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    Predefinito il primato della chiesa

    siccome in questi giorni post-referendum ho sentito da diversi cattolici del forum l'utilizzo dell' antico detto : " tu sei pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa "
    ricordandomi di alcuni dubbi passati , ho iniziato una ricerca da cui è emerso diverso materiale .

  2. #2
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    Predefinito

    http://www.chiesacristiana.org/studi/roma/roma.htm

    Pietro era il primo Papa ?
    La Chiesa Romana sostiene che Pietro è stato scelto da Gesù per essere il capo degli Apostoli e di tutta la Chiesa nascente. Essa tenta di dimostrarlo con alcuni passi biblici.
    Il passo più conosciuto è quello di Mt. 16:18:

    "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa".

    Siccome l'affermazione di Gesù viene introdotta con le parole "Anch'io ti dico" dovrebbe essere logico per ogni lettore della Bibbia che esiste un rapporto con ciò che precede questa affermazione.
    Riassumendo il contesto si potrebbe rendere il detto di Gesù nella seguente maniera:

    Siccome tu hai dichiarato che io sono il Cristo, il Figlio di Dio, "anch'io ti dico: tu sei Cefa e su questa cefa io edificherò la mia Chiesa".

    Gesù amava concretizzare in persone o situazioni i suoi insegnamenti per evitare ogni idea astratta. L'intento suo era di esaltare l'importanza della professione di fede di Pietro.

    Simone, per rivelazione di Dio, fu il primo a confessare pubblicamente che Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Su questa fede, indispensabile, Gesù avrebbe edificato la sua Chiesa. Ciò esprime con molta chiarezza l'apostolo Giovanni verso la fine del suo Vangelo con le parole:

    "questi (segni) sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché credendo, abbiate vita nel suo nome" (Gv. 201, vedi anche 1. Gv. 5:1).
    Simone, con la sua testimonianza, era la prima pietra, in ordine di tempo, su cui si sarebbe poggiato il futuro edificio della Chiesa.
    S. Paolo, scrisse alla chiesa di Efeso:

    "siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti,
    essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare" (Ef. 2:20).

    Come si vede chiaramente: Pietro era solo "uno" degli apostoli, senza essere da essi distinto.
    Ciò si può anche rilevare da Apocalisse 21:14.
    Ai credenti di Corinto S. Paolo scrisse che il fondamento del tempio di Dio è solo Gesù Cristo (1. Co. 3:10-17). Ciò non è in contradizione con l'affermazione precedente. Gli apostoli e i profeti erano solo testimoni di Colui che costituisce l'unica base di fede per ogni credente: Gesù Cristo.

    Già il profeta Isaia aveva predetto che l'Eterno avrebbe posto in Sion una pietra come fondamento (28:16).
    Il Salmista (118:22) parla della pietra che gli edificatori avevano rigettata e che è divenuta la pietra angolare. Gesù identificava sé stesso con questa pietra (Mt. 21:42; Mc 12:10; Lc 20:17-18; vedi anche At. 4:10-11).
    Matteo (7:24) riporta che Gesù paragonò pure la sua parola ad una roccia sulla quale bisognava fondare la propria vita.

    L'apostolo Pietro insegnò che Gesù era una pietra viva. Chi si fosse accostato ai Lui sarebbe stato edificato come pietra viva per formare una casa spirituale (1. Pi. 2-8).

    Ecco l'insegnamento apostolico!

    L'affermazione della chiesa di Roma che Pietro era il capo della Chiesa è una impostura.
    Pietro fu soltanto uno degli apostoli, una delle tre colonne della chiesa di Gerusalemme (Ga. 2:9),
    l'uomo che Gesù usò per aprire la predicazione della grazia di Dio a Ebrei, Samaritani e Gentili, fornendogli le chiavi di salvezza per queste tre categorie di persone.

    Credi tu che Gesù è il Cristo, il figlio di Dio, che è morto per i tuoi peccati?
    Ti sei avvicinato a Lui con fede, affidandoGli l'anima tua?
    Sei diventato una pietra vivente nel tempio spirituale di Dio?
    O sei solo un Cristiano di nome?


