Riferimento: 25 aprile secondo me
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Angelus Mortis
non siamo automi atomisti-razionalisti-materialisti
beh è così che deve essere l'uomo per gli antifa :hihi:
Riferimento: 25 aprile secondo me
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donerdarko
Quella del 25 Aprile è una "verità storica" teologicamente fondata sul "peccato originale" dell'olocausto degli ebrei, ma che riproduce, attraverso le dialettiche, le commemorazioni, i simboli, persino i nomi delle piazze e delle strade, un'identità nazionale conforme ai progetti di dominazione egemonica da parte delle potenze vincitrici l'ultimo grande conflitto bellico mondiale; e fra queste non vi è l'Italia.
anche per questo è importante fare del sano revisionismo, demitificando l'evento olocaustico. In fondo è il nocciolo duro del mito anti-nazionalsocialista (che implica per estensione anche la condanna del fascismo).
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Originariamente Scritto da
Angelus Mortis
Io non ne farei un discorso solo utilitaristico.
La componente emotiva ha una sua parte fondamentale nelle nostre idee, non siamo automi atomisti-razionalisti-materialisti, senza dimenticare però che il sentimento senza la ragione è stoltaggine.
I dilemmi di ordine politico, religioso e filosofico di una società dovrebbero tutti convergere verso l'unico problema essenziale, ovverosia quello del perfezionamento umano e morale di quella società.
La realtà dei fatti dimostra, invece, che gli agenti dello Stato (o dell'industria) utilizzano narrazioni storiche mutilate, la cui "verità" dipende da scelte (e credenze) ideologicamente schierate e consapevoli (la solita retorica anti-fascista), non per assurgere a questo obiettivo fondamentale, ma al solo fine di assicurarsi un dispositivo di auto-legittimazione e controllo collettivo.
Il dilemma ora è: tutto ciò avviene al prezzo dell'affinamento spirituale e intellettuale della gente? O ciò è possibile proprio perchè l'intellettualità e la spiritualità media dell'uomo è già molto tarata?
... "I Farisei erano maestri nell'arte dell'inganno e si erano impadroniti del potere; si erano impadroniti del potere e lo mantenevano aprofittando proprio dell'ignoranza del popolo!"
Riferimento: 25 aprile secondo me
Basta per favore: è da una settimana che in ogni tg un vecchio comunista
rompe i cosiddetti con partigiani e resistenza. E' un vero e proprio lavaggio del cervello....non se ne può più
:incav:
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globulonero
Basta per favore: è da una settimana che in ogni tg un vecchio comunista
rompe i cosiddetti con partigiani e resistenza. E' un vero e proprio lavaggio del cervello....non se ne può più
Tutto ciò produce un effetto esattamente contrario a quello che si propongono i brain-washers. :giagia:
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Il 25 aprile è nata una puttana, e l'hanno chiamata repubblica italiana.
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Originariamente Scritto da
donerdarko
La ricorrenza del 25 Aprile può ritenersi come un modo per opporsi alla degenerazione del sociale, tramite la ripetizione e la ridondanza della commemorazione; ciò è possibile attraverso l'attivo spiegamento della simbologia e della retorica antifascista, la quale crea solo l'ILLUSIONE della più concreta fattualità; mentre, nella pratica, ottiene l'effetto di cancellare le identità storiche individuali attraverso la ripetizione del "rito", in nome di una - presunta - "giusta" causa comune.
"Commemorazione" e "oblio", così come "oblio" e "memoria", sono concetti molto più legati di quanto non sembri.
I principi implicati e i simboli nazionali utilizzati, costituiscono una classificazione culturale degli eventi storici; una gerarchia relativa a ciò che deve essere considerato importante o meno: ovvero, sono espressione di una cosmologia, che vorrebbe ergersi ad universale, ma non lo è, perchè di parte.
Quindi, la commemorazione del 25 Aprile è uno strumento fazioso di costruzione storica che ha effetti sull'identità nazionale; eppure la commemorazione non risponde a criteri di oggettività fattuale, ma è piuttosto espressione di una possessività, una modalità di controllo collettivo occultata da necessità di riprodurre un certo ordine sociale.
Di fatto, la commemorazione del 25 Aprile serve solo a mantenere lo status quo, nonostante metta palesemente in luce le contraddizioni della società stessa; società fondata sulla rappresentazione dualistica di antifascisti e fascisti, nella quale il termine "fascista" incarna l'ideale di "male assoluto", soprattutto nel dibattito politico.
