"Ritengo che si possa sacrificare una vita per un'altra, anche la vita di un embrione a favore della vita di una madre... Anche uno Stato laico, certamente, in questi casi fa delle scelte morali: qualunque disciplina normativa si approvi, sottesa ad essa vi è una scelta morale. Ciò che sarebbe auspicabile è compiere il minor numero possibile di scelte morali, perché le scelte morali dello Stato incidono sulla libertà dei cittadini. È proprio sulla base di ciò che devo dire che questa legge, così com'è, non mi piace" (Marcello Pera, intervento al Senato, 22 marzo 2000).
"Certo, il ginecologo con le sue provette non vede persone quando tratta embrioni, così come non vedono persone il genetista o il biologo con i loro microscopi puntati su strie cellulari. Ma non le vedono, le persone, non perché non ci siano, semplicemente perché gli strumenti non sono adatti. La persona non si vede né si tocca, perché 'personà non è un termine empirico che denoti qualcosa. 'Personà è termine morale, filosofico, assiologico, religioso, culturale che connota qualcuno. Con la fecondazione, naturale o artificiale che sia, questo qualcuno c'è sùbito, fin dal concepimento. Perciò, fin dal concepimento, ha diritti. E se li ha, devono essere rispettati e bilanciati con altri" (Marcello Pera, presidente del Senato, Corriere della Sera, 28 maggio 2005).
(10 giugno 2005)
E poi vanno a dire in giro che non è opportuno che la gente si esprima su temi così difficili e delicati?
Data la capacità di discernimento che hanno i politici, se le leggi le facessero direttamente i cittadini, di certo le cose non potrebbero essere peggiori di come sono.
L'Italia agli italiani, votate sempre e comunque.




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