    Altri testi disponibili per approfondire l'argomento:
    S. Pietro é stato per 25 anni Vescovo di Roma?
    Storia del Papato
    Tu sei Pietro, secondo i padri della Chiesa
    I nomi del Papa.


    Klaus Döring - Via Azuni 7 - 07041 Alghero - Tel. + Fax 079/985.314 e-mail: klaus.dd@tiscali.it

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  3. #3
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    Esiste nella chiesa un primato umano?
    Il fatto che Gesù ha affidato a Pietro le chiavi del regno dei cieli diede a lui un compito specifico (esempio: At. 15:7b), ma non lo costituì capo degli altri apostoli (vedi studio corrispondente). Lo stesso vale per la promessa che ciò che avrebbe sciolto o legato sarebbe stato sciolto nei cieli che fu data in seguito a ogni cristiano.

    Consideriamo ora alcuni avvenimenti che hanno avuto luogo dopo queste due promesse le quali dimostreranno che

    Gesù non ha costituito un capo umano nella chiesa.
    Matteo, Marco e luca ci narrano che fra gli apostoli esisteva la tendenza di voler essere più grande degli altri, ma che Gesù ogni volta riprese i suoi discepoli insegnando loro che non dovrebbero coltivare tali pensieri, ma piuttosto seguire il suo esempio che non è venuto per essere servito, ma per servire.

    Marco (93-35) e Luca (9:46-48) narrano che in seguito alle promesse che Gesù ha fatto a Pietro gli apostoli hanno discusso chi di loro fosse il più grande (fatto incomprensibile se Gesù avesse dato a Pietro il primato). Gesù non rispose che aveva stabilito Pietro come loro capo ma li riprende e dice che chi vuole essere il primo sarà l'ultimo e il servo di tutti.

    Lo stesso principio viene ribadito da Gesù quando la madre di Giacomo e Giovanni chiese in seguito che i suoi figli potessero avere il posto alla destra e alla sinistra di Gesù nel suo Regno. Egli disse: "chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere il primo, sarà vostro servo (doulos-schiavo)" (Mt. 20:20-27).

    E ancora una volta Gesù riconferma questo principio quando riprende la vanagloria dei farisei e scribi e proibisce ai suoi discepoli di voler essere grandi e di farsi chiamare padri (Mt. 23-12 - prassi che in seguito adottato dalla Chiesa contro l'espresso divieto di Gesù) 1.

    Nota 1 Nell'occidente il nome Papa (= padre) usato da tutti gli ecclesiastici venne riservato ai soli vescovi di Roma sotto Anastasio I (399-402).
    Il vescovo non solo fu chiamato Papa, ma anche Padre santissimo o sua Santità, termini nella Bibbia solo applicabili a Dio. Gesù chiamò suo Padre "Padre santo" (Gv. 17:11). Pretendere che una creatura peccatrice rappresenti nella sua carica la santità di Dio è blasfemo.
    Il vescovo di Roma si chiama anche Sommo Pontefice. I capi del clero pagano di Roma portarono questo nome, perché presiedevano il collegio dei pontefici minori, cioè il clero subordinato.
    Da Giulio Cesare in poi gl'Imperatori s'assunsero l'ufficio e il nome del Sommo Pontificato, fintanto che Graziano non vi rinunciò verso la fine del IV sec.. Allora i Vescovi se lo assunsero. Il primo Vescovo di Roma che si fece chiamare PONTEFICE fu Pelagio (555-561) -Migne, Patrologia Lat. CXXVIII, 611.
    Il Concilio di Nicea (325) aveva decretato che il Vescovo di Roma cadeva in peccato se avesse osato assumere il titolo di Sommo Pontefice -Baldassare Labianca: Il Papato, sue lotte e vicende, suo avvenire; pag. 45, Ediz. Bocca, Torino 1905.



    In un'altra occasione Gesù affermò che nella nuova creazione i dodici apostoli saranno seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele (Mt. 19: 28). Anche allora non ci sarà un primato fra di loro. Lo stesso principio viene confermato da Apocalisse (21:14).
    Questi due passi, insieme alla norma dichiarata dallo stesso apostolo Pietro prima della Pentecoste (At. 1:21-22), stabiliscono inoltre che il numero degli apostoli è limitato a 12 e che non hanno successori. Nemmeno Paolo fa parte dei dodici e anche lui non ha dei successori. Esisteva comunque, e esiste tuttora, un apostolato più largo. Ogni missionario è una apostolo (Ro. 10:15).


