Facciamo le cose sul serio

La proposta leghista di ritornare alla lira apre nuovi ed inaspettati scenari, soltanto ci sembra che " nell'immenso scenario della globalizzazione " sia alquanto riduttiva ed incoerente con la realtà italiana.
La Lega Nord non è forse, da sempre, il paladino del federalismo? Come accettare, allora, una sola moneta per tutto lo Stivale? Si può far meglio.
Nessuno contesta il legittimo diritto del Lombardo-Veneto di riproporre la vecchia lira ed agganciarla al dollaro ma " di qua del Ticino " sorge già qualche malumore: se proprio di dollaro si tratta, i piemontesi vogliono agganciarsi al dollaro canadese, particolarmente a quello del Quebec. Ciò, nella prospettiva della creazione di un nuovo stato, formato da Piemonte, Vandea e Quebec, con capitale Lorient e presidente Johnny Halliday.
L'Emilia non ha voluto sentire ragioni, ed insieme a Liguria, Umbria e Marche ha subito proposto il "grano" come moneta, collegato saldamente al rublo, mentre la Toscana preferisce ritornare al fiorino agganciato alla sterlina inglese, sperando così di riavere da Londra l'enorme prestito (mai estinto) che i Tudor ebbero dai Medici per combattere la Guerra dei Cent'anni.
Roma non ha dubbi: il sesterzio è l'unica valuta possibile, suddiviso in venti assi al posto dei centesimi. Papa Benedetto XVI ha subito accondisceso ad agganciarla - in onore del suo predecessore - agli zloty polacchi in ragione di un sesterzio contro una piotta di zloty. I sostenitori della "piotta pura ed autonoma" sono stati sconfitti, ed hanno deciso di presentarsi alle prossime elezioni con una loro lista nel proporzionale.
Più difficile la trattativa fra Napoli e la Repubblica Argentina per agganciare il nuovo "coppo" con il peso argentino: la forte emissione di valuta necessiterebbe di una corposa immissione sul mercato di bond campano-argentini. Il problema è che - a parte la Colombia ed il Brunei - nessuno si è mostrato disponibile a prendersi in casa uno solo dei nuovi, grandi bond campano-argentini. "Grandi", perché ogni bond ha dimensioni di 2,4 x 1,80 metri, e vale approssimativamente 2,3 centesimi di euro.
Abruzzo, Puglia e Lucania hanno optato, in sordina, per adottare direttamente il lek albanese, senza una moneta propria: la decisione appare saggia, soprattutto alla luce delle difficoltà campane. Avere una moneta solida e già presente sul mercato valutario consentirà a Bari di godere di maggior stabilità, considerando che Tirana ha chiesto in cambio soltanto la disponibilità di ricevere 20.000 giovani ragazze albanesi il mese, che saranno impiegate come badanti per gli anziani dai 18 anni in su.
Rimane l'enigma Sicilia: per qualche tempo si è pensato ad un aggancio al rand sudafricano, ma la soluzione più realistica rimane sempre quella del dollaro americano, senza una nuova moneta che complicherebbe molto le cose per l'esazione del pizzo da parte dell'imprenditoria dell'isola.
Calabria e Sardegna hanno preso una decisione rivoluzionaria, ed hanno deciso di abolire la moneta: si tornerà al baratto, ai dazi intercomunali e le prossime opere pubbliche che saranno finanziate verteranno principalmente sulla costruzione di alte mura sui confini dei comuni.
La rivoluzione che ci apprestiamo a vivere sarà esaltante, e consentirà all'Italia d'agganciarsi alle migliori economie mondiali. Gli italiani, invece, continueranno ad attaccarsi al tram. E correre.

Carlo Bertani bertani137@libero.it