Fini ormai mi obbedisce come un cane. Il leader sono io.
Cardini Docet
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Dall'Unione Sarda di oggi
Un leader contro il suo partito:
L'azzardo di Fini
di Franco Cardini
Da molti mesi ormai, Gianfranco Fini ci ha abituati a una serie di docce scozzesi. La proposta di voto amministrativo agli extracomunitari. E ancora la visita a Gerusalemme, l'aperta condanna del totalitarismo fascista globalmente letto come "male assoluto".
Lo sapevamo inquieto, a proposito del referendum sulla procreazione assistita. Aveva già proclamato i suoi tre sì su quattro, in netta controtendenza con quello che la vice conduzione comunitaria dei suoi colonnelli aveva stabilito essere la linea del partito. Adesso, l'uscita sulla scarsa capacità civica (perché di questo si tratta), sulla diseducativa attitudine di chi si astiene in un referendum, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
An non è più da molto tempo il Msi. Ma ne ha conservati alcuni tratti comportamentali. Il Msi era un partito nel quale si era abituati a discutere fino alla polemica, qualche volta fino alla rissa. Ma nei momenti difficili, davanti alle parole d'ordine e alle situazioni di limite, il Msi tornava a essere un'orda. Un gruppo quasi tribale di gente che si chiudeva a riccio e andava avanti, compatta, a testa bassa.
An, molto più eterogenea e molto meno abituata alla discussione interna di quanto non fosse il Msi, ma ben più assuefatta alle logiche di potere, talvolta dà l'impressione di essere rimasta essa stessa, in fondo, un'orda. In An non si discute quasi per nulla: praticamente, è vietato discutere.
I colonnelli della sub-direzione collegiale non permettono la discussione: sono loro a compilare le liste elettorali, loro a mettersi d'accordo sui posti da occupare, loro ad ammonire o ad espellere chi si dà un po' troppo da fare o esprime giudizi un po' fuori schema. Il punto è che adesso, a esser fuori schema, è il leader. Dove vuole arrivare? E che cosa farà il partito, che si è fin troppo compromesso con la linea astensionistica cara alla Chiesa? An fa una politica liberale e liberista, ostenta un filoamericanismo che non farebbe cattiva figura nemmeno confrontato con quelli di Ferrara o di Teodori. Ma la base la pensa diversamente: e al vertice lo sanno tanto bene che tendono a impedire a buona parte della base di esprimersi. Tutto questo va bene: è una scelta politica. Se il partito l'accetta, anzi la subisce, affari suoi. Il fatto è che però fino ad oggi i colonnelli questa logica l'hanno sempre accettata e promossa. Che cosa succederà adesso, che a scompaginarla è proprio lui, Gianfranco Fini? Il fatto è che, a Fini, questo partito va ormai stretto. Si pone già il problema del dopo-Berlusconi. Si rende conto che, nell'arco del mondo moderato italiano, il ruolo egemonizzato dai cattolici è già ampiamente presidiato. Capisce perfettamente che, accanto ai Casini e ai Follini, per lui c'è poco spazio. Ma nell'ambito moderato vagamente liberale, medio borghese, abituato alle parole d'ordine dell'atlantismo e del berlusconismo, non c'è nulla. Fini sta puntando alla leadership di quell'area dell'arco appartenente alla Casa delle Libertà: un'area che sul piano dell'influenza rispetto alla società civile italiana, ai mezzi economici e finanziari, ai mass media, è forte e autorevole; ma che politicamente non sa esprimere se non penose mezze figure, ridicole mezze calzette. Se vuole acchiappare questa parte politica, Gianfranco Fini ora ha bisogno di riciclarsi in quella direzione. E allora, che cosa farà An? Personaggi come Gasparri, Urso, La Russa hanno già parlato di legittimità delle posizioni del leader. Dall'altra parte, naturalmente, stanno i cattolici del partito e gli eredi più diretti dell'anima sociale e radicale missina, quelli della "destra sociale". Ma che faranno, gli Alamanno e gli Storace? Tenderanno la corda fino a spezzarla, col rischio di ritrovarsi nelle mani il vecchio ex 5 per cento dei voti missini? Fini è un politico: non è un intellettuale, non è un ideologo, non è un sentimentale, non vuol fare né il boy-scout né, tanto meno tornar a fare il balilla. Sta agli altri decidere che cosa vogliono fare.
10/06/2005




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