    Pietro ha mai preteso d'essere il capo degli altri apostoli
    Non risulta nel Nuovo Testamento che Pietro abbia mai preteso, né che abbia avuto una funzione di primato fra gli apostoli.. Pietro dichiarò essere "un anziano con gli altri" e che il Sommo Pastore è Gesù (1. Pi. 5:1-4). Se Pietro fosse stato il capo di tutta la chiesa egli avrebbe dichiarato il falso chiamandosi un semplice anziano.


    Tutte le epistole degli apostoli ignorano l'esistenza di un capo fra di loro
    L'apostolo Paolo parla dei vari ministeri stabiliti da Gesù nella Chiesa, ma non parla mai di un capo umano su di essa (1. Co. 12:28; Ef. 4:11).
    Se un teologo romano, parlando della gerarchia ecclesiastica, dimenticasse parlare del Papa, farebbe come se un astronomo, parlando del sistema solare, dimenticasse parlare del sole.

    Dopo l'ascensione gli apostoli nominarono un altro apostolo in sostituzione di Giuda. Invece di rimettersi all'infallibile giudizio di Pietro, come avrebbero dovuto fare, se egli fosse stato il Vicario di Cristo, tirano a sorte. Non fu neppure Pietro a suggerire i due nomi proposti (At. 1:23-26).

    Quando gli apostoli sentirono che la Samaria aveva ricevuto la Parola di Dio mandarono Pietro e Giovanni lì (At. 8:14). Se Pietro fosse stato il loro capo sarebbe andato di propria iniziativa o avrebbe mandato qualcuno, ma non sarebbe stato mandato (Gv. 13:16).

    Paolo afferma che Pietro era riputato come una delle colonne della chiesa di Gerusalemme (Ga. 2:9).

    Il primo Concilio della Chiesa a Gerusalemme non fu presieduto da Pietro e le decisioni del Concilio vennero annunziate alle chiese in nome degli apostoli e dei fratelli anziani (At. 15:23-29).


    Gesù Cristo è l'unico capo della Chiesa
    La Chiesa di Roma non nega che Gesù Cristo sia il capo della Chiesa, ma afferma che, essendo Egli salito al cielo, ha voluto lasciare alla Chiesa Pietro come capo visibile che faccia le sue veci in terra. Essa pretende pure che questo potere sarebbe stato trasmesso dopo la morte di Pietro ai vescovi di Roma, suoi legittimi successori.

    Se la Chiesa fosse una società umana sarebbe comprensibile che ci dovrebbe essere un rappresentante in assenza del capo. Ma la Chiesa è un opera divina e il suo capo è UOMO e DIO nello stesso tempo.
    Dichiararsi Vicario di Cristo significa mettersi al posto dell'altro Paracleto promesso da Cristo e ignorare le promesse e affermazioni di Gesù fatte ai suoi discepoli. Egli ha detto che era utile per loro che se ne fosse andato, che non li avrebbe lasciati orfani sulla terra, ma che in ogni tempo sarebbe stato fra loro fino alla consumazione dei secoli (Gv. 16:7; 14:16, 18, 23; Mt. 28:28; 18:20).
    Il sacerdozio di Cristo non passa a un altro per il fatto che vive in eterno ed è capace di intervenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento (Eb. 7:24; Ap. 1:10-12, 19-20).

    L'apostolo Paolo spiega in che maniera Gesù edifica la sua Chiesa (Mt. 16:18; Ef. 4:10-16). È dal cielo che Egli, e non Pietro, stabilisce (dona) profeti, evangelisti, pastori-dottori nella (alla) chiesa.

    L'apostolo Paolo afferma che Gesù Cristo è capo della Chiesa come il marito è capo della moglie (Ef. 5:22-23). Come è impossibile concepire che il marito stabilisca un sostituto o capo secondario fra lui e la moglie così è inconcepibile che un uomo faccia le veci di Cristo nella Chiesa.

