Comizio del ministro della Giustizia al raduno leghista di Pontida
"Poteri forti in campo, ma la Lega non è d'accordo: noi stiamo con Abele"
Sofri, Castelli avvisa Ciampi
"Non firmerò mai la grazia"
Adriano Sofri esce in permesso dal carcere di Pisa
PONTIDA (BERGAMO) - "Fino a quando avrò la responsabilità di questo atto non lo firmero". Parlando dal palco del raduno leghista di Pontida, il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha rinnovato il duello a distanza con Ciampi sul problema della grazia per Adriano Sofri, in carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi.
"Lungi da me coartare le azioni di chicchessia ma, se qualcuno vuole prendere decisioni, ciascuno deve prendere la propria responsabilità davanti al popolo", ha detto il guardasigilli. "Noi - ha aggiunto - stiamo con Abele che è Calabresi". "Oggi - ha proseguito - si vuole liberare Caino. Tutti i poteri forti sono in campo a sostegno del loro mondo al contrario". "Il mondo della sinistra e dei masso-comunisti vuol far tornare in libertà anche chi ha ucciso. Io e la Lega non siamo d'accordo".
Nel suo intervento Castelli non ha mai citato per nome Sofri, ma in un passaggio ha sottolineato: "Quando è uscita la notizia che avrebbe potuto ottenere la grazia, Caino ha scritto che era ora e che era un suo diritto. Questa è la mentalità di quelli di sinistra".
"I grandi statisti sulla giustizia ci hanno preparato un mondo che va al contrario, in cui le vittime vanno subito dimenticate", ha detto ancora il ministro. "Se hai stuprato - ha insistito Castelli - puoi uscire e stuprare ancora, ma se uccidi per difenderti inizi un lungo calvario. Se sei un clandestino hai solo diritti, se sei nato sul tuo suolo hai solo doveri".
(19 giugno 2005)




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