SE L'IRAN SMETTE DI GUARDARE AL MONDO ARABO 21/6/05
Dietro lo scontro (ballottaggio venerdi) tra il sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad e l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani (nella foto)
Emanuele Giordana
Martedi' 21 Giugno 2005
I funzionari dell’ufficio elettorale, seguendo le indicazioni del Consiglio dei guardiani, rifaranno i conti di cento urne. Un piccolo contentino a chi sostiene che la consultazione elettorale è stata irregolare. Ma intanto ci si prepara allo scontro, venerdi, tra il sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad e l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani. Inutile dire che finora il risultato, che ha premiato i due conservatori e penalizzato il candidato riformista, ha lasciato tutti a bocca aperta. Ma contestare il voto, un rituale ormai comune a qualsiasi consultazione, è tutt’al più consolatorio. In queste ore, in Iran come altrove, ci si domanda cosa sia successo. E se l’affermazione di Rafsanjani era data per scontata, assai meno evidente è la scomparsa di Mostafa Moin. Inoltre molti si aspettavano che a sfidare Rafsanjani, sarebbe stato semmai Qalibaf. Alla fine, in questo rimescolamento di carte, la sola cosa chiara è il tramonto della stagione riformista che, negli anni passati, aveva coagulato attorno a Khatami (o attorno all’astensione) gli insoddisfatti, i riformisti, i disillusi dal progetto della repubblica islamica.
Secondo alcuni, la vittoria del fronte conservatore si spiega proprio con l’assenza di un’alternativa. Tanto vale dunque essere pragmatici. Nascerebbe da qui l’affermazione del vecchio ex presidente, un uomo navigato e con un progetto politico, che pure, quando aveva tentato la carta di speaker del parlamento, non era riuscito a raggranellare voti sufficienti. Del resto, nemmeno il sindaco di Teheran gode di grandi appoggi popolari. Molti ricordano che la sua elezione a primo cittadino si consumò nella stagione dell’astensionismo, facendo apparire la sua affermazione come una vittoria di Pirro.
Se la dura verità è dunque che l’ipotesi riformista si è ormai del tutto sfilacciata, ecco che allora la sfida tra Rafsanjani e Ahmadinejad riporta lo scontro all’interno del campo conservatore. Nel quale finiscono per proiettarsi anche le speranze che il paese possa, se non cambiare strada, almeno innestare un’altra marcia. Una marcia che, spingendo sul mercato, produca al contempo anche le inevitabili aperture che si associano a una qualunque stagione di cambiamento. E se il cambiamento verrà dal mercato, da uno stimolo al settore privato, da incentivi che spingano l’Iran a diventare una sorta di “tigre” mediorientale, ben venga Rafsanjani. L’uomo non ha solo un progetto di liberalizzazione economica. Guarda oltre. Ma non solo al rapporto con gli Stati Uniti, come riduttivamente si dice quando si parla di lui. Bijan Zarmandili, attento osservatore dell’Iran, ha ipotizzato sull’ultimo numero di Limes, anche un cambio di prospettiva geopolitica. Sarebbe questa una vecchia idea che alligna in alcuni dei corridoi della diplomazia iraniana e che, continuando a sottolineare l’importanza per l’Iran di avere un forte ruolo regionale, ipotizza un nuovo rapporto non più, o non soltanto, ad Ovest e a Sud, ma semmai a Nord e a Ovest. Guardare alla Cina e all’India, alle potenze emergenti a Oriente, alla nuova geografia in Asia centrale e al tradizionale rapporto con Mosca. Cambiare rotta in quattro e quattr’otto, dice Zarmandili, non è possibile. Ma Rafsanjani sarebbe sensibile a queste sirene. Il mondo è cambiato e il vecchio turbante lo ha capito. Ipotesi seducente. Così seducente da apparire contagiosa e non solo per il bazar.
Se in qualche misura Rafsanjani esce dallo schema ormai troppo stretto dei vari satana (Usa/Israele), dal rapporto asfittico con la Siria, dalla delusione irachena e dall’emancipazione persino degli hezbollah libanesi, qualcosa deve cambiare. Ed è su questo terreno che i vari Khamenei remano contro. E’ qui, su in questo spazio, che si sta forse giocando la partita tra il pragmatico Rafsanjani e il sindaco di Teheran, il più falco tra i falchi fedeli alla suprema guida spirituale. Ecco forse perché Rafsanjani finisce per intercettare anche sogni e speranze di chi non la pensa come lui. Tramutandoli in voti.
http://www.lettera22.it/showart.php?id=3018&rubrica=67




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