    Paolo afferma inoltre che Dio ha posto ogni cosa sotto i piedi di Gesù Cristo e l'ha dato "per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di Lui" (Ef. 1:22-23).
    I fedeli sono le diverse membra del corpo di cui Gesù è il capo. Il simbolo del corpo esclude formalmente l'esistenza di due capi; a meno che non si voglia parlare di un mostro. Dunque bisogna rinunciare a Cristo o al Papa.

    Se si dice di non escludere Cristo, dichiarando il Papa capo della Chiesa, perché Cristo ne è il capo invisibile, il capo supremo, mentre il Papa ne è il capo visibile, subordinato, preghiamo coloro che sostengono quella teoria di citarci un solo passo della Bibbia nel quale sia detto che il Papa sia il Vicario di Gesù Cristo e capo della Chiesa, anche subordinato o secondario, o come meglio piacerà loro a chiamarlo.
    Nell'epistola ai Colossesi (1:18-19) Paolo proclama Gesù Cristo "capo del corpo, cioè della Chiesa", per opporsi ai falsi dottori che la turbavano. Essi non negavano apertamente Cristo, ma lo negavano come capo unico della Chiesa, e non già con parole, ma con i fatti, dando precetti e ordinamenti, sotto pretesto di pietà. Facendo ciò non si attenevano al capo (2:18-19).

    Questi insegnamenti mettono in rilievo quanto sia importante che ogni singolo credente realizzi nella sua vita personale la costante invisibile presenza del Cristo nella persona dello Spirito Santo. Il dilemma nella Chiesa nasce quando si ignora la presenza e signoria dello Spirito, camminando secondo la carne (Ga. 5:16; Cl. 2:6 seg.).

    Quale è il tuo rapporto costante con Cristo?

    Noi vogliamo seguire il Cristianesimo della Bibbia.
    La Chiesa biblica è un corpo composto di tutti i veri fedeli, uniti fra di loro per lo stesso Spirito e le giunture stabiliti dal loro capo unico che è Gesù Cristo (Ef. 4:16).

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  4. #4
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    Il potere delle chiavi

    Nel libro "La Chiesa di Gesù" (Volume V, Edizione A di Teodoro Onofri) leggiamo a pagina 63:


    "Come potrete negare il primato di S. Pietro se considerate senza prevenzione le parole: "E io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli"? A Pietro vengono consegnate le chiavi, cioè i pieni poteri, il governo totale (chi tiene le chiavi di casa è padrone di casa e ne ha il pieno dominio) per cui l'Apostolo può legare e sciogliere, proibire e permettere, condannare e assolvere, dare ordini e fare leggi".


    Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (accorciato con: CdCC) leggiamo:


    "il potere delle chiavi designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la chiesa. .. Il potere di legare e di sciogliere indica l'autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa" (CdCC 553).

    Cristo consegnò alla Chiesa le chiavi del Regno dei cieli, in virtù delle quali potesse perdonare a qualsiasi peccatore pentito i peccati commessi dopo il battesimo" (CdCC 979).


    Vedi inoltre ai numeri: 981, 1444, 1445.

    Per quale motivo non condividiamo questa convinzione?

    Noi crediamo che l'affermazione della Chiesa di Roma è basata su una interpretazione arbitraria sviluppata nel corso del tempo. È dimostrato che fino a San Agostino non esisteva ancora un concetto uniforme.

    La norma esegetica esige:

    1. che i passi oscuri vengano spiegati alla luce di altri passi non contestabili,
    2. che ogni frase della Bibbia venga considerata prima nel suo contesto immediato e poi nel contesto globale della Bibbia.

    Quali sono gli aspetti chiari della frase di Gesù ?

    1. "Ti darò le chiavi del regno dei cieli" è una promessa fatta a Pietro e non agli altri, sebbene Pietro avesse risposto a una domanda fatta a tutti.
    2. Questa promessa riguarda un futuro non determinato.
    3. La parola "chiavi" indica che Gesù gliene avrebbe dato almeno due.
    4. Le parole chiavi sono da intendere simbolicamente e non letteralmente.

    Quali sono gli aspetti oscuri che hanno bisogno di una ricerca?

    Si tratta di due promesse o di una sola?

    Nel caso che si tratti di una sola promessa, le chiavi servono per legare e sciogliere.
    Nel caso che si tratti di due promesse, quale è allora il significato delle chiavi e quale il significato di legare e di sciogliere?

