I BERTINOTTI DEL MONDO NON STANNO COL NOSTRO
La diagnosi preimpianto? «Orrendo apripista per pratiche eugenetiche» La ricerca sugli embrioni? «Manovra truffaldina che oscura la scienza onesta». La provetta? «Una violenza sulle donne» La pensano così i «guru» mondiali del movimento No global, ispiratori del nostro «popolo di Porto Alegre» Che li censura
ANDREA A. GALLI
"Fecondazione in vitro: i no-global italiani stanno dalla parte delle multinazionali"
Che è dei no-global, degli aggressivi accusatori della Nestlé, della Philip Morris e di McDonald's, quando ci si sposta sul terreno delle biotecnologie? E dov'è finito - si può aggiungere - il combattivo popolo di Porto Alegre, a fronte della tratta di ovuli e sperma dai Paesi poveri, della fungaia di centri che lucrano sul più sacro dei desideri, quello di un figlio, delle multinazionali farmaceutiche che fanno lobbying per la vivisezione di embrioni umani a fini di ricerca, anzi di nuovi brevetti?
In realtà, anche nel cosiddetto "movimento dei movimenti" - per usare l'espressione cara a Fausto Bertinotti - non tutti dormono. Con eccezione dell'Italia, dove a cominciare proprio da Bertinotti con i suoi perentori 4 sì al referendum, pare si dormano sonni tranquilli. Perché è Maria Mies, sociologa ed ecologista tedesca, attiva tra i fondatori del World social forum di Porto Alegre, che sostiene nel suo scritto Nuove tecnologie riproduttive: implicazioni razziste e sessiste: «Le nuove tecnologie riproduttive sono state sviluppate e prodotte su larga scala non per promuovere la felicità, ma per superare le difficoltà incontrate dall'attuale sistema nel continuare il suo modello di crescita, il suo stile di vita [...]. Esse sono legittimate, da coloro che cercano di diffonderle, con motivazioni umanitarie: aiutare le coppie infertili ad avere un figlio, e un figlio non handicappato, diminuire i rischi della gravidanza, e così via. Il principio metodologico è quello di evidenziare le sofferenze di un singolo individuo, appellandosi alla solidarietà di tutti per aiutarlo. Per fare ciò ogni tipo di ricatto psicologico viene utilizzato. I casi individuali servono solo per introdurre certe tecniche e creare il necessario consenso fra la gente. Il fine è il controllo della capacità riproduttiva femminile, mentre la donna come persona, con la sua dignità, è del tutto ignorata».
Idee che la Mies condivide con un'altra leader storica del popolo di Porto Alegre, l'indiana Vandana Shiva, con la quale ha firmato un libro che ha fatto scuola nel movimento, Ecofemminismo. Anche la Shiva, fondatrice del «Research Foundation for Science, Technology and Ecology» (Fondazione di ricerca per la scienza, la tecnologia e l'ecologia) di Nuova Delhi, conferenziere globetrotter e paladina mondiale della lotta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm), dichiara che «le nuove tecniche riproduttive come la fecondazione in vitro rappresentano vere e proprie forme di violenza nei confronti delle donne, contro la loro dignità e contro la loro stessa salute, che viene messa a rischio in modi che si cerca di nascondere».
Un'altra stella anti-global, Naomi Klein, l'autrice del celebre libro No Logo, ha firmato nel 2001 una petizione del «Boston Women Health's Collective» - il gruppo femminista che si oppone alle pratiche di fecondazione artificiale - per il divieto di ogni tipo di clonazione, anche terapeutica.




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