Ma poichè non esiste un "male assoluto", ma solo un senso comune, che è rappresentazione iconografica del partigiano e dell'americano "liberatore", si dovrebbe concludere che la commemorazione del 25 Aprile incarna perfettamente la visione della corrente interpretazione culturale della "verità assoluta".
Questo testimonia il fatto che non solo i sistemi di governo totalitari, ma anche le stesse "democrazie" tendono a promuovere e incoraggiare un'unica "verità storica" negando ogni forma di "resistenza".
Quella del 25 Aprile è una "verità storica" teologicamente fondata sul "peccato originale" dell'olocausto degli ebrei, ma che riproduce, attraverso le dialettiche, le commemorazioni, i simboli, persino i nomi delle piazze e delle strade, un'identità nazionale conforme ai progetti di dominazione egemonica da parte delle potenze vincitrici l'ultimo grande conflitto bellico mondiale; e fra queste non vi è l'Italia.
BRAVISSIMO ! DA MANUALE ! ME LO STAMPO A FUTURA MEMORIA
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Quindi, la commemorazione del 25 Aprile è uno strumento fazioso di costruzione storica che ha effetti sull'identità nazionale; eppure la commemorazione non risponde a criteri di oggettività fattuale, ma è piuttosto espressione di una possessività, una modalità di controllo collettivo occultata da necessità di riprodurre un certo ordine sociale.
Di fatto, la commemorazione del 25 Aprile serve solo a mantenere lo status quo, nonostante metta palesemente in luce le contraddizioni della società stessa; società fondata sulla rappresentazione dualistica di antifascisti e fascisti, nella quale il termine "fascista" incarna l'ideale di "male assoluto", soprattutto nel dibattito politico.
Ma poichè non esiste un "male assoluto", ma solo un senso comune, che è rappresentazione iconografica del partigiano e dell'americano "liberatore", si dovrebbe concludere che la commemorazione del 25 Aprile incarna perfettamente la visione della corrente interpretazione culturale della "verità assoluta".
un'analisi assolutamente brillante
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Originariamente Scritto da
Ferruccio
BRAVISSIMO ! DA MANUALE ! ME LO STAMPO A FUTURA MEMORIA
vi ringrazio
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Originariamente Scritto da
donerdarko
La ricorrenza del 25 Aprile può ritenersi come un modo per opporsi alla degenerazione del sociale, tramite la ripetizione e la ridondanza della commemorazione; ciò è possibile attraverso l'attivo spiegamento della simbologia e della retorica antifascista, la quale crea solo l'ILLUSIONE della più concreta fattualità; mentre, nella pratica, ottiene l'effetto di cancellare le identità storiche individuali attraverso la ripetizione del "rito", in nome di una - presunta - "giusta" causa comune.
"Commemorazione" e "oblio", così come "oblio" e "memoria", sono concetti molto più legati di quanto non sembri.
I principi implicati e i simboli nazionali utilizzati, costituiscono una classificazione culturale degli eventi storici; una gerarchia relativa a ciò che deve essere considerato importante o meno: ovvero, sono espressione di una cosmologia, che vorrebbe ergersi ad universale, ma non lo è, perchè di parte.
Quindi, la commemorazione del 25 Aprile è uno strumento fazioso di costruzione storica che ha effetti sull'identità nazionale; eppure la commemorazione non risponde a criteri di oggettività fattuale, ma è piuttosto espressione di una possessività, una modalità di controllo collettivo occultata da necessità di riprodurre un certo ordine sociale.
Di fatto, la commemorazione del 25 Aprile serve solo a mantenere lo status quo, nonostante metta palesemente in luce le contraddizioni della società stessa; società fondata sulla rappresentazione dualistica di antifascisti e fascisti, nella quale il termine "fascista" incarna l'ideale di "male assoluto", soprattutto nel dibattito politico.
Ma poichè non esiste un "male assoluto", ma solo un senso comune, che è rappresentazione iconografica del partigiano e dell'americano "liberatore", si dovrebbe concludere che la commemorazione del 25 Aprile incarna perfettamente la visione della corrente interpretazione culturale della "verità assoluta".
Questo testimonia il fatto che non solo i sistemi di governo totalitari, ma anche le stesse "democrazie" tendono a promuovere e incoraggiare un'unica "verità storica" negando ogni forma di "resistenza".
Quella del 25 Aprile è una "verità storica" teologicamente fondata sul "peccato originale" dell'olocausto degli ebrei, ma che riproduce, attraverso le dialettiche, le commemorazioni, i simboli, persino i nomi delle piazze e delle strade, un'identità nazionale conforme ai progetti di dominazione egemonica da parte delle potenze vincitrici l'ultimo grande conflitto bellico mondiale; e fra queste non vi è l'Italia.
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