    Gesù ha usato le parole legare e sciogliere in altre occasioni?

    Sì, in Mt. 18:18 leggiamo che queste parole rivolte prima al solo Pietro vengono dopo rivolte a tutti i discepoli:
    "tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno sciolte nel cielo".

    La chiesa di Roma sostiene che sotto il termine discepoli sia da intendere qui il "collegio degli Apostoli, unito al suo capo" (CdCC 1444).

    Gesù determina chiaramente la natura e l'estensione di queste parole e nessuno ha il diritto di ampiarle o di cambiarle, sia che Gesù o gli apostoli lo autorizzino in un'altra occasione!

    Il contesto indica chiaramente che il legare e sciogliere ha attinenza col peccato e il perdono.

    Nell'occasione, narrata da Matteo, Gesù spiega che cosa bisognava fare nel caso che un fratello aveva peccato:
    a) andare da lui per ammonirlo (CEI), riprenderlo (LU, N.Diod.), convincerlo (N.Riv.) . "Vai, riprendilo" sono due ordini. Perciò non si tratta di una cosa facoltativa.
    Se il fratello ascolta, si pente, si ha guadagnato il fratello.
    b) Se il fratello che ha peccato non dovesse ascoltare, Gesù dà un altro ordine: di riandare con "una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni".
    c) Se dovesse rifiutare di ascoltare anche loro, Gesù dà un terzo ordine: "dillo alla chiesa", cioè all'assemblea dei credenti di una determinata località.
    d) Se il peccatore dovesse rifiutare di ascoltare anche la chiesa, allora Gesù dà un quarto ordine: "Sia per te come il pagano e pubblicano", cioè come persone con le quali non si parla, che non si frequenta.
    e) Questa lezione viene conclusa con le parole "tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo ...."

    Viene spontanea la domanda:

    Il Cielo ubbidisce alla chiesa (l'assemblea dei credenti) o la chiesa ubbidisce al Cielo?

    L’affermazione di Gesù: "tutte le cose che legherete sulla terra ..... saranno legate nel cielo e ....." lascia perplesso, perché sembra che il Cielo esegua quello che la chiesa decide. In realtà Gesù ha dato degli ordini ben precisi sui doveri dei credenti nella chiesa nascente. Se la chiesa eseguirà ciò che il Cielo si aspetta da lei, possiamo essere sicuri che la stessa decisione è suggellata nel cielo.

    Ciò viene confermato ancora dalla risposta che Gesù ha dato alla domanda seguente di Pietro: "quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me?" Gesù chiarì che avrebbe dovuto perdonarlo ogni qualvolta si pentiva. Chi non vuole perdonare un fratello pentito incorre nel giudizio del suo Padre celeste. "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore il proprio fratello" (Mt. 185). Mary Grosvenor dice: "ognuno di voi ... il proprio fratello" è un ebraismo equivalente a: "l'uno l'altro" . Ciò accorda perfettamente al modello di preghiera del Padre nostro: "Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori" (Mt. 6:12).

    Gesù usò il termine legare e sciogliere anche in un'altra occasione. Luca (13:11-16) ci parla della liberazione di una donna che era stata posseduta da uno spirito, che la rendeva inferma. Al capo indignato della sinagoga, perché questa liberazione era stata compiuta in giorno di sabato, Gesù disse: "Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere? E questa, che è figlia di Abrahamo, e che Satana aveva legata per ben 18 anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?"

    Sciogliere in questo caso significa scacciare i demoni, liberare una persona posseduta. Anche questo non è una prerogativa solo di Pietro, né dei dodici apostoli (Mc. 3:15; Mt 10:8), ma un dovere di chi ha creduto (Mc. 16:16-17).

    Ciò è in armonia con Mt. 18:18. Satana ottiene potere su di noi quando pecchiamo. Quando i peccati vengono rimessi Satana perde il suo diritto. Quando uno viene escluso dalla comunione dei credenti, allora viene esposto al potere di Satana.

    Conclusione:

    1. Il legare e sciogliere ha da fare col perdonare o non perdonare, (che equivale alla esclusione dalla chiesa), da eseguire secondo le norme date da Gesù.
    2. Il legare e sciogliere indica anche liberare o esporre qualcuno al potere di Satana.
    3. Rimettere (perdonare) i peccati è un dovere di ogni cristiano e non un potere assegnato agli apostoli sotto un capo umano.

    Dato che il legare e sciogliere non è una prerogativa solo di Pietro potremmo supporre che la promessa delle chiavi del regno dei cieli sia una promessa separata, data solo a lui e non agli altri apostoli.

    Nei suoi discorsi Gesù ha adoperato altre volte il termine chiavi?

    Gesù accusò i dottori della legge d'aver portato via la chiave della conoscenza (chiave in singolare Lc. 112). Matteo (23:13) rende questa affermazione di Gesù con: "serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare". Gli scribi e i farisei avevano la chiave (sing.) del regno dei cieli. Loro possedevano la Parola di Dio, che, comunicata fedelmente, avrebbe permesso al popolo di entrare nel regno dei cieli. Ma con le loro interpretazioni della Legge e l'aggiunta delle loro tradizioni avevano annullata la Parola di Dio (Mt. 15,6) e in più discreditarono per invidia Gesù. Non solo non entrarono nel Regno, ma impedirono l'accesso agli altri che volevano entrare.

    Gesù promette ora a Pietro che a un momento non precisato gli avrebbe dato le chiavi del regno dei cieli.

    Perché Gesù non disse: ti darò la chiave del regno dei cieli, ma le chiavi?

    Forse la storia ci aiuterà a risolvere questo problema.

    1. Luca ci narra che alla Pentecoste Pietro si alzò in piedi con gli undici e spiegò al popolo radunato che il Gesù, che loro avevano crocifisso, era il Cristo (At. 2:14-36). Gli uomini, compunti nei loro cuori, chiesero allora a Pietro e agli altri apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?"
    E Pietro, illuminato dal Signore, rispose: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome dei Gesù Cristo, per il perdono (la remissione) dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo" (At. 27-38).

    Ecco la chiave per i Giudei, affinché potessero entrare nel regno dei cieli!
    Luca ci informa che in quel giorno (vers. 45) furono aggiunti (ai credenti) circa 3000 persone.

    Avendo dato la risposta (la chiave) come i Giudei potevano entrare nel regno dei cieli, la chiave era ormai in mano di tutti coloro che l'accolsero.

    2. Luca ci narra che i fratelli dispersi dalla persecuzione andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola. Uno di loro, Filippo, disceso nella città di Samaria, predicò il Cristo anche ai Samaritani. Vi fu una grande gioia nella città e quelli che avevano creduto furono battezzati, ma ... lo Spirito Santo non scese su di loro.
    La chiave usata non aprì il regno dei cieli.

    Allora gli apostoli mandarono da loro Pietro e Giovanni.
    Pietro e Giovanni pregarono per i Samaritani battezzati, affinché ricevessero lo Spirito Santo. Quindi imposero loro le mani, ed essi lo ricevettero (At. 8:4-17). Ecco la seconda chiave.

    Da ora in poi bisognava ravvedersi, essere battezzati, ricevere l’imposizione delle mani da un apostolo?

    Questa è una conclusione affrettata, seguita da un certo numero di credenti, che non hanno compreso che qui avevamo da fare con una situazione particolare.
    Era la prerogativa di Pietro di aprire il regno dei cieli ai Samaritani, una popolazione molto diversa dai Giudei.

    3. Passiamo ad un prossimo fatto. In Cesarea abitava un pagano timorato di Dio.
    Siccome era venuto il momento che il Vangelo doveva essere anche annunziato ai pagani, Dio scelse di nuovo Pietro (At. 10, 20; 15:7).
    Questi andò tutto confuso alla casa di Cornelio, accompagnato da altri fratelli giudei, e raccontò alla gente radunata la storia di Gesù.
    Raccontando che i profeti attestarono che "chiunque crede in lui (Gesù) riceve il perdono dei peccati mediante il suo Nome" successe qualcosa di incredibile: "lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano".
    Strano a dirsi, ma Pietro, senza accorgersene ha usato la chiave che apriva la porta del regno dei cieli alle nazioni.
    Senza battesimo, senza imposizione di mani, Dio concesse il suo Spirito Santo a coloro che credettero al messaggio riguardante la persona e l'opera di Cristo.

    Come si accorse Pietro di questo?
    Dal fatto che i gentili parlavano in altre lingue e glorificavano Dio, come gli apostoli alla Pentecoste.

    Allora Pietro ordinò che questi nuovi credenti, salvati per la sola fede, fossero battezzati,
    ma non per ricevere la remissione dei peccati, né per ricevere lo Spirito Santo che avevano già.

    Così anche la chiave per i Gentili è stata consegnata.
    Gesù ha usato Pietro per aprire la porta del regno dei cieli a Ebrei, Samaritani e Gentili.

    Ora Pietro scompare dalla scena e appare un apostolo che non fa parte dei dodici: Paolo.
    Gesù affidò a lui con rivelazioni dirette l'evangelo dell'incirconcisione come in precedenza a Pietro l'evangelo della circoncisione (Ga. 2:7).

    Ecco la più logica spiegazione della promessa che Gesù aveva fatto a Pietro, che viene confermata dalla storia biblica.
    Non esiste un solo accenno in questa promessa che Pietro doveva diventare il padrone di casa o capo della chiesa.
    Quando un termine viene usato in modo simbolico, bisogna valutare bene quale valore viene attribuito al termine.

    Possiamo dire con san Agostino (sermone 149):
    Dunque Pietro ricevette queste chiavi e non le ricevette Paolo?
    Pietro le ricevette, ma non Giovanni e Giacomo e gli altri apostoli?

    Tertulliano scrisse verso l'anno 213:
    Chiunque, dopo esser stato interrogato e aver confessato, che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, le porta con sé.

    Oggi esiste una sola chiave.
    Non vale quella usata alla Pentecoste,
    né quella usata in Samaria,
    ma quella usata in casa di Cornelio,
    perché nella attuale dispensazione non esiste più alcuna differenza fra Ebrei e Gentili.

    Tutti i salvati per grazia posseggono la chiave del regno dei cieli e sono in dovere di consegnarla a più persone possibili.

    Proprio la chiesa che afferma di avere le chiavi di san Pietro le ha perse.
    Essa predica una morale cristiana che non salva.
    Lei pretende di concedere la grazia di Dio tramite i sacramenti e non si accorge che ciò non funziona.

    La chiave della salvezza

    1. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Ro 3:23).
    2. Il salario del peccato è la morte (Ro. 6:23).
    3. Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù (Ro. 6:23).
    4. Chiunque crede in Lui riceve (senza sacramenti) la remissione dei peccati (At. 10:43),
    viene giustificato gratuitamente per grazia (senza alcun merito personale - Ef. 2:8-10; Ro. 3:24)
    e suggellato con lo Spirito Santo.
    5. Il risultato è la certezza della vita eterna (I Gv. 5:11-13).
    6. Chi non ha questa certezza vuol dire che non è salvato,
    perché non ha compreso o accettato la testimonianza di Dio (I Gv. 5:10).

    In Ap. 1:18 leggiamo che Gesù afferma che lui ha le chiavi della morte e dell'ades, perciò le porte dell'ades non potranno avere il sopravvento sulla Chiesa.

    In Ap. 3:7 leggiamo che Gesù ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude e che chiude e nessuno apre. La chiave di Davide teneva in precedenza il ministro della casa reale. È quel tipo di chiave che la Chiesa di Roma afferma di avere.

    In Ap. 9:1 e 20:1 leggiamo che a un angelo viene dato la chiave del pozzo dell'abisso nel quale sono confinati dei demoni e nel quale sarà gettato il diavolo per 1.000 anni.

    Ecco tutto ciò che la Bibbia ha da dire sulle chiavi.

    Se Gesù avesse fatto Pietro capo della Chiesa dandogli le chiavi del regno dei cieli non sarebbe comprensibile che né Marco, né Luca, né Giovanni non ne parlino, pur narrando lo stesso episodio (Mc. 8:27-29; Lc. 9:18-20; Gv. 6:66-69). Non è esistito un capo umano nella Chiesa fino al V secolo (le ritrattazioni di San Agostino risalgono al 426).

